14 Marzo 2022 Redazione di Der Funke (sezione tedesca della Tmi)

Ucraina e Germania: contro il militarismo, il riarmo e l’aggressione imperialista!

La classe capitalista tedesca e il suo governo stanno cogliendo l’occasione della guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina per favorire il loro programma militarista e imperialista. I marxisti tedeschi di Der Funke smascherano la nauseante ipocrisia e la sete di guerra della classe dominante del loro Paese e fanno appello a combattere la piaga della guerra con la solidarietà internazionale. La classe dominante tedesca, potenza dominante dell’Ue e braccio destro a disposizione dell’imperialismo Usa per mezzo della Nato, ha giocato un ruolo centrale nella preparazione e nell’escalation di questo conflitto di lunga data in Ucraina.

Da marxisti, noi condanniamo la guerra lanciata dal governo russo e dal suo esercito contro l’Ucraina. È una guerra reazionaria e imperialista alla radice. Pertanto ci rifiutiamo di prendere parte agli scaricabarile demagogici degli imperialisti dell’Est e dell’Ovest, che si puntano il dito l’uno contro l’altro. Dietro queste recriminazioni c’è solo la propaganda da quattro soldi, che ha lo scopo di insabbiare i veri interessi delle parti imperialiste in conflitto, nonché di fomentare l’isteria nazionalista. Dobbiamo capire perché è scoppiata questa guerra e quali interessi si celano dietro le quinte. Dobbiamo farlo dal punto di vista degli interessi della classe operaia mondiale. Il nostro primo dovere qui in Germania è smascherare e combattere il miasma di menzogne e ipocrisia dell’imperialismo tedesco. Quest’ultimo ha alle spalle una lunga scia di sangue, devastazione e impoverimento sociale nel nome della “democrazia” e dei “diritti umani”. Il nemico principale è a casa nostra!

Un resoconto generale degli interessi in gioco nel conflitto ucraino e dei suoi sviluppi si trovano qui: La guerra in Ucraina: una posizione internazionalista di classe.

In questo articolo esamineremo il ruolo della classe dominante tedesca.

 

Massimizzazione dei profitti a Est

Con il crollo dello stalinismo nell’Unione Sovietica e nel blocco orientale, la classe dominante della Germania dell’Ovest si pose l’obiettivo di una rapida espansione della propria influenza economica e politica sull’Europa centrale e orientale. Tutto cominciò con l’annessione della Ddr, accompagnata da una massiccia ondata di privatizzazioni e dallo smantellamento delle imprese statali che costituivano l’ossatura dell’economia pianificata. Il capitale tedesco dell’Ovest fece saccheggio di qualsiasi cosa potesse essere fonte di profitto, radendo al suolo quanto potesse fare concorrenza alle sue aziende. Tutt’ora le conseguenze di questa politica si vedono nelle profonde disparità e diseguaglianze sociali fra l’Est e l’Ovest della Germania. L’esodo di massa di cittadini disoccupati dell’ex Ddr verso la Germania dell’Ovest fornì alla classe dominante manodopera altamente qualificata a basso costo. Inoltre, ciò favorì uno sfruttamento ancor più intensivo della classe operaia tedesca dell’Est. L’unico obiettivo dell’annessione dell’ex Ddr era, né più né meno, l’aumento dei profitti del capitale tedesco.

Il capitale tedesco sta perseguendo una politica simile verso i Paesi dell’ex blocco orientale. Lo slogan della classe dominante tedesco oggi non è più quello dello “spazio vitale a Est”, bensì la “massimizzazione dei profitti a Est”. Il crollo delle economie pianificate staliniste e la loro successiva privatizzazione, con il saccheggio da parte dei burocrati stalinisti e degli imperialisti occidentali, hanno enormemente peggiorato le condizioni di vita delle masse dell’Europa orientale. In certi casi ciò ha prodotto anche condizioni davvero barbariche.

L’espansione dell’Ue in Europa orientale ha messo a disposizione dei capitalisti occidentali una massa ancor più vasta di lavoro ben formato e qualificato a bassi salari. Inoltre ha creato la possibilità di delocalizzare le imprese e trasformare l’Europa dell’Est in una gigantesca officina per la produzione di componenti importanti per l’industria tedesca. Per citare un articolo dell’Istituto di Ricerca economica socio-ecologica, “Se a metà degli anni ’90 lo stipendio medio orario lordo negli Stati della Germania Ovest era di 44 marchi e di 26,50 in Germania Est, in Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca si aggirava fra 3 e 4 marchi, e 1,40 marchi in Romania”. Le conseguenze furono particolarmente drammatiche per le lavoratrici, espulse in massa dal lavoro nei primi 10 anni di restaurazione capitalista.

