14 aprile 2018

Siria – La barbarie della guerra e l’ipocrisia imperialista

In queste ore dove le potenze occidentali sferrano un nuovo attacco alla Siria (sul quale ribadiamo la nostra opposizione) riproponiamo ai nostri lettori l’analisi prodotta da Alan Woods, dirigente della Tendenza marxista internazionale, in cui si denuncia l’ipocrisia dell’imperialismo e si delineano le prospettive future per lo scenario mediorientale.

 

 

Dopo tutto il clamore, la propaganda rumorosa e le manovre alle Nazioni Unite, si è improvvisamente rotto il cosiddetto cessate il fuoco siriano, in maniera vergognosa e irrevocabile. In realtà era un aborto morto ancor prima di nascere.

Polemos [la guerra] è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi.” (Eraclito)

“Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo; dicono: “Pace, pace”, mentre pace non c’è.” (Geremia 6:14)

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione che impone il cessate il fuoco per 30 giorni in Siria al fine di consentire l’arrivo di aiuti e l’evacuazione dei feriti. Lo scopo era di fornire aiuti umanitari alla popolazione di Ghouta est, un’enclave nei pressi di Damasco che è sotto controllo nell’ultimo periodo di forze ostili al presidente Assad e che è stato bombardato dalle forze governative durante la scorsa settimana.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto che la situazione a Ghouta est è simile all’inferno sulla terra”. Questo è vero. Ma questa descrizione potrebbe essere applicata a tutto il resto della Siria. L’intero paese è stato devastato da sei anni di guerra nei quali la Siria è divenuta il campo di battaglia per le attività delle potenze straniere rivali e dei loro alleati a livello locale e regionale.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede nel Regno Unito punta un dito accusatore contro il regime siriano e la Russia, anche se la Russia nega il coinvolgimento diretto e il governo siriano ha negato bombardamenti sui civili, spiegando che sta cercando di liberare Ghouta est dai terroristi. A chi dovremmo credere?

 

Le Nazioni Unite

Il voto sulla risoluzione è stato posticipato più volte mentre si girava una squallida commedia alle Nazioni Unite. La Russia, alleata del governo siriano, voleva, prevedibilmente, modifiche al testo. Gli americani e i loro tirapiedi nel Consiglio generale, altrettanto prevedibilmente, accusavano Mosca di voler mantenere una situazione di stallo.
Evidentemente i russi non avevano alcuna fretta di firmare un cessate il fuoco perché i loro alleati siriani stavano vincendo la guerra sul terreno. Gli americani, al contrario, avevano una fretta incredibile perché i loro alleati stavano perdendo. Il destino della povera gente che ha sofferto
per le devastazioni causate da una guerra brutale non è mai entrato nei loro calcoli; gli americani e i loro alleati stavano usando cinicamente le immagini di quelle sofferenze per ottenere una facile vittoria a livello di propaganda sulla Russia.

L’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ha accusato la Russia di aver “tirato per le lunghe i negoziati”. Ha protestato con rabbia: “Nei tre giorni in trascorsi a discutere se adottare questa risoluzione, quante madri hanno perso i loro figli a causa dei bombardamenti?” Che strano che non abbia mostrato la stessa premurosa preoccupazione per i tantissimi bambini e le loro madri che sono stati massacrati dai bombardamenti indiscriminati a Mosul! Forse la differenza è che quei bombardieri erano pilotati dagli americani? Ma parleremo ancora su Mosul più avanti. L’inviato delle Nazioni Unite della Russia, Vassily Nebenzia, ha detto che il cessate il fuoco non sarebbe stato possibile senza un accordo tra fazioni in guerra e ha attaccato la raffica di propