28 luglio 2015

Ucraina – Il capitalismo è reazione, austerità e fallimento!

Il relativo stallo militare della guerra civile ha prodotto un’accelerazione sul terreno politico ed economico.
In Ucraina la classe dominante impone la reazione più nera in ogni aspetto della vita sociale. Di recente, il comandante Onyshchenko del battaglione volontario Tornado, impegnato nella cosiddetta operazione anti-terrorismo in Donbass, è stato arrestato assieme a sette suoi commilitoni con l’accusa di stupri e torture; a sua volta, Onyshchenko ha accusato il capo della polizia che lo ha arrestato di essere il capo del contrabbando di ferro proveniente da Alchevsk, zona contrallata dai ribelli del Donbass.
Anche sul terreno ideologico, la cricca al potere a Kiev non perde tempo. Il parlamento ha approvato una legge che considera reato penale la propaganda delle idee comuniste e l’esposizione di simboli “rossi”. Questa operazione è innanzitutto una copertura del gigantesco furto che furono le privatizzazioni della proprietà statale portate avanti dai governi ucraini negli anni ’90, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, delle quali beneficiò anche l’attuale presidente Poroshenko. Ora è in discussione l’elimininazione di ogni traccia di difesa degli operai dal Codice del lavoro risalente, in parte, al 1971.
Le squadracce neofasciste e nazionaliste sono in piena attività, soprattutto nelle città dove è più forte l’opposizione al governo; ad Odessa, ad esempio, picchiatori dell’Autodifesa di Maidan e di Settore destro hanno assaltato e devastato la sede del Partito comunista. L’ubriacatura nazionalista ha invaso anche il campo della cultura: i “creativi” ucraini stanno avvelenando l’aria con mostre ed esibizioni nelle quali la popolazione del Donbass è presentata come sub-umana, come nei cartoni animati di Irene Karpa sui vatnik (umile giaccone invernale usato anche dai soldati sovietici nella Seconda guerra mondiale), termine dispregiativo col quale sono apostrofati gli abitanti di quella regione; nella mostra “Dea della guerra” a Kharkov, i pannelli intitolati “Cani della Rpd” (Repubblica popolare di Donetsk) mostrano i corpi di miliziani morti…
La reazione politica, ideologica e culturale serve a scongiurare un’esplosione sociale. Il prodotto interno lordo, infatti, è crollato del 17,5% nel primo trimestre del 2015. L’ultra-liberista Ministro delle finanze Jaresko, naturalizzata ucraina il giorno del suo insediamento, è impegnata a tagliare la spesa pubblica, a partire dai sussidi per il riscaldamento, ma è ugualmente costretta a negoziare una ristrutturazione del debito, del quale propone una cancellazione di 20 miliardi di dollari su 23! Tuttavia, il primo creditore, il fondo Templeton, ha concesso al massimo un taglio di 500 milioni di interessi sul debito. Chi ne paga le conseguenze sono i lavoratori. Lo Stato deve pagare arretrati per quasi 30 milioni di euro. Molte migliaia di minatori hanno quattro mesi di salario non pagato e, tra aprile e giugno, hanno picchettato il parlamento di Kiev e bloccato autostrade nella regione di Lvov: in tutta risposta, il governo ha messo sotto indagine giudiziaria le organizzazioni sindacali locali protagoniste delle mobilitazioni e persino convocato per un’audizione nella sede dei servizi segreti il presidente della Confederazione dei sindacati liberi, il nazionalista e filo-Maidan Mikhailo Volynets, peraltro ex deputato del partito di destra Patria. Chi sciopera è contro la patria e amico dei “terroristi” del Donbass e di Putin, ringhia la voce degli scagnozzi del padrone.
Nessun apparato burocratico e poliziesco ha però mai potuto bloccare indefinitamente il corso della storia, a maggior ragione quando il vicolo cieco di un regime è completo, come oggi in Ucraina.

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