Trieste – No agli esuberi in Wartsila!

«Comunque i numeri del 2015 sottolineano la buona salute e la buona tenuta del gruppo». Il 28 gennaio 2016 così si esprimeva Sergio Razeto, l’amministratore delegato di Wartsila Italia, quattro mesi prima di annunciare 90 esuberi nello stabilimento di San Dorligo della Valle (TS) e di rassegnare le proprie dimissioni.
I tagli al personale nella fabbrica triestina si concentrano quasi interamente nel reparto Ricerca e Sviluppo e rischiano di mettere in discussione la competitività della stabilimento, aprendo ad ulteriori tagli e riduzioni di personale.
A capirlo sono innanzitutto i lavoratori che hanno risposto all’annuncio della multinazionale finlandese con uno sciopero che ha visto il 100% della forza lavoro incrociare le braccia il 26 aprile.
Si tratta di una grande prova di solidarietà e di disponibilità alla lotta che i vertici sindacati hanno al momento fatto arenare sulle secche dei tavoli ministeriali dai quali sono arrivate solamente una non-smentita del piano industriale e la possibilità di “presentare approfondimenti e affinamenti dei propri programmi”. Le vertenze Revas, Alcatel, Burgo e quella delle mense scolastiche comunali devono rendere indelebile nella mente dei lavoratori che dietro agli “approfondimenti e affinamenti” delle riunioni ministeriali ci sono solo perdita di posti di lavoro (26.000 in meno dal 2008 in Fvg) compressione salariale e demansionamenti, aumenti dei carichi di lavoro e uso dei voucher.

Lo stabilimento di San Dorligo rappresenta con le sue dimensioni (1050 lavoratori diretti più gli appalti e l’indotto) la colonna portante dell’industria triestina.
Se la Wartsila è in “buona salute” la disponibilità dei lavoratori a mobilitarsi va usata per fare male al portafoglio degli azionisti (che diventa sempre più grosso) e costringere l’azienda a ritirare gli esuberi, non certo a riempire presidi pomeridiani in attesa delle telefonate da Roma.
La crisi del Nord-est, lungi dall’essere finita, è appena iniziata.

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