9 maggio 2017

Venezuela – Sull’Assemblea costituente, una prima analisi

Il presidente Maduro ha annunciato la realizzazione di un’Assemblea Nazionale Costituente. Che ruolo avrà questo annuncio nell’attuale crisi che vive la Rivoluzione Bolivariana? L’Assemblea Costituente permetterà di radicalizzare a sinistra e in maniera definitiva la rivoluzione, sconfiggendo una volta per tutte le forze della reazione borghese e imperialista, o si tratterà dell’ennesimo processo politico sterile, come il Congresso della Patria? Questo articolo è la prima dichiarazione ufficiale della Corrente Marxista Lucha de Clases sulla convocazione della Costituente, sui compiti della rivoluzione e sulle prospettive della lotta di classe in Venezuela.

Il 1° maggio, nel discorso conclusivo della mobilitazione per la festa internazionale dei lavoratori, il presidente Maduro ha annunciato la realizzazione di un’Assemblea nazionale Costituente.

Un annuncio totalmente inaspettato, sia per la base del chavismo che per la borghesia, che ha generato un enorme dibattito nella base rivoluzionaria rispetto ad obiettivi e senso di questa proposta.

Per molti anni la Rivoluzione Bolivariana è riuscita a costruire una importante base di appoggio popolare sulla base di una lunga serie di conquiste storiche nei campi della salute, educazione, alimentazione, diritti del lavoro e altri, ottenute a partire da riforme importanti e dagli alti ricavi petroliferi.

Uscito dalla scena politica il presidente Chavez, la borghesia ha organizzato il sabotaggio della produzione e della distribuzione dei beni di consumo che, combinato con il successivo crollo brutale del prezzo del petrolio e con la passività pericolosa e manifesta della dirigenza bolivariana di fronte a questo sabotaggio, ha provocato un rapido deterioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici, che a sua volta ha seminato demoralizzazione e smobilitazione tra importanti settori della base chavista, mettendo la rivoluzione di fronte a un dilemma decisivo. A tutto ciò deve aggiungersi la politica attuale del governo di fronte alla crisi: priorità al pagamento del debito estero, un massiccio aumento della quantità di moneta in circolazione, concessioni alla borghesia sul controllo dei prezzi e continuo travaso di dollari “preferenziali” (in Venezuela esistono diversi tassi di cambio rispetto al dollaro secondo la categoria di beni da acquistare con la valuta, sistema facilmente al centro di speculazioni e ruberie ndt) a favore dei capitalisti, che invece di risolverla l’ha aggravata.

Intanto, il processo di riflusso della coscienza delle masse lavoratrici, causa della sconfitta elettorale del chavismo nelle ultime elezioni politiche, non si arresta ma al contrario si approfondisce. Il rapido deterioramento delle condizioni di vita del popolo lavoratore, in atto dalle elezioni del dicembre 2015 fino ad oggi, ha ulteriormente approfondito la stanchezza e l’apatia tra le sue fila.

Qualunque tipo di elezione nazionale venisse indetta oggi sarebbe vinta in forma schiacciante dalla borghesia. Lo stesso sondaggio pubblicato in agosto del 2016 da Hintelaces, un isituto di sondaggi vicino al governo, lo dimostrava in modo inequivocabile. È quindi facile dedurre che in eventuali elezioni per selezionare i deputati di un’Assembea Costituente la destra otterrebbe una maggioranza schiacciante e ciò obbliga il governo a pensare a metodi di votazione popolare diversi da quelli tradizionali della democrazia borghese.

Però il fatto che una parte dei deputati della costituente, come ha detto nel suo discorso il presidente, sia scelto tramite elezioni organizzate in circuiti elettorali alternativi quali comuni, consigli comunali, fabbriche, comunità indigene e contadine, organizzazioni femminili, di diversamente abili e tanti altri settori del movimento operaio e popolare, costituirebbe una chiara trasgressione della legalità borghese tradizionale che ancora domina il Venezuela.

Come ci si poteva aspettare oligarchia e imperialismo gridano nuovamente al golpe. In realtà ciò che vogliono non sono le elezioni ma il rovesciamento del governo, con qualunque mezzo, per applicare poi un programma lacrime e sangue che faccia pagare la crisi al popolo lavoratore e distrugga tutte le conquiste della rivoluzione. Per la borghesia e il suo rappresentante politico, la MUD; è indifferente arrivare al governo mediante elezioni o tramite un colpo di stato sanguinoso o anche un intervento militare straniero. Ciò che conta è sconfiggere la rivoluzione e recuperare il controllo delle leve del potere politico e non i mezzi con cui arrivare a questo risultato.

