13 Gennaio 2022 Franco Bavila

Una disfatta totale – Il governo Draghi alla prova della variante Omicron

Sembra passata un’eternità, ma fino a poco tempo fa si parlava di “modello Italia” nella gestione della pandemia. Ne parlavano gli altri governi europei che volevano introdurre il Green Pass e ne parlava soprattutto la stampa nostrana, che idolatrava in maniera unanime e sperticata il governo Draghi. Secondo la grancassa della propaganda filo-governativa, l’Italia guidata da “Super Mario” Draghi poteva guardare – almeno per una volta… – dall’alto in basso gli altri paesi europei, come Gran Bretagna e Germania, dove c’era una recrudescenza dei casi.

Il naufragio del “modello Italia”

Tutta questa retorica tronfia è stata rapidamente spazzata via dall’arrivo dell’inverno e della variante Omicron. Queste varianti non sono mandate dal destino cinico e baro, ma sono la naturale evoluzione di un virus che muta facilmente a cui è concesso di circolare liberamente fra miliardi di individui, dal momento che la maggioranza della popolazione mondiale – quella che non se li può permettere – è lasciata senza vaccino né misure di prevenzione o cura. Così, nel giro di pochi giorni, la situazione sanitaria in Italia è andata completamente fuori controllo. I contagiati hanno superato i 2 milioni e questa è la cifra dei soli casi certificati: i casi reali sono probabilmente molti di più. Davanti alle farmacie e agli hub bisogna aspettare ore e ore in fila per poter fare un tampone. Qualsiasi forma di tracciamento è completamente andata a farsi benedire. Ogni giorno – e in realtà più volte al giorno – vengono date dal governo indicazioni sempre più cervellotiche e contraddittorie, che contribuiscono soprattutto ad accrescere il motivato scetticismo delle persone. Ovunque, dalle scuole alle partite di calcio, il caos e l’incertezza regnano sovrani. Eccolo qua, in tutto il suo splendore, il “modello Italia” tanto strombazzato…

Ma se, quando i contagi erano bassi, i meriti erano tutti del governo, ora che i casi sono schizzati alle stelle, il governo non ha comunque colpe. Lo ha spiegato Draghi nella sua conferenza stampa del 10 gennaio: “Gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati.” Ora, per quanto non sia condivisibile nemmeno una riga delle posizioni No Vax, presentare la minoranza sempre più ridotta di non vaccinati come il capro espiatorio di tutti i mali fa semplicemente a cazzotti con la realtà. Indubbiamente i vaccini hanno contribuito a contenere i casi gravi e i decessi, ma ciò non toglie che un numero enorme di vaccinati sono stati contagiati e anche chi ha fatto la terza dose non è immune.

È evidente che la variante Omicron è in grado di bucare la protezione degli attuali vaccini: l’Oms prevede che in Europa il 50% della popolazione verrà infettato da Omicron, una persona su due, e ha dichiarato che limitarsi a moltiplicare le dosi non è sufficiente, ma servono nuovi vaccini. Pfizer ha già annunciato che a marzo sarà pronto il nuovo vaccino anti-Omicron. In questo scenario, continuare a gettare le croce sulla minoranza No Vax, introducendo il “Super” Green Pass o l’obbligo vaccinale per gli over 50, serve a ben poco, se non a coprire le responsabilità del governo.

Le responsabilità del governo

La verità è che questa nuova – ed ennesima – ondata di Covid ha dimostrato platealmente il fallimento della politica adottata fin qui dal “governo dei migliori”. Per lunghi mesi, Draghi e i suoi ministri si sono dedicati esclusivamente alla crociata sul Green Pass. Una campagna che non ha avuto effetti sul piano sanitario nel contenere Omicron – e la dimostrazione è che la validità del Green Pass è stata ridotta da 12 a 6 mesi mentre l’efficacia della copertura si stima in soli 4 mesi! – ma è stata estremamente proficua sul piano politico, creando una violenta contrapposizione nella società tra Sì Vax e No Vax, che è servita a distrarre l’attenzione da tutto quello che il governo non ha fatto.

Nonostante i tanto sbandierati fondi del Recovery Plan, le voci di spesa per la sanità, il trasporto pubblico e l’istruzione sono rimaste le ultime della lista. Ci si è lamentati del fatto che i No Vax intasavano le terapie intensive, ma non si sono fatti gli investimenti pubblici necessari per potenziare le strutture sanitarie, per aumentare il numero di medici e infermieri e migliorare le loro condizioni di lavoro. Si è imposto il Green Pass “rinforzato” sui mezzi pubblici, ma non si è fatto nulla per aumentare le corse ed evitare il sovraffollamento; anzi il numero di mezzi in circolazione sta diminuendo a causa della carenza di personale.

