4 Giugno 2020 Sinistra classe rivoluzione Trieste

Trieste – Salvare tutti i posti di lavoro, nazionalizzare la Ferriera!

Sinistra classe rivoluzione Trieste aderisce al presidio dei lavoratori della Ferriera indetto da FIOM e Nidil-CGIL venerdì 5 giugno, ore 10:00, in piazza Unità, e diffonderà questo volantino.

Se fino a qualche mese fa la “questione Ferriera” meritava almeno una certa cautela nella misura in cui alcuni intravedevano la possibilità di salvaguardare salute, ambiente e lavoro grazie alla benevolenza del padrone, oggi bisogna saper parlar chiaro. A più di due mesi dalla chiusura dell’area a caldo i lavoratori entrano nei 24 mesi di cassa in deroga senza uno straccio di garanzia sul proprio futuro occupazionale, mentre ai 50 lavoratori interinali il benservito è già stato dato alcuni giorni fa.
Arvedi sta giocando una partita in cui l’unica squadra a vincere sarà il suo conto in banca.
La mossa dell’azienda è chiara: sbarazzarsi di una fabbrica obsoleta e problematica in una fase di crisi del mercato dell’acciaio usando la minaccia della disoccupazione di massa per alzare la posta in gioco e capitalizzare il più possibile sulla vendita dei terreni.
Un gioco a cui la politica si è piegata volentieri per appuntarsi sul petto la medaglia verde dell’ambientalismo facile e a cui non si sono sottratte nemmeno le sigle sindacali (con l’eccezione della sola FIOM)
Tutte le opzioni per il riassorbimento della manodopera messe sul tavolo all’epoca dell’accordo sindacale (Fincantieri,acciaierie a Pordenone, ecc) si sono rivelate per quello che sono: balle clamorose per illudere i lavoratori e guadagnare l’assenso delle loro organizzazioni.
Grazie a quell’accordo oggi Arvedi ha le mani libere per difendere i propri interessi, chiedere allo Stato soldi per le bonifiche (si parla di circa 100 milioni di euro) e poi procedere con la vendita dei terreni a favore di Icop e di Piattaforma Logistica. Una vera e propria speculazione privata con soldi pubblici che rischia di trascinare nel baratro anche il laminatoio e l’area a freddo che potrebbero, a riflettori spenti, fare la stessa fine dell’altoforno.
E’ sotto gli occhi di tutti la sproporzione numerica tra il bacino di forza lavoro potenziale che Arvedi ha messo in CIG e le effettive esigenze del laminatoio e dell’attività di logistica legata alla portualità. Arvedi concentra nelle sue mani un vero e proprio “esercito industriale di riserva” pagato dall’INPS e che l’azienda potrà utilizzare non solo per i propri scopi produttivi ma anche come massa di manovra verso la politica e per l’abbassamento generale dei salari in ciò che resta della manifattura industriale a Trieste.
Quello che sta accadendo oggi sulla pelle degli operai del gruppo Arvedi (e delle aziende dell’indotto) costituisce un precedente pericoloso per tutti i lavoratori e le lavoratrici della città.
Stiamo entrando in una fase di offensiva padronale a 360° nella quale gente come Arvedi (per non parlare di Flextronic, Wartsila, ecc..) getterà la maschera e mostrerà il suo vero volto: bisogna abbandonare ogni illusione sulla possibilità che i padroni possano o vogliano recuperare i propri utili nel rispetto del lavoro e dell’ambiente.

  • Sabotare i piani di Arvedi presidiando la fabbrica! Neanche un bullone in più deve uscire finché non ci sarà chiarezza sul futuro di TUTTI i lavoratori.
  • Nessuna decisione può essere presa senza l’accordo dei lavoratori. Assemblea di lotta unitaria dei lavoratori dell’area a caldo e del laminatoio per condurre la vertenza alla luce del sole, non nelle stanze della politica serva del padrone.
  • Portare la vertenza fuori dai cancelli di Servola. Unità e solidarietà sono le nostre armi più forti: “Un’offesa a uno è un’offesa a tutti!”

Da Taranto a Trieste, dalla FIAT alla Ferriera: basta soldi pubblici per garantire profitti privati!

Articoli correlati

Corrispondenze Operaie

Il lockdown non ha protetto i lavoratori

C’è una crisi che sembra essere passata in secondo piano durante lo scorso anno: i morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”. Con una media di 3,17 morti al giorno per la decade 2009-2019, di cui si parla troppo poco, vuol dire che c’è un’altra emergenza che non è finita. Questa emergenza è la lotta di classe.

Corrispondenze Operaie

Grafica Veneta: quando la violenza è al servizio del profitto

Le vicende di Grafica Veneta rivela il cinismo di un padronato che, in nome del profitto, non si fa problemi a chiudere stabilimenti, delocalizzare, licenziare, e, come nel caso che coinvolge per l’appunto Grafica Veneta S.p.a. di Trebaseleghe, alle porte di Padova, azienda leader in Europa nel settore della stampa di libri e riviste cartacee, esercitare apertamente violenza per tenere i propri dipendenti in una condizione di totale asservimento fisico e psicologico.

Corrispondenze Operaie

Solidarietà ai lavoratori Si.Cobas

Esprimiamo la massima solidarietà e partecipazione al movimento di lotta dei lavoratori nella difesa dei loro diritti e della propria organizzazione, che in questo momento manifestano sotto al carcere di Modena chiedendo il rilascio immediato di Aldo Milani.

Corrispondenze Operaie

Trieste – No agli esuberi in Wartsila!

L’azienda annuncia 90 esuberi, i lavoratori rispondono con uno sciopero che ha visto il 100% della forza lavoro incrociare le braccia il 26 aprile.

Corrispondenze Operaie

Carpi (Mo) – La Goldoni va nazionalizzata! La Goldoni è dei lavoratori e della collettività!

Il testo del volantino che stiamo distribuendo ai cancelli della Goldoni, fabbrica metalmeccanica a rischio chiusura con 210 posti di lavoro in pericolo.

Corrispondenze Operaie

Accordo Saeco – Era l’unica soluzione possibile?

Il 9 febbraio si è chiusa la vertenza contro i 243 licenziamenti alla Saeco annunciati dalla proprietà Philips. Dopo 73 giorni di presidio e di blocco delle merci ai cancelli della fabbrica, le lavoratrici e i lavoratori protagonisti della lotta hanno approvato l’accordo raggiunto il 5 febbraio.