Nel frattempo, per le aziende tedesche si apriva un vastissimo mercato per l’esportazione di prodotti tecnologici, industriali e d’altro tipo. La classe dominante tedesca ha investito quasi 20 miliardi di euro nelle sole Slovenia, Bulgaria, Romania e Croazia, membri dell’Ue, dove sfrutta oltre 400 000 lavoratori. Le esportazioni verso queste destinazioni valgono 30 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2011. La Polonia si colloca quinta nelle esportazioni tedesche, mentre Repubblica ceca, Ungheria e Romania sono tra le prime 20.

Il fatto che la classe capitalista tedesca non presti la minima importanza alla “democrazia” e alla “libertà” delle popolazioni degli ex Stati socialisti è dimostrato dal discorso tenuto da Putin ai rappresentanti commerciali tedeschi (Dresdner Bank, Alcatel, BASF, ecc.) nel 1993, quando era ancora sindaco di San Pietroburgo. All’epoca, Putin si dichiarò a favore di una dittatura in Russia sulla falsariga del Cile di Pinochet, per poter mettere sotto controllo il difficile processo di privatizzazione e smantellamento dell’economia pianificata di Stato. In risposta ricevette un “applauso amichevole”, secondo quanto scrisse all’epoca la Neues Deutschland.

I capitalisti e i governi tedeschi sono disposti a fare affari con chiunque, purché riescano a trarne un profitto. E anche quando sembrano insistere su presunti “requisiti democratici”, come quando si tratta di ammettere nuovi Stati nell’Ue, il loro scopo principale è rendere i rapporti commerciali e politici un pizzico più affidabili. Le stesse misure stringenti di austerity che questi Stati hanno dovuto e devono tuttora portare avanti dimostrano che il benessere dei popoli di questi Paesi è, in fin dei conti, l’ultima delle loro preoccupazioni. I programmi di austerità imposti dal Fmi e dalla Bce hanno prodotto un degrado permanente.

Lo ha dimostrato ampiamente la colonizzazione dei Balcani durante la divisione reazionaria della Jugoslavia sotto l’egida della Nato, del Fmi e dei capitalisti europei. L’Occidente chiese “riforme strutturali” dell’industria, che portò alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. I salari reali vennero abbattuti per soddisfare i creditori stranieri. La deregolamentazione del commercio estero portò a un aumento vertiginoso delle importazioni, causando non solo il crollo della produzione interna, ma anche una pressione del debito sempre più pesante. In questo contesto economico, i Balcani tornarono a trasformarsi in una colonia dominata dalle potenze imperialiste – Germania in primis. La Croazia, la Slovenia e la Macedonia hanno ottenuto un’indipendenza formale, ma le loro economie sono completamente sotto i diktat del Fmi. Ad oggi in Bosnia-Erzegovina ci sono ancora truppe Nato, ufficialmente per “garantire la pace” sotto mandato dell’Onu. Così come “peacekeeper” Nato sono stazionati anche in Kosovo per sovrintendere al programma di “ricostruzione” che farà del Kosovo l’ennesima colonia diretta dell’Occidente.

 

L’Ucraina nella morsa

Il popolo ucraino è a sua volta vittima degli interessi economici e geopolitici della classe dominante tedesca. Dagli anni ’90 l’Ue, guidata dal capitale tedesco, cerca di trasformare l’Ucraina in un proprio Stato vassallo. Insieme all’ondata di privatizzazioni, da cui nacque un’oligarchia parassitaria, i programmi di austerity del Fmi e della Bce non promettevano altro che disastrose conseguenze. Che questo processo sia stato pilotato in maniera decisiva dalla classe dominante tedesca è dimostrato dal fatto che la Germania contribuisce con quasi il 30% delle finanze al programma Tacis dell’Ue, in vigore dal 1994, programma che ha contribuito a dettare le condizioni delle privatizzazioni.

Nelle “Tesi sull’Ucraina” della Tmi del 2014 scrivevamo:

Alla fine del 2013 l’allora presidente Yanukovich decise di sospendere, all’ultimo minuto, la firma di un accordo di associazione con l’Unione Europea e di firmare invece un accordo con la Russia.  Fino ad allora però aveva governato nell’interesse degli oligarchi e portato avanti un programma di austerità, in linea con le richieste dell’FMI, di privatizzazioni e tagli sempre più pesanti, alienandosi così il sostegno anche della popolazione nel Sud-Est, suo principale bacino elettorale.

“La sola ragione per cui Yanukovich ha rotto con l’Occidente è che ha pensato che avrebbe avuto maggiori garanzie dalla Russia. Dopo il crollo dello Stalinismo il capitalismo tedesco ha intrapreso una politica di espansione verso est ed era pronto ad investire una gran quantità di denaro per assicurarsi il controllo sulla regione. Ma nel 2013, nel bel mezzo della peggior crisi del capitalismo europeo, non era più così ben disposto a spendere la quantità di soldi che sarebbe stata necessaria per l’ingresso nell’Unione Europea dell’Ucraina (che stava affrontando una profonda recessione economica). Yanukovich ha cercato di mettere l’Occidente contro la Russia e viceversa, allo scopo di concludere l’affare migliore.”