Si è introdotto l’obbligo vaccinale per gli insegnanti, ma non sono stati stanziati i finanziamenti per consentire davvero di “riaprire le scuole in sicurezza”, per esempio rafforzando il personale scolastico e allestendo nuove strutture, in modo da aumentare il numero di classi e permettere un adeguato distanziamento. Non sono stati messi a disposizione nemmeno i fondi per il rinnovo del contratto degli insegnanti e c’è ancora il problema delle “classi-pollaio”. Il ministro Bianchi può farsi vanto finché vuole del fatto che le scuole rimarranno aperte e non si tornerà alla DAD, ma serve a poco se le classi chiudono una alla volta mentre studenti, insegnanti e personale ATA si ammalano e vanno in quarantena.

Invece di venire indirizzati dove ce n’era bisogno per fronteggiare nella maniera più efficace la pandemia– nelle scuole, negli ospedali, nei mezzi pubblici – i fondi del Recovery Plan hanno preso le strade note degli sgravi fiscali ai settori più ricchi della popolazione, degli incentivi alle grandi aziende, delle politiche favorevoli ai grandi gruppi capitalisti. Allo stesso tempo vengono eliminate anche le tutele minime nei confronti dei lavoratori.

A partire dal 1 gennaio 2022, con una tempestività sbalorditiva, l’INPS ha stabilito che la quarantena per il contatto con un positivo non sarà più considerata malattia, nemmeno per le categorie fragili. Chi finisce in quarantena non ha dunque diritto ad alcuna tutela: resta a casa senza retribuzione e senza contributi. Cosa accadrà a chi non ha lo smart working? Si troverà a dover scegliere tra accettare il taglio in busta paga o rassegnarsi a consumare le proprie ferie? Oltretutto questa misura indurrà a fare il possibile per evitare di entrare in quarantena, e quindi è pure contraria a ogni criterio sanitario. La CGIL, invece di rivendicare l’estensione dell’obbligo vaccinale, dovrebbe organizzare una mobilitazione immediata su una questione tanto importante.

I tamponi

Anche la vicenda dei tamponi è un esempio lampante del fiasco dell’esecutivo di fronte alle esigenze reali poste dalla pandemia. Il governo si è sempre fermamente opposto ai tamponi gratuiti, sostenendo che sarebbero stati un regalo ai No Vax. In questo solco si era inserito anche il presidente della Campania De Luca, che si era detto favorevole a “raddoppiare il prezzo dei tamponi” per inasprire la stretta contro i non vaccinati. Ebbene oggi anche i vaccinati hanno un drammatico bisogno di tamponi e devono sostenere costi salati.

Il governo ha fissato per i tamponi un prezzo calmierato così assurdamente alto (15 euro) che, forse per la prima volta nella storia, si trova sul mercato privato un prodotto ad un prezzo inferiore al calmiere stabilito per legge. Anche chi, secondo le arzigogolate disposizioni governative, ha diritto ai tamponi gratuiti, deve affrontare lunghi tempi d’attesa sia per prenotare che per avere i risultati. Come in tutti i passaggi chiave della pandemia, dobbiamo fare i conti con un problema di carenze: all’inizio della pandemia non si trovavano le mascherine; all’inizio della campagna vaccinale, non c’erano abbastanza dosi di vaccino; ora, dopo quasi due anni di pandemia, non abbiamo abbastanza tamponi.

Anche in questo caso le mancanze nella politica del governo vengono gettate sulle spalle della gente comune, che in qualche modo sarebbe in preda ad una “isteria collettiva da tamponi” e andrebbe a farne troppi. Il membro del Cts lombardo, Fabrizio Pregliasco, ha dichiarato il 28 dicembre: “…dopo il tampone di Natale, fatto solo per sentirsi liberi di andare a festeggiare, adesso aspettiamo il giro del tampone di Capodanno. E’ chiaro però che l’esecuzione di così tanti test rischia di far collassare il sistema…” Vengono così sbeffeggiate quelle persone che hanno dimostrato di essere più previdenti delle istituzioni, totalmente impreparate, attivandosi per conto proprio (e quasi sempre a proprie spese) per evitare di contagiare i loro cari durante le festività.

Pregliasco è peraltro in buona compagnia. Il direttore generale della Sanità del Veneto, Luciano Flor, ha annunciato severi controlli contro i medici che prescrivono troppi tamponi. Persino un figuro con i trascorsi di Bertolaso si è sentito in diritto di tuonare contro gli “hub ingolfati da chi non ha urgenze”. Come se alle persone piacesse per hobby stare per ore in fila a fare tamponi. Sarebbe da non crederci, ma tocca assistere anche a questo: le “autorità” che, nel pieno di un’ondata di contagi, esortano le persone a fare meno tamponi!

