3 ottobre 2016

Sudafrica: riparte il movimento studentesco di massa!

Martedì 20 settembre sono scoppiate proteste studentesche di massa in tutto il paese, a causa della dichiarazione del ministro dell’istruzione Blade Nzimande con cui comunicava la possibilità per le università di alzare le rette fino all’8% a partire dal prossimo anno.

Il ministro ha anche annunciato che il governo esenterà dall’aumento delle tasse quelle famiglie il cui reddito sia inferiore ai 600mila Rand annui (circa 39mila euro, ndt). Ma questa dichiarazione volutamente elude la rivendicazione centrale degli studenti ovvero l’eliminazione delle tasse universitarie esistenti per un’istruzione gratuita.

Gli studenti di tutto il paese si sono scagliati quasi immeditamente contro quanto dichiarato dal ministro. Per tutta la settimana la pressione è cresciuta visibilmente man mano che gli studenti portavano alla paralisi un’università dopo l’altra.

Gli studenti dell’ University of Witwatersrand, University of Pretoria, University of KwaZulu-Natal, University of Free State, Stellenbosch University, Nelson Mandela Metropolitan University, Tshwane University of Technology, University of Cape Town, and North West University hanno iniziato a manifestare martedì. Nel corso della settimana sono scoppiate delle proteste anche alla Central University of Technology, Nelson Mandela Bay University, and the University of Fort Hare. A Pietermaritzburg gli studenti dell’università di KwaZulu-Natal hanno marciato in corteo fino alla sede del governo provinciale. La polizia ha sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeno sugli studenti in protesta in uno dei dormitori del campus. All’University of Free Statele le attività accademiche sono state sospese, e al Mahikeng campus della North West university tutte lezioni sono state cancellate.

A Port Elizabeth, gli studenti della Nelson Mandela Metropolitan University si sono radunati nel South Campus per scrivere un documento riguardante la gestione dell’università. Ci sono stati scontri con la polizia dopo la manifestazione al Boardwalk Hotel Casino e all’Entertainment World, un parco giochi per superricchi. Gli studenti sono stati allontanati violentemente dalle forze dell’ordine che hanno lanciato granante stordenti non appena i manifestanti hanno fatto il loro ingresso nel complesso. Ci sono stati nove arresti. Il giorno dopo gli studenti hanno protestato davanti al tribunale per chiedere il rilascio dei ”NMMU 9” (i nove arrestati, ndt). Nonostante questo la corte ha deciso di tenerli in custodia fino al 12 ottobre.

Alla fine della settimana la maggioranza delle università erano ormai chiuse e le attività accademiche sospese.

L’epicentro delle proteste è la Wits University di Johannesburg. Lunedì gli studenti si erano riuniti per un’assemblea generale nell’aula magna dell’università dopo la dichiarazione del ministro Blade Nzimande. Gli studenti hanno organizzato subito cortei nei principali campus, scagliandosi contro l’aumento delle tasse e rivendicando un’istruzione gratuita. Gli scontri sono scoppiati quando corpi privati di sicurezza hanno tentato di impedire ai manifestanti di entrare nella Solomon Mahlangu House, una grande sala ribattezzata dagli studenti stessi in onore di un attivista assassinato durante il regime di apartheid. Tra martedì e mercoledì ci sono stati violenti scontri tra la polizia e le compagnie di sicurezza privata da una parte e gli studenti dall’altra.

Martedì i giovani che si stavano radunando all’entrata dell’università sono stati attaccati dalla polizia e molti sono stati arrestati. Mercoledì a Braamfontein la polizia ha caricato un corteo di studenti della Wits diretti a Rosemberg o al Boston College. La polizia ha sparato proiettili di gomma e granate stordenti. Tre universitari sono stati feriti. Dopo essere tornati al campus principale I manifestanti sono stati di nuovo attaccati alla stessa maniera perchè stavano, secondo quanto riportato, fermando il traffico. Uno di loro si è ustionato dopo essere scivolato su una granata stordente. Si è poi arrivati a una vera e propria battaglia quando gli studenti hanno reagito gettando sassi sulla polizia.

Quella della polizia è stata un’aggressione gratuita, non una reazione ad una provocazione. Uno studente spiega “Ho semplicemente iniziato a sentire dei rumori e accidenti, ho iniziato a scappare ed è a questo punto che le cose si son fatte serie. Ho visto alcune persone ferite, io stesso lo sono” dice. “Stiamo lottando per la libertà per questo siamo qui. La polizia è stata davvero estremista e brutale con noi, senza che avessimo fatto niente: stavamo semplicemente ballando e cantando”.