Il passo indietro di Yanukovich rispetto all’accordo di associazione scatenò il movimento Euromaidan. Yanukovich fu rovesciato e sostituito dai fantocci filo-Ue dell’oligarchia e dell’Unione europea stessa. Da allora il governo tedesco ha trasferito in Ucraina circa due miliardi di euro in “aiuti allo sviluppo”. Secondo il sito del governo tedesco: “È inoltre disponibile un quadro di garanzia dei prestiti di 500 milioni di euro forniti dal governo tedesco nel 2014”.

Nell’ultima dichiarazione della Tmi spieghiamo:

Il rovesciamento da parte di Euromaidan del governo Yanukovitch in Ucraina ha segnato un’ulteriore avanzata degli interessi degli Stati Uniti e della NATO – questa volta, in una terra di confine storica della Russia. Questa è stata una provocazione di troppo, e la Russia ha reagito nel 2014 effettuando l’annessione della Crimea – che è abitata per lo più da una popolazione di lingua russa, ed è sede della flotta del Mar Nero della marina russa, ormeggiata a Sebastopoli. Hanno anche fornito assistenza militare ai ribelli nella guerra civile tra la popolazione russofona del Donbass e il regime nazionalista di destra a Kiev. L’Occidente ha protestato, ha attuato sanzioni, ma non ci sono state gravi conseguenze per la Russia.

“[…] Un ruolo funesto è stato giocato dalle provocazioni accresciute provenienti dal governo Zelensky. Dopo il rovesciamento di Yanukovitch nel 2014, il governo ucraino aveva premuto sulla questione dell’adesione alla NATO e all’UE. Ciò è stato poi inserito nella Costituzione nel 2020. Zelensky, il comico diventato presidente, era stato eletto nel 2019 per il vantaggio di essere un outsider, qualcuno che avrebbe ripulito la politica, trattato con gli oligarchi e allo stesso tempo fatto pace con la Russia.”

E come Der Funke ha scritto altrove:

Il presidente in carica, Zelensky, ha avuto gioco facile nella vittoria delle elezioni del 2019 contro Poroshenko, l’oligarca del cioccolato, presentandosi come un outsider senza macchia e un antinazionalista. Tuttavia, giunto al potere, il famoso ex comico ha subito le pressioni di Pravy Sektor [la formazione neonazista Settore Destro, NdT] e dell’imperialismo occidentale, divenendo loro strumento. Ciò l’ha condotto a portare avanti una controriforma delle leggi sul lavoro ed a facilitare l’accesso degli investitori stranieri nelle terre agricole, perché i pagamenti dei debiti al Fmi sono un importante mezzo di pressione a disposizione dell’Occidente. Nel corso di questo processo, il presidente, oggi presentato come un eroe del popolo, è stato corrotto non meno del resto dell’élite politica, come rivelato dai Pandora Papers, dove è dimostrato il suo coinvolgimento in una rete di corporazioni offshore.

Il governo Zelensky ha riportato l’adesione alla Nato all’ordine del giorno, perseguendo questo obiettivo con vigore. Di conseguenza (per citare la dichiarazione della Tmi):

La Russia la vede [l’adesione dell’Ucraina alla Nato] giustamente come una minaccia. Si potrebbe dire che non è così, e che altri paesi che condividono un confine con la Russia fanno già parte della NATO. Ma il punto non è affatto questo. La situazione attuale è precisamente il risultato di decenni di pressioni da parte dell’imperialismo occidentale per accerchiare la Russia, che ora sta rispondendo.”

Scholz (a sinistra) e Stoltenberg

Per l’Ue l’Ucraina è importante nel senso che vi si trovano 30 tipi diversi di materie prime di importanza fondamentale, come il litio e il cobalto. L’Ue vede l’Ucraina soprattutto come una possibile colonia per l’estrazione delle materie prime. L’industria tedesca vuole creare un’“alleanza per le batterie” con l’Ucraina, cioè allestire una produzione redditizia di batterie auto in Europa, in competizione con la Cina e gli Usa. I capitalisti tedeschi intravedono anche la possibilità di fare dell’Ucraina una fornitrice di idrogeno in quanto quest’industria si adatterebbe alle necessità climatiche. In particolare, però, l’Ucraina fornisce ai capitalisti tedeschi una gigantesca riserva di manodopera estremamente sfruttabile. La Germania è il secondo principale partner commerciale dell’Ucraina all’interno dell’Ue dopo la Polonia. Anche se il volume dei beni commerciati dall’Ue e dalla Germania con l’Ucraina è piuttosto insignificante in termini assoluti, l’Ucraina dipende enormemente dall’Ue, che rappresenta il suo principale partner commerciale e con la quale condivide il 40% del suo commercio complessivo. Alla Germania l’Ucraina fornisce soprattutto tessuti, metalli e prodotti chimici. Il capitalismo tedesco ha oltre 1 000 aziende in Ucraina, dove è anche il secondo principale investitore straniero.

 

Russia: prima pensiamo a riempirci la pancia, poi parliamo di etica

Le relazioni della classe dominante tedesca con la Russia sono contrastate. Dopo prolungati tentativi per intensificarli, i rapporti commerciali sono in declino dalla crisi ucraina del 2014. Oggi il numero delle aziende tedesche attive in Russia è diminuito del 42%, ma comunque raggiunge un totale di 3 600. Sono soprattutto grandi multinazionali come Daimler Truck, Siemens, BMW, VW, Mercedes-Benz, Bayer, Henkel, Continental ecc. a produrre in Russia, dove hanno investito miliardi in stabilimenti. La sola Mercedes-Benz ha investito circa 250 milioni di euro nel 2019 per puntellare la produzione in Russia.

Secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis), nel 2021 fra i due Stati sono stati scambiati beni per un valore di 59,8 miliardi di euro. Dalla Russia sono stati importati beni dal valore di 33,1 miliardi di euro, mentre le esportazioni valevano almeno 26,6 miliardi di euro. I commerci tra Russia e Germania riguardano principalmente materie prime, veicoli e macchinari. La Germania importa soprattutto petrolio greggio e gas naturale – per un valore di 19,4 miliardi di euro nel 2021. La Russia ha venduto alla Germania perlopiù metalli (4,5 miliardi di euro, un aumento del 72,1% rispetto al 2020), petrolio e prodotti di cokeria (2,8 miliardi di euro, aumento del 23%) e carbone (2,2 miliardi di euro, aumento del 153%). D’altro canto, nel 2021 la Germania ha esportato in Russia soprattutto macchinari (5,8 miliardi di euro, aumento del 5,7%), veicoli a motore e pezzi di ricambio (4,4% miliardi di euro, 31,8% in più) e prodotti chimici (3,0 miliardi di euro, aumento del 19,7%). La Russia è stata dunque il quarto principale partner commerciale della Germania per il 2021, nonché la quinta principale destinazione delle esportazioni tedesche al di fuori dell’Ue.

La dipendenza dell’economia tedesca dal petrolio e dal gas russi trova una chiara illustrazione nel progetto Nord Stream 2. Negli anni in cui la borghesia ha versato fiumi di lacrime di coccodrillo sull’aggressione e l’interferenza russe in Ucraina, la classe dominante decideva di giocare sicuro e ha perciò spinto vigorosamente per la costruzione di un nuovo gasdotto nel mar Baltico. Si voleva evitare che la crisi ucraina mettesse in pericolo le forniture di gas; soprattutto, si voleva far sì che importarlo diventasse più economico aggirando i costi di transito imposti dall’Ucraina, che costituiscono un’importante fonte di entrate per il Paese. Al contempo la Germania stessa sarebbe potuta diventare un centro nevralgico per il commercio del gas, in competizione con l’Ucraina. Per di più, in futuro quel gasdotto avrebbe trasportato anche l’idrogeno, motivo per cui le aziende Wintershall Holding GmbH e Uniper, fra le altre, hanno mantenuto l’impegno a finanziare il Nord Stream 2.

Inoltre, Oliver Hermes, presidente della Commissione per i Rapporti economici est-europei, ha insistito per la costruzione del Nord Stream 2. Queste le sue parole nell’agosto del 2021: “Il Nord Stream 2 non deve essere rimesso retrospettivamente in discussione, nemmeno da un nuovo governo federale”. In effetti i Verdi, sotto l’allora co-leader Annalena Baerbock, avevano assunto una retorica piuttosto aggressiva verso la Cina e la Russia nel corso della campagna elettorale per il Bundestag del 2021, il che ha chiaramente contrariato parti della classe dominante. Dopotutto la Cina è il principale partner commerciale della Germania dopo l’Ue. Secondo l’Ufficio federale di statistica: “Nel 2021, secondo dati preliminari, il commercio tra la Germania e la Repubblica popolare cinese ha interessato beni per un valore di 245,4 miliardi di euro (import-export)”.

La classe dominante è al contempo consapevole che è nei suoi interessi imperialisti difendere la propria sfera d’influenza in Europa contro la Cina, e perciò sta perseguendo una politica a doppio binario. La stessa Commissione per i Rapporti economici est-europei ha chiesto all’Ue di “fare offerte finanziare attraenti per progetti infrastrutturali nei Paesi centrasiatici ed est-europei […] per dare a questi Stati un’alternativa all’iniziativa cinese della Nuova via della seta”.

 

Conflitti di interesse ai vertici

La dipendenza del capitale tedesco dalle esportazioni impone alla classe dominante la ricerca di una maggiore indipendenza all’interno delle lotte di potere inter-imperialiste, al fine di affermare e salvaguardare i propri interessi. Troppo grande per la sola Europa, il capitale tedesco deve ricercare una posizione dominante nel mondo, ma non può farlo da solo. Per questo dipende in modo cruciale dall’Ue, che domina e cerca di unire sotto la propria egida. Ma l’Ue è in crisi profonda e le forze centrifughe al suo interno continuano a crescere. Putin ha cercato di usarle a suo vantaggio, con qualche successo. In particolare è riuscito a mettere i membri europei della Nato gli uni contro gli altri, e in una certa misura contro gli Usa.

Ma la classe dominante tedesca, e il governo tedesco che ne rappresenta gli interessi, avevano delle motivazioni ben precise per puntare il più possibile sulla diplomazia nel conflitto in corso e cercare di raggiungere un accordo che limitasse i danni al capitale tedesco. La sua dipendenza dalle esportazioni è il tallone d’Achille della Germania. Tutte le potenze imperialiste in qualche modo coinvolte nel conflitto ucraino costituiscono i più importanti partner commerciali del capitale tedesco e i principali mercati per le sue esportazioni: l’Ue, la Cina, gli Usa, la Russia.

La classe dominante tedesca ha cercato di restare in equilibrio fra tutte queste potenze. Il governo ha tergiversato a lungo sulle sanzioni e non ha ancora deciso se cacciare tutte le banche russe dal sistema SWIFT– troppa è la paura che il Cremlino chiuda i rubinetti del gas e confischi il capitale tedesco in Russia. Alcune aziende stanno ora annunciando il ritiro dalla Russia, ma non è una tendenza generale e resta da vedere a che livelli avverrà. Per molte aziende significherebbe perdere importanti siti e investimenti produttivi. Uniper, Eon, Stada, Metro, Henkel ecc. hanno annunciato che per ora continueranno a operare in Russia.

Ma finché una vittoria di Putin in questa guerra non uscirà dal novero delle possibilità, il capitale tedesco resterà pronto a fare anche di più e ad accettare perdite finanziare e imprenditoriali ben più gravi pur di danneggiare l’imperialismo russo. La posta in gioco è la supremazia della Germania nell’Europa dell’Est. È da questa posizione fondamentale la classe dominante tedesca deciderà ogni suo passo in questa guerra. Ciò potrebbe cambiare in un secondo momento, ma per adesso è questa la necessità che prevale agli occhi dei capitalisti tedeschi. È proprio questo il motivo per cui hanno dovuto intraprendere la strada delle sanzioni, del supporto militare e finanziario all’Ucraina, del dispiegamento di truppe al confine orientale della Nato e di una politica aggressiva verso la Russia. E su questa falsariga prenderanno anche altre misure simili.

Dobbiamo inoltre aspettarci che le aziende esigeranno la socializzazione delle perdite che stanno subendo. Lo si può già vedere in Austria, dove una prima banca è già andata in bancarotta a causa della guerra ed è tutto da vedere se gli investitori verranno risarciti con il denaro dei contribuenti. Presto anche in Germania potremmo sentire richiedere pacchetti di salvataggio come durante la pandemia da coronavirus. Secondo queste richieste accettare di pagare affinché le aziende tedesche possano restare “competitive”, sarebbe un atto patriottico necessario da parte della classe operaia . Queste misure devono essere respinte con decisione. Queste aziende devono essere espropriate e poste sotto il controllo dei lavoratori per proteggere i posti di lavoro, non i profitti dei padroni. Dopotutto sono queste aziende la forza motrice dietro l’espansione imperialista del capitale tedesco.

Quel che è chiaro è che le sanzioni sono misure di guerra che ricadranno soprattutto sulla classe operaia russa. Questo regalerà a Putin una base ulteriore per raccogliere settori rilevanti della popolazione russa dietro gli interessi suoi e della classe dominante russa. Per conquistare consenso per la sua guerra di aggressione, presenterà demagogicamente questi atti di guerra come attacchi contro tutti i russi. Le sanzioni sono dunque un ostacolo alla lotta della classe operaia russa contro il regime di Putin e il capitalismo russo. Chiedere al governo tedesco di imporre sanzioni contro la Russia, dunque, non significa altro che collocarci nel campo del proprio governo imperialista. Noi non dobbiamo appoggiare il capitalismo e il governo tedeschi, perché ciò non fa altro che seminare illusioni verso questi leader reazionari, e oscura il fatto che solo la classe operaia russa stessa può e deve combattere Putin e gli oligarchi.

