5 giugno 2018

Spagna: Rajoy sfiduciato – Le sue politiche vanno sconfitte con la lotta di massa

Il leader del Partito Socialista Spagnolo (PSOE), Pedro Sanchez, è diventato primo ministro dopo aver deposto, con un voto di sfiducia, un Mariano Rajoy rovinato dalle condanne per corruzione. Sanchez ha promesso alcuni cambiamenti estetici, ma manterrà la finanziaria approvata dal Partito Popolare di Rajoy (PP) e ha promesso di “garantire la responsabilità economica e i vincoli di bilancio” e di soddisfare “i doveri con l’Europa”.

Il PSOE ha depositato la mozione di sfiducia dopo che il verdetto di Gürtel sullo scandalo per corruzione ha condannato il PP, il partito al governo. Il gruppo socialista in Parlamento conta solo 84 membri e Sanchez aveva bisogno di 176 voti per sfiduciare Rajoy. Alla fine è riuscito a ottenerne 180. Il gruppo di sinistra di Unidos Podemos (formato da Podemos, Sinistra Unita e le coalizioni di sinistra catalana e galiziana) aveva promesso di sostenere la mozione fin dall’inizio, aggiungendo i loro 67 voti. Anche i nazionalisti catalani di ERC e PDECAT avevano assicurato i loro voti.

Sanchez ha poi chiesto i voti decisivi al partito nazionalista basco del PNV, che la settimana prima aveva fornito i voti necessari per far approvare il bilancio del PP-Ciudadanos in cambio di concessioni sotto forma di investimenti. Pedro Sanchez ha poi promesso di mantenere la finanziaria del 2018, al quale il suo gruppo si era opposto la settimana precedente. Una volta che il PNV ha accettato di sostenere la mozione di sfiducia, il destino di Rajoy era segnato.

Sanchez forma un governo di minoranza

Anche in quella fase così avanzata ci sarebbe stata ancora una via d’uscita per il Partito Popolare. Se Rajoy si fosse dimesso in quel momento, allora la mozione di sfiducia non sarebbe stata messa ai voti e il processo di formazione del nuovo governo da parte del Parlamento sarebbe ripartito da zero. Ieri pomeriggio [giovedi 31 maggio] il segretario generale del PP, Cospedal, ha annunciato che Rajoy non si sarebbe dimesso. In queste condizioni, la mozione di sfiducia ha portato automaticamente Pedro Sanchez a diventare il primo ministro e ora dovrà formare un governo.

Questa non è mai stata l’opzione preferita dalla classe dominante. Pedro Sanchez ha solo 84 parlamentari su 350, una maggioranza difficilmente stabile. Qualsiasi politica voglia far passare, dovrà essere negoziata caso per caso con Podemos e i nazionalisti baschi o catalani. Il leader dei Ciudadanos, Albert Rivera, l’ha descritto come un “governo Frankenstein”. Ovviamente la destra era isterica per la formazione di un governo con i voti dell’”estrema sinistra” di Podemos, di “quelli che vogliono spaccare la Spagna” (ERC e PDECAT) e degli “amici dei terroristi” (anche i nazionalisti baschi di sinistra di EH Bildu hanno votato contro Rajoy).

Un governo di minoranza del PSOE si troverà di fronte a un’opposizione feroce da parte della destra, con il PP che ancora detiene una schiacciante maggioranza al Senato e ha quindi il potere di emendare e porre il veto legislativo. Questa sarà una fonte di instabilità.

La classe dominante, una volta esaurita la carta RaJoy avrebbe voluto che Sanchez procedesse rapidamente alla convocazione di elezioni anticipate, credendo che potessero produrre una coalizione più stabile per attuare le politiche di cui hanno bisogno. Questa era anche l’opzione preferita dagli ultraliberali di Ciudadanos, che attualmente sono in vantaggio nei sondaggi. Da qualche tempo alcuni settori della classe dominante stanno valutando l’idea di sostituire il PP con una sorta di coalizione che coinvolga il PSOE e Ciudadanos.

Certamente, non è nell’interesse di Pedro Sanchez convocare immediatamente nuove elezioni, dato che il PSOE non gode di buoni sondaggi. Le prossime elezioni generali sono previste per il 2020, dopo un turno di elezioni comunali e regionali nel 2019. Sanchez ha dichiarato che formerà un governo di minoranza del PSOE, ma durante il dibattito ha anche promesso elezioni anticipate. Probabilmente cercherà di utilizzare la carica di primo ministro per guadagnare un po’ di tempo, migliorare il suo indice di gradimento e convocare quindi le elezioni in un momento che gli sia favorevole.

