25 settembre 2018

Uno sceriffo di cartone a difesa del capitale

Dall’insediamento del governo, Salvini ha seguito una linea chiara: al M5S l’ingrato compito di rispondere delle promesse di miglioramento sociale ed economico, al capo della Lega il meno problematico ruolo del paladino della Patria e dell’ordine.

Questa nobile missione consiste perlopiù nel fare la voce grossa con i disperati e dare guinzaglio lungo alla repressione statale.

Il primo atto sono stati i blocchi ai porti, con il respingimento della Aquarius e il sequestro della Diciotti. Le novità del decreto immigrazione vanno tutte nella direzione di imbarbarire il trattamento degli immigrati e ridurre i (pochissimi) diritti a loro disposizione. Si parla di abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, estensione da 3 a 6 mesi della detenzione nei Cpr (ex Cie), e delega alle autorità per trattenere gli immigrati in qualunque struttura ritenuta “idonea” (leggi: nessuna garanzia). Nel frattempo, si trasformano diversi centri di accoglienza in Cpr. È il caso dell’ex Cie di Via Corelli a Milano, che dopo anni di disperazione, scontri, incendi, fughe, pestaggi polizieschi era stato trasformato in un centro di accoglienza e ora tornerà ad essere l’inferno di qualche anno fa.

Va detto che per quante misure barbare faccia Salvini, resta un apprendista rispetto all’ex ministro Minniti, che con l’esternalizzazione del lavoro sporco alle bande libiche ha ridotto dell’80% gli sbarchi dal 2017 al 2018 (16.935 nei primi 6 mesi del 2018, 68mila in meno dall’anno precedente). Con il plauso dei democratici che vedono solo i morti che interessano a loro.

Nel decreto sicurezza, lo slogan “prima gli italiani” diventa “prima i proprietari immobiliari”: Salvini lancia il “Piano operativo nazionale” per gli sgomberi, con censimenti delle occupazioni e piani di sfratti in ogni provincia, “ai fini di innalzare i livelli di sicurezza urbana”. Come sbattere una famiglia per strada aumenti la sicurezza resta un mistero (mentre scriviamo ci arriva la notizia dell’esplosione a Napoli), ma di sicuro i grandi speculatori immobiliari, con i loro bei palazzoni vuoti, si sentiranno più sicuri.

Fuori dalla guerra ai più deboli, si passa dal tragico al grottesco: l’importante misura contro il terrorismo internazionale del decreto sicurezza prevede, udite udite, la segnalazione alla polizia delle generalità di chi noleggia un furgone sul territorio nazionale. Già immaginiamo lo smarrimento dei terroristi che stavano in coda da Morini e AmicoBlu e vedono sfumare il proprio diabolico piano.

Un pensiero anche ai giovani, con il piano “Scuole sicure”: mentre di sicuro c’è solo che la scuola cade a pezzi e che l’abbandono scolastico è alle stelle, il Nostro ci riserva ben 3,5 milioni di euro in tre anni per installare videocamere e mandare qualche poliziotto contro lo spaccio. E anche la criminalità organizzata fugge terrorizzata. Meno divertente il clima poliziesco che si ritroveranno davanti i malcapitati ragazzi delle scuole “modello”, con le retate, i cani, e l’esposizione al pubblico ludibrio come tossico se ti trovano a fumare in cortile.

In questo mondo ideale di blocchi navali, lager per migranti, sgomberi, Daspo, perquisizioni, non poteva mancare il nuovo giocattolo per bullarsi con gli amici: il Taser, anche questo un regalo di Minniti. La dichiarazione del questore di Ferrara secondo il quale “con il taser Federico Aldrovandi sarebbe ancora vivo”, oltre a gridare vendetta al cielo, è una falsità. In Usa, dove il taser è ampiamente diffuso dagli inizi degli anni 2000, la Reuters ha documentato 1.042 casi di persone colpite a morte. Lungi dall’essere uno strumento per evitare interventi letali, è uno strumento usato per una repressione a mano libera (e a coscienza pulita) verso una situazione di crescente degrado sociale. La frase della moglie di una vittima del taser negli Usa “non possono usare il taser solo perché non hanno voglia di parlare con una persona!” dice tutto.

La repressione di Salvini è il contraltare del fallimento della promessa di riscatto sociale di Di Maio. Oggi è usata contro la popolazione più debole e ristretti settori di avanguardia, domani sarà indirizzata contro strati sempre più ampi che si inizieranno a mobilitare. Questa violenza di Stato, pure con il suo portato di sofferenze personali, sarà una scuola sull’essenza dello scontro di classe, e porterà a una reazione uguale ed opposta, prima fra i giovani, poi fra i lavoratori. E quando Salvini dovrà affrontare non più la lagnosa critica di quattro piddini benpensanti, ma il movimento di massa, si mostrerà per la tigre di carta che è.

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