 

La guerra: una ghiotta occasione per il capitale

La classe dominante e il governo tedesco hanno cercato di evitare la guerra. Ma ciò non vuol dire che sono per la “pace”, la “libertà” e la “democrazia”. Hanno semplicemente cercato di ricorrere ai mezzi diplomatici per raggiungere un accordo che fosse loro più favorevole. Non dobbiamo dimenticare che stanno cofinanziando e sostenendo politicamente la guerra civile in Ucraina, che infiamma ormai da otto anni. L’oppressione e gli attacchi contro la popolazione russofona dell’Ucraina orientale, specie nel Donbass, da parte delle milizie fasciste (la più famigerata delle quali è il Battaglione Azov) e delle forze armate ucraine sono un fatto. Questa guerra ha già causato oltre 14 000 morti e decine di migliaia di feriti e profughi. La classe dominante tedesca corteggia il governo reazionario ucraino e ha sostenuto, o quantomeno tollerato, l’infiltrazione delle istituzioni statali e dell’esercito da parte dei fascisti, che si considerano come i successori del collaboratore nazista Stepan Bandera. E ora i capitalisti tedeschi stanno sfruttando cinicamente le sofferenze del popolo ucraino per i propri interessi imperialisti.

Adesso che la guerra è un dato di fatto, il capitale e il governo tedeschi stanno cogliendo un’occasione d’oro per accelerare quella militarizzazione che preparano politicamente da anni. L’invasione russa fornisce il pretesto perfetto per costruire i mezzi necessari alla Germania per diventare una potenza imperialista ancora più forte su scala mondiale: una Bundeswehr moderna, all’avanguardia e pronta al combattimento. A tale scopo, il ministro delle Finanze Christian Lindner ha affermato: “Faremo della Bundeswehr uno degli eserciti più moderni d’Europa […] la Bundeswehr deve diventare così forte che servirà da deterrente, affinché a nessuno venga l’idea di minacciare o intimidire noi o i nostri alleati”.

Ecco perché il cancelliere Olaf Scholz (Spd) ha annunciato un fondo speciale di 100 miliardi di euro ] per il Bundeswehr e l’aumento della spesa militare annua a oltre il 2% del Pil, per raggiungere il target Nato. Era un diretto invito all’industria tedesca delle armi. Il capo dell’Associazione tedesca dell’industria di sicurezza e difesa (Bdsv), Hans Chrostoph Atzpodien, si è fatto trovare pronto e ha annunciato consegne rapidissime. Le quotazioni delle azioni delle aziende fabbricanti armi sono schizzate alle stelle. Rheinmentall ha immediatamente offerto al governo un pacchetto completo di armamenti per 42 miliardi di euro. Anche Hensoldt si è affrettata a garantire rapide consegne. Investitori e imprenditori non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione di concludere velocemente un accordo e arraffare la fetta più grande possibile della torta di 100 miliardi. Hanno di che festeggiare, non solo per il riarmo della Bundeswehr, ma anche per l’approvazione dell’invio di armi tedesche all’Ucraina – insieme alle armi dell’Ue.

È una totale giravolta della politica della classe dominante tedesca in quanto ad armamenti, esercito e affari esteri. Finalmente essa può scrollarsi di dosso ogni rimasuglio di “coscienza storica”. In passato bisognava sempre volgere un occhio alla storia tedesca, tenendo in considerazione dell’opinione pubblica. Era per la “protezione della democrazia e della libertà” che la classe dominante doveva lottare per il riarmo e le forniture d’armi. Oggi, nel nome della “democrazia” e della “libertà”, può legittimare una massiccia campagna di riarmo e le forniture belliche. Questa svolta rafforzerà le ambizioni imperialiste della classe dominante e apre la possibilità di una sua tenuta ben più aggressiva sullo scacchiere internazionale in futuro.

Ma i macchinari di guerra e le armi devono poter essere utilizzate. Farlo richiede soldati, che la Bundeswehr non riesce a reclutare a sufficienza da quando è stato sospeso il servizio militare obbligatorio. Ecco perché si trova costretta a usare tutta una serie di metodi e incentivi per ottenere nuove reclute, dai treni gratis per chi viaggia in uniforme, a pagine Instagram e serie Youtube che dovrebbero rendere appetibile l’idea di prestare servizio nelle forze armate per la “patria”. Nel 2021 è stato lanciato un “progetto pilota” chiamato “Il tuo anno per la Germania” ed è stato introdotto il servizio militare volontario per la sicurezza interna. Con i cambiamenti che stanno interessando il ruolo e i compiti del Bundeswehr per gli interessi dell’imperialismo tedesco, la classe dominante e il governo prenderanno in considerazione la reintroduzione del servizio militare obbligatorio. I media borghesi e il governo stanno alimentando il panico di guerra presentando l’attacco russo all’Ucraina come una guerra “contro di noi”, dando credito alla preoccupazione per cui Putin non si farebbe scrupoli ad attaccare anche la Nato. I suoi interessi, in realtà, vanno da tutt’altra parte. Ma la paura della guerra crea l’ambiente di “unità nazionale” necessario a una militarizzazione generale ed a rafforzare il patriottismo in seno alla società.

