Vogliamo il pane e anche le rose! Il nostro volantino verso l’8 marzo

Contro violenza e oppressione! Per un’alternativa rivoluzionaria

 

Quello che vuole la donna che lavora è il diritto a vivere, non solo ad esistere; il diritto alla vita così come la donna ricca ha diritto alla vita, al sole, alla musica, all’arte

(Rose Schneiderman, dal discorso che ispirò lo slogan dello sciopero delle lavoratrici di Lawrence, Usa, 1912)

 

L’8 marzo è tornato ad essere un giorno di lotta! Negli ultimi anni il movimento delle donne contro la violenza e gli attacchi ai diritti è tornato a farsi sentire con manifestazioni e scioperi da un lato all’altro del pianeta. Violenza, discriminazioni, sessismo sono il pane quotidiano non solo delle cronache ma della vita della stragrande maggioranza delle donne, anche nei paesi cosiddetti “avanzati”. Le Angela Merkel, le Hillary Clinton, le Maria Elena Boschi non sono simboli di emancipazione ma dell’oppressione che una minoranza privilegiata di uomini e di donne esercita sulla maggioranza sfruttata di lavoratrici e lavoratori. Le carriere delle governanti, delle amministratrici delegate, delle accademiche si basano sullo sfruttamento delle donne salariate.

La crisi del capitalismo, che ormai dura da dieci anni, ha scoperchiato la condizione di oppressione sempre più insostenibile delle lavoratrici. Si parla di ripresa, ma questa ripresa la sente solo chi fa profitti, la crisi l’ha pagata e continua a pagarla la classe lavoratrice e al suo interno soprattutto le donne. Recentemente l’Ispettorato nazionale del lavoro ha registrato come tra il 2011 e il 2016 ci sia stata un’impennata delle lavoratrici che hanno lasciato il lavoro per l’impossibilità di conciliarlo con la maternità, un aumento del 55%; solo nell’ultimo anno del governo Renzi oltre 27mila donne hanno dovuto fare questa scelta, 10mila in più che sotto l’ultimo governo Berlusconi. E come stupirsi, se solo lo scorso anno il fondo per le politiche sociali (destinato ad asili nido, assistenza domiciliare, centri antiviolenza, ecc.) ha subito un taglio di quasi il 70% rispetto al 2016! In compenso va di moda ultimamente il welfare aziendale, una bella trovata con cui i padroni si spacciano per illuminati, mentre impongono peggioramenti salariali e aumento dei ritmi in cambio di spese mediche o asili aziendali.

Col Jobs act e la liberalizzazione dei licenziamenti inoltre non ci sarebbe neanche più bisogno di ricorrere a pratiche illegali come le dimissioni in bianco per sbarazzarsi delle lavoratrici che aspettano un figlio. E di fronte alla difesa dei profitti non c’è diritto universale che tenga: proprio pochi giorni fa la Corte di giustizia europea ha legittimato il licenziamento di una lavoratrice spagnola incinta anteponendo i “motivi economici” del licenziamento al periodo di tutela dal licenziamento delle lavoratrici in maternità.

Come se non bastasse, a legittimazione di questa situazione siamo immersi in un mare di bigottismo, che va dai Fertility day alle discriminazioni degli omosessuali: anche nella vita privata bisogna incasellarsi e accettare esclusivamente l’impianto di diritti che il sistema ritiene compatibili con le sue basi materiali, ovvero con uno stato sociale martoriato a cui la famiglia tradizionale deve correre in sostituzione.

La lotta che dobbiamo condurre è quindi senza quartiere: dobbiamo lottare per i diritti, contro le discriminazioni e le disuguaglianze, rivendicare uno stato sociale degno di questo nome. Ma ogni passo in questa direzione si scontra inevitabilmente con la logica stessa del sistema in cui viviamo. Il capitalismo alimenta le discriminazioni – e non solo su basi di genere, ma anche di nazionalità, religione, orientamenti sessuali – , per dividere la classe lavoratrice, l’unica che può porre fine allo sfruttamento economico di una minoranza sulla maggioranza e con esso ad ogni forma di oppressione.

Una effettiva liberazione di risorse per la socializzazione del lavoro domestico e delle attività di cura, con asili, mense, lavanderie pubbliche, si scontrerebbe inevitabilmente con il perseguimento di profitti privati da parte di un pugno di capitalisti; ma se ci liberassimo da questo vincolo, producendo esclusivamente per soddisfare i bisogni reali, non solo metteremmo fine a disuguaglianze e discriminazioni ma si porrebbero le basi perché ogni donna e uomo possa esprimere a pieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni!

Il capitalismo è oppressione! Per una prospettiva rivoluzionaria alle lotte per i diritti!

Vogliamo il pane e anche le rose!

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