Torino, i Cinque stelle si fanno “partito dell’ordine”

È ormai da diversi anni che a Torino si verificano episodi di violenza indiscriminata da parte delle forze “dell’ordine”. Dopo i fatti di piazza San Carlo nel corso della finale di Champions -che sono costati la vita ad una ragazza- la giunta Appendino ha emesso una ordinanza proibizionista che vieta “la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche” dalle 20 alle 6 di mattina. L’intenzione di scrollarsi di dosso ogni responsabilità riguardo a piazza San Carlo è manifesta, e si sposa col tentativo della giunta di accreditarsi come “partito dell’ordine”. Così come è evidente la criminalizzazione spudorata dei venditori ambulanti di alcolici, trasformati in capri espiatori, e dei giovani e dei lavoratori che vogliono rilassarsi e bere qualcosa all’aperto nella stagione torrida, senza potersi permettere i costosi locali frequentati dalla Torino bene tanto cara alla sindaca.

Questa misura ipocrita e reazionaria ha riscontrato una forte e immediata opposizione da parte della popolazione, che ha dato vita a proteste spontanee contro i controlli in molte zone della città. Ma il salto di qualità, che traccia irrevocabilmente la deriva securitaria del M5stelle, è stato fatto la sera del 20 giugno, quando diverse autoblindo hanno trasportato decine di poliziotti in assetto antisommossa nella piccola piazza di Santa Giulia, frequentata perlopiù da studenti e lavoratori che si riuniscono per socializzare dopo lo studio e il lavoro. L’arrogante provocazione della polizia ha lasciato esterrefatti i presenti e ha spinto molti a chiedere l’allontanamento della polizia, anche con cori derisori, “celerino portaci da bere!”. La risposta è stata una violenta carica che ha travolto tutto e tutti, anche anziani e bambini, pericolosi black-bloc. Tavolini rovesciati, bottiglie frantumate, sedie rotte, il caos: ecco il modo migliore per evitare il ripetersi di episodi come quelli di piazza San Carlo!

Una militarizzazione prepotente del territorio, la criminalizzazione di studenti e lavoratori: il tutto a difesa del “decoro”. Minniti comanda, i pentastellati… rispondono all’appello della campanella securitaria!

Le prime impressioni a caldo sono di sbalordimento e incredulità per quello che è accaduto, non si era mai vista una cosa del genere. Siamo stanchi di vivere in una società che reprime ogni aspetto della nostra vita sociale. Nella Torino del 38,1% di giovani disoccupati, dei quasi 3000 provvedimenti di sfratto autorizzati solo nel 2015, l’unica risposta ai problemi sociali è stato il manganello del celerino. Quanto potrà reggere questa storia? Non per molto, il tallone repressivo non ha mai avuto un grande successo a Torino e la resistenza di massa (non ultimo il movimento NO-Tav) a queste provocazioni lo attesta. Il disagio sociale prima o poi esploderà anche qui, e non ci sarà scudo, ordinanza o fascio in divisa che lo potrà evitare. Noi tifiamo rivolta, non solo contro questa inutile ordinanza della neo-sindaca sceriffo, ma soprattutto contro questo sistema di palazzinari e banchieri che vivono e si arricchiscono sulle nostre spalle – vedi i 13 nuovi centri commerciali che la giunta ha autorizzato a costruire, alla faccia dell’opposizione alla cementificazione!

Articoli correlati

Italia

Marino si è finalmente dimesso. E ora ?

Il sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso. Dopo una lunga crisi politica culminata in uno scandalo relativo all’uso improprio della carta di credito intestata al Comune di Roma la sua esperienza da Sindaco sembra finita.

Privatizzazioni

Sanità all’ultimo posto – Il Recovery Plan smentisce tutte le promesse

Il tanto atteso Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) pone fine alle vane speranze di una riforma programmatica e strutturale del Servizio sanitario. Neppure la pandemia è servita da sprone per ovviare alle gravi carenze della sanità pubblica.

Italia

Si riparte dai metalmeccanici

Mercoledì 20 aprile scendono in piazza i lavoratori metalmeccanici per uno sciopero di 4 ore. Le trattative sul rinnovo del contratto si sono interrotte, l’arroganza del padronato è totale. Da questo sciopero si può ripartire, a precise condizioni. La lotta deve essere di lunga durata e organizzata; deve dotarsi di un programma che non lasci spazio a compromessi al ribasso e che metta in discussione il sistema capitalista.
La Francia indica la strada, anche per noi è arrivato il tempo di mordere e di riprenderci quello che ci è stato tolto!

Italia

Quale soluzione alla crisi del settore agro-alimentare?

Con la peggiore crisi economica nella storia del capitalismo, in cui vari fenomeni sono stati simultanei e convergenti (si pensi all’emergenza sanitaria in corso), è tornata agli onori della cronaca la questione dell’approvvigionamento alimentare. Qualcosa che davamo per scontata e che occupava una sfera marginale nei programmi e nelle rivendicazioni di quasi tutte le formazioni politiche, è tornata di colpo sulla scena.

Repressione

#RIAPRIAMOLABAS: chi si accontenta gode?

Sabato 9 settembre circa 10.000 persone sono scese in piazza a Bologna contro lo sgombero del centro sociale Làbas, avvenuto l’8 agosto. Una risposta imponente alla repressione e all’arroganza della giunta Merola e della polizia. Già dalle prime ore dopo lo sgombero la solidarietà era dilagata facendo vacillare la giunta. Infatti, prima il sindaco Merola ha preso le distanze dallo sgombero poi ha promesso uno spazio alternativo (tra un anno) e nel frattempo si è scagliato contro Arci, Anpi, Cgil e Fiom per aver promosso un appello in difesa del centro sociale.

Politica generale

Repressione a Bologna – Uniamo i lavoratori italiani e immigrati nella lotta!

È l’alba del venti ottobre quando circa 25 camionette e oltre 250 tra poliziotti e carabinieri occupano via Fioravanti. Si apprestano a compiere una delle azioni di repressione peggiore che si possano ricordare negli ultimi anni in città.