28 Settembre 2020

Spagna – Il confinamento selettivo a Madrid fa esplodere la rabbia

Venerdì 18 settembre, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso che fa parte del PP (Partito popolare), il principale partito di destra, ha annunciato un “lockdown differenziato” di 37 zone nei distretti meridionali e nei comuni alla periferia della capitale. Questi ospitano alcuni dei quartieri più poveri e anche quelli più colpiti dalla pandemia del COVID-19. Questa misura discriminatoria e inefficace, attuata lunedì 21 settembre, ha suscitato un’immediata indignazione tra i residenti di questi quartieri operai che hanno portato avanti una serie di proteste.

Madrid è tornata ad essere l’epicentro del coronavirus in Spagna, con una media di 598 casi ogni 100mila residenti: il doppio della media nazionale. La nuova misura è stata applicata nelle zone di Madrid dove la percentuale di contagio è ora di 1.000 casi ogni 100.000 residenti, nel tentativo di contenere l’allarmante diffusione. La misura già oggi si sta dimostrando insufficiente (mercoledì 23 settembre) poiché il “lockdown differenziato” è stato esteso ad altre 16 zone che già venerdì erano oltre i 1.000 casi.

L’obiettivo principale del provvedimento è limitare l’ingresso e l’uscita dai quartieri a sud di Madrid, consentendo gli spostamenti per lavoro o per forza maggiore. In una capitale in cui centinaia di migliaia di persone si muovono su linee metropolitane, treni suburbani e autobus affollati, le aree più colpite che sono state sottoposte a questa misura, sono quelle che hanno i tassi di mobilità totale più elevati. Ad esempio, il 57% dei residenti di Villa de Vallecas (con un reddito medio familiare di 39.800 euro all’anno) percorre giornalmente per lavoro, più di tre chilometri rispetto ad appena il 37% dei residenti più ricchi di Salamanca (con un reddito medio familiare di 57.000 euro all’anno ). I residenti dei quartieri centrali e più ricchi hanno maggiori probabilità di lavorare da casa o più vicino a casa, mentre quelli delle zone meridionali devono recarsi in centro per fare un lavoro che non può essere svolto online. Inoltre, solo il 7,2% dei residenti di Chamberí nella zona del centro (reddito medio di 50.000 euro all’anno) viaggia con i mezzi pubblici durante l’ora di punta mattutina tra le 6 e le 10, mentre la percentuale si raddoppia nei distretti meridionali. Come sottolinea Fernando Rodríguez Artalejo, capo del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università UAM, i distretti di Madrid “non sono compartimenti stagni”, queste misure sono inefficaci e mostrano chiaramente che la salute dei residenti non è la priorità.

Ayuso ha affermato che la richiesta di un nuovo stato di allarme o di misure di quarantena, come è avvenuto all’inizio dell’anno, deve essere evitata “a tutti i costi” per evitare disastri economici. Su questa base Ayuso preferisce rischiare la vita di migliaia di lavoratori per non fermare l’economia. Pertanto, i profitti dei capitalisti hanno la precedenza sulla vita delle persone. Ciò che ha davvero scatenato l’ira e l’indignazione tra i lavoratori è stato quando Ayuso ha incolpato per la diffusione del virus “lo stile di vita della nostra [popolazione] immigrata di Madrid”. In risposta a questa politica discriminatoria di lockdown selettivo, unita ai commenti apertamente razzisti e pieni di pregiudizi di Ayuso, le associazioni di quartiere delle zone popolari di Villaverde, Usera, Vallecas e Carabanchel hanno organizzato una protesta spontanea a Puerta del Sol (la piazza principale nel cuore della capitale) venerdì sera, 18 settembre, poi di nuovo domenica 20 settembre si sono svolte proteste di massa in tutti questi quartieri con decine di migliaia di persone che sono scese in piazza, gridando il loro sostegno dai balconi o unendosi al corteo non appena i manifestanti passavano davanti ai loro appartamenti.

Le mobilitazioni fino ad ora non accennano ad attenuarsi in quanto è prevista un’ulteriore protesta per domenica 27 settembre, sostenuta da una dichiarazione firmata dalla Federazione Regionale delle Associazioni di Quartiere (FRAVM), nonché dai principali sindacati e partiti di sinistra, per denunciare l’attuale situazione. Le richieste più radicali e militanti sono arrivate dalle associazioni dei quartieri sottoposti a chiusura, che hanno scritto un “Manifiesto por la dignidad del Sur ante la segunda oleada(Manifesto per la dignità del sud davanti alla seconda ondata), che rifiuta completamente la politica anti-operaia e razzista di lockdown differenziato. Chiede metodi più efficaci per contrastare la diffusione del virus, compresi investimenti fortemente necessari nell’istruzione e nella sanità per i distretti meridionali. Il manifesto denuncia i decenni di abbandono da parte del consiglio comunale, che è uno dei principali fattori del perché questi quartieri soffrono così tanto il virus: “il nostro stile di vita è ciò a cui la maggioranza è condannata per mancanza di investimenti, non l’abbiamo scelto noi”.

 

 Rabbia accumulata

In effetti, l’ultimo piano di investimenti per migliorare i distretti meridionali risale al 1997-2003, ed era insufficiente ed è rimasto incompiuto. L’Associazione dei quartieri di Villaverde ha presentato un elenco di 200 misure per portare il proprio quartiere al livello delle altre zone di Madrid, che non sono state attuate. La gente di Vallecas, Usera, Carabanchel e Villaverde si sente demonizzata da Ayuso e dalla sua amministrazione, e per una giusta ragione. Sono stati accusati nel corso degli anni di alti tassi di criminalità, abuso di droghe e ora della diffusione della pandemia. I residenti intervistati a Puente de Vallecas hanno sottolineato che “le persone sono obbligate a vivere ammassate in piccoli appartamenti e di conseguenza vengono infettate”. Affermano anche che è un privilegio poter rimanere a casa, perché per molte famiglie della classe operaia che abitano nelle zone sud di Madrid “se non ci uccide il COVID-19, lo farà la fame”. Se diamo uno sguardo alle statistiche, oltre che alla situazione internazionale, possiamo vedere che le regioni più povere del mondo sono le più colpite dal coronavirus. A Puente de Vallecas, la dimensione media di una casa è di 84 metri quadri e sono stati segnalati 1.240 casi nei 14 giorni precedenti al rapporto. A Chamartín, la dimensione media delle casa è di 135 metri quadri e nello stesso periodo di tempo sono stati registrati solo 483 casi.

Questi quartieri popolari a sud di Madrid hanno intere famiglie che condividono stanze singole e minuscoli appartamenti, e sono costituiti per lo più da lavoratori precari che si spostano spesso sui mezzi pubblici per lavorare in presenza. Riprendendo involontariamente la famosa citazione di Ted Grant secondo cui non si accende nessuna lampadina senza il gentile permesso della classe operaia, il Manifesto scritto da queste associazioni militanti di quartiere ricorda con orgoglio al governo che: “senza di noi non ci sarebbe la cura degli anziani, pulizia delle strade né degli spazi pubblici, niente consegne del cibo da asporto né acqua potabile”. Questi quartieri si stanno mobilitando e chiedono più operatori sanitari nei loro centri medici, e corse della metropolitana e dei treni di superficie più frequenti in modo che i pendolari possano mantenere il distanziamento sociale invece che essere inscatolati come sardine e respirarsi addosso attraverso le loro mascherine. Hanno anche bisogno del monitoraggio e di test completi per accertare con precisione i tassi di infezione e contenere adeguatamente la diffusione del virus.

Ieri, con 3.682 nuovi casi e 39 decessi segnalati nelle 24 ore precedenti a Madrid, Ayuso ha ammesso che è “incoerente applicare misure in alcune zone e non in altre”. Con quasi la metà di tutti i casi di COVID-19 della Spagna, sono necessarie misure più drastiche del coprifuoco dalle 22 e del servizio al tavolo piuttosto che a banco.

In base a tutto ciò, i compagni della sezione spagnola della TMI hanno elencato una serie di rivendicazioni per affrontare adeguatamente il crescente numero di casi di coronavirus e proteggere i quartieri della classe lavoratrice della capitale:

  • Difendere la sanità pubblica al 100%. Fermare ogni tentativo di privatizzare i servizi pubblici, soprattutto quelli del settore sanitario.
  • Testare almeno due membri per nucleo familiare e mascherine gratuite per tutta la popolazione.
  • Nazionalizzazione del sistema sanitario privato (che riceve generosi fondi pubblici) per far fronte all’emergenza sanitaria e garantirne così l’accesso da parte di tutta la società. Questa misura è stata emanata dal governo centrale nel precedente lockdown, ma è stata lasciata nelle mani delle Comunità autonome, che hanno fatto poco o nulla. Deve essere reso effettivo!
  • Prendere i necessari sistemi di tracciamento senza ricorrere a società private (poiché questa è solo un’altra strategia per dirottare denaro pubblico verso società amiche del PP)
  • Dare priorità all’utilizzo di fondi pubblici per assumere il personale sanitario necessario in modo da non sovraccaricare i reparti di emergenza e ambulatoriali. È necessario rafforzare il personale se si vogliono evitare scenari peggiori.
  • Raddoppiare la frequenza dei treni della metropolitana, di quelli suburbani e degli autobus; assumere i lavoratori necessari. Questo sarà l’unico modo per garantire un adeguato livello di distanziamento sociale per viaggiare in sicurezza.
  • Chiusura per 15 giorni di tutta l’attività economica, ad eccezione dei servizi essenziali decisi dai lavoratori stessi. I padroni devono continuare a pagare gli stipendi anche in caso di chiusura.
  • Dimissioni del governo di Ayuso e scioglimento dell’Assemblea di Madrid. Appello per elezioni anticipate nella Comunità di Madrid.
  • Sciopero generale di 24 ore per chiedere che vengano soddisfatte queste e altre richieste e per forzare le dimissioni del governo Ayuso.
  • Costituzione di comitati di quartiere coordinati dai residenti stessi, per organizzare lo sciopero e la lotta nei quartieri.

Il grande numero di partecipanti alle manifestazioni semi-spontanee velocemente convocate nel fine settimana sono un riflesso della rabbia accumulata sotto la superficie. Per la maggior parte della pandemia è stata la destra che ha cercato di mobilitare nelle strade, usando il COVID-19 come scusa. Ora la classe operaia si sta riprendendo la scena, schierandosi in difesa del servizio sanitario, dell’istruzione statale e contro le politiche anti-operaie della destra. Se le associazioni di quartiere, i sindacati, i partiti e le organizzazioni di sinistra dovessero dare a questa rabbia un’espressione organizzata attraverso uno sciopero generale regionale, il governo regionale di destra di Madrid avrebbe i giorni contati.

23 Settembre 2020

Articoli correlati

Catalogna – Nello sciopero dell’8 novembre i CDR assumono un ruolo da protagonista

Lo sciopero generale in Catalogna contro la repressione, l’introduzione dell’articolo 155 e per il rilascio dei prigionieri politici è riuscito a paralizzare il paese. Nonostante tutte le difficoltà

Spagna – Sciopero per il giorno della donna: “quasi una rivoluzione”

Quello che è successo in Spagna durante la giornata internazionale della donna lavoratrice è stato significativo. Un commentatore del quotidiano di Barcellona el Periodico lo ha definito “più che uno sciopero, quasi una rivoluzione”. Oltre 6 milioni di lavoratori, principalmente donne ma anche uomini, sono scesi in sciopero.

Breve cronaca di un comizio a Madrid

Spesso ci sentiamo dire, soprattutto in Italia, che i tempi della partecipazione di massa in politica sono passati e che il divario tra le masse e i partiti è definitivamente incolmabile.

Spagna – La lotta dei portuali: “Nessun passo indietro!”

Il 6 marzo comincerà uno sciopero di nove giorni contro una riforma del settore portuario promossa dal governo di destra di Rajoy. Questa riforma prevede la distruzione dei diritti e delle condizioni dei portuali, liberalizzando i licenziamenti.

La vittoria di Pedro Sanchez – la base del Psoe svolta a sinistra e sconfigge l’apparato

Pedro Sanchez ha ottenuto una vittoria incontestabile alle primarie del Psoe per il ruolo di segretario generale del partito, ottenendo più del 50% dei voti dei militanti, e lo ha fatto difendendo una posizione di sinistra, la sua opposizione al Pp (Partito popolare) e reclamando, a parole, la necessità di una maggioranza di sinistra per cacciare via la destra.

Repubblica catalana: epilogo rimandato

Sembrava che tutto fosse stato preparato in anticipo. Il presidente catalano, Carles Puigdemont, stava per recarsi al Parlamento catalano e annunciare la costituzione di una repubblica indipendente, come avrebbe dovuto fare visti i risultati del referendum del 1 ° ottobre. Alla fine lo scontro è stato ritardato, ma molto probabilmente non sarà evitato.