5 Giugno 2020

Usa: che fare dopo che la frusta della reazione non è riuscita a intimidire le masse?

Negli ultimi due anni, sono sono stati uccisi dalla polizia più neri americani rispetto agli americani uccisi in combattimento in Afghanistan negli ultimi 18 anni. Negli ultimi tre anni sono stati uccisi dalla polizia più neri americani di quante persone siano state uccise negli attacchi dell’11 settembre 2001. Se a questo aggiungiamo una devastante crisi economica e una pandemia, è facile capire perché si sia raggiunto un punto critico in cui la rabbia e l’umiliazione accumulate nei secoli si riversano oggi per le strade.

All’inizio di quest’anno, nella bozza del 2020 di Prospettive per l’imminente rivoluzione americana, abbiamo scritto quanto segue:

Il 2008 ha profondamente trasformato la coscienza di miliardi di persone. Gli strateghi più seri del capitale lo capiscono e lo temono. L’Edelman Trust Barometer ha intervistato persone dei 28 principali paesi mondiali e ha scoperto che il 56% della popolazione crede che ‘il capitalismo oggi fa più male che bene al mondo’, incluso il 47% degli americani.

“Il Maplecroft Global Political Risk Outlook ha concluso che nel corso del 2019, 47 paesi hanno ‘assistito a un aumento significativo delle proteste con un’intensificazione nell’ultimo trimestre’. Ciò rappresenta il 25% di tutti i paesi del mondo. ‘[La] turbativa conseguente nel campo degli affari, dielleeconomie nazionali e degli investimenti ammonta a miliardi di dollari a livello mondiale’. Con una nuova crisi economica mondiale all’orizzonte o già in atto, possiamo aspettarci un malcontento ancora più generalizzato per il 2020 e oltre. Le ondate rivoluzionarie che investono l’America Latina, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia e l’Europa stessa hanno un impatto inevitabile sugli Stati Uniti”.

Ora questa prospettiva è stata pienamente confermata. Nei 10 giorni successivi all’omicidio da parte della polizia di George Floyd a Minneapolis, gli Stati Uniti sono stati scossi da cima a fondo da un movimento di massa di proporzioni senza precedenti. Il movimento è partito dal basso in modo spontaneo ed è cresciuto resistendo non solo alla brutale repressione ma anche ad altri omicidi compiuti dalla polizia. Oltre 200 città hanno dichiarato il coprifuoco e sono stati schierati più di 20.000 soldati della Guardia nazionale in 28 stati.

 

La classe dominante sulla difensiva

Il movimento, che è diffuso a livello nazionale ed ha raggiunto ogni angolo del paese – dai principali centri urbani alle piccole e assonnate città conservatrici – ha messo la classe dominante sulla difensiva. Ora è stata costretta a fare alcune concessioni – gli altri tre agenti coinvolti nell’omicidio sono stati arrestati e le accuse contro Chauvin si sono aggravate – e ha persino rispolverato l’ex presidente Obama per cercare di calmare la situazione.

Ma l’attuale presidente ha solo gettato benzina sul fuoco, dichiarando, con la Bibbia in mano: “Se una città o uno stato rifiuta di intraprendere le azioni necessarie per difendere la vita e la proprietà dei propri residenti, allora schiererò l’esercito statunitense e risolverò velocemente il problema al posto loro”. Questo, dopo che pacifici manifestanti sono stati dispersi con gas lacrimogeni e manganelli per permettere a Trump di farsi le foto di rito.

Tuttavia, la repressione della polizia non è riuscita a intimidire il movimento. A Louisville, nel Kentucky, la polizia ha sparato, uccidendolo, un altro uomo di colore disarmato, David McAtee. Gli sbirri hanno affermato che stavano “rispondendo al fuoco” della folla, anche se in seguito si è venuto a sapere che gli agenti coinvolti avevano spento le body cam e che la loro versione era in contrasto con i testimoni oculari. È stato un omicidio. Ancora una volta.

Oltre 9000 persone sono state arrestate, la maggior parte semplicemente per essere scesa in piazza. In una città dopo l’altra, i manifestanti hanno sfidato il coprifuoco. A Los Angeles e Seattle, la folla grida lo slogan: “Non vedo nessuna sommossa qui, perché siete in tenuta antisommossa?”

Tutto quello che fa Trump, si rifrange attraverso il prisma delle elezioni presidenziali di novembre. La minaccia di usare l’esercito è stato un tentativo di giocare la “carta dell’ordine pubblico”, per apparire come “forte”, mentre dipingeva i democratici come “morbidi” di fronte a “teppisti in rivolta”.

Ma il gioco che sta facendo è molto pericoloso. Schierare l’esercito sarebbe una scommessa ad alto rischio che potrebbe segnare un punto di non ritorno. Cosa accadrebbe se i manifestanti non si ritirassero? E se le truppe si rifiutassero di sparare contro una folla di uomini, donne e bambini? Se aprissero il fuoco, quante persone potrebbero uccidere prima che altri milioni si uniscano al movimento, che l’esercito si divida su linee di classe e ogni ambasciata americana nel mondo vada in fiamme?

Ci sono già stati episodi (reali o messi in scena) di fraternizzazione tra agenti di polizia e le masse. In un video che ha avuto ampia diffusione, un giovane di colore si rivolge ai poliziotti di colore dicendogli che i ricchi e i loro capi li disprezzano quando si tolgono le uniformi. In un altro video, si vede un agente che scoppia in lacrime e viene sostituito da un altro agente, dopo essere stato rimproverato da una ragazza nera che lo implorava di “piegare il ginocchio [come segno di protesta]!”

Il primo segno di un’imminente rivoluzione sono le divisioni nella classe dominante, che non può più governare come in precedenza. La “carota” economica del boom del dopoguerra sta svanendo mentre il bastone della repressione sta perdendo efficacia, lasciando sconcertati i capitalisti e i loro rappresentanti politici.

Abbiamo visto molti esempi, soprattutto dal 2016. Ma l’attuale convergenza di fattori, particolarmente esplosiva, ha fatto scoppiare quelle divisioni.

L’utilizzo dell’esercito – non della Guardia Nazionale ma proprio dell’Esercito – ai sensi dell’Insurrection Act del 1807 – potrebbe produrre un effetto del tutto contrario. Trump, uomo d’affari da quattro soldi e artista della truffa senza alcuna esperienza militare, sembra pensare che le forze armate siano come un rubinetto che puoi semplicemente aprire e chiudere a piacimento, una minaccia che senza dubbio verrà rispettata e temuta. Ma gli strateghi seri del Pentagono sanno che, una volta “inviate le truppe”, rimarrebbero letteralmente senza altre carte in mano.

L’esercito americano è essenzialmente l’unica istituzione del dominio capitalista che ha ancora un alto grado di approvazione. È composto principalmente dai fratelli, sorelle, padri, madri, cugini, figli, della popolazione comune, ed è visto come un eroico difensore della “libertà americana”. Ma se viene usato contro la popolazione civile – una popolazione che prende particolarmente sul serio la sua “libertà dalla tirannia” – allora può succedere di tutto. Sarebbe come dichiarare guerra alla popolazione statunitense – una guerra che non sarebbero sicuri di vincere senza compromettere in modo permanente la loro capacità di mantenere il dominio.

Un editoriale del Wall Street Journal l’ha messa in questo modo:

Pensiamo che questo sarebbe un errore, sebbene il signor Trump ne abbia l’autorità … Nel momento attuale, la vista delle truppe per le strade degli Stati Uniti probabilmente infiammerebbe più che calmare … I soldati statunitensi sono addestrati per combattere contro un nemico straniero, non per l’antisommossa contro gli americani. Il rischio di errore sarebbe alto, e Trump verrebbe accusato per qualsiasi spargimento di sangue durante scontri tra i civili e le truppe …

Hanno paura, non solo degli “errori”, ma dell’impatto che le uccisioni di civili da parte dei militari in servizio attivo avrebbero sull’opinione pubblica. Hanno anche paura delle conseguenze che ci sarebbero nell’inviare soldati – la maggior parte dei quali sono militari per motivi economici con una grande percentuale di neri e latini – a combattere manifestanti disarmati che marciano contro le uccisioni della polizia razzista.

Ci sono organizzazioni di veterani che hanno segnalato come alcuni soldati in servizio attivo e riservisti della Guardia nazionale si oppongano ad essere utilizzati in queste circostanze. Viene citato un medico di una compagnia di fanteria della Guardia nazionale che dice: “Non posso farlo. Perfino guardare la mia uniforme mi fa stare male perché vengo identificato con essa, specialmente dopo che [un’unità della Guardia Nazionale] ha sparato a quell’uomo, il proprietario del negozio di barbecue [a Louisville, Kentucky]. Vivo in Pennsylvania. Vivo con la storia del Kent State (l’università dove la Guardia nazionale uccise, nel 1970, quatto manifestanti, ndt). Non ne farò parte”. Il Military Times ha anche riportato il crescente malcontento tra le truppe che potrebbero essere usate contro i manifestanti.

 

Divisioni al vertice

L’utilizzo dei militari potrebbe anche provocare una profonda crisi costituzionale, con una aperta spaccatura nell’apparato statale riguardo alla legalità nell’invocare l’Insurrection Act. Questa è la ragione per cui, dal momento in cui Trump ha minacciato di mandare l’esercito nelle strade, c’è stata una forte resistenza da parte di settori dello stato capitalista. Non perché tali settori siano meno insensibili o più democratici di Trump, ma piuttosto perché temono che un’azione del genere, piuttosto che schiacciare il movimento e portare la situazione “sotto controllo”, possa avere l’effetto opposto. Temono di indebolire la Costituzione statunitense anche più di quanto non sia già stato fatto, perché è il baluardo legale per il governo del capitalismo nel paese.

Un articolo della CNN ha riportato che nel Pentagono c’é un’opposizione all’utilizzo delle truppe: “I funzionari della Difesa hanno detto alla CNN che c’é un profondo e crescente disagio tra alcuni nel Pentagono anche prima di lunedì quando il presidente Trump ha annunciato che era pronto a schierare i militari per far rispettare l’ordine negli Stati Uniti”.

È intervenuto anche l’ex segretario alla Difesa di Trump “Cane pazzo” Mattis, con un articolo su The Atlantic in cui descriveva Trump come una “minaccia alla Costituzione” e in effetti ha fatto appello perché venisse rimosso: “Possiamo essere uniti senza di lui, attingendo dai punti di forza della nostra società civile. Non sarà facile, come hanno dimostrato gli ultimi giorni, ma lo dobbiamo ai nostri concittadini ”. Ancora una volta, questa è una mossa senza precedenti. Un generale della marina in pensione ed ex segretario alla Difesa chiede la rimozione del presidente!

L’ex presidente degli Stati maggiori riuniti, l’ammiraglio in pensione Mike Mullen, ha aggiunto la sua voce a quelle che sono contrari all’uso dell’esercito. Lo ha fatto con una richiesta più o meno velata perché i soldati di disobbediscano agli ordini: “Sono fiducioso nella professionalità dei nostri uomini e donne in uniforme. Presteranno il loro servizio con abilità e compassione. Obbediranno agli ordini leciti. Ma ho meno fiducia nella solidità degli ordini che saranno impartiti da questo comandante in capo”.

John Allen, un generale a quattro stelle della Marina in pensione, ex comandante delle forze americane in Afghanistan che sotto Obama è anche stato un inviato speciale del Presidente nella coalizione globale per il contrasto all’ISIS, ha scritto che le recenti azioni e le minacce di Trump “potrebbero benissimo segnalare l’inizio della fine dell’esperimento americano”. Non dimentichiamo che tra i vari motivi per cui si è combattuta la Rivoluzione americana, prima di tutto è stata una protesta contro la tirannia per cui truppe regolari dell’esercito stazionavano nelle città americane.

Sebbene Trump e i suoi rabbiosi leccapiedi accusino gli “estremisti di sinistra” per il caos e si siano mossi per classificare “Antifa” come un’organizzazione terroristica nazionale, l’FBI ha concluso che non ci sono prove di un movimento organizzato “Antifa” – allo sesso tempo sono stati arrestati estremisti di estrema destra che preparavano attentati.

Tutta questa pressione ha portato a un’altra mossa senza precedenti, mostrando ancora una volta la profondità delle divisioni nella classe dominante. L’attuale segretario alla Difesa, Mark T. Esper, mercoledì ha reso pubblica la sua opposizione all’utilizzo dell’Insurrection Act, contraddicendo apertamente il Presidente. Questo è un episodio molto significativo, che mostra come lo stato capitalista abbia alcuni meccanismi per controllare anche il presidente più anticonformista. Ma prima che finisse la giornata, c’era stata un’altra svolta.

