18 dicembre 2015

Un nuovo sciopero generale scuote la Corea del Sud

Lo sciopero generale di mercoledì 16 dicembre in Corea del Sud ha rappresentato un altra tappa nello scontro in corso tra il presidente di destra Park Geun-hye e il movimento operaio organizzato.

Quello di mercoledì è stato il terzo sciopero generale parziale di quest’anno. Il primo il 24 aprile aveva coivolto 240.000 lavoratori mentre il secondo era stato più piccolo: il 15 luglio hanno scioperato infatti circa 45.000 lavoratori..

Lo sciopero generale di ieri non ha visto un forte livello di partecipazione, al livello degli scioperi precedenti quest’anno. Circa 74.000 lavoratori di 26 sindacati in 16 province hanno risposto all’appello del KCTU hanno scioperato per due o quattro ore. 17.000 lavoratori sindacalizzati hanno partecipato ai cortei, tra cui i lavoratori di grandi aziende come Hyundai Motor e Kia Motors.

Il governo ha cercato di indebolire lo sciopero spaventando la gente : “L’astensione dal lavoro del 16 dicembre  è chiaramente orientata politicamente ed è illegale”, ha detto lunedì il ministro del Lavoro Lee Ki-kwon. D’altra parte la KCTU (confederazione coreana dei sindacati) ha affermato in un comunicato che era pronta ad ulteriori azioni e un’offensiva a tutto campo per l’inizio del nuovo anno.

Il contesto in cui si inserisce lo sciopero

Lo sciopero generale è stato convocato dalla seconda (e la più radicale)  delle due confederazioni sindacali in Corea del Sud, la  KCTU. Era prima di tutto una risposta alle leggi sul lavoro regressive che il presidente Park, figlia di un ex dittatore, sta cercando di introdurre. Tali leggi comprendono il peggioramento delle condizioni lavorative per i lavoratori più anziani e rendono più facili i licenziamenti per i padroni.

La risposta da parte dei sindacati agli attacchi padronali non è una cosa nuova. Come abbiamo spiegato, la lotta tra il movimento operaio organizzato e il governo sta andando avanti da un po’ di tempo.

La lotta si è fatta più intensa e dura a seguito della grande manifestazione del 14 novembre, dove 130.000 persone sono scese in piazza nel più grande corteo in Corea del Sud degli ultimi sette anni.

Da allora il governo di Park ha ferocemente represso le attività dei sindacati. La sede nazionale della KCTU è stata perquisita e diversi funzionari sindacali sono stati arrestati dalla polizia. Il culmine della repressione si è verifivato il 10 dicembre scorso, quando il Presidente della KCTU si è consegnato alla polizia dopo essersi nascosto in un tempio buddista.

Queste azioni rappresentano ulteriori passi nel percorso del Presidente Park verso la riduzione dei diritti democratici e l’imposizione di un regime autoritario, e ricorda i metodi utilizzati dal padre. Tra le altre cose, sta cercando di cambiare la legislazione al fine di potere essere rieletta. Ha inoltre vietato i partiti di opposizione e sta cercando di riscrivere i libri di storia in favore di suo padre.

Futuro incerto

Sotto il capitalismo, il futuro per le masse in Corea del Sud appare desolante. Da quando la crisi mondiale del capitalismo è scoppiata nel 2008 l’economia della Corea del Sud è cresciuta lentamente, e ora, con un calo della crescita dell’economia cinese, le esportazioni della Corea del Sud sono state duramente colpite.

Anche se il ltasso di  disoccupazione generale non è molto alto, tra i giovani la disoccupazione è circa all’8% ed è destinata ad aumentare ulteriormente con il declino dell’economia sudcoreana.

Lo sciopero generale di ieri, però, non farà cambiare idea al Presidente Park. Continuerà con gli attacchi contro i sindacati e aumenterà le misure repressive. È necessario che la KCTU allarghi la lotta contro il governo, sia coinvolgendo altri sindacati e altri settori di lavoratori, sia politicizzando la lotta contro il governo reazionario attraverso il coinvolgimento del partito laburista affiliato alla KCTU. Il passo logico successivo dovrebbe essere quello di convocare un vero e proprio sciopero generale di tutte le categorie di 24 ore, che servirebbe ad accrescere la consapevolezza della classe operaia ripetto a chi sono i veri padroni della società.

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