Riforme cosmetiche

Ciò significa che probabilmente realizzerà alcune riforme cosmetiche che a costo zero o quasi, pur mantenendo le principali misure di politica economica. È già costretto a mantenere la finanziaria 2018 della destra a cui si è opposto la scorsa settimana. Inoltre, le sue assicurazioni sui vincoli di bilancio e verso l’Europa non comporteranno cambiamenti sostanziali in una politica di tagli e austerità, solo lievemente alleviata dalla crescita economica che la Spagna sta vivendo dal 2014.

I “mercati” hanno già reagito positivamente alla formazione imminente di un governo di minoranza del PSOE. Goldman Sachs ha pubblicato una nota in cui si afferma che gli investitori non dovrebbero essere “preoccupati” per il cambiamento al governo. La borsa ha avuto un rimbalzo positivo ed è cresciuta del 2% rispetto alla chiusura di giovedì [31 maggio]. Il costo del denaro è sceso di 100 punti.

Per rafforzare le sue credenziali progressiste Sanchez probabilmente abrogherà alcuni degli aspetti più antidemocratici della “Legge bavaglio”, adotterà alcune misure in merito al divario retributivo di genere e getterà anche alcune briciole ai pensionati che hanno protestato negli ultimi mesi.

Sulla questione cruciale dell’autodeterminazione della Catalogna ha detto che aprirà “linee di dialogo” con il nuovo presidente catalano Quim Torra, ma sempre “entro i limiti della Costituzione e dello Statuto di Autonomia Catalana”. Il governo di Torra ha già accettato i limiti di quanto è consentito dal regime spagnolo, sostituendo tutti i ministri proposti che erano in prigione o in esilio. Questo, di fatto, significa un tradimento del mandato del referendum sull’indipendenza del 1° ottobre, nonché del mandato delle elezioni catalane del 21 dicembre.

Torra è stato eletto promettendo la nascita di una Repubblica catalana, ma dopo due settimane ha accettato i limiti antidemocratici della Costituzione spagnola. Su questa base, ogni discussione servirà solo a ratificare il fatto che il regime spagnolo è riuscito, per ora, a schiacciare la sfida posta dalla Catalogna.

Il gruppo Unidos Podemos in Parlamento ha accolto con favore la vittoria della mozione di sfiducia al grido di “Sì, podemos” e Pablo Iglesias ha chiesto a Pedro Sanchez un accordo di governo

“Spero che Sanchez capisca che è quasi impossibile governare con 84 deputati e che la Spagna ha bisogno di un governo stabile e forte che trasmetta all’UE la garanzia che può attuare un programma di governo progressista con una maggioranza parlamentare di almeno 156 deputati”.

Questo è un grave errore. Un governo che “trasmette garanzie all’UE” non potrà mai attuare un “programma progressista”.

Sconfiggere l’austerità con la lotta di massa

Naturalmente era giusto votare per far cadere il governo dell’odiato, reazionario e corrotto PP. La fine del mandato di Rajoy dovrebbe essere festeggiata. Tuttavia, non possiamo dimenticare che su tutte le questioni principali, Rajoy ha contato sull’appoggio del PSOE. Questo è successo anche quando ha calpestato i diritti democratici del popolo catalano. Oppure quando il PP e il PSOE si sono affrettati a modificare l’articolo 135 con lo scopo di introdurre l’austerità fiscale nella Costituzione.

Il grado in cui si possono strappare concessioni al governo del PSOE dipenderà dalla combinazione della pressione parlamentare con la mobilitazione di massa nelle strade. La sfiducia a Rajoy sarà benvenuta delle masse lavoratrici in tutto il paese. Ci saranno alcune illusioni che Pedro Sanchez possa introdurre cambiamenti significativi. Questa è un’esperienza necessaria.

La sinistra non dovrebbe alimentare tali illusioni, ma piuttosto organizzarsi e mobilitarsi per rivendicare che il governo del PSOE attui un vero cambiamento in intere aree della politica economica, delle libertà democratiche, ecc. Solo l’ingresso delle masse sulla scena può cambiare radicalmente l’aritmetica parlamentare.

Rajoy è stato sconfitto. Le sue politiche possono essere sconfitte solo attraverso la lotta di massa.

1 giugno 2018

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