Venezuela: l’attacco dall’elicottero e l’escalation della campagna per rovesciare Maduro

Il congresso dell’USB: I nodi aperti nella costruzione del sindacato di classe
30 Giugno 2017
Solidarietà con i lavoratori in lotta di Kragujevac
3 Luglio 2017
Il congresso dell’USB: I nodi aperti nella costruzione del sindacato di classe
30 Giugno 2017
Solidarietà con i lavoratori in lotta di Kragujevac
3 Luglio 2017
Mostra tutto

Venezuela: l’attacco dall’elicottero e l’escalation della campagna per rovesciare Maduro

Le cose in Venezuela cambiano giornalmente, a volte di ora in ora. Ieri, 27 giugno, un ufficiale di polizia ha preso il controllo di un elicottero e ha attaccato gli edifici del Ministero dell’Interno, della Giustizia e della Corte Suprema, trasmettendo allo stesso tempo un appello perché altri si unissero per rovesciare il governo di Maduro.
Il tentativo di colpo di Stato fa seguito ai pesanti scontri del 26 giugno a Maracay. L’opposizione, che si è dichiarata in stato di “disobbedienza”, ha fatto appello per 4 ore di blocchi stradali per il 28 giugno, usando un linguaggio dal tono insurrezionale.
L’attacco con l’elicottero è stato condotto da Oscar Alberto Perez, un ufficiale del CICPC (l’agenzia di polizia per l’investigazione penale, criminale e scientifica del Venezuela), che aveva lavorato nella Brigata Speciale Aerea della stessa agenzia. Agendo con un’altra persona e usando il suo codice personale di polizia, è riuscito a imbarcarsi in un elicottero del CICPC dalla base aerea La Carlota, ad est di Caracas, per poi volare verso il centro di Caracas.
Contemporaneamente ha pubblicato una serie di video sul suo account di Instagram in cui spiegava di far parte di una rete di ufficiali delle forze di sicurezza e dell’esercito con collegamenti con civili che stavano chiedendo la rimozione del presidente Maduro. Sull’elicottero dell’aspirante golpista era appesa una bandiera con la scritta “350 Libertad”. Questo si riferisce all’articolo 350 della Costituzione bolivariana che consente la disobbedienza civile di fronte a un regime o a una autorità che calpesta i diritti democratici o umani e che negli ultimi giorni è stato invocato dall’opposizione nei suoi tentativi di rovesciare il governo.
Gli occupanti dell’elicottero hanno aperto il fuoco sul Ministero dell’Interno e della Giustizia, dove si stava svolgendo un ricevimento per i giornalisti, in occasione della giornata del Giornalismo. Poi è volato verso l’edificio della Corte Suprema dove sono state lanciate quattro granate. Nessuno è rimasto ferito negli attacchi. Ad oggi né l’elicottero né i suoi occupanti sono stati catturati.
Finora l’appello per un colpo di stato contro Maduro non è stato appoggiato da nessuna degli altri corpi speciali di sicurezza e nemmeno dalle forze armate, o almeno non sono state rese pubbliche. Tuttavia, dopo 90 giorni di proteste continue e sempre più violente e appelli ripetuti da parte dell’opposizione reazionaria a favore dell’intervento dell’esercito per rovesciare il presidente, sarebbe sorprendente se non ci fossero elementi all’interno dell’apparato statale che stanno considerando tale opzione.
L’attacco dell’elicottero e l’appello per il colpo di stato hanno creato una situazione molto tesa a Caracas e in altre città. Ci sono state proteste dell’opposizione e tentativi di scontri in diversi luoghi, soprattutto nei quartieri delle classi medie e di quelle alte, ma questa volta anche in alcune aree operaie e povere (tra cui Manicomio e Caricuao).
Negli ultimi giorni l’opposizione sembra aver guadagnato un nuovo slancio. I blocchi stradali che hanno convocato hanno avuto una buona risposta tra la loro base. Gli scontri a Maracay (nello stato di Aragua), sono stati molto seri, con oltre 64 esercizi commerciali saccheggiati, cosa accaduta anche per un certo numero di edifici pubblici, compresi gli uffici del PSUV, e un ufficiale di polizia della GNB (la Guardia Nacional Bolivariana) ucciso a colpi di pistola. Lo scorso fine settimana abbiamo visto ripetuti attacchi violenti da parte di rivoltosi contro la base aerea militare di La Carlota a Caracas, dove i terroristi dell’opposizione hanno rimosso la pesante recinzione perimetrale e sono entrati nel perimetro della base. Erano armati di lanciarazzi artigianali, bottiglie molotov, granate fatte in casa, ecc. Uno dei rivoltosi è stato ucciso dalla polizia dell’aviazione militare quando ha tentato di lanciare una granata nella base aerea.