Le attuali proteste sono una prosecuzione del movimento Fees Must Fall (Le tasse devono diminuire, ndt) dell’ottobre 2015. In quell’occasione c’erano state manifestazioni studentesche a Città del Capo, al quartier generale dell’ANC; a Luthuli House a Johannesburg; agli Union Buildigs a Pretoria, la sede del governo. Con l’occupazione dei prati degli Union Buildings il presidente Zuma, nel tentativo di arginare la protesta, era stato costretto a imporre un blocco all’aumento delle tasse e a trovare dei fondi emergenza per compensare la perdita di fatturato delle università. Ma nonostante questi provvedimenti le proteste non si erano fermate. Questo perchè le loro radici risiedono nell’economia reale e concreta che non può essere cambiata senza rovesciare il sistema che la genera.

Questo tipo di compromesso non sarà mai efficace perchè non tocca il tema centrale delle rivendicazioni: l’istruzione gratuita. Uno dei leader studenteschi spiega: ”La richiesta che abbiamo fatto al governo l’anno scorso era quella di intervenire sulla questione dell’istruzione gratuita. Ora quello che ci offrono è un ulteriore aumento delle tasse. Non possiamo continuare a manifestare un anno sì e uno no”.

L’accordo precario dell’anno scorso aveva temporaneamente fatto scivolare la questione delle tasse in secondo piano. Nel frattempo, il movimento nazionale ha portato alla luce molte altre questioni che, nella loro totalità, rappresentano il panorama complessivo dei mali che tormentano la società sudafricana. Nel momento in cui la questione delle tasse ha perso di centralità, le università di tutto il paese sono diventate un ricettacolo di proteste studentesche per un intero anno sui temi più svariati.

Fin dall’inizio di quest’anno ondate di proteste hanno coinvolto un’università dopo l’altra. A febbraio l’università di Città del Capo è stata scossa da una protesta riguardante la mancanza di alloggi. L’iniziativa, guidata dal movimento Rhodes Must Fall ha dato il via a un movimento di protesta culminato nella rimozione dall’università di una statua dell’imperialista Cecil John Rhodes. Per sottolineare e protestare contro la mancanza di alloggi gli studenti hanno costruito una tendopoli e dei bagni chimici dove una volta sorgeva la statua di Rhodes e hanno chiamato il luogo ”Shackville”.

Il 16 febbraio la direzione dell’UCT ha chiamato la polizia che ha fatto irruzione, armata, per sgomberare la tendopoli , sparando proiettili di gomma e lacrimogeni per disperdere gli studenti. Cinque attivisti sono stati arrestati e espulsi dall’università dopo un interminabile processo. Questo ha scatenato un movimento che chiedeva la loro liberazione. Infatti lunedì 19 settembre, proprio lo stesso giorno dell’annuncio del ministro riguardante l’aumento delle tasse, l’UCT era già stato messo alle strette sullo stesso argomento.

Alla Stellenbosch University gli studenti hanno utilizzato l’impannata delle proteste per sottolineare lo spaventoso livello di razzismo nelle università. La Stellenbosch ha storicamente un forte legame con l’elite Afrikaner. Per portare in primo piano questi problemi, I giovani hanno dato vita a un movimento chiamato Open Stellenbosch. Hanno realizzato anche un breve documentario Luister (parola in Afrikaans per ”listen”, “ascolta”), presentando studenti neri che raccontano le loro storie di abuso, esclusione e discriminazione razziale quotidiani all’università. Il documentario ha provocato un’ondata di sdegno e ha dato il via a un movimento sociale, che include il movimento Fee sMust Fall, e che si batte per la completa ”epurazione da ogni traccia oppressiva di apartheid”. Il fatto che i giovani siano ancora costretti a combattere le stesse battaglie delle generazione precedente è la prova stessa che nessuna delle questioni di fondo che hanno portato allo sviluppo di quei problemi di cui soffre il Sudafrica oggi è stata risolta dalla così detta ”transizione democratica” del 1994.

Le proteste sono continuate in altre università anche per settimane e mesi prima del recente annuncio. Alla Kwazulu-Natal gli studenti hanno presentato all’università una lista di 72 richieste incluse tasse, sicurezza e la rappresentanza studentesca nel comitato universitario. Negli ultimi mesi scene simili si sono verificate in altri atenei, incluso Forte Hare, TUT a Pretoria e la North West University.

