31 Gennaio 2017

Starbucks e l’ipocrisia della borghesia “anti-Trump”

L’amministratore delegato nonché Presidente del consiglio d’amministrazione di Starbucks, Howard Schultz, ha dichiarato che Starbucks si impegna ad assumere 10.000 rifugiati in 5 anni nei 75 Paesi con cui lavora, in risposta al blocco di Trump contro i Paesi “a maggioranza musulmana”.

L’assunzione di personale partirà dai rifugiati che hanno collaborato con le truppe statunitensi come interpreti o personale di supporto.
E Schultz ha anche detto che l’azienda è “pronta a fornire aiuto e supporto ai nostri clienti e partner messicani e le loro famiglie nel caso in cui sanzioni commerciali, restrizioni dell’immigrazione e tasse dovessero colpire i loro affari”. Naturalmente.

Forse questo grande atto di filantropia da parte di Schultz è dettato dalla stessa bontà di Angela Merkel nell’accettare i rifugiati dal Medio Oriente in Germania, cioè ottenere manodopera a basso costo.

Se Schultz vuole dimostrare di “essere nel mondo degli affari per ispirare e prendersi cura dello spirito umano”, forse dovrebbe cominciare con il permettere ai propri dipendenti, immigrati e non, di migliorare le proprie condizioni materiali.
Ma lui, come tutti, è nel mondo degli affari per migliorare il proprio profitto (attualmente 3 miliardi, secondo Forbes).

Non ci risulta che nel frattempo abbia deciso di aumentare lo stipendio di un barista a 15 dollari l’ora, come gli è stato chiesto nelle manifestazioni del movimento 15Now.
Nel 2014 ha dichiarato che è favorevole all’aumento di stipendio, e che la sua compagnia potrebbe permetterselo, ma pensa che una legge in questo senso “danneggerebbe le piccole e medie aziende”.
Sicuramente danneggerebbe i suoi profitti, e questo è tutto ciò che conta.

Nel frattempo i suoi dipendenti possono godere di uno stipendio che varia, a seconda del luogo, tra 7.25 dollari l’ora e 9.25 (dati ufficiosi perchè non sono mai stati resi pubblici dalla compagnia).
Questo salario non garantisce una vita dignitosa in un Paese in cui l’assistenza sanitaria è a pagamento e l’assistenza sociale non esiste.
Ma l’azienda risparmia sulle buste paga con i benefit (ma solo per i dipendenti che lavorano almeno 20 ore a settimana): caffè gratis, corsi universitari online, sconti sui prodotti e azioni dell’azienda come fondi pensione, un modello che si sta affermando anche in Italia, e che permette a Schultz di sfuggire alle critiche più aspre che subiscono multinazionali come McDonalds.
Ma non dobbiamo cadere nelle facili trappole del “commercio etico”, della “responsabilità condivisa”, di una compagnia che spinge i dipendenti a fare volontariato insieme per la propria zona.
Non abbiamo bisogno di padroni che regalano le briciole mentre guadagnano in un anno circa 1.644 volte lo stipendio di un “partner”,come loro chiamano i dipendenti.

Non abbiamo bisogno di padroni che sbandierano l’eticità del proprio profitto, perché non può esistere commercio o consumo etico all’interno del capitalismo, che è un sistema basato sullo sfruttamento.
Non abbiamo bisogno di dipendenti con azioni dell’azienda, abbiano bisogno di aziende sotto il controllo dei lavoratori organizzati!

Articoli correlati

Il messaggio di Trump al mondo

Il 19 settembre il Presidente Trump ha tenuto il suo primo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per illustrare la sua visione del mondo, dell’universo e della vita in generale.

USA: Brutalità della polizia, razzismo e la politica di polarizzazione

Dalle televisioni e dai social media arrivano incessantemente immagini raccapriccianti: autobombe, massacri in discoteca, poliziotti assassini, e assassini di poliziotti. E’ “l’orrore senza fine” del capitalismo di cui parlava Lenin. Ed è letteralmente senza fine. Non solo in posti “lontani” come l’Iraq, o l’Afghanistan o il Messico ma anche in alcune delle più prospere città del paese più ricco del mondo. Questo è il volto raccapricciante della crisi del capitalismo, la crisi di un sistema che minaccia di portare a fondo con sé l’intera umanità.

La strage ad Orlando come sintomo – Chi non si accontenta lotta!

Il 12 giugno scorso ad Orlando, in Florida, un ragazzo poco meno che trentenne è entrato al Pulse, un noto club frequentato da omosessuali, e con la sua semi-automatica ha ucciso 50 ragazzi e feriti altri 53. Si tratta del più grave attacco perpetrato da un singolo contro la comunità gay, non solo negli Stati Uniti ma nella storia recente di tutto l’Occidente.

50 anni fa nascevano le Pantere Nere

“Non mi fido più di voi, voi che continuate a dire «Andiamo piano!»” così cantava Nina Simone nel 1964, interpretando un sentimento molto diffuso tra la gioventù afroamericana. Anche se la schiavitù era stata abolita dopo la guerra civile (1865) per la comunità nera nel secondo dopoguerra la vita era ancora segnata dalla segregazione, dalla violenza e dalla povertà.

La nuova lotta di classe in America

Pubblichiamo la traduzione di un’editoriale pubblicato ieri, 21 marzo, sul Financial Times, probabilmente il quotidiano di riferimento della classe dominante a livello internazionale, pubblicato a Londra. Potremmo intitolarlo “La voce del padrone”.

Donald Trump e i rifugiati

Donald Trump ultimamente è un uomo estremamente indaffarato. Mentre s’affanna con tutto sé stesso a “rendere di nuovo grande l’America” è costretto a lottare su numerosi fronti contro nemici oscuri che testardamente cercano di ostacolarlo e in tal modo impediscono all’America di tornare di nuovo grande.