2 Maggio 2019

Spagna: la destra subisce una sonora sconfitta alle elezioni

La destra è stata nettamente sconfitta alle elezioni politiche spagnole, che si sono svolte la scorsa domenica, il 28 aprile. Le masse si sono mobilitate ai seggi: la percentuale dei votanti è stata alta, il 75,8%- un aumento del 9% rispetto alle elezioni del 2016. Gli elettori si sono andati a votare così massicciamente con l’obiettivo di bloccare l’arrivo al governo dei partiti di destra.

Su scala nazionale, i voti per il PSOE (partito socialista) e Unidos Podemos sommati ammontano al 43% contro il 42,8% di voti per partiti di destra (una differenza di 60 mila voti). In Catalogna, se aggiungiamo i voti per la sinistra indipendentista, la sinistra ha ottenuto il 65,5% dei voti, la più alta percentuale a livello nazionale.

Le elezioni hanno dimostrato una netta polarizzazione nella società tra la destra e la sinistra. L’intera campagna elettorale è ruotata intorno al tentativo di tre partiti di destra, il Partito Popolare, Ciudadanos e il partito di estrema destra Vox, di ripetere l’esperienza del governo di coalizione formato in Andalusia dopo le elezioni regionali. Il PSOE ha fatto una campagna basata sull’idea di contrapporre “il passato contro il futuro”, la “ Spagna reazionaria versus la Spagna progressista”. Questo è ciò che ha portato a un’alta affluenza e verso l’appoggio ai partiti di sinistra, mostrando un’alta coscienza di classe della classe lavoratrice spagnola, che ha riconosciuto la minaccia di PP, Ciudadanos e Vox, e ha voluto bloccare il tentativo di formazione di un governo reazionario con la partecipazione dell’estrema destra.

Risultato, il PSOE è il primo partito. Il partito socialista ha ricevuto il 28,7% dei voti ottenendo 123 seggi in parlamento. Anche se questo è un aumento significativo rispetto agli 85 seggi conquistati nel 2016, non è sufficiente per formare un governo di maggioranza. Il PSOE è stato visto come la soluzione migliore per evitare la vittoria della destra, perciò ha ottenuto la maggior parte dei voti di sinistra al posto di Unidos Podemos.

Grossa sconfitta per il Partito popolare

Dall’altro lato, queste sono state le peggiori elezioni di sempre per il partito principale della destra spagnola, il Partito popolare. Loro hanno solo raggiunto il 16,7% dei voti e 66 seggi. È una diminuzione significativa rispetto ai 137 seggi vinti alle scorse elezioni del 2016, quando Rajoy fu eletto presidente. Il PP ha dominato la destra spagnola per quasi quaranta anni, ma ora inizia a mostrare segni di cedimento. Nel Paese Basco, per esempio, il PP non ha più un singolo parlamentare e in Catalogna ne hanno persi cinque, con solo uno rimanente.

Dopo il voto di sfiducia a Rajoy che vide l’esclusione del PP dal governo nel giugno 2018, si sono procurati un nuovo leader dal volto giovane e fresco, Pablo Casado. Sotto Casado, il PP ha svoltato a destra, nel tentativo disperato di stoppare l’emorragia di voti verso Ciudadanos (il partito di destra ultra liberale) e Vox (estrema destra). Questa strategia è chiaramente fallita e ha finito per rafforzare Vox.

Vox guadagna posizioni

Dove il PP ha perso, Vox ha guadagnato. Vox ha ricevuto il 10,2% dei voti guadagnando 24 seggi. Questo è un importante incremento dal minuscolo 0,2% delle elezioni del 2016. Vox è nato sei anni fa ed è il primo partito apertamente di estrema destra dalla caduta di Franco nel 1975. Loro sono pro-corrida, anti-immigrati, contro i diritti delle donne e si pongono come un partito antisistema. Rappresentano chiaramente gli elementi più reazionari della società spagnola e hanno guadagnato consensi nelle aree rurali e in particolare tra gli ex elettori del PP nelle zone benestanti.

Per esempio, nel quartiere madrileno benestante di Salamanca, i tre partiti di destra sono stati i vincitori (primo, secondo e terzo) ricevendo, sommando le percentuali, il 71% dei voti, solo leggermente inferiore al 75% del 2016, ma Vox è il terzo partito, con il 17,8% dei voti: molto al di sopra della media nazionale. D’altro canto, nel distretto popolare di Puente Vallecas, il PSOE è il primo partito e Unidos Podemos il secondo, guadagnando insieme più del 63%, mentre Vox ha raggiunge solo l’8%, decisamente sotto la media nazionale.

Vox causò scalpore quando ricevette quasi 400 mila voti alla elezioni regionali andaluse. Anche se tutto questo fu conseguenza della più alta percentuale di astensione nella regione dal 1990, con solo il 58% di affluenza, il risultato di Vox sorprese la sinistra spagnola. I sondaggi prevedevano l’11 o il 13% per Vox alle elezioni politiche. In Andalusia, Vox ha di fatto preso più di 600 mila voti, incrementando la percentuale al 13,38%. In risposta a Vox che alza la testa, l’affluenza alla elezioni della scorsa domenica in Andalusia è stata del 73,3%. Vox sperava di fare meglio, cavalcando a posteriori il successo delle elezioni regionali, ma sono stati bloccati grazie al voto a sinistra. Anche Ciudadanos aveva l’ambizione di superare il PP e diventare il partito maggioritario della destra spagnola, ma si sono assicurati solo il 15,8% dei voti.

Il crollo di Podemos

Anche Podemos ha subito un arretramento in queste elezioni. Si sono posizionati quarti, dietro Ciudadanos e PP, con una percentuale del 14,3% e 42 seggi. Costituisce una diminuzione di sette punti percentuali rispetto al 2016, quando guadagnarono 71 seggi. Questa perdita di voti è il risultato di una strategia politica fallimentare. Lo scorso giugno, sono stati i promotori del voto di sfiducia a Rajoy, che portò alla caduta del governo del PP, e hanno votato per Sanchez come primo ministro. Hanno avuto una reale opportunità di spingere Sanchez verso un programma più radicale, mettendolo sotto pressione rispetto ai tagli e la mancanza di riforme. Questo sarebbe stato possibile combinando la pressione parlamentare con la mobilitazione nelle strade. Al contrario, si sono totalmente subordinati al PSOE, senza mostrare una chiara differenziazione nel loro programma che avrebbe trovato il sostegno degli elettori nel campo socialista.

In pratica, hanno giocato un ruolo subalterno rispetto a Sanchez. I leader di Unidos Podemos hanno moderato il loro ex linguaggio radicale e la loro combattività si è ridotta. Durante la campagna elettorale, Pablo Iglesias (il leader di Podemos) ha fatto discorsi più a sinistra, ma era troppo poco e troppo tardi. Le azioni dell’ultimo periodo non combaciano più con la sua retorica. Di conseguenza, un settore di elettori che hanno votato per UP in passato, questa volta hanno preferito il PSOE, perché è stata giudicata l’opzione più convincente per sconfiggere la destra.

Quali sono le prospettive?

Anche se il partito socialista ha vinto, il suo leader, Sanchez è un moderato che è stato sostenuto dal Financial Times, Economist e New York Times, da tutti elogiato la sua moderazione e la sua propensione al compromesso. Sanchez potrebbe assicurarsi una maggioranza numerica in parlamento attraverso un’alleanza con Ciudadanos, che sarebbe anche l’opzione preferita per la classe dominante. Ad ogni modo, il leader di Ciudadanos Albert Rivera ha messo in chiaro che non vuole un’alleanza coi socialisti: il loro obiettivo di essere il principale partito della destra verrebbe seriamente compromesso da una coalizione del genere. Successivamente, i sostenitori di Sanchez durante il suo discorso dopo le elezioni hanno messo bene in chiaro che non avrebbero tollerato nessuna alleanza con la destra. Lo sloganCon Rivera NO” urlato dalla folla ha incontrato sorrisi imbarazzati da parte di Sanchez, il quale ha dichiarato che non avrebbe chiuso all’opzione di un’alleanza con Ciudadanos. Al contrario, ha solo dichiarato che la sua unica condizione per il partner di governo è il “rispetto della costituzione”.

Degni di interesse, gli altri slogan lanciati dalla folla durante il discorso sono stati: “No Pasaran!”, che è un coro anti fascista, che richiama alla difesa di Madrid durante la guerra civile spagnola, e “Sì se puede”, che è uno slogan di Podemos.

Questi cori riflettono lo stato d’animo tra molti elettori del PSOE, molto più radicali del loro leader. Al momento, tutti i partiti stanno aspettando le elezioni municipali, regionali ed europee, che si svolgeranno durante la stessa giornata a maggio, per vedere le scelte degli elettori. Tutti i discorsi sulla formazione del governo saranno posticipati.

Comunque, una nuova recessione è all’orizzonte, e il PSOE avrà bisogno di approvare altre misure di austerità per difendere gli interessi della classe dirigente. Sanchez potrà anche operare cambiamenti di facciata per fare appello, se necessario, alla sinistra, ma nulla di così pericoloso che possa mettere in discussione l’Unione Europea.

Quello che probabilmente vedremo nel prossimo periodo sarà una nuova ondata di mobilitazioni contro le contro-riforme o i tagli che Sanchez sarà costretto a portare avanti. In questo scenario, a Podemos servirà una strategia incentrata sulle mobilitazioni nelle piazze su questioni quali l’emergenza abitativa, tagli alla spesa sociale, leggi sul lavoro, diritti democratici e diritti per le donne, ecc.

Devono imparare dai loro errori e non continuare a perseguire la strada della subordinazione al PSOE in parlamento. Naturalmente, UP deve permettere l’investitura di Sanchez, ma subito dopo collocarsi all’opposizione per apparire come la forza politica che combatte nella maniera più energica contro la destra franchista e non legarsi le mani con la politica delle mezze misure del PSOE. Devono sfidare il PSOE e metterlo sotto pressione, se veramente vogliono rappresentare gli interessi della classe lavoratrice.

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