Ciò che vediamo qui non è una pacifica protesta per la democrazia, ma una combinazione di attacchi terroristici, appelli per un colpo di stato da parte dei politici dell’opposizione verso l’esercito e ora un attacco da un elicottero contro le istituzioni statali. Nulla di tutto questo sarebbe consentito in nessun altro paese del mondo. Basta immaginare cosa sarebbe successo se rivoltosi violenti assaltassero una base aerea militare nel centro di Madrid, Londra o Washington. Immaginiamoci una situazione in cui alcuni manifestanti avessero aperto il fuoco sulle forze di sicurezza a Parigi o Berlino.
In un discorso prima dell’attacco, il presidente Maduro ha messo in guardia rispetto alla possibilità di un colpo di stato e ha detto che se gli accadesse qualcosa dovrà esserci una “rivolta civile-militare come quella del 13 aprile 2002, ma mille volte più potente”. Ha poi aggiunto che “se il paese dovesse essere travolto dal caos e dalla violenza e la rivoluzione bolivariana venisse schiacciata, reagiremo e ciò che non potremo ottenere con i voti lo prenderemo con le armi”.
Il problema è che la situazione non è quella dell’aprile 2002, all’epoca del colpo di stato contro Hugo Chavez. Da alcuni anni è in atto un profondo processo di disillusione tra le masse bolivariane. Questo è il risultato del comportamento dei burocrati e dei riformisti all’interno del movimento bolivariano, la corruzione dei funzionari statali e di partito, gli attacchi contro l’iniziativa rivoluzionaria delle masse, ecc. Tutto ciò si è combinato ed è stato aggravato dalla grave crisi economica e dall’incapacità o dalla mancanza di volontà del governo di adottare le misure necessarie per affrontarla, ovvero colpire duramente l’oligarchia – banchieri, capitalisti e proprietari terrieri. Il governo, al contrario, sta seguendo la politica opposta: fare loro concessioni, fornendo loro dollari a tassi di cambio agevolati e chiedendo loro di investire e produrre. Tuttavia questo non basta ai capitalisti che continuano la campagna di sabotaggio e cercano di rovesciare il governo con il pieno sostegno dell’imperialismo statunitense.
In queste condizioni non è certo che il popolo rivoluzionario che ha salvato e difeso la rivoluzione, torni nuovamente a mobilitarsi in numero abbastanza grande da fermare un colpo di stato. Infatti, c’è anche il dubbio che l’affluenza alle elezioni per l’Assemblea Costituente sia sufficiente perché siano legittime.
L’unico modo per combattere l’opposizione reazionaria sarebbe attraverso la mobilitazione rivoluzionaria del popolo. Che questo sia possibile si vede ad esempio nei casi isolati di autodifesa armata a Guasdalito e Socopó e nell’occupazione di terre appartenenti a proprietari di terreni che hanno finanziato la rivolta a Pedraza, Barinas e Obispo Ramos de Lora, Mérida. Il 26 giugno, anche i lavoratori della raffineria Guaraguao PDVSA di Puerto la Cruz hanno preso l’iniziativa di sciogliere un blocco stradale dell’opposizione in una rotatoria vicino al loro posto di lavoro, esasperati da giorni e giorni di blocco da parte di un piccolo numero di sostenitori dell’opposizione.
Tuttavia, perché questi esempi si generalizzino, sarebbero necessarie due condizioni. La prima è che emerga dall’alto una chiara direzione a livello nazionale. Questo non è ancora successo. Una tale direzione per l’attività rivoluzionaria delle masse, tra cui occupazioni di terre e di fabbriche, autodifesa armata, non è venuta né dal governo, né dai leader nazionali del sindacato bolivariano della CBST.