Per noi marxisti il problema di fondo non sta nel trasgredire o meno alla legalità borghese, storicamente strutturata per legittimare l’oppressione e lo sfruttamento della maggioranza lavoratrice da parte della minoranza proprietaria dei mezzi di produzione. In definitiva legalità e democrazia borghesi non sono altro che strumenti politici per il dominio di classe. Il problema è con quali finalità di classe si trasgredisce alla legalità borghese.

Una rivoluzione socialista non è altro che il massimo oltraggio possibile alla legalità e alla democrazia borghesi. L’apparato statale borghese, come abbiamo sempre spiegato, è uno strumento di coercizione del proletariato da parte della borghesia, esercitata tramite la violenza (tribunali, carceri, esercito e polizia) e l’ideologia (educazione, cultura, istituzioni politiche ecc…). Quindi la costruzione del socialismo passa necessariamente e inevitabilmente per l’abolizione dello stato borghese, che deve essere sostituito da uno stato operaio o basato sulle comuni popolari in cui le masse possano controllare e amministrare l’economia nazionale e le questioni pubbliche in modo diretto e democratico, come avvenuto in Russia durante i primi anni della rivoluzione (1917-1924) o precedentemente durante la Comune di Parigi (1871). Il presidente Chavez più di una volta ha messo l’accento sulla necessità storica, per la Rivoluzione Bolvariana, di smantellare lo stato borghese.

Al contrario organizzazioni settarie ed estremiste, che già da tempo hanno finito per passare dalla parte dell’opposizione borghese di destra, come Marea Socialista, incentrano la propria posizione politica sulla difesa assoluta della democrazia e legalità borghesi, definendo apertamente Maduro un dittatore e schierandosi in pratica, come già detto, dalla parte della MUD. Al proposito vale la pena citare le dichiarazioni più recenti di Nicmer Evans:

Ecco la mia sintetica opinione sul tradimento decretato oggi da Maduro…Nel segno della Costituente, e dei suoi poteri straordinari, si sospende tutto lo stato di diritto e si inizia un periodo dittatoriale”

Il tradimento dell’eredità di Chavez da parte di burocrati e riformisti non sta nella convocazione della Costituente ma nel non portare avanti le sue ultime posizioni riguardo lo smantellamento dello stato borghese e non dirigersi verso un’economia socialista.

Tuttavia parlare di dittatura e di sospensione dello stato di diritto è una enorme stupidaggine, ben sapendo che quello della Rivoluzione Bolivariana è stato il periodo più democratico in tutta la storia della nazione. Qualunque rivolta simile a quella portata avanti dalla destra attualmente in Venezuela nel passato sarebbe stata trattata con la massima brutalità al fine di schiacciarla completamente. Invece oggi, malgrado i morti provocati dal fascismo nelle ultime settimane, la politica del governo è il contenimento delle manifestazioni e non la loro repressione violenta. Se durante la quarta repubblica la sinistra avesse organizzato una mobilitazione nelle strade simile a quella oggi messa in campo dalla MUD, il numero delle vittime sarebbe stato spaventoso. Per caso i piccolo- borghesi come Nicmer Evans e i suoi amici di Marea Socialista hanno già dimenticato il Caracazo? A cosa diavolo si riferiscono parlando di sospensione dello stato di diritto?

La vera democrazia non si misura a colpi di formalità borghesi ma tramite la reale capacità delle masse lavoratrici, maggioranza storicamente oppressa nella società borghese, di prendere liberamente in mano le redini del proprio destino, il che significa necessariamente far saltare tutta la legalità e il diritto borghesi, che non sono nient’altro che strumenti per legittimare la brutale oppressione delle classi dominanti sul proletariato.

Per la legalità borghese vigente ad esempio la proprietà privata dei mezzi di produzione è assoluta, inviolabile e perfino sacrosanta, e sulla base di questa proprietà, esercitata su latifondo e imprese agrarie, commercio e monopoli industriali, la borghesia fa la guerra al popolo con mezzi quali l’accaparramento, la speculazione, il contrabbando e il cosiddetto “bachaqueo corporativo” (vendita nascosta e notturna di prodotti teoricamente scarsi, acquistabili di giorno solo dopo lunghe code, a clienti “vip” ndt). Sia il controllo operaio che la nazionalizzazione dei mezzi di produzione però sono per principio illegali e contrari al diritto borghese perchè incompatibili con la proprietà dell’ impresa da parte del capitalista. Ecco perchè è necessario rovesciare la legalità borghese e il suo Stato per sconfiggere la guerra economica. Di fronte alla guerra e al sabotaggio feroce dell’economia, il governo deve fare appello alla mobilitazione rivoluzionaria dei lavoratori e organizzare il controllo operaio su produzione e distribuzione, prevedendo la nazionalizzazione senza indennizzo dei cardini fondamentali dell’economia del paese.