Un altro aspetto del movimento è che questo ha iniziato a tessere un legame con i lavoratori nelle università. L’unità tra lavoratori e studenti ha fatto sì che si raggiungessero traguardi fondamentali, come nella battaglia contro le pratiche di sfruttamento dell’outsourcing in molte università.

Dopo molti anni i fondi governativi per le università sono stati decurtati dello 0,7% GDP. Questo ha fatto si che le università si trasformassero in grandi imprese per ottenere finanziamenti.

In linea con quanto richiesto dal settore privato, le università dovevano concentrarsi sul ”compito fondamentale” di fornire laureati al mercato del lavoro. Pertanto, ”mansioni di poca importanza” come le pulizie, il catering, la manutenzione del verde sono state appaltate a aziende private che forniscono gli stessi servizi a prezzi ridotti. In questo modo il denaro del settore pubblico è stato efficacemente utilizzato per sussidiare il settore privato generando profitto per le imprese. Ci sono state riduzioni del personale per centinaia di lavoratori, che hanno perso quasi tutti i loro benefici e si sono visti decurtare il salario.

Quando il movimento Fees Must Fall si è sviluppato lo scorso ottobre, ha ricevuto la solidarietà immediata da parte dei lavoratori delle università. Gli studenti hanno recepito immediatamente la questione delle esternalizzazioni mettendola all’ordine del giorno del movimento nazionale. Nei giorni seguenti l’annuncio da parte di Zuma del 23 ottobre, migliaia di studenti hanno rifiutato di mettere fine alla lotta, perché la questione delle esternalizzazioni non era stata ancora affrontata. Questo è stato l’inizio della campagna Outsourcing Must Fall (Le esternalizzazioni devono finire, ndt). Questo movimento ha obbligato le università come la UCT e la Wits a impegnarsi per porre fine alle esternalizzazioni.

In novembre centinaia di lavoratori delle aziende esterne presso l’Università di Johannesburg hanno iniziato uno sciopero selvaggio che è stato innescato dal trasferimento dei lavoratori da una società esternalizzata a un’altra senza alcuna consultazione dei lavoratori. Le richieste dei lavoratori si sono ampliate fino ad affrontare la questione delle condizioni di lavoro in generale, fino a rivendicare la fine delle esternalizzazioni. Questo è stato l’inizio di uno sciopero spontaneo di quasi tre settimane che si è concluso con un accordo che impegna l’amministrazione dell’Università di Johannesburg a far cessare ogni contratto che preveda esternalizzazioni entro giugno 2017.

La campagna ha ottenuto risultati importanti in un lasso di tempo relativamente breve, con università in tutto il Sudafrica che si sono impegnate in linea di principio affinché cessino le esternalizzazioni, tra cui l’Università di Città del Capo, l’Università di Witwatersrand, e l’Università di Johannesburg. Si sono ottenute importanti vittorie all’Università di Pretoria e alla Tshwane University of Technology, e le battaglie continuano in altre università, come il UWC e l’UKZN.

Presi nel loro insieme, tutti questi problemi che gli studenti hanno sollevato nel corso degli ultimi mesi, compresi i costi, la brutalità della polizia, il razzismo, lo sfruttamento, la selezione di classe, la disoccupazione, la mancanza di alloggi e la disuguaglianza costituiscono infatti, consciamente o inconsciamente, una lotta per una completa trasformazione della società sudafricana. In altre parole, il movimento ha scopi rivoluzionari. Ora, dopo un anno da quando il movimento si è sviluppato, il dissenso accumulato nel corso dell’anno passato si è ancora una volta dialetticamente cristallizzato in un movimento nazionale.

La risposta del governo alla richiesta di istruzione gratuita è stato quella di costituire una commissione presidenziale d’inchiesta per “indagare” la questione. Come la Commissione Marikana (la commissione che doveva indagare sul massacro di minatori perpetrato a Marikana dalle forze di polizia sudafricane, ndt), questo è il metodo normale che il governo impiega quando vuole guadagnare tempo e tagliare le gambe al movimento, quando la pressione diventa troppo forte. La Commissione si è rivelata essere una farsa, perché c’è confusione generale su quello che deve fare. L’affermazione secondo cui dovrebbe esaminare la fattibilità della gratuità dell’istruzione superiore è ridicola. L’istruzione gratuita infatti è in teoria già una politica propria dell’ANC. In realtà, è stata adottata con una risoluzione al Cinquantatreesimo Congresso di Mangaung, e avrebbe dovuto essere completata nel 2013. Gli studenti di tutto il paese hanno quindi giustamente boicottato la Commissione, dicendo che l’unica cosa che dovrebbe fare è quello di elaborare modelli per lo sviluppo di una istruzione libera e gratuita.

