4 aprile 2018

Venezuela – La crisi della rivoluzione e i compiti dei marxisti

La situazione in Venezuela ha raggiunto un punto tragico. Milioni di persone sono cadute nella povertà e la crisi sembra non avere fine.
Alla base della crisi economica c’è il crollo del prezzo del petrolio, sceso da 100 dollari al barile nel 2013 a 35 nel 2016. Nel 2017 il prezzo è risalito, ma la produzione è crollata da 2,8 milioni di barili al giorno nel 2014 al minimo storico di 1,6 milioni nel dicembre del 2017. Le ragioni di questo crollo sono la mancanza di investimenti e di manutenzione, la corruzione e la malgestione dei dirigenti aziendali.
Le riserve in valuta estera di conseguenza sono crollate da 30 miliardi di dollari nel 2012 a 9 miliardi nel 2018. Il governo ha privilegiato il pagamento del debito estero a scapito delle importazioni che si sono ridotte dell’82% dal 2012 causando scarsità di ogni genere di beni. L’economia ha subito una contrazione di oltre un terzo in quattro anni.
Il governo Maduro si è messo a stampare denaro a rotta di collo per finanziare il deficit di bilancio, che ammonta al 15% del Pil. L’offerta di moneta secondo l’indice M2 è aumentata del 3.715% in due anni, scatenando l’inevitabile iperinflazione.
Un chilo di carne che a settembre costava 26mila bolivares a metà gennaio si vendeva a 280mila. La farina di mais da 15mila bolivares in ottobre a 60mila a metà gennaio.

 

Proteste e saccheggi

Gli atroci problemi che hanno dovuto sopportare le masse popolari hanno trovato un’espressione nelle proteste e nei saccheggi dei supermercati che si sono verificati in questi mesi. Solo nelle prime settimane del 2018 sono stati registrati saccheggi in sei regioni del paese (Bolivar, Aragua, Guarico, Monagas, Trujillo e Zulia). Sebbene non siano stati generalizzati, erano diffusi in tutto il territorio nazionale e concentrati nelle aree a maggior consenso chavista. A queste si sono sommate le agitazioni operaie per aumenti salariali a Lacteos Los Andes, a Carabobo, tra i lavoratori dei cementifici di Anzoátegui, Petrocedeño, ecc. La pazienza delle masse si sta esaurendo.
A Merida si sono registrati saccheggi nei supermercati, assalti ai camion che trasportano cibo e alle fattorie per rubare centinaia di bovini che venivano macellati sul posto, la polizia antisommossa ha sparato sulla folla uccidendo 4 persone e ferendone 15 (vedi su aporrea.org).
Si sta producendo una tale decomposizione sociale che decine di migliaia di studenti universitari e liceali stanno abbandonando gli studi alla ricerca disperata di cibo e per contribuire al reddito familiare; i bambini mendicanti sono aumentati in modo impressionante in tutto il paese.

 

Dilaga la burocrazia

Il 2017 è stato dominato dai tentativi dell’opposizione esqualida di rovesciare il governo usando una combinazione di mobilitazioni di massa e attività terroristiche, ma alla fine sono stati sconfitti. Le masse sono disilluse e critiche nei confronti del governo, ma sono giustamente ancor più sospettose verso l’opposizione.
Il colpo finale al tentativo insurrezionale dell’opposizione è stata la partecipazione di massa alle elezioni dell’Assemblea nazionale costituente (Anc) il 30 luglio.
La seconda metà dell’anno è così iniziata con un presidente Maduro in apparenza più saldo al potere, con l’opposizione debole, divisa e demoralizzata. Maduro se ne è avvantaggiato convocando prima le elezioni regionali poi quelle comunali vinte entrambe dal Psuv. In entrambe queste elezioni, e in proporzioni mai viste, il Psuv e l’apparato statale hanno usato il loro controllo sui fondi governativi come leva per mobilitare gli elettori.