Un’ Assemblea Costituente, soprattutto se con la metà dei deputati eletti in circoscrizioni non tradizionali ma stabilite sulla base delle istanze del movimento operaio e popolare, potrebbe servire sia per completare la rivoluzione nel solco del socialismo, concretizzando l’espropriazione della borghesia e lo smantellamento dello stato borghese, sia per costruire uno stato operaio basato su comuni popolari e consigli dei lavoratori, i cui funzionari siano tutti eleggibili e revocabili tramite voto diretto da parte delle assemblee di lavoratori in ogni fabbrica e comunità, non guadagnino più del salario di un operaio qualificato e abbiano mansioni occupate da tutti a rotazione.

Per portare avanti la rivoluzione tuttavia mancano un partito e una direzione politica autenticamente rivoluzionari, due fattori che attualmente non esistono in Venezuela. La dirigenza poltica bolivariana, soprattutto negli ultimi anni, ha evidenziato chiaramente un processo di degenerazione politica sempre più marcato, che si esprime da un lato in un’enorme burocratizzazione e dall’altro in una svolta a destra sempre più chiara in materia economica e politica (concessioni sempre maggiori alla borghesia, come visto nel caso di Expoferia, e l’appello costante al dialogo con la MUD). Per tanto, e purtroppo, è facilmente prevedibile che i fatti si sviluppino in modo simile a quanto accaduto con il cosiddetto “Congresso della patria”, vale a dire con le manovre dei settori più burocratizzati e riformisti del governo al fine di controllare il processo di elezione dei deputati popolari all’Assemblea Costituente, il cui risultato politico sarebbe quindi nefasto.

Inoltre gli orientamenti forniti negli ultimi giorni dallo stesso presidente Maduro sulle finalità dell’Assemblea Costituente sono chiari: “La MUD è sconfitta sul piano della violenza, le tendo una mano affinché l’opposizione venga alla costituente e torni alla costituzione”, “Tutti i settori sono convocati per un grande dialogo per la costituente perché finiscano odio e violenza da parte della destra venezuelana. L’opposizione oggi sta per passare all’insorgenza armata”. (enfasi nostra).

Queste dichiarazioni dimostrano chiaramente che l’orientamento della dirigenza bolivariana rispetto alle finalità della costituente non prevede la radicalizzazione della rivoluzione su linee socialiste ma una nuova conciliazione tra gli interessi delle fazioni in campo, cosa che la storia recente di questo paese ha dimostrato essere semplicemente impossibile. In effetti lo stesso presidente Maduro ha sostenuto che il fine della costituente deve essere essenzialmente quello di dare copertura costituzionale alle missioni sociali della rivoluzione da un lato e di consolidare il modello “post-petrolifero” dall’altro: in sostanza una politica di conciliazione di classe con la borghesia nazionale.

L’attuale crisi economica e politica può essere risolta solo radicalizzando la rivoluzione in senso socialista, unica via per salvarsi dagli artigli della controrivoluzione borghese all’attacco con tutta la sua forza.

Ci sono tuttavia settori popolari e operai di avanguardia che vedono nella convocazione della costituente la possibilità reale ed effettiva di spiccare un balzo rivoluzionario verso la distruzione definitiva dello stato borghese e verso la radicalizzazione della rivoluzione. Come Lucha de Clases invitiamo questi compagni a sviluppare spazi di costruzione collettiva dove si discutano proposte veramente socialiste basate su un programma marxista, che dovrebbero necessariamente costituire la base programmatica dei cambiamenti da portare avanti con la costituente, e a organizzarci e mobilitarci per difenderle. Dobbiamo dare battaglia ai burocrati e ai riformisti e sostenere veri rivoluzionari, dirigenti del movimento operaio e popolare realmente difensori degli interessi di classe affinché portino avanti questo programma nell’Assemblea Costituente mentre ci prepariamo per le battaglie di classe che si avvicinano all’orizzonte.

Basta con la conciliazione, è ora di lottare!

Radicalizzazione della rivoluzione socialista!

Espropriazione della borghesia sotto controllo operaio per sconfiggere la controrivoluzione!

Unisciti a Lucha de Clases!

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