Il Washington Post ha riferito che, mentre l’esercito stava pianificando di rimandare in caserma i soldati che erano stati schierati a Washington, mercoledì il piano è stato annullato dopo un incontro alla Casa Bianca con il segretario alla Difesa Mark T. Esper”.

C’è una terribile lotta che sta lacerando il vertice della classe dominante e il suo apparato statale, una cosa che succede ogni volta e in ogni luogo dove emerga un movimento di massa di tali proporzioni. C’è chi ritiene che si debbano fare concessioni per calmare il movimento, mentre altri chiedono di usare il pugno di ferro. I primi sostengono che la repressione porterà solo a un’escalation del movimento. I secondi dicono che mostrare debolezza è ciò che lo intensificherà. A questo punto dello sviluppo delle proteste, entrambi hanno torto ed entrambi hanno ragione.

Non dovremmo sottovalutare la portata, l’ampiezza e la profondità del movimento di massa che si è sviluppato nelle ultime due settimane. Questo non è un paese qualsiasi. Questo è il più potente paese imperialista che la terra abbia mai visto, un paese la cui classe dominante ha terrorizzato gran parte del mondo e gran parte della sua popolazione per secoli.

 

Le contraddizioni vengono in superficie

Il movimento è il risultato dell’accumulo di diversi fattori. Da un lato, si basa sull’esperienza dell’onda originale del movimento Black Lives Matter e sulla consapevolezza che nulla di fondamentale è cambiato. dall’altro, dobbiamo aggiungere l’esperienza del movimento Occupy del 2011, ispirato alla primavera araba e alla rivolta del Wisconsin. Esiste anche l’esperienza delle campagne di Bernie Sanders del 2016 e del 2020, che hanno radicalizzato un intero settore di persone, soprattutto i giovani, mettendo il socialismo saldamente all’ordine del giorno. L’inevitabile conclusione che molti hanno tratto dal tradimento di Sanders è che il terreno elettorale è bloccato, spingendoli così in piazza.

Poi c’è la gestione della pandemia COVID-19, che ha rivelato la vera natura del sistema capitalista, in cui i profitti vengono prima delle vite umane – oltre 100.000 vite finora, per essere precisi. E per finire, c’è la recessione più profonda che il capitalismo USA abbia mai visto, che ha causato la disoccupazione di decine di milioni persone nel giro di poche settimane.

Le giovani generazioni, che sono la forza trainante del movimento, sono diventate politicamente consapevoli all’indomani della crisi del 2008 e del salvataggio delle banche. Tutta la loro esperienza di vita è stata caratterizzata da crisi, incertezza e mancanza di prospettive per un futuro migliore. Non hanno nulla da perdere. Al momento non hanno alternative. Questa rabbia prorompente è ciò che fornisce al movimento attuale la sua energia sconfinata di fronte alla brutale repressione.

In questo, la rivolta degli Stati Uniti ha molti punti in comune con le rivolte di ottobre 2019 in Cile, un Catalogna, nel Libano, ecc. La generazione della crisi capitalista del 2008 è in prima linea nelle rivolte che si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo, che sono incominciate anche prima della pandemia COVID-19 e non potranno che intensificarsi nel prossimo periodo.

Ma non è solo la gioventù che mette in discussione il sistema. Possono contare sulla simpatia della maggioranza della popolazione, inclusa una grande percentuale di elettori repubblicani. Un sondaggio di Morning Consult condotto dal 31 maggio al 1 giugno ha mostrato che “il 54% degli adulti statunitensi – tra cui il 69% dei democratici, il 49% degli indipendenti e il 39% dei repubblicani – appoggia le proteste in corso in risposta alla morte di George Floyd, e altri neri americani. “

Ancora più sorprendente, un altro sondaggio pubblicato da Newsweek ha rilevato che la maggioranza degli americani – il 54% – “crede che l’incendio di un edificio del distretto di polizia di Minneapolis dopo la morte di George Floyd fosse giustificato”!

Allo stato attuale, il carattere in gran parte spontaneo del movimento e la sua mancanza di una direzione, un programma o una strategia nazionale sono i suoi punti di forza, in quanto ciò rende molto più difficile per i democratici e i liberali cooptarlo. Ma a un certo punto, questa mancanza di chiarezza e attenzione si trasformerà inevitabilmente in una debolezza debilitante e potenzialmente fatale.