Maduro incontra alcuni imprenditori cinesi

Non c’è dubbio che Maduro e i suoi consiglieri abbiano tirato un sospiro di sollievo. Ma la vittoria del Psuv nelle elezioni regionali e municipali non può essere interpretata come l’indicazione di un appoggio entusiasta a un governo che ha tradito le aspettative delle masse e ha portato la rivoluzione bolivariana sull’orlo del disastro. Quel disastro non è stato evitato, ma semplicemente rimandato.
C’erano illusioni diffuse secondo le quali l’Anc si sarebbe potuta utilizzare per adottare misure atte a risolvere la crisi economica, ma Maduro ha promesso cose che non può mantenere. L’Anc non ha adottato alcun provvedimento efficace per affrontare la crisi economica e la situazione sta letteralmente precipitando.
Ciò ha creato un ambiente molto critico nella base chavista che si è riflesso nella presentazione di una serie di liste alternative alle elezioni municipali. Erano concentrate in pochi comuni, ma rappresentavano un cambiamento significativo nell’atteggiamento dei settori più avanzati della sinistra bolivariana. In precedenza questi settori avrebbero appoggiato lealmente la direzione, anche acriticamente.
Lo Stato e il Psuv hanno utilizzato metodi burocratici per contrastare queste liste di sinistra, usando manovre spudorate per impedirne l’accesso ai media, togliendo i nomi dei candidati dalle schede elettorali, rifiutando di riconoscere i candidati e in due casi rifiutando di riconoscere la loro vittoria.
Questi metodi non erano mai stati usati contro la sinistra chavista in modo così sfacciato e brutale. Diverse conclusioni sono state tratte da un settore di militanti avanzati, sebbene non ancora dalle masse più in generale.
La politica del governo è stata un misto di concessioni al settore privato (prestiti ai capitalisti, rimozione del controllo dei prezzi, pagamento del debito estero, legge sugli investimenti esteri) e misure volte a proteggere i settori più poveri della popolazione che costituiscono la base elettorale del Psuv. Ci sono stati aumenti regolari del salario minimo e dei buoni per i generi alimentari, l’ultimo a dicembre, con un aumento combinato del 74%. Questi ultimi, tuttavia, sono pesantemente squilibrati a favore dei buoni per acquistare generi alimentari, che rappresenta ormai il 70% del totale del salario complessivo. Questo significa che il salario è in gran parte costituito da buoni alimentari che non concorrono alla maturazione della contribuzione mentre gli aumenti in moneta vengono rapidamente annullati dall’inflazione.
Chavez negli ultimi anni della sua vita aveva avvertito più volte del pericolo di una burocrazia controrivoluzionaria. La burocrazia è un cancro che distrugge la rivoluzione dall’interno. Infatti la rivoluzione bolivariana si sta svuotando di ogni contenuto progressista riducendosi a un guscio vuoto, che può essere spazzato via da una forte raffica di vento.
La stretta della burocrazia si è rafforzata, soffocando l’iniziativa rivoluzionaria delle masse. In passato i programmi sociali del governo prevedevano un elemento di auto-organizzazione nei quartieri operai. Tutto questo è cambiato. I sussidi governativi rendono i beneficiari maggiormente dipendenti dallo Stato (vale a dire dalla burocrazia), si tratta di una potente leva per politiche clientelari.
La burocrazia statale agisce solo per corrompere, intimidire e in ultima analisi comprare voti. Questa politica ha compiuto un passo ulteriore con la creazione del partito “Somos Venezuela”, organizzato sulla base delle persone che hanno lavorato alla registrazione della Tarjeta por la patria (tessera per la patria) attraverso le quali vengono distribuiti i sussidi.

 

Un regime bonapartista

Da un punto di vista marxista, il regime venezuelano è ormai un regime bonapartista borghese con una base residuale di appoggio tra le masse, eredità del suo passato rivoluzionario, che cerca di salvare se stesso intraprendendo politiche monetarie espansive irresponsabili. Il rischio di bancarotta aumenta ogni giorno e Washington lo alimenta con la minaccia di nuove sanzioni.
Il governo ha ora indetto le elezioni presidenziali per il 20 maggio. L’obiettivo è vincerle con ogni mezzo (bloccando candidati e partiti dell’opposizione, utilizzando sussidi per mobilitare il voto, ecc.), in modo che Maduro possa rimanere al potere per un altro mandato.
Restare al potere è diventato un fine in sé, non certo un mezzo per attuare misure che abbiano una qualche somiglianza con politiche socialiste.
Il primo dovere dei marxisti venezuelani è combattere il nemico principale, cioè l’opposizione fascista e controrivoluzionaria, i proprietari terrieri, i banchieri, i capitalisti e i loro sostenitori imperialisti.
Ma lottare contro l’opposizione non significa avere alcun obbligo di sostenere il governo Maduro. Al contrario, è evidente che il governo Maduro è il principale responsabile della crisi della rivoluzione venezuelana.