Si getta la spugna

La situazione è talmente fuori controllo, che ci viene offerta la magra consolazione secondo cui la variante Omicron è più “blanda”. Qualcuno si spinge fino a descriverla usando uno dei tipici luoghi comuni dei “negazionisti”: poco più di una banale influenza. Viene avallata anche l’idea che man mano arriveranno varianti sempre meno gravi e il problema si risolverà da sé. In definitiva dopo aver avocato a sé pieni poteri in nome del monopolio della ragione, ora l’unica speranza è chiedere clemenza agli dei. La storia delle varianti Alfa e Delta dice peraltro che a una maggiore trasmissibilità non si abbina necessariamente una minore letalità.

Il fatto che Omicron sia una variante più leggera è ancora da dimostrare in via definitiva, ma anche se così fosse la minor gravità è controbilanciata dalla rapidità di diffusione e da un numero assoluto di casi più elevato rispetto alle precedenti varianti. I casi sono così tanti che i ricoveri e i decessi, per quanto inferiori in percentuale rispetto al passato, stanno comunque salendo e in maniera preoccupante.

Ciò nonostante, il tentativo di minimizzare è sempre più sfacciato. L’infettivologo Matteo Bassetti ha dichiarato che i criteri per calcolare i ricoveri e i decessi da Covid sono “falsati”, il che è in parte vero, ma è significativo che ponga il problema solo oggi, dopo due anni di pandemia in cui si sono sempre utilizzati questi stessi criteri. Quando i dati servivano a promuovere il Green Pass andavano bene, ora che invece “ci fanno fare brutta figura con il resto del mondo”, sono sballati. Dopo che è stato raggiunto il picco di 220.000 contagi in un giorno, Bassetti ha anche proposto di abolire il report giornaliero sul covid, che “mette ansia alle persone”, e non stupisce che il sottosegretario alla Salute Andrea Costa l’abbia appoggiato: se i dati vanno contro il governo, bisogna cambiare i dati…

Alcuni esperti cominciano a sostenere che è meglio iniziare a fare il tifo per Omicron. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, intervistato sul Corriere della Sera, ha dichiarato: “Se invece Omicron riuscisse a sopraffare Delta, dal momento che la malattia che provoca è meno severa, allora forse riusciremo a vedere la discesa della curva nel giro di qualche settimana. L’espansione rapidissima di Omicron che sovrasti Delta non sarebbe in sé una cattiva notizia.

Questo discorso non è certo privo di una sua logica, ma dimostra anche che siamo alla frutta, che si è rinunciato a qualsiasi idea di controllo o gestione della pandemia, che ci si è rassegnati a farle fare il suo corso. Ai governi di tutto il mondo piace molto fare ricorso all’analogia militare della “guerra al covid”. A quanto pare i “generali” che ci guidavano, questa guerra l’hanno già perduta e si preparano ad allearsi con il nemico. Tenendo conto della nostra storia patria, forse è questo il vero “modello italiano” di condurre la guerra al covid di cui tanto s’è parlato.

Anche questa ondata, come le precedenti, prima o poi passerà. Con il suo carico di vittime evitabili, di disagi per i lavoratori e le loro famiglie, di crescenti disuguaglianze economiche, ma alla fine passerà. Il punto è che, tra qualche mese, o il prossimo inverno, il problema si ripresenterà con una nuova variante. E se lasceremo la gestione della pandemia nelle mani della classe dominante, di cui il governo Draghi è l’espressione più perfetta, ci ritroveremo ad affrontare lo stesso incubo: personale sanitario sottoposto a sforzi sovrumani, scuole nel caos, discriminazioni all’interno della società, i profitti di pochi davanti alla salute delle persone e via dicendo.

L’ostacolo che è necessario spezzare non è scientifico ma economico e politico. Solo togliendo il controllo della società alla classe dominante sarà possibile sviluppare un piano razionale. Misure come l’abolizione dei brevetti sui vaccini, la nazionalizzazione dell’industria farmaceutica, il potenziamento del sistema sanitario, investimenti in scuola e trasporti, la tutela sia del lavoro sia della salute, una gestione portata avanti da comitati di lavoratori dei diversi settori che conoscono problemi e soluzioni nel proprio posto di lavoro, sono intuitivi e condivisi dalla maggioranza delle persone. Non sono applicati solo perché contrari agli interessi della classe dominante. Per questa ragione chi vuole liberarsi dell’incubo ricorrente del Covid deve combattere contro il sistema capitalista.

Solo con una mobilitazione di massa contro questo governo e contro gli interessi economici che tutela, potremo creare le basi per rimettere al centro le necessità della collettività, gestire in maniera razionale i problemi posti dalla pandemia ed evitare che la catastrofe continui a ripetersi.

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