13 febbraio 2018

Turbolenze nelle borse mondiali – Si preparano tempi duri

Nonostante tutta l’euforia del periodo passato rispetto alla ripresa dell’economia mondiale e il boom dei mercati azionari, gli eventi hanno preso una brusca svolta negativa. Nell’ultima settimana, i mercati azionari di tutto il mondo sono crollati.

Ciò ha reso vani i proclami di Donald Trump e degli apologeti del capitalismo secondo cui tutto andava per il meglio. Le affermazioni di Trump a Davos secondo il quale il mercato azionario stava “abbattendo un record dopo l’altro” si sono tramutate in polvere.

I titoli americani ha subito una caduta lo scorso venerdì, seguiti dai titoli europei e asiatici. Poi, lunedì, la Borsa statunitense ha sofferto il suo crollo peggiore degli ultimi sei anni, cancellando i guadagni di un anno intero.

Gli investitori erano spaventati dalla prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse e di un ritorno dell’inflazione. La fine del denaro a buon mercato – dopo anni di “quantitative easing” e bassi tassi di interesse – stava minacciando di esaurire la miniera d’oro dei capitalisti.

Lunedì i mercati hanno assistito a forti ribassi e a un esodo verso i rifugi sicuri. A un certo punto, il Dow Jones dei titoli industriali ha perso più di 800 punti in soli dieci minuti. Ha raggiunto per un breve tempo una correzione tecnica del 10 percento. Il volume degli scambi è stato il secondo più elevato degli ultimi dieci anni.

La velocità degli eventi è quella di un crollo improvviso”, ha detto Jim Paulsen, strategist di Leuthold Investment Management. “Qualcuno è stato è stato preso alla sprovvista.”


Crollo e illusione

Alla fine della giornata, l’indice Standard & Poors 500 era diminuito del 4,1% a 2,648,94: il risultato peggiore dall’agosto 2011, quando gli Stati Uniti hanno perso il rating tripla A. Tutti i titoli, tranne due, sono finiti in rosso. È stato un disastro. Il Dow Jones ha chiuso a 1.175 punti in meno, con un calo del 4,6 per cento, mentre il Nasdaq è sceso del 3,8 per cento a 6.967.

Anche i titoli asiatici sono crollati. Il benchmark (Indice di riferimento adottato dalle società di investimento, ndt) giapponese Topix ha perso il 6,3%, il suo maggiore calo in 19 mesi. Il Kospi Composite della Corea del Sud ha perso il 2,6% e l’S & P / ASX australiano è sceso del 3,7% mentre i titoli bancari hanno perso il 3,5%. I futures S & P 500 sono scesi del 2,8 percento. Il Nikkei 225 ha perso il 4,7% e l’Hang Seng di Hong Kong è crollato del 5,1%.

Non sorprende che l’addetto stampa di Trump abbia cercato di minimizzare la gravità della situazione. “Guardate, i mercati sono soggetti a oscillazioni, penso che lo sappiamo tutti“, ha affermato , prima di aggiungere “Ma le basi fondamentali dell’economia sono molto solide“.

Tale retorica non è nuova. Sono le dichiarazioni che vengono rilasciate sempre prima di ogni collasso.

Anche Ray Dalio, un funzionario di un fondo di investimenti, è deluso. “Queste grandi flessioni sono solo piccole correzioni nel contesto della situazione … quello che verrà dopo sarà molto importante.” Ma piccole “correzioni” possono far precipitare una valanga.

Il caos regna

Tutti temono la stretta monetaria in arrivo. Ciò spiega le turbolenze nei mercati obbligazionari nell’ultimo periodo. L’aumento dei prezzi delle obbligazioni può far scendere le azioni, andando a colpire i profitti. Si erano abituati alla gallina dalle uova d’oro del denaro facile.

Ci sono anche timori che il deficit degli Stati Uniti aumenterà a causa dei recenti tagli alle tasse, che condurranno a un aumento del debito pubblico.

