18 maggio 2016

“Triste, solitario y final” – La parabola di Pizzarotti e del M5S a Parma

Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, il primo conquistato nella storia del Movimento Cinque Stelle, è indagato per abuso d’ufficio. La cosa appare quasi clamorosa tenuto conto che il M5S non si distingue per molte altre proposte politiche se non quella di rivendicare con orgoglio il fatto di portare onestà, legalità e trasparenza nel governo della cosa pubblica. La notizia è ancora più sensazionale considerato che l’apertura delle indagini sul sindaco parmigiano ha seguito di qualche giorno quella su Nogarin, il sindaco pentastellato di Livorno.

Tutto nasce da un esposto presentato dal senatore Pd Giorgio Pagliari in cui viene contestato a Pizzarotti di aver interferito nella selezione pubblica del nuovo direttore generale del Teatro Regio. Ne seguono le polemiche politiche di questi giorni che finiscono per investire i vertici del Movimento Cinque Stelle che colgono l’occasione per espellere Pizzarotti, con il quale il rapporto politico era per la verità ormai incrinato da molto tempo. La giunta di Parma finisce quindi sotto i riflettori della stampa nazionale per un aspetto per la verità marginale rispetto alle vicende dell’amministrazione di Pizzarotti. Ovviamente, non ci uniamo al coro fariseo di quegli opinionisti che come Travaglio cercano grottescamente di difendere il sindaco di Parma minimizzando l’accaduto e derubricando il reato commesso da Pizzarotti a normale e usuale pratica amministrativa, prerogativa di qualsiasi sindaco.

In realtà, come dimostrato dai fatti di corruzione ormai quotidiani, la democrazia e la trasparenza amministrativa nel sistema politico ed economico capitalista sono sempre un fatto incompiuto. Noi rivendichiamo che i dirigenti pubblici siano cariche elette e revocabili dai lavoratori del settore. Il direttore generale di un teatro dovrebbe essere l’espressione democratica della volontà dei lavoratori di quel teatro, che ne possono valutare le competenze e le proposte. Tuttavia, questo non puo’ avvenire in un sistema dove le istituzioni pubbliche devono essere controllate dall’apparato statale anzichè dai lavoratori, ai quali quindi viene sottratta la possibilità di poter decidere e controllare, senza la quale non vi potrà mai essere una piena e completa trasparenza, checchè ne possa pensare il Movimento Cinque Stelle.

Detto questo, tutta la vicenda dell’avviso di garanzia ricevuto da Pizzarotti sembra essere una immensa cortina fumogena che non permette di vedere i temi fondamentali che hanno caratterizzato il governo cittadino del Movimento Cinque Stelle. Ad esempio, il Partito democratico che oggi alza le barricate contro Pizzarotti l’impostore, non ha avuto nulla da dire sulle delibere che hanno permesso a costruttori e palazzinari di continuare a macinare profitti con il consumo di suolo e la realizzazione di nuovi mega centri commerciali e di nuovi quartieri residenziali. Le esternalizzazioni e le privatizzazioni dei servizi educativi non hanno visto una grande opposizione fin tanto che le stesse finivano per avvantaggiare le cooperative ex- “rosse”. E il peggioramento delle condizioni di lavoro degli educatori del settore disabili, provocato dagli appalti al massimo ribasso voluti da Pizzarotti, ha visto la straordinaria mobilitazione dei lavoratori, ma l’opposizione dei vertici sindacali rivendicare semplicemente il ritorno ai vecchi sfruttatori della vecchia cooperativa. Questi sono solo alcuni esempi delle scelte amministrative di Pizzarotti che hanno consentito al sindaco pentastellato di ridurre di circa il 40% il debito di 875 milioni di euro ereditato dalle politiche di saccheggio portate avanti negli anni precedenti dalle giunte di destra. Un taglio di cui l’amministrazione Cinque Stelle va fiera, ma che ha visto ancora più soddisfatta l’Unione Industriali.

D’altra parte la borghesia parmigiana ha potuto continuare ad esultare a vivere sonni tranquilli in questi 4 anni in cui a pagare il debito non sono state le imprese private arrichitesi con il “sacco di Parma”, ma i lavoratori e le loro famiglie. Le società partecipate, a capitale misto pubblico e privato, veri e propri pozzi senza fondo dell’epoca delle giunte di destra e che hanno consentito lucro e profitto agli industriali locali, sono rimaste sostanziale intatte, nonostante il loro fallimento e indebitamento. Ma il debito è stato onorato con chiusure di scuole materne e di servizi, innalzamento delle tasse comunali, incremento delle esternalizzazioni e peggioramento delle condizioni dei lavoratori, sia dipendenti comunali che delle cooperative in appalto.

Questo spiega anche l’iniziale atteggiamento positivo della borghesia parmigiana verso la guida cittadina del Movimento Cinque Stelle, ben esemplificato nel sostegno, neanche tanto velato, di cui Pizzarotti ha potuto per almeno 3 anni godere da parte della Gazzetta di Parma. Tuttavia, negli ultimi tempi il vento è cambiato e la stessa Gazzetta, ormai da diversi mesi, aveva già avviato una campagna di discredito nei confronti del sindaco. Il Movimento Cinque Stelle ha infatti ormai svolto il suo ruolo a Parma. Dopo aver canalizzato il desiderio di cambiamento e di rottura che i giovani e i lavoratori parmigiani avevano espresso nel 2011 nelle mobilitazioni che portarono alla cacciata della giunta di destra e averlo quindi deviato su scelte di compatibilità con il sistema di potere economico locale, la borghesia parmigiana scarica il Movimento Cinque Stelle, diviso e indebolito, e le indagini giudiziarie su Pizzarotti arrivano a suggellare questo processo.

L’esperienza di Parma è oggi più di prima la cartina di tornasole dei limiti dell’interclassismo e del populismo del Movimento Cinque Stelle e dimostra in sedicesimi la necessità e l’urgenza di costruire in Italia un forza politica di sinistra basata sulle mobilitazioni dei lavoratori e su un programma anticapitalista.

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