Trieste – Con le lavoratrici e i lavoratori delle mense scolastiche

Sono circa 150 i lavoratori dei servizi mensa comunali che rischiano di ritrovarsi un salario sotto la soglia di povertà.
Di questi 150, 143 sono lavoratrici tra cuoche, aiuto cuoche, personale di servizio, ecc.
La proposta, arrivata dalla nuova impresa vincitrice l’appalto con il Comune di Trieste prevede infatti un taglio lineare del monte ore di circa il 21%, con punte per alcune figure lavorative del 40%. Su stipendi già bassi e su un organico già al limite dopo anni di ristrutturazioni tra un appalto e l’altro, significa che per molte di queste lavoratrici le prossime buste paga potrebbero scendere sotto la soglia dei 500 euro mensili.
La Dussmann, vincitrice dell’appalto (e già concessionaria della mensa universitaria) prova a stemperare la situazione promettendo, a fronte dei tagli alle ore, più assunzioni. Un tentativo patetico e cinico, che crea non solo nuovi poveri ma immette nel mercato del lavoro nuove figure precarie e sottopagate, aumentando così la concorrenza tra i lavoratori per le magre briciole di una mensa nella quale ad ingrassare non sono certo i bambini o gli addetti ma i padroni della Dussmann.
L’azienda non ha ancora specificato d’altronde come intende mantenere il livello di servizio attuale a fronte di questa riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, ma possiamo immaginarlo: aumento dei ritmi, uso indiscriminato degli straordinari, pressione costante nei confronti di lavoratrici che svolgono un lavoro già di per sé pesante.
A tutto questo le lavoratrici e i lavoratori delle mense hanno deciso di dire NO, con una manifestazione sotto il Comune di Trieste, partecipata e nella quale si sentiva la rabbia e la preoccupazione per un futuro che, stando ai piani aziendali, è fatto di ulteriore precarietà e bassi salari.
A parole, in consiglio comunale, sono tutti indignati per questa proposta. Ma nella sostanza questa è la conseguenza diretta e deteriore della logica degli appalti e della privatizzazione dei servizi pubblici che in questi anni ha coinvolto i servizi educativi, i trasporti, l’assistenza socio-sanitaria ad anziani e disabili, i servizi bibliotecari e museali e, non certo ultimi nella lista: pulizie, gestione dei rifiuti, acqua, luce e gas.
Quelle versate dai politici dentro il palazzo, mentre fuori prendeva corpo la rabbia dei lavoratori, sono lacrime di coccodrillo di chi in questi anni è stato complice ed esecutore delle privatizzazioni a tutto spiano che hanno aperto la strada ad una vera corsa al ribasso sui salari e i diritti dei lavoratori e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Proprio per questo motivo crediamo sia importante la vertenza, che sosteniamo pienamente, delle lavoratrici della mensa. Perché svela non solo la brutalità del sistema di appalti, sub-appalti e cooperative dominante nei servizi pubblici del Comune di Trieste, ma anche perché si tratta di una vertenza che può vincere solo se saprà aprirsi agli altri lavoratori dei servizi pubblici e ai cittadini che usufruiscono di servizi sempre più ridotti.
Una vertenza che si collega inoltre alla partita aperta del rinnovo del Contratto nazionale del Commercio e Turismo sotto il quale sono inquadrati i lavoratori delle mense scolastiche.
La determinazione che abbiamo visto domenica 31 in piazza Unità tra le lavoratrici a portare avanti la vertenza è ciò di cui c’è bisogno per incalzare le organizzazioni sindacali e in primis la CGIL a tenere alto il livello di conflitto in tutto il settore in previsione dello Sciopero generale del commercio e turismo in programma per il 5 febbraio.
In questo percorso di agitazione sindacale verso e oltre quello sciopero, Sinistra Classe Rivoluzione Trieste sta dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, sostenendo la loro raccolta firme di solidarietà e le azioni che verranno messe in campo per estendere il fronte di conflitto e protesta innanzitutto ai genitori dei bambini che frequentano le scuole d’infanzia e agli educatori comunali, già sul piede di guerra sulla questione Ricreatori e asili nido aperti in orario serale.
Perché questa, crediamo, è una battaglia di tutti i lavoratori della città, per riconquistare i diritti e i servizi che ci sono stati tolti.

Articoli correlati

Corrispondenze Operaie

Bormioli – Contro la repressione, allargare il fronte della lotta!

La repressione poliziesca contro i facchini Bormioli va contrastata allargando il fronte della lotta. Da ogni sindacato e da ogni attivista sindacale sul territorio dovrebbe esserci la condanna di atti repressivi.

Corrispondenze Operaie

Accordo Amazon – La lotta non è in saldo!

Dopo il primo grande ciclo di lotte messo in atto dai lavoratori Amazon del sito di Piacenza, che li aveva visti scioperare anche durante il Black Friday (il giorno dei grandi sconti) e a Natale, il 22 maggio è stato siglato un accordo tra i sindacati confederali e l’azienda.

Corrispondenze Operaie

Accordo Saeco – Era l’unica soluzione possibile?

Il 9 febbraio si è chiusa la vertenza contro i 243 licenziamenti alla Saeco annunciati dalla proprietà Philips. Dopo 73 giorni di presidio e di blocco delle merci ai cancelli della fabbrica, le lavoratrici e i lavoratori protagonisti della lotta hanno approvato l’accordo raggiunto il 5 febbraio.

Scuola

6 marzo, scuola in sciopero. Contro il precariato, per un contratto degno!

Oltre un milione di lavoratori nelle scuole, tra insegnanti, bidelli e altro personale, si ritrova con il contratto nazionale scaduto da più di un anno. A fine gennaio, un comunicato

Corrispondenze Operaie

Vertenza Yamaha/Minarelli Bologna – Una lotta coraggiosa che esige un bilancio onesto e critico

Il 13 dicembre si è conclusa, dopo tre mesi di lotta, la vertenza delle lavoratorici e dei lavoratori della Motori Minarelli di Bologna di proprietà della multinazionale Yamaha.

Corrispondenze Operaie

Il lockdown non ha protetto i lavoratori

C’è una crisi che sembra essere passata in secondo piano durante lo scorso anno: i morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”. Con una media di 3,17 morti al giorno per la decade 2009-2019, di cui si parla troppo poco, vuol dire che c’è un’altra emergenza che non è finita. Questa emergenza è la lotta di classe.