2 dicembre 2016

Una sfida al movimento Notriv – Dall’ambientalismo all’abbattimento del capitalismo

Dopo il referendum fallito ripartono progetti di trivellazione Come previsto, il fallimento del referendum contro le trivellazioni, dello scorso aprile, ha consentito l’ incremento di nuovi permessi di ricerca, estrazione e stoccaggio (deposito e conservazione) di idrocarburi.

La reale strategia del governo italiano è palese: svendere il nostro territorio alle multinazionali del petrolio e dell’energia. In questa “corsa alle trivelle” uno dei territori maggiormente colpiti è la Lombardia. La regione è, a livello italiano, la seconda per permessi di ricerca di idrocarburi, la quarta per estrazioni, la prima per stoccaggio geologico del gas.

Nel 2013 i ministri Passera e Clini hanno definito la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), il cui obiettivo è la trasformazione della pianura padana in un Hub del Gas, ovvero un’ enorme sede logistica utile a esportare metano verso l’est Europa, la Francia e la Svizzera. I “magazzini” logistici saranno i giacimenti esauriti o quasi, già presenti nel territorio. È previsto un raddoppio delle attività di stoccaggio da 15 miliardi di metri cubi a circa 30 miliardi.

Assistiamo ad un vero depauperamento del territorio lombardo con una svendita totale di sottosuolo e suolo per nuovi impianti e sfruttamento di giacimenti, ad opera principalmente della Snam con il gruppo Stogit e di multinazionali estere come la Edison. Un recente ed eclatante caso riguarda il comune di Cornegliano Laudense, in provincia di Lodi, dove sono iniziati i lavori per un nuovo enorme stoccaggio geologico di gas da 2 miliardi di metri cubi. L’impianto sarà uno dei più grandi a livello italiano. Il 49 % dello stoccaggio di Cornegliano è stato recentemente comprato dalla Morgan Stanley, dimostrandoci l’interesse americano e delle multinazionali per gli investimenti sul settore energetico in Italia. Gli abitanti del posto testimoniano di non aver ricevuto comunicazioni rispetto alla riapertura del cantiere e la scorsa estate sono state viste fiammate di oltre 40 metri nei pressi del sito di trivellazione, aleggiavano puzze preoccupanti nell’aria ed inoltre i lavori hanno provocato sensibili vibrazioni del terreno, percepite nelle zone limitrofe che comprendono anche l’asilo, la parrocchia, il municipio e alcune ditte chimiche. Ad oggi i cittadini di Cornegliano si stanno attivando per cercare di fermare l’operazione grazie al comitato Nogas del paese che insieme agli altri comitati della Lombardia propone diverse date d’incontro come la prima conferenza regionale dei comitati e dei movimenti il 25 e 26 Novembre 2016 con l’obiettivo di chiarire i rischi e gli interessi di questi impianti e per dare forma ad una prima rete regionale di comitati.

Un altro esempio attuale riguarda le richieste per l’apertura di nuovi pozzi esplorativi nel cremonese, dietro all’operato Italiano sembra che vi si sia l’interesse della Orion Energy, società direttamente legata al miliardario americano Philip Anschutz, uno dei personaggi più ricchi del pianeta. Siamo di fronte ad un vero e proprio Texas Padano, dove ad interessare non è tanto la ricerca, ma lo stoccaggio. Le ultime novità ci inducono a sostenere che gli stoccaggi potranno essere non solamente di gas ma anche di CO2. Infatti, abbiamo a disposizione documenti e progetti su possibili impianti pilota di stoccaggi geologici di anidride carbonica.

Perché la CO2? Perché le aziende anziché investire in nuove tecnologie per ridurre le emissioni preferiscono risparmiare stoccando le quote di anidride carbonica emessa. la CO2 è quotata in borsa e gli investimenti su di essa sono molto redditizi, per questo motivo viene acquistata a tonnellate, poi immagazzinata in giacimenti esauriti. In Lombardia, nel febbraio 2014, la Regione ha concluso un accordo con enti di ricerca RSE (Ricerca Sistema Energetico)per un enorme impianto pilota di stoccaggio di CO2 nell’acquifero profondo di 5 province lombarde: Milano, Cremona, Bergamo, Lodi e Brescia. L’impianto, pericoloso e invasivo, prevede l’immissione in sottosuolo di 380 milioni di tonnellate di CO2 (pari a trenta anni di emissioni delle principali aziende inquinatrici Lombarde). In questo progetto verranno utilizzati sistemi combinati che sfruttano la CO2 e CO2 EOR (Enhanced oil recovery – anidride aggiunta per il recupero di petrolio residuale) per estrarre tutto il gas e i condensati rimasti nei giacimenti; inoltre nel bacino geologico della Malossa (Treviglio e Caravaggio in provincia di Bergamo)e nell’ovest milanese potrebbero utilizzare tecnologie simili a Fracking come il coal bed methan (metano da carbone).

Le multinazionali non si curano dei danni ma del profitto e investono in progetti pericolosi dal punti di vista dell’inquinamento e dei rischi di sismicità indotta provocata da attività di trivellazione in zone, come la Lombardia, naturalmente ad alto rischio sismico.

La corsa alle trivelle, è agli inizi e sarà solo avvantaggiata dalla vittoria del referendum costituzionale per la modifica del titolo V della costituzione. Se venisse modificato, tramite la vittoria del SI, diverse materie concorrenti, saranno gestite solo a livello statale, senza il passaggio intermediario e più diretto con i cittadini di comuni, province e regioni. Noi portiamo avanti la propaganda per il NO, tuttavia consapevoli che la vittoria avrebbe il solo effetto di tamponare e rallentare la devastazione del territorio a vantaggio dei profitti di un pugno di ricche società.

L’unica lotta che potrà dare risultati concreti sarà il rilancio delle mobilitazioni anti-trivelle, uscendo da logiche settarie, con l’obiettivo di organizzare e unificare i vari movimenti che nascono a difesa dell’ambiente con le lotte dei lavoratori e dei giovani. Il “Gioco Energetico” di questo paese è un puzzle in cui ogni pozzo, ogni azienda ha una sola finalità: l’interesse di pochi. Occorre dotarsi di una piattaforma comune tra tutti i comitati Antitrivelle, No Gas ecc. nell’ottica di una battaglia comune e generale, oltre i confini dell’ambientalismo. Questa difficile battaglia non può prescindere dalla riflessione politico-economica: nel sistema capitalista, in cui ci troviamo, qualsiasi attività economica, come quella energetica, è al servizio del guadagno e della speculazione, non certo della salute o della salvaguardia dell’ambiente. Paesi come l’Italia saranno sempre soggetti a spinte imperialiste. Solo la rottura anticapitalista con questo sistema economico basato sul profitto, e una seria programmazione energetica fondata sul rispetto dell’ambiente, sull’efficienza e il reale bisogno di energia, potranno risolvere i problemi di aggressione e devastazione dei territori. Solo unificando e organizzando l’attività dei vari comitati ambientali e del movimento operaio potremo rivendicare una sistema produttivo che rispetti le nostre necessità e l’ambiente: così otterremo la forza per poter fermare le trivellazioni e forse anche la spinta per risvegliare le coscienze assopite, che capiranno la brutalità del sistema capitalista e lotteranno per abbatterlo.

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