Un terremoto politico di cui non si traggono le conseguenze – Intervento di Mario Iavazzi al direttivo nazionale Cgil

Parto da quella che, per me, è stata una delle pagine più negative della storia della Cgil. Nella relazione, la Camusso ha rilanciato la campagna di raccolta firme “Maipiùfascismi” glissando però, lei come tutto il dibattito in questo direttivo, che quando c’era da sostenere una mobilitazione antifascista ha guardato da un’altra parte. Creando non poca confusione, peraltro, rispetto ad un’ipotesi di annullamento di una manifestazione che la Cgil, assieme ad Arci e Anpi che hanno di fatto boicottato, nemmeno avevano convocato.

La Cgil era dall’altra parte quando migliaia di giovani si sono ritrovati a Macerata per manifestare rabbia e voglia di lottare contro il razzismo e il gesto infame e un tentato omicidio di un leghista fascista. Tante belle parole in solidarietà con i migranti e poi è sufficiente che un sindaco del Pd chieda di non manifestare e la Segreteria si è rapidamente adeguata. Risulta ipocrita chiedere di firmare l’appello, tra l’altro sostenuto non a caso pure dal Pd, e poi fare delle scelte simili. Pd, istituzioni e mass media hanno fatto di tutto per creare tensioni su quella giornata e la Cgil avrebbe avuto grosse responsabilità se in quella manifestazione si fossero inseriti dei provocatori, cosa che la grande partecipazione ha comunque impedito.

Una riflessione su ciò che emerge dalle elezioni. Questo risultato elettorale è stato un terremoto politico. Non perché non ce lo si aspettasse. A me sembra inconcepibile questa grande sorpresa presente in alcuni interventi e nella stessa relazione. Bastava ascoltare i lavoratori per percepire l’odio profondo nei confronti del Pd. Era da tempo che aspettavano l’occasione per mandarli a casa. E questo risultato ha effetti profondi nei confronti anche nei confronti della nostra organizzazione. Non si riflette abbastanza sul fatto che per l’ennesima volta un noto dirigente della Cgil sia passato nelle fila del Pd e si sia candidato. Sia chiaro, ognuno può fare ciò che vuole, ma i lavoratori fanno 2+2.

E’ un terremoto politico perché i due grandi sconfitti sono stati il Pd e Forza Italia, i partiti che hanno governato questo paese negli ultimi 20 anni e che sono visti dai lavoratori come i partiti dell’austerità e delle lacrime e sangue. E la sinistra. La sinistra è identificata col potere. E come non dovrebbe essere così? Pensate che basti scindersi dal Pd fuori tempo massimo con la prospettiva di allearcisi subito dopo, con quel tipo di programma e la presenza di altissime figure istituzionali per essere visti come alternativi?

Ho sentito affermazioni assurde e clamorose. E’ stato definito il “rifiuto dell’esistente” come un sentimento di destra. Questa è l’idea di fondo che ha distrutto la sinistra, altre formazioni politiche che hanno compreso il bisogno di rottura hanno saputo rispondere a questa domanda.

Eppure, a fronte di un terremoto politico il gruppo dirigente ragiona ancora come se non ci fossero le macerie, come se stesse ancora sotto una bella casa con un tetto e il giardino. Siamo alla riproposizione di vecchie ricette.

Si fa appello all’unità sindacale con Cisl e Uil. Cosa ci sarebbe di nuovo in questa proposta? La soluzione sarebbe quella di approfondire l’alleanza con chi era complice degli sconfitti?

A proposito del prossimo governo cosa si intende per “evitare saldature a destra”? Si auspica un governo M5S-Pd? L’impostazione è sempre quella dell’attesa di un governo amico a quanto pare.

La Camusso indica l’obiettivo di ricostruire una “sinistra moderna”. Le chiedo cosa intende. Sono 30 anni almeno che si sente parlare di modernità, non c’è cosa più antica. Tony Blair in Gb lanciò la parola d’ordine di una sinistra moderna, sì sa com’è finita.

La Cgil ha solo un compito che possa contribuire a ricostruire una sinistra, una sinistra di classe. Non c’è sinistra senza conflitto di classe. In Europa sono nati, o comunque si sono sviluppate, forze di sinistra di massa solo dopo lo sviluppo di grandi movimenti, di lotte generali e unificanti. Lo abbiamo visto in Spagna, in Francia, in Grecia anni fa, prima del tradimento della stessa sinistra.

In questo compito c’è la preparazione di un’opposizione alle politiche del prossimo governo che subentrerà, qualsiasi governo avremo. Le forze che hanno vinto queste elezioni, alla prova dei fatti, sveleranno tutto il loro carattere reazionario. Non ci sarà nessuna abrogazione della Fornero, alcun reddito che risolverà il problema delle condizioni di vita di disoccupati, giovani e lavoratori, ci sarà un ulteriore attacco agli spazi democratici. Nel prossimo periodo vedremo una disillusione generalizzata a cui la Cgil può dare risposta solo attraverso il conflitto. Con l’attuale strategia, il gruppo dirigente della Cgil, continuerà ad essere complice di tale disfatta.

10 marzo 2018

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Un vero e proprio fallimento se si pensa che tutta la strategia della Cgil si basava su due assi centrali: l’apertura di credito al governo Gentiloni, che dopo Renzi aveva ricominciato a “dialogare” con le organizzazioni sindacali, e l’unità sindacale con Cisl e Uil.