3 Marzo 2017

Spagna – La lotta dei portuali: “Nessun passo indietro!”

Negli ultimi cinque anni, la Spagna è stata scossa da grandi movimenti che hanno sconvolto il panorama politico e sociale del paese, e nei quali la classe lavoratrice ha giocato un ruolo centrale. Se nel 2012 la lotta dei minatori focalizzò l’attenzione del paese e diventò un punto di riferimento per milioni di giovani e lavoratori, adesso i portuali stanno organizzando una lotta che ha il potenziale di sconvolgere la società spagnola.

Il 6 marzo comincerà uno sciopero di nove giorni (non consecutivi) contro una riforma del settore portuario promossa dal governo di destra di Rajoy. Questa riforma prevede la distruzione dei diritti e delle condizioni dei portuali, liberalizzando i licenziamenti. Attualmente, le contrattazioni dei portuali sono gestite attraverso società di lavoratori, che ripartiscono l’impiego e garantiscono le condizioni dei portuali, fornendo una certa stabilità in un settore la cui la domanda fluttua molto. Questa riforma ha l’intenzione di smantellare queste società, stabilendo un sistema in cui i lavoratori saranno contrattati direttamente dalle aziende su base individuale. Le aziende portuarie potranno licenziare fino a un 75% dei loro dipendenti dopo tre anni.

Sin dall’inizio la controriforma è stata accompagnata da un’offensiva mediatica isterica e sistematica contro i portuali, che sono stati trattati da privilegiati. L’obiettivo di questa campagna è di minare le simpatie del resto dei lavoratori spagnoli verso i portuali e recedere i legami di solidarietà di classe, isolando lo sciopero. In realtà, questo settore è tutt’altro che privilegiato. I portuali hanno un salario base di circa 1000€ mensili, che integrano con ore di strairdinario. La natura di questo lavoro fa che ci siano periodi di attività frenetica, quando arrivano grandi carici e i lavoratori sono messi sotto pressione per scaricare le navi il più presto possibile. Spesso, i portuali lavorano 10 o 12 ore senza pausa. È anche un settore contraddistinto dagli infortuni. Nell’anno 2016 sono morti tre portuali nel loro posto di lavoro.

La risposta dei portuali è stata veloce e contundente. Organizzati dalla combattiva Coordinadora estatal de trabajadores del mar, ma anche dalle grandi centrali sindacali, Ugt e Ccoo, che hanno sostenuto l’appello allo sciopero, i portuali si sono mobilitati massicciamente in tutti i porti della Spagna, soprattutto ad Algeciras e Valencia. Hanno raccolto la solidarietà internazionalista di diversi sindacati portuali di altri paesi, dall’Australia al Cile, che hanno inviato delegati in Spagna. Infatti, la International Dockworkers’ Council prevede diversi scioperi in solidarietà con i portuali spagnoli durante le prossime settimane. Il governo e i padroni temono le conseguenze di questa lotta. Un 86% delle esportazioni spagnole e un 65% delle importazioni passano attraverso le mani dei portuali. In un paio di giorni possono paralizzare l’economia del paese. Di fronte a questa minaccia, il presidente dell’Associazione degli imprenditori di Valencia ha richiesto l’intervento dell’esercito.

Ma il vero pericolo per la borghesia risiede in un possibile effetto domino. Dopo due anni di stagnazione relativa delle lotte e le mobilitazioni dopo i grandi movimenti del 2011-2014, le ultime misure del governo sono state vere e proprie provocazioni. La loro arroganza si può scontrarsi molto presto con la realtà. La pressione dal basso si è resa in evidenza con la decisione del PSOE (il cui sostegno è necessario per il governo) di votare in contro questa riforma. Il compito è di sviluppare i legami di solidarietà ed organizzare attraverso i sindacati e i partiti di sinistra una grande marcia a Madrid come quella dei minatori nel 2012, che rilanci le lotte e abbia lo scopo di rovesciare il marcio governo Rajoy e il sistema capitalista che lo sostiene.

Articoli correlati

Manifestazioni di massa in tutta la Catalogna

Questa mattina, Domenica 24 settembre, ci sono state manifestazioni di massa in tutta la Catalogna. A Barcellona c’erano migliaia di persone. E’ un evento molto significativo, dal momento che questo era il fine settimana della Mercé, una festività molto importante in Catalogna, per cui era lecito aspettarsi poca partecipazione. E invece, anche durante le celebrazioni e i concerti organizzati per la festa si sentivano cori spontanei scandire “Andremo a votare!” e “Indipendenza!”.

Assemblea nazionale di Podemos – Una vittoria per la sinistra

Il fine settimana del 11-12 Febbraio nel palazzetto dello sport di Vistalegre a Madrid si è svolto il secondo Congresso nazionale di Podemos. Il congresso ha visto una netta affermazione delle posizioni rappresentate da Pablo Iglesias.

Spagna: la crisi del Partito Socialista apre la strada ad un governo di destra

La crisi del Partito socialista spagnolo (PSOE), che si è aperta conun colpo di mano contro il suo leader Pedro Sanchez, si è risolta nel fine settimana con una vittoria decisiva dei golpisti. Questo apre la strada ai vincitori, riuniti intorno al presidente dell’Andalusia, Susana Diaz, e consente la formazione di un governo di destra del Partito Popolare.

Catalogna – Lo sciopero generale del 3 ottobre e il discorso reazionario del Re

La sospensione della seduta del Parlamento catalano, decretata ieri, conferma la nostra analisi. Nel contesto del regime spagnolo del 1978, il compito dell’autodeterminazione nazionale diventa un compito rivoluzionario e pertanto non può essere raggiunto dai politici borghesi catalani, ma solo tramite mezzi rivoluzionari e tramite la conquista della classe operaia catalana nel suo complesso alla causa repubblicana. Pubblichiamo l’ultima dichiarazione dei nostri compagni di Lucha de clases, scritta mercoledì 4 ottobre.

Repubblica catalana: epilogo rimandato

Sembrava che tutto fosse stato preparato in anticipo. Il presidente catalano, Carles Puigdemont, stava per recarsi al Parlamento catalano e annunciare la costituzione di una repubblica indipendente, come avrebbe dovuto fare visti i risultati del referendum del 1 ° ottobre. Alla fine lo scontro è stato ritardato, ma molto probabilmente non sarà evitato.

Risoluzione della Tmi per la liberazione dei prigionieri politici catalani

Pubblichiamo la risoluzione approvata all’unanimità al recente Congresso mondiale della Tendenza marxista internazionale