Naturalmente, qualsiasi movimento di queste dimensioni che dura più di qualche giorno, inizia a sviluppare di per sè una propria direzione naturale. Ci sono notizie di comitati di quartiere istituiti in aree povere, nere e latine, a partire da Minneapolis, l’epicentro del movimento. Di fronte alla minaccia della polizia, degli sciacalli e delle milizie di estrema destra, le persone hanno iniziato a organizzarsi per difendersi e, in alcuni casi, armi alla mano.

Un drammatico rapporto di Minneapolis descrive la situazione: “Voglio far sapere a tutti che io e i miei vicini siamo stati per la strada fino che potevamo, altri ci hanno dato il cambio per tutta la durata della notte così potevamo riposare, Voglio chiarire che né la polizia né la guardia nazionale hanno fatto nulla per mantenere al sicuro il quartiere. Ci abbiamo pensato noi!
“La polizia non ha fatto nulla quando due auto si sono lanciate contro una barricata. Abbiamo risposto noi!
“La polizia non ha impedito l’irruzione di gruppi di persone all’interno di una banca, di una concessionaria e di una autofficina – Ci abbiamo pensato noi!”
“La polizia non ha inseguito i nazionalisti bianchi e non ha cacciato la gentaglia che veniva da fuori città – L’abbiamo fatto noi!
“la polizia non ha accudito la gente del quartiere più vulnerabile e ha consigliato loro di stare al sicuro a casa – L’abbiamo fatto noi!
“la guardia nazionale non ha ripulito le nostre strade, portato cibo dove era necessario o trasferito la popolazione più vulnerabile negli hotel – lo abbiamo fatto noi!
“quindi non credete a chi dice che la sicurezza dei cittadini sia garantita dalla crescente militarizzazione di Minneapolis. Nè Waltz (il governato dello Stato), né Frey (il sindaco) né gli sbirri né la guardia nazionale lo stanno facendo. Il merito deve andare ai residenti del quartiere e ai membri della comunità locale che si prendono cura l’uno dell’altro. È imperfetto e teso, ma è meglio di quello che avevamo prima “.

Questa è la via da seguire. La generalizzazione dei comitati democratici di vicinato non solo garantirebbe l’autodifesa della popolazione nei quartieri operai, ma fornirebbe anche al movimento una struttura democratica e responsabile. I comitati che già esistono in forma embrionale in diverse zone di Minneapolis dovrebbero collegarsi attraverso una rete di delegati eletti e revocabili. La federazione locale dei sindacati di Minneapolis dovrebbe mobilitare i suoi membri e impegnare ogni grammo delle sue risorse per facilitare il collegamento di questi comitati attraverso l’area metropolitana di Twin Cities e oltre.

 

Né Trump, né Biden, ma il potere dei lavoratori!

La violenza organizzata e il potere dello stato devono essere affrontati per mezzo della forza del movimento operaio organizzato. Le dichiarazioni e le azioni dei lavoratori dei trasporti in diverse città, che hanno dichiarato di non fornire supporto materiale alla polizia nei loro sforzi per reprimere i manifestanti, forniscono solo una vaga idea di questa forza.

I manifestanti fuori dalla Casa Bianca hanno costretto il presidente a rifugiarsi in un bunker e le luci di quel simbolo del potere capitalista sono state spente per paura di attirare l’attenzione dei manifestanti. La classe lavoratrice mobilitata e organizzata può paralizzare l’intero paese e spegnere l’intero sistema.

Negli ultimi mesi, durante la pandemia sono scoppiati oltre 220 scioperi spontanei e azioni di lotta. Nella maggior parte dei casi, questi sono stati guidati da strati non organizzati della classe. Questo è la forza potenziale che deve essere utilizzata affinché questo movimento possa continuare. I giovani devono rivolgersi ai lavoratori, che già simpatizzano con il movimento, e il movimento operaio organizzato deve rompere la sua scellerata alleanza con i democratici che sono contro sia agli scioperi che alle proteste e gettarsi con tutto il cuore nella lotta. Immaginate cosa succederebbe se decine di milioni di lavoratori organizzati e non organizzati fermassero tutte le attività in uno sciopero generale, che partisse da Minneapolis e si diffondesse a livello nazionale!