Un’assemblea di “Somos Venezuela”

Di fronte alla convocazione di elezioni presidenziali abbiamo prima avanzato la proposta di un candidato della sinistra di classe che si sarebbe dovuto presentare in forme indipendenti da Maduro su un chiaro programma socialista. Il nostro appello si rivolgeva principalmente al Partito Comunista (Pcv).
Il 5 febbraio scorso i nostri compagni di Lucha de Clases, sezione venezuelana della Tmi, si rivolgevano ai delegati della XIV Conferenza nazionale del Pcv, con le seguenti parole:

Il Partito comunista venezuelano nel suo documento congressuale al capitolo 54 sostiene che ‘se analizzando il carattere del governo giungiamo alla conclusione che non esprime una linea conseguente di resistenza antimperialista, perché mai e a quali condizioni il Pcv deve mantenere il suo appoggio? Perché dobbiamo appoggiare il suo candidato? C’è qualche motivo di interesse nazionale, che va aldilà del patto antimperialista e della difesa dei diritti del popolo lavoratore, che ci impone di sostenerlo?…

A queste domande purtroppo, la direzione del Pcv, ha dato la risposta peggiore. Nonostante abbia subito numerosi attacchi repressivi dal governo (che ha provato più volte a mettere il Pcv fuori dai registri elettorali) ha concluso un pessimo accordo il 26 febbraio per il sostegno alla candidatura di Maduro alle prossime presidenziali, pieno di parole vuote e affermazioni generiche, come ad esempio che “si difenderà il salario che costituirà la componente principale delle entrate dei lavoratori”,
L’accordo è stato violato qualche giorno dopo dallo stesso Maduro che ha annunciato aumenti salariali del 58% a fronte di buoni alimentari che aumentano del 67%, portando la componente del salario al di sotto della soglia del 30%.
Ciò che avviene è che il Pcv sta fornendo una copertura a sinistra per le politiche del governo e ha ceduto alle pressioni di Maduro commettendo un errore fatale che avrà conseguenze negative per la classe operaia venezuelana.
Quello col Psuv è un accordo con un partito di governo che nega la vittoria della sinistra (con il ruolo decisivo del Pcv) nei comuni di Simòn Planas, Lara e Municipio Libertador en Monagas, dove sono stati arrestati sindacalisti di orientamento comunista (come il segretario del sindacato Elio Palacios degli elettrici, e molti altri). Una resa scandalosa che combatteremo nel movimento operaio organizzato.
L’assenza di un candidato di sinistra, che solo il Pcv avrebbe potuto garantire per la sua forza organizzata, non significa in nessun modo che siamo costretti a sostenere Maduro e le sue politiche, come abbiamo fatto in passato con Chavez, per quanto criticamente.
Sebbene ci sia ancora un settore considerevole della classe operaia e dei poveri fedele a Maduro e al Psuv perché li considera, in un modo alquanto distorto, gli eredi di Chavez, anche tra questi c’è un clima estremamente critico.
Maduro è organicamente incapace di combattere la controrivoluzione. Il nostro compito è costruire una vera alternativa rivoluzionaria in grado di sconfiggere la reazione e imprimere un cambio di rotta. Dobbiamo completare la rivoluzione espropriando l’oligarchia, le sue aziende, le banche e rovesciare lo stato borghese. Questo compito può essere svolto solo dalla classe lavoratrice alla testa delle masse povere e oppresse nelle città e nelle campagne.
La classe lavoratrice ha bisogno di costruire una nuova direzione basata su questo programma. Una tale direzione sorgerà dai veri elementi rivoluzionari che oggi costituiscono la sinistra chavista.
Proprio per questo come marxisti abbiamo invitato i compagni del Pcv, di Patria para todos e altre formazioni a dare vita a un fronte elettorale che potesse esprimere una candidatura unitaria della sinistra di classe.
Da soli non siamo in grado di concorrere alle elezioni ma continueremo a difendere il nostro programma e a spiegare pazientemente che questa è l’unica proposta che può offrire una soluzione permettendo al Venezuela di uscire dalla crisi, evitando la vittoria dell’imperialismo americano che rappresenterebbe una sconfitta per le masse venezuelane di proporzioni simili alla vittoria della Uno di Violeta Chamorro nel 1990 in Nicaragua, che segnò la fine dell’esperienza sandinista iniziata nel 1979.
Sono passati quasi 30 anni da allora ma le dinamiche del processo sono le stesse, si tratta di due rivoluzioni che non sono state portate fino in fondo e che alla fine hanno visto prevalere la controrivoluzione.
Come disse il grande rivoluzionario francese Saint Just: “Chi fa le rivoluzioni a metà si scava la fossa” ed è precisamente quello che si sta verificando oggi in Venezuela.
Per parte nostra faremo di tutto per evitarlo.

 

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