29 maggio 2017

Venezuela: le elezioni dell’assemblea costituente e l’offensiva reazionaria per il cambiamento di regime

Il 23 maggio scorso il Presidente Maduro ha annunciato le regole per la convocazione dell’Assemblea Costituente e allo stesso tempo ha fatto appello al Consiglio elettorale nazionale (CNE) per convocare le elezioni regionali, che erano state sospese dal 2016.

Il CNE ha annunciato che le elezioni per l’assemblea costituente si terranno alla fine di luglio e quelle regionali ( per l’elezione dei governatori e dei consigli legislativi ) in Dicembre.

L’opposizione all’interno dell’Assemblea nazionale ha rigettato la proposta dell’Assemblea Costituente e ha proposto invece di indire un referendum per capire se “il popolo voglia le elezioni dell’assemblea costituente o quelle generali” . Però quello che intendono con “elezioni generali” è indire le elezioni presidenziali (la cui data è stabilita non prima della fine del 2018).

La furia tra le fila dell’opposizione contro questa proposta è stata tale, con ogni tipo di insulti e attacchi ai loro leader, che Julio Borges stesso (presidente dell’Assemblea Nazionale) è stato costretto pubblicamente a “scusarsi per la confusione” mentre la Mesa de la Unidad Democratica (MUD – Tavolo dell’Unità Democratica) nel suo complesso ha adottato una linea più dura: l’appello ad ulteriori mobilitazioni di piazza e il rifiuto delle elezioni regionali e dell’assemblea costituente.

L’appello è per oggi, mercoledì 24 maggio, per una marcia imponente verso il CNE. Sarà un altro momento cruciale per l’escalation di rivolta organizzata dell’opposizione, la cui leadership ora invoca apertamente l’applicazione dell’art. 350 della Costituzione (il quale prevede l’insurrezione del popolo contro un governo antidemocratico).

Nel caso ci fosse ancora qualche dubbio, ciò che l’opposizione vuole non sono le elezioni, ma il rovesciamento del governo, combinando le mobilitazioni di massa nelle strade e la violenza estrema da parte di gruppi organizzati con azioni di rivolta (come quelle a cui abbiamo assistito la settimana scorsa a San Antonio de los Alton e negli ultimi giorni nello Stato di Barinas dove sono state attaccate e distrutte, solo per citarne alcune, le stazioni di polizia, il municipio, il governatorato e alcune imprese private). Naturalmente, fanno affidamento sull’appoggio dell’imperialismo statunitense e dei suoi lacchè locali.

L’opposizione ha perso molto appoggio negli ultimi giorni, come risultato di una combinazione di fattori: la stanchezza della propria base dopo quasi due mesi di mobilitazione senza aver ottenuto risultati e il rifiuto ai loro metodi sempre più violenti da parte di larghi settori della popolazione . Ora hanno l’opportunità di riorganizzare nuovamente le forze.

A tutto ciò si aggiunge il ruolo sempre più provocatorio che la Colombia sta giocando, con la visita di Santos a Trump, con l’invio di blindati ai confini e con le crescenti voci sull’apertura di un corridoio umanitario (cioè di un intervento straniero).

I prossimi giorni saranno decisivi.

E’ necessario pertanto analizzare criticamente le tattiche del governo, e per essere veramente onesti, queste sono sbagliate. La convocazione dell’Assemblea Costituente aveva senso solo se fosse servita a risolvere i due problemi centrali che minano il supporto alla Rivoluzione Bolivariana e quindi consentire l’allargamento della sua base di appoggio. Da un lato, c’è il problema della crisi economica, ma l’assemblea costituente è convocata con l’idea di discutere su “un economia post-petrolifera” , in cui la proprietà privata dei mezzi di produzione sarà rispettata e, ancora una volta, vengono fatti appelli ai capitalisti privati ​​ad investire. Questa è una strategia fallimentare che non porterà alcun frutto. Dall’altro lato c’è il problema della burocrazia e della corruzione all’interno del movimento bolivariano; ma il sistema elettorale per l’Assemblea costituente rende molto difficile l’elezione di candidati che siano veramente rappresentativi della base rivoluzionaria. L’Assemblea è eletta in due parti, quella territoriale in cui viene eletto un componente in ogni comune indipendentemente dalla dimensione della popolazione. Nell’altra, che è divisa in settori (lavoratori, contadini, studenti, disabili, pensionati, indigeni e datori di lavoro), i deputati vengono eletti sulla base di liste nazionali che presentano elevati requisiti d’accesso per i candidati.

La nostra posizione rimane ferma: ci opponiamo strenuamente all’offensiva insurrezionale della reazione e dell’imperialismo. Se riusciranno a raggiungere il loro obiettivo di rovesciare il governo di Maduro e prendere il potere, applicheranno una politica di austerità di attacchi brutali contro i lavoratori, oltre a una selvaggia persecuzione dei militanti e degli attivisti della rivoluzione e delle loro organizzazioni, e sopprimeranno ogni libertà democratica. Noi combatteremo con tutte le nostre forze per evitare che ciò accada. Allo stesso tempo è nostro dovere sottolineare che ci opponiamo alla politica del governo, che in campo economico consiste nel fare concessioni ai capitalisti e in campo politico non modifica il modo di operare della burocrazia, la quale soffoca e reprime l’iniziativa rivoluzionaria del popolo, che è l’unica garanzia per la difesa della rivoluzione. Queste politiche portano alla sconfitta.

Il movimento rivoluzionario deve prepararsi, aumentando la propria organizzazione e la propria chiarezza politica sulla situazione attuale e su ciò che è necessario fare, nonché creando i propri mezzi di autodifesa nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e nei quartieri.

Solo il popolo salva il popolo.
Abbasso l’offensiva della reazione e dell’imperialismo.
Difendiamo la rivoluzione con mezzi rivoluzionari!

Visita il sito dei marxisti venezuelani.

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