“Abbiamo avuto un periodo molto prolungato di politica monetaria espansiva e se la considerate come un paziente, le banche centrali hanno trattato l’economia come un malato che necessita di un respiratore artificiale”, ha detto Brian Levittown, uno stratega esperto dei fondi di investimento Oppenheimer. Ora il paziente, fragile, viene messo in pericolo, dato che il respiratore viene a mancare.

Molti cominciano a credere che si dovrà affrontare una strada sconnessa nel futuro. Quelli che ritenevano che la giostra continuasse all’infinito oggi sono delusi. I problemi che hanno portato alla crisi del 2008 non sono mai stati risolti. La “ripresa” recente, quindi, non avrebbe potuto portare altro che a un ulteriore calo. La volatilità ora domina i mercati – un riflesso della crisi di fondo del capitalismo.

Segnali di crisi

Tutto ciò è avvenuto parallelamente all’aggiornamento del Fmi delle sue previsioni di crescita dell’economia mondiale al 3,9% per il 2018 . Le previsioni del Fondo monetario internazionale suggerivano un “aumento sostenuto della crescita dal 2010”. Altre previsioni sono state ancora più ottimistiche.

Ci sono quelli che sono un po ‘più cauti, comunque. Il miglioramento globale dell’economia non è stato dovuto a nessun cambiamento fondamentale, ma per ragioni cicliche, che non dureranno. “Il recente aumento della crescita globale è principalmente dovuto aun fenomeno di crescita ciclica della domanda”, ha spiegato Gavin Davies del Financial Times, “che ha avuto finora solo un impatto moderato sulla crescita duratura a lungo termine”.

Anche John Authers del Financial Times ha fornito una valutazione ragionata:

Odio ammetterlo, ma ho trovato un buon parallelo storico per ciò che sta accadendo nei mercati, ed è con la primavera e l’estate del 2007, alla vigilia della crisi del credito, non mi piace ammetterlo perché non voglio essere accusato di allarmismo “.

Tuttavia, il giornalista del FT continua a spiegare come eventi simili nel 2007 portarono a tutta una serie di disastri finanziari, finendo (con le parole di Jim Cramer) con un “Armageddon”.

Sebbene Authers cerchi di minimizzare il parallelo, è chiaramente allarmato . In particolare, Trump non ha twittato sul mercato azionario dal 29 gennaio. Questo è un segnale chiaro che non tutto va bene.

Il mercato azionario non è mai un riflesso accurato dell’economia reale. Tuttavia, un crollo delle azioni può essere foriero di una nuova crisi: questo è ciò di cui hanno paura. Può rappresentare una rottura importante di un ingranaggio, che porta in seguito a un crollo, come nel 1929.

Tempeste in arrivo

Sono passati 10 anni dalla crisi globale del capitalismo. La “ripresa” dura da più di otto anni, ma ora si è esaurita. Qualunque avvenimento potrebbe scatenare un’altra crisi. E con tutte le misure anticicliche già utilizzate per combattere l’ultima crisi, questa nuova recessione potrebbe essere anche peggiore del 2008. Questo è ciò che spaventa Wall Street e l’establishment capitalista.

Authers conclude:

La questione che sta per essere messere alla prova è se la rete di prodotti finanziari che è fiorita questa volta sia stata costruita in modo così precario come l’ingegneria finanziaria che ha fallito in modo così spettacolare nel 2007. La storia suggerisce che stiamo per scoprirlo “.

Se questo crollo nei mercati azionari si svilupperà in qualcosa di molto peggio è impossibile da prevedere. Persino il crollo di Wall street del 1929 passò attraverso tutta una serie di alti e bassi.

Il fatto che il sistema capitalista abbia raggiunto oggi i suoi limiti è evidente. Prima o poi il sistema entrerà in un altra recessione, che distruggerà ancora una volta ogni speranza di raggiungere la stabilità economica o politica.

Gli anni di relativa calma sui mercati azionari si sono conclusi. Prepariamoci a tempi duri.

 

8 febbraio 2018

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