Nonostante le misure adottate lo scorso anno, le proteste si sono intensificate e sono destinate a continuare. Il motivo principale è che il governo filo-capitalista non può occuparsi di tutti i problemi che gli studenti stanno sollevando senza operare una rottura radicale con il sistema capitalista. Anche se le tasse sono congelate ai livelli del 2015, un posto in una università pubblica è ancora irraggiungibile per la maggior parte dei giovani, perché le tasse e il costo della vita di un universitario sono comunque tre volte superiori al reddito annuo di una famiglia media del Sud Africa. Questo è il significato del movimento Fees Must Fall.

Come è stato dimostrato dalla recente risultato elettorale, questo è un governo molto debole che è stato scosso da uno scandalo dopo l’altro nel periodo recente. Questo spiega la mano pesante della polizia. Si tratta della manifestazione della debolezza del Governo e della perdita di autorità dei leader dell’ANC nel contenere il movimento. Il governo dell’ANC si trova nel mezzo di una serrata battaglia tra fazioni interne che minaccia di distruggerla. Ciò significa che manca la coesione interna al partito per affrontare le proteste studentesche.

Lo NSFAS (Government’s National Student Financial Aid Scheme, o Piano nazionale governativo di aiuto finanziario agli studenti, ndt) non è una soluzione perché, contrariamente alle insinuazioni di Blade Nzimande, lo NSFAS non fornisce una reale istruzione gratuita. Si tratta di un sistema che fornisce prestiti per studenti poveri. In altre parole, in un paese con la disoccupazione al 26%, e questo significa laureati con il peso di debiti enormi che devono pagare dopo gli studi. La questione della rottamazione del debito storico è un’altra rivendicazione centrale degli studenti che il ministro ha rifiutato di prendere in considerazione.

Nzimande ha effettivamente svolto un ruolo scandaloso. Il ministro, che è in realtà il Segretario Generale del Partito “Comunista”, ha rifiutato di recepire la rivendicazione dell’istruzione gratuita. Ha cercato attivamente di confondere le acque, passando dal “no all’aumento delle tasse” all’ “istruzione gratuita” come se fossero la stessa cosa. Egli travisa lo NSFAS presentandolo come un modello di istruzione gratuita, mentre è in realtà un regime di prestito. Il segretario generale del Partito “Comunista” ha anche definito le proteste studentesche “vandalismo”, “anarchia” e “teppismo”, e ha accolto con favore l’arresto di studenti da parte della polizia!

Nzimande sta deliberatamente cercando di dividere gli studenti definendosi un difensore dei poveri. Innanzitutto si oppone alla rivendicazione centrale degli studenti, ossia l’istruzione gratuita per tutti. Ma anche la sua posizione di una “istruzione gratuita per i poveri” è un argomento falso. In realtà perpetua solo lo status quo. La sua posizione comporta il fatto che i ricchi, che possono permettersi di pagare per l’istruzione superiore di qualità, continueranno a farlo, mentre i poveri saranno costretti a optare per un modello di istruzione gratuito ma inferiore. Il discorso di Nzimande suona come qualcosa di radicale, ma in realtà non lo è. Ripete solo quanto avviene attualmente, in un modo diverso.

La protesta studentesca ha evidenziato tutte le contraddizioni esistenti già da tempo nella società sudafricana. Le divisioni interne alla classe dominante, e l’incapacità del capitalismo di risolvere i problemi di fondo che il movimento ha fatto emergere, implicano che le proteste continueranno a divampare periodicamente. La causa principale della crisi è il sistema capitalista, che non è in grado di risolvere questi problemi. Gli studenti hanno ragione a rivendicare una istruzione superiore gratuita per tutti. Ma questa rivendicazione si può realizzare davvero solo quando è legata alla espropriazione della vasta ricchezza mineraria del Paese, alla nazionalizzazione delle miniere, delle banche, delle industrie di monopolio privato e dei mezzi di produzione in generale, ponendoli sotto il controllo democratico e la gestione della classe lavoratrice.

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