Volano i coltelli! L’alternativa non è il PD – Serve un partito dei lavoratori

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

Nel governo gialloverde volano le coltellate. Il motivo è facile da capire: le speranze del 4 marzo si consumano rapidamente, al “cambiamento” le masse credono sempre meno, e ciascuno dei due “alleati” sa che l’obiettivo principale è danneggiare il socio di coalizione il più possibile in vista di nuovi scenari.

Dopo mesi in cui la Lega ha incassato consensi logorando l’alleato, i 5 Stelle cercano ora di reagire contrattaccando sul caso Siri e proponendo una immagine “sociale” con la proposta sul salario (molto) minimo.

Salvini risponde con l’usurato copione “legge e ordine” e, trovandosi momentaneamente a corto di barconi da respingere e di delitti efferati compiuti da clandestini, si affaccia con posa ducesca dai balconi e rilancia il grembiulino per gli alunni delle elementari.

Dai veti incrociati deriva una paralisi crescente, ma questo non significa che il governo debba cadere necessariamente in tempi rapidi: il potere rimane un collante efficace ed entrambi i partiti cercheranno di sfruttare fino all’ultimo i vantaggi della posizione di governo. Tuttavia ogni giorno che passa rende più chiaro agli occhi di milioni di persone la necessità di un’alternativa, che le promesse di una svolta si riducono a chiacchiere.

Questa consapevolezza si manifesta soprattutto fra i giovani e i giovanissimi, che dopo l’enorme mobilitazione del 15 marzo scorso si preparano alla seconda giornata internazionale di lotta contro il cambiamento climatico, il prossimo 24 maggio. Un movimento grande nei numeri, che testimonia la ricerca di un cambiamento radicale della società e la consapevolezza che solo con la lotta si può conquistare un futuro degno di essere vissuto.

Questa radicalizzazione dei giovani, ne siamo certi, non tarderà a manifestarsi anche fra i lavoratori, compresi tanti che alle scorse elezioni politiche avevano riposto la loro fiducia nel M5S.

Le elezioni europee del 26 maggio fotograferanno solo in piccola parte il cambiamento politico in corso in Italia. Non sarà sul terreno di questa competizione elettorale che si potrà esprimere la ricerca di una vera alternativa.

Il Pd ha definitivamente scaricato Renzi, ha messo ai margini alcuni dei suoi fedelissimi e ha rispolverato la vecchia linea di Bersani del 2013, ossia provare a costruire un nuovo centrosinistra alleandosi coi grillini. Ma il programma rimane quello di sempre, e il primo comandamento del Pd è: “Tu ubbidirai all’Unione europea!”. Sul piano economico la loro politica li colloca spesso a destra del governo, su posizioni liberiste ortodosse. La loro critica al reddito di cittadinanza, al salario minimo non è rivolta contro l’evidente insufficienza di queste misure, ma contro la loro presunta eccessiva generosità.

Su queste basi il Pd può magari recuperare una quota del voto di opinione di persone giustamente allarmate dall’arroganza di Salvini, ma certo non parlerà al cuore e alle speranze di milioni di sfruttati e sarebbe fatale dare credito al maquillage di Zingaretti.

La legge elettorale per le europee rende pressoché impossibile presentarsi a una piccola organizzazione che debba raccogliere le firme necessarie, e ci ha precluso la possibilità di impegnarci direttamente in questa tornata. Non a caso nessuna delle liste presenti sulla scheda ha raccolto le firme, ma tutte si presentano usando il legame con partiti o deputati già presenti nelle istituzioni.

Fra queste ci sono le liste a sinistra del Pd, che raccoglieranno un voto minoritario a causa della loro dimensione organizzativa ridotta, ma soprattutto per i loro limiti politici. Il nostro invito è a sostenerle con un voto che comunque rappresenterà la posizione di chi, pur opponendosi al governo, non intende tornare nella palude del centrosinistra. Tuttavia la nostra organizzazione non si è impegnata nella costruzione attiva di queste liste, nelle quali vediamo limiti politici fondamentali e una impostazione che non esce dai confini del riformismo.

L’alternativa necessaria è quella di classe. Alle finte divisioni che ci propone il teatro politico dobbiamo contrapporre un programma e una prospettiva basati sulla vera e fondamentale linea che divide la società: quella tra sfruttatori e sfruttati, tra ricchi e poveri, tra borghesia e classe lavoratrice. La crisi dei 5 Stelle dimostra nel linguaggio dei fatti, e non solo nelle analisi teoriche, che il tentativo di ignorare questa discriminante, la promessa di poter cambiare le cose con l’“onestà”, con “uno vale uno”, con la lotta alla “casta” alla fine era solo una illusione patetica, se non un inganno. E proprio questa crisi apre la strada alla prospettiva per cui ci battiamo della costruzione del partito di classe nel nostro paese.

Dopo anni di apparente letargo politico, anche in Italia torna la spinta a scendere in piazza, a lottare in prima persona per i propri diritti e per il proprio futuro. Dopo le elezioni questa spinta non potrà che accentuarsi, di fronte al discredito crescente del governo e al precipitare della condizione economica. È un processo complesso, convulso, nel quale milioni di persone dovranno rimettere più e più volte in discussione le loro convinzioni politiche, mettere alla prova partiti e programmi, e cercare la strada per rompere con un sistema economico che ci condanna a un futuro intollerabile.

È da qui che nasce una nuova politicizzazione di massa, invisibile alle forze residue e logore della vecchia sinistra, ma che incontriamo ogni giorno fra i giovani, da cui emergeranno migliaia di nuovi attivisti e militanti. Le idee e il programma rivoluzionario del marxismo che difendiamo in tutto il mondo possono e devono diventarne il riferimento principale, ed è questo il compito che la nostra organizzazione si è posta.

6 maggio 2019

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