1 Febbraio 2020

Whirlpool Napoli: fermiamo la chiusura con una lotta generalizzata!

Nell’incontro tenuto il 29 gennaio con governo e sindacati la Whirlpool ha stabilito che il 31 ottobre andrà via da Napoli. L’amministratore delegato ha ribadito che il sito napoletano non è economicamente sostenibile.

L’annuncio del ritiro della procedura di cessione di ramo d’azienda, avvenuta a fine ottobre scorso, com’era prevedibile non ha prodotto nessun passo in avanti!

Lo scorrere del tempo ha reso ancora più grave la situazione rispetto a qualche mese fa. A marzo scadranno gli ammortizzatori sociali per i lavoratori mentre è sparita anche la proposta caldeggiata dalla multinazionale di cedere il sito napoletano a PRS, la società fasulla che avrebbe dovuto portare a Napoli la produzione di container refrigeranti.

Il massimo che si è riuscito ad ottenere dall’incontro è di far slittare di qualche mese la chiusura, ipotizzata dall’azienda per il 31 marzo.

In questi pochi mesi l’obiettivo che si pone il governo è quello coinvolgere Invitalia per trovare dei compratori per il sito (entro luglio), non per forza tra i produttori di elettrodomestici. Un percorso sempre più simile a quello di altre fabbriche, come il caso della Blutec, dove i soldi di Invitalia (21 milioni di euro) sono spariti in una vergognosa truffa!

Il governo dopo mesi e mesi di temporeggiamento e minacce che si sono rivelate solo buffonate ha quindi accettato l’uscita di scena della Whirlpool e la probabile chiusura del sito. Prima Di Maio e poi Patuanelli avevano rivendicato il lavoro del governo per salvaguardare i posti di lavoro e la produzione: i risultati sono sotto gli occhi di tutti!

Il ministro dello sviluppo economico ha dichiarato: “Se un’azienda decide di non continuare la produzione per insostenibilità economica non esistono strumenti normativi coercitivi che possano impedirle di chiudere un’attività”. È la bancarotta definitiva per la forza che si candidava ad essere il perno del cambiamento in questo Paese.

Il punto non è se esistono o meno gli strumenti ma la mancanza di volontà politica di portare lo scontro con la multinazionale fino in fondo, per salvaguardare il sito produttivo e tutti i posti di lavoro. Cosa che l’attuale governo non ha nessuna intenzione di fare.

L’unica strada per evitare la chiusura è la nazionalizzazione del sito partenopeo e la produzione sotto il controllo operaio. Non c’è più tempo per le prese in giro a danno dei lavoratori.

Le immagini degli operai che hanno contestato i vertici sindacali dopo l’incontro ben dimostrano l’esasperazione e la rabbia che si respira. Serve, come viene chiesto dai lavoratori napoletani, una mobilitazione ad oltranza, che deve riguardare tutti i siti e non solo quello partenopeo.

“Nelle prossime settimane – scrive la Fiom in un comunicato – arriveremo ad una grande manifestazione nazionale per dire che la vertenza della Whirlpool di Napoli è emblematica di un problema più generale che riguarda il sistema industriale di tutto il Paese. Le multinazionali non possono prendere i nostri marchi e poi stracciare gli accordi siglati con il Governo e le organizzazioni sindacali, consegnandoci alla desertificazione industriale”.

Per fare questo non basterà il pacchetto delle 16 ore di sciopero proclamato dai sindacati ma una mobilitazione davvero generalizzata che blocchi la produzione dell’intero gruppo e trasformi questa vertenza in una battaglia campale su cui mobilitare l’insieme della classe operaia con l’obiettivo di mettere fine allo strapotere dei padroni.

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