L’altra condizione è che i lavoratori e i contadini sentano che c’è qualcosa per cui valga la pena combattere. Se quello che vedono è un costante aumento dei prezzi mentre il governo fa concessioni ai capitalisti e continua a pagare il debito estero, allora diventa molto più difficile organizzarsi e mobilitarsi per difendere Maduro contro la reazione.
L’esito preciso di questo conflitto è difficile da prevedere. Questa è una lotta di forze vive. L’opposizione reazionaria potrebbe riuscire a rovesciare il governo attraverso una combinazione di caos e violenza nelle strade con manifestazioni di massa che alla fine spingerebbe una parte delle forze armate a organizzare un colpo di stato contro il presidente. Di fronte a una situazione prolungata di stallo in cui nessuna delle due parti può vincere definitivamente, insieme a conflitti e saccheggi su larga scala, le forze armate o parte di esse potrebbero decidere di intervenire, di rimuovere il presidente e di spostarsi verso un governo “transitorio” che includa funzionari chavisti oltre che funzionari “moderati”.
I settori più intelligenti della classe dominante (se ne esistono in Venezuela) capiscono che i leader dell’opposizione non godono di alcun appoggio tra ampi strati della popolazione. Non sarebbero contrari a un qualche tipo di governo “tecnico” che attuasse le brutali misure di austerità contro la classe operaia di cui hanno bisogno, e che potrebbe essere guidato da un uomo d’affari come Mendoza, il proprietario di Polar, che è stato ben attento a non esporsi negli ultimi mesi.
Un altro fattore da considerare è che, nonostante il livello di demoralizzazione delle masse rivoluzionarie, esiste ancora un settore a mobilitarsi contro le forze di reazione (sebbene ci sia la sensazione crescente che le ripetute manifestazioni di massa non servano a questo scopo). Tutti i tentativi di un governo reazionario di eliminare le conquiste principali della rivoluzione (privatizzare le case popolari, licenziamenti di massa, attacchi contro gli attivisti rivoluzionari e le loro organizzazioni, chiusura dell’Università Bolivariana o dell’UNEFA, sfratto delle cooperative contadine dalle proprietà terriere espropriate) incontrerebbe una forte resistenza da parte di tutti coloro che verrebbero colpiti da tali misure. Ora una parte delle masse rivoluzionarie è armata e tali scontri potrebbero portare, in determinate circostanze, a un conflitto armato, ad azioni terroristiche o perfino diventare una guerra civile. Mentre molti gli alti ufficiali dell’esercito, per difendere i propri interessi (in materia di affari, corruzione, ecc.), arriverebbero a sostenere la parte che più probabilmente garantisce loro l’impunità, non è da escludere che le truppe e degli ufficiali di rango inferiore sarebbero fedeli al popolo rivoluzionario.
Quello che possiamo dire è che la situazione è molto grave. Una vittoria dell’opposizione reazionaria verrebbe pagata a caro prezzo dalle masse dei lavoratori, dei contadini e dei poveri dei barrios. Solo questa settimana tre persone sono state bruciate dai manifestanti dell’opposizione. Uno di loro è stato pugnalato e bruciato vivo da delinquenti mascherati a La Castellana, un distretto di Caracas, perché si pensava fosse un chavista. Due giovani sono stati minacciati con le armi e poi bruciati in una barricata dell’opposizione a Barquisimeto, nel distretto di Lara, dopo che si sono dichiarati chavisti. Immaginate se queste persone dovessero arrivare al potere! La classe dominante venezuelana ha avuto paura. Da anni non ha avuto più il controllo della situazione. Quando torneranno al potere avranno fame di vendetta e scateneranno le schiere ululanti della classe media impazzita su chiunque abbia sostenuto il movimento bolivariano, contro la classe operaia e i poveri in generale. Nelle parole del rivoluzionario francese Saint Just “coloro che fanno una rivoluzione a metà, si scavano la tomba”. La tragedia della rivoluzione bolivariana è che non è mai stata completata. Ora ne paghiamo il prezzo.

28 giugno 2017

 

Condividi sui social