Al tempo stesso, il governo sta sfruttando la paura che scoppi una guerra per rinsaldare l’unità nazionale dopo la pandemia da coronavirus. È un punto particolarmente importante perché la gestione della crisi da parte del governo, completamente sbilanciata per mantenere i profitti della classe dominante, ha chiaramente acuito la polarizzazione politica nella società tedesca. La guerra fornisce un ottimo pretesto per presentare l’inflazione, i prezzi dell’energia in rialzo e l’aumento della spesa statale per la militarizzazione, che la classe lavoratrice deve pagare di tasca propria, come atti patriottici nel nome della “democrazia” e della “libertà”. In un’intervista con la rete regionale Swr, Lindner ha proprio detto che “Dobbiamo assicurarci che la gente voglia lavorare e fare gli straordinari”, perché prima o poi i “cittadini”, cioè la classe lavoratrice, dovranno pagare per lo “sforzo” della militarizzazione, affinché le aziende tedesche possano restare “competitive” sul piano internazionale.

Questa posizione è reazionaria da capo a piedi. Ancor più risorse e manodopera verranno deviate verso la produzione di armi di distruzione anziché essere impiegate per modernizzare le scuole, superare l’emergenza sanitaria, sviluppare energie rinnovabili e adattare la società ai cambiamenti climatici. Noi marxisti dobbiamo lottare contro la militarizzazione e il riarmo, che non preannunciano altro che nuovi bagni di sangue e interventi militari di natura offensiva del Bundeswehr in difesa degli interessi imperialisti della classe dominante dell’Ue e della Nato.

 

Morire per gli interessi del capitale tedesco

Per ora nessun soldato tedesco perderà la vita in questo conflitto inter-imperialistico. La classe dominante non vuole una guerra fra la Nato e la Russia che ridurrebbe l’Europa in macerie e trascinerebbe l’economia mondiale nel baratro. Ma la classe dominante sta scommettendo sul fatto che Putin e l’oligarchia russa si bruceranno in questa guerra per procura, combattuta dall’Ucraina per conto di Nato e Ue. La Germania, l’Ue e la Nato forniranno tutti i mezzi necessari per rendere questa guerra il più lunga e dispendiosa possibile per la Russia. Sono anche pronte a non badare a spese per tenere in piedi il governo Zelensky, poiché sperano di poter estendere la propria influenza sull’Ucraina e indebolire l’imperialismo russo. Se l’è lasciato sfuggire Norbert Röttgen, deputato della Cdu (centrodestra), in un’intervista rilasciata il 27 febbraio. Ma non spetta a noi fare congetture sull’esito di questa guerra, anche perché dura da pochi giorni appena, e la Russia è ben lungi dall’avere mobilitato tutte le risorse militari a sua disposizione.

È alla luce di ciò che dobbiamo vedere la richiesta urgente di adesione all’Ue avanzata dal presidente ucraino, e le parole di riconoscimento avanzata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Certo, nel corso del tempo, il loro posto è con noi. Sono uno di noi e li vogliamo al nostro fianco”. Questo gesto ha l’obiettivo di incrementare la morale del governo ucraino e del popolo che sta combattendo questa guerra sul campo. Sono commenti che non vanno affatto presi come una promessa che l’Ucraina possa diventare membro Ue ora o mai. Leyen sta ammettendo questa possibilità “nel corso del tempo” – di durata indeterminata – ma fino ad allora gli ucraini sono invitati a morire per gli interessi del capitale tedesco. Ma per tenere alto il morale il più possibile l’Ue ha promesso all’Ucraina 1,2 miliardi di euro in aiuti di emergenza e ulteriori fondi per 120 milioni di euro.

Quello che possiamo dire è che questa guerra è completamente reazionaria, e non possiamo sostenere nessuna delle due parti. I media borghesi e lo Stato ucraino la fanno passare come una guerra contro “i nostri valori”, contro la “democrazia” e la “libertà”. Annalena Baerbock (ministro degli esteri e politico di spicco del partito dei Verdi) si sta dimostrando, in particolare, un’elemento decisivo. Sta infatti seguendo le orme di Joschka Fischer, che nel 1999 fu fondamentale per sostenere la partecipazione tedesca alla guerra in Kosovo, contraria al diritto internazionale (che comunque non conta nulla), con l’obiettivo di affermare gli interessi tedeschi nei Balcani. Nel giro di pochi mesi, i Verdi si sono dimostrati un partito borghese fino al midollo. Hanno presentato le stesse politiche delle loro controparti borghesi nel Cdu, nel Fdp e pure nello Spd, infettato e corrotto da interessi capitalisti. Con la sua demagogia, Baerbock sta facendo la sua parte nel diffondere la paura: quel che le interessa è ottenere che la classe lavoratrice tedesca serri le fila con la classe dominante per assicurare l’appoggio tedesco alla guerra. Nel farlo, anche lei, insieme al resto del governo, si sta macchiando del sangue del popolo ucraino.

Al netto degli slogan, il governo non sta difendendo nobili ideali, ma tangibili interessi. Quando i politici borghesi parlano dei “nostri valori” intendono gli interessi economici e geopolitici della classe dominante. È tutto un discorso di profitto. E se alcuni capitalisti si trovano ora costretti a fare passi indietro, altri pregustano lauti profitti. Dobbiamo essere chiari: il capitale tedesco sta lasciando morire gli ucraini per i propri interessi. Per i capitalisti europei, e tedeschi in primis, questa è una guerra di procura della Nato e dell’Ue contro la Russia. Qui la Nato, l’Ue e l’imperialismo tedesco stanno cercando di imporre i propri interessi economici e geopolitici a spese del popolo ucraino.

Stando comodi e fuori pericolo, se ne stanno ai margini a guardare la guerra che hanno imposto alla popolazione ucraina. L’annuncio della consegna di armi dalla Germania al governo ucraino non metterà fine a questa guerra ma la prolungherà. Le armi non porteranno nessuna libertà e democrazia agli ucraini ma armeranno il principale nemico della classe operaia ucraina: lo Stato ucraino, il governo Zelensky, gli oligarchi e i fascisti ucraini. Non c’è spazio per le illusioni. Se la classe operaia ucraina dovesse ribellarsi contro la sua classe dominante, queste armi verrebbero usate contro di essa. Quel che è peggio è che stanno finendo nelle mani delle milizie naziste, le quali, in caso di vittoria dell’Ucraina, resteranno un cancro militarmente esperto e armato fino ai denti nel cuore dell’Europa. Il primo compito della classe operaia ucraina è la lotta contro la sua classe dominante e noi non possiamo essere a favore di armare il nemico di classe.

 

Il nemico principale è a casa nostra

La classe dominante tedesca è parzialmente responsabile della guerra. Con le sue aspirazioni imperialiste e il suo corso militarista è nemica della classe operaia in Germania e sul piano internazionale. Senza il rovesciamento di questi ladri e tagliagole non ci può essere pace al mondo. Né l’Ue né la Nato porteranno la pace in Ucraina, a prescindere dal corso della guerra. Una pace imperialista non sarà che la continuazione della guerra con altri mezzi, a sua volta in preparazione di un’altra guerra.

Questo ruolo della classe dominante tedesca nella disputa imperialista per i mercati e le sfere d’influenza chiama i marxisti, e l’intera classe operaia tedesca, alla lotta contro la nostra classe dominante. Se vogliamo mettere fine al militarismo, all’imperialismo e alla guerra dobbiamo combattere contro il capitalismo tedesco. Lottare contro Putin e il capitalismo russo è compito della classe operaia russa. Il nostro compito è lottare per la rivoluzione socialista in Germania. Sotto il capitalismo, nell’Ue e nella Nato non vi possono essere pace, progresso e autentica democrazia nell’interesse del popolo. Possono esistere solo negli Stati uniti socialisti d’Europa e del mondo. A questo fine dobbiamo organizzarci – nella Tendenza marxista internazionale così come in Der Funke – per rafforzare le forze del marxismo rivoluzionario.

Al momento potrebbe sembrare che la classe dominante sia forte e unita, e che le crepe nel governo, nell’Ue e nella Nato siano nascoste. Appena la classe operaia comincerà a muoversi, strapperà questo velo di stabilità. Il declino del capitalismo dà agli sfruttati e agli oppressi abbastanza motivi per ribellarsi. Questa guerra è un’espressione di questi sviluppi. È anche un punto di svolta nella storia, i cui effetti avranno lunga durata e coinvolgeranno tutti gli ambiti. La barbarie capitalista alla fine è arrivata anche in Europa. Gli shock degli ultimi anni – la crisi economica, la crisi climatica, la pandemia da coronavirus, il fallimento dei governi e ora la guerra – stanno preparando enormi turbolenze nelle coscienze delle masse. Queste ultime scopriranno che il capitalismo non ha futuro. Vasti settori dei giovani l’hanno già capito. Dobbiamo dare loro delle prospettive, un programma e un’organizzazione in grado di rovesciare questo sistema una volta per tutte!

No a tutti i guerrafondai e alla loro demagogia!
No alla corsa alle armi e alla militarizzazione!
No alle forniture di armi e alle sanzioni!
No all’invio di soldati!
No ai pacchetti di salvataggio per i padroni tedeschi nel corso della guerra!
Sì all’esproprio dell’industria tedesca delle armi e dei profittatori dell’imperialismo tedesco!
Sì all’unità della classe operaia di tutte le nazioni! Per la solidarietà internazionale!
No alla guerra fra le nazioni! No alla pace fra le classi!
Per la rivoluzione socialista in Germania, Russia, Ucraina e in tutto il mondo!

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