Ma la dura realtà è la seguente: se il movimento non si organizza e incanala la sua energia nel cercare di determinare un cambiamento fondamentale, il fiume in tempesta alla fine rifluirà – anche se il corso del fiume è stato cambiato per sempre. Questa è la tragica lezione dlle lotte degli ultimi 100 anni, ripetuta più e più volte, quando le masse si sollevano spontaneamente senza una direzione costruita in anticipo e pronta ad andare fino alla fine nella lotta per rovesciare il capitalismo.

Ci è voluto il rogo del terzo commissariato di polizia a Minneapolis per formulare delle accuse ufficiali contro Chauvin. Ci sono voluti 10 giorni di azioni di massa dilagate in tutto il paese per costringere lo stato a denunciare le altre tre forze di polizia responsabili dell’omicidio di George Floyd. Queste concessioni simboliche devono essere riconosciute, ma sono tutt’altro che sufficienti. Non appena le masse allenteranno la presa, lo stato farà marcia indietro e preparerà la loro assoluzione, o nella migliore delle ipotesi, con condanne a pene minime.

Il movimento è già andato ben oltre l’omicidio di George Floyd: l’intero sistema è colpevole. Il movimento sta mettendo in discussione l’intero sistema capitalista razzista che ha ucciso un altro uomo di colore semplicemente a causa del colore della sua pelle. Il suo omicidio senza senso è finito per essere l’incidente storico che ha scatenato la necessità repressa. Come diceva sua figlia di sei anni, Gianna: “Papà ha cambiato il mondo”.

Dobbiamo agitare lo slogan della cacciata di Trump. Tuttavia, ciò significa necessariamente discutere chi lo sostituirà.

Il nostro obiettivo non è di sostituirlo con Mike Pence o Joe Biden. I sindaci e i governatori delle città e degli stati in cui i poveri vengono uccisi da poliziotti razzisti sono, in linea di massima, democratici. I sindaci e i governatori delle città e degli stati in cui la polizia e la Guardia nazionale hanno usato una brutale repressione contro i manifestanti sono, in linea di massima, democratici. Biden ha suggerito che se arrivasse al potere apportare modifiche alle attività di polizia, ad esempio addestrando la polizia “a sparare alle gambe anziché al cuore”. Cos’altro è necessario per dimostrare che non vi è alcuna differenza fondamentale tra le due parti dell’establishment capitalista? Che non esiste un “male minore”?

Ciò che è necessario è un partito socialista di massa, della classe operaia, collegato organicamente al movimento operaio organizzato e a tutta la classe lavoratrice. Un tale strumento è necessario per sfruttare l’energia e la rabbia dei giovani, che si deve focalizzare sull’abbattimento dell’intero sistema capitalista razzista in crisi. Abbiamo anche bisogno di quadri rivoluzionari di professione, impregnati della teoria marxista e temprati nelle lotte della nostra classe, per infondere al futuro partito di massa un’indipendenza di classe intransigente e una visione di largo respiro della storia.

Questo movimento eroico è una fonte d’ispirazione per il mondo intero. Dopotutto, se questi eventi possono accadere nel “ventre della bestia”, possono accadere ovunque!

Ciò a cui stiamo assistendo non è ancora la Terza rivoluzione americana. Ma queste sono senza dubbio le prime battute di un’epoca rivoluzionaria, che finirà “o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.” (da “Il manifesto del Partito Comunista”).

In breve, è in gioco il futuro stesso dell’umanità se vuole sopravvivere alle catastrofi combinate di cambiamento climatico, coronavirus e capitalismo. Il destino è segnato per questo sistema e i suoi difensori. L’unico modo per “appiattire la curva” della malattia capitalista è organizzarsi per sradicarlo del tutto nel prossimo periodo storico.

  • Per lottare contro i poliziotti assassini, bisogna lottare contro il capitalismo!
  • Per l’unità della classe operaia: un’offesa a uno è un’offesa a tutti!
  • Costruire ovunque comitati di autodifesa di quartiere eletti democraticamente e responsabili davanti all’assemblea che li ha eletti!
  • Il movimento operaio organizzato deve unirsi al movimento, facilitare il collegamento dei comitati di quartiere, convocare uno sciopero generale per fermare il paese!
  • Abbasso Trump, i repubblicani e i democratici! Per un partito socialista di massa della classe operaia e un governo operaio!

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