30 aprile 2017

Trieste – No al divieto dei simboli partigiani il Primo maggio!

Il divieto di esporre simboli partigiani il 1° Maggio a Trieste è l’ultimo e forse definitivo tassello di un percorso di “sterilizzazione” della Resistenza e della sua memoria in atto da anni nel nostro Pease e nella nostra città.
Non siamo stupiti, quindi, che questa giunta ricorra all’uso di decreti per seppellire la storia della nostra città sotto un muro di propaganda. Lo spirito che pervade questo provvedimento è quello che da anni permea le celebrazioni del 10 Febbraio che, lungi dallo stimolare un dibattito costruttivo sulla storia di Trieste e Litorale hanno rappresentato il viatico legale per consegnare onorificenze a fascisti e collaborazionisti e fare dell’anticomunismo e del razzismo antislavo religione civile.


L’attacco continuo non muta le nostre posizioni critiche nei confronti del socialismo jugoslavo, che provengono però da uno studio attento e critico della storia del movimento operaio internazionale e non certo da un pregiudizio politico com’è il caso della cricca che abita il Municipio.


La storia, tuttavia, non può essere cancellata per decreto. Può essere offuscata, vilipesa, deformata, ma il ricordo vivo dei crimini fascisti e il grande slancio rivoluzionario che caratterizzarono la Resistenza sono dati di fatto che, pur nelle difficoltà imposte dalla “storia di regime”, noi continueremo a studiare, analizzare, difendere e soprattutto ad attualizzare affinché l’esempio di coraggio di chi combattè il fascismo attorno ad una prospettiva di abbattimento del capitalismo continui ad ispirare i giovani che oggi cercano una teoria, un’idea, un immaginario all’altezza della lotta contro questa crisi che genera solo miseria e guerra in ogni angolo del pianeta.


Trieste fu liberata il 1° maggio 1945 dai partigiani sloveni, croati,  serbi e italiani inquadrati nell’Esercito Popolare della Jugoslavia. Operai e contadini che risalirono il Litorale per liberare altri operai e contadini dal giogo del fascismo, del nazismo e della politica imperialista del capitalismo italiano nei Balcani. Chi si sentì minacciato ieri dalla Resistenza è chi si sente minacciato oggi dal suo ricordo autentico: i fascisti, i padroni, i loro servi.


Viva la Resistenza partigiana!
Viva la Stella Rossa!
Viva la lotta per il Comunismo, per la libertà e la giustizia!
Smrt fasizmu, svoboda narodu/Morte al fascismo, liberta al popolo!

Articoli correlati

Un grande militante è morto… Gramsci

Nell’80° anniversario della morte di Antonio Gramsci, avvenuta il 27 aprile 1937, pubblichiamo questo articolo di Pietro Tresso scritto subito dopo la scomparsa del comunista sardo. Tresso, per diversi anni fra i dirigenti del Pcd’I più vicini a Gramsci, fu membro dell’Ufficio politico del Pcd’I e verrà espulso dal partito nel 1930 per essersi opposto alle politiche staliniane. Aderirà in seguito all’Opposizione di sinistra e poi alla Quarta internazionale.

La rivoluzione non è un putsch

La redazione di InfoAut, nella sua rubrica “Storia di classe”, ha ricordato la rivoluzione d’Ottobre con un breve articolo, perlopiù cronachistico, nel quale si assicura che Stalin fu la guida dell’insurrezione in qualità di membro del comitato a cinque eletto dal Comitato Centrale (CC) del partito bolscevico al fine di organizzare la presa del potere. Trotskij non è nemmeno nominato.

Senzachiederepermesso, di Pietro Perotti

Senzachiederepermesso è il film documentario di Pietro Perotti che ripercorre il lungo ciclo di lotte operaie in FIAT che dalla fine degli anni sessanta giunge fino al drammatico autunno del 1980.

Primo maggio 1945, chi ha liberato Trieste?

L’esercito partigiano di Tito il Primo maggio del 1945, liberò o occupò Trieste? Sulla risposta a questa domanda, dopo 70 anni, a Trieste si sta giocando una partita che più

50 anni fa nascevano le Pantere Nere

“Non mi fido più di voi, voi che continuate a dire «Andiamo piano!»” così cantava Nina Simone nel 1964, interpretando un sentimento molto diffuso tra la gioventù afroamericana. Anche se la schiavitù era stata abolita dopo la guerra civile (1865) per la comunità nera nel secondo dopoguerra la vita era ancora segnata dalla segregazione, dalla violenza e dalla povertà.

Barcellona -Le giornate di maggio del 1937 e la direzione rivoluzionaria

80 anni fa, in questi giorni, avevano luogo le giornate di maggio a Barcellona. L’insurrezione del proletariato catalano “avrebbe potuto accendere un fuoco che avrebbe infiammato il mondo.” Perchè falli?
Un articolo di Arturo Rodriguez, che troverete nel prossimo numero di Rivoluzione in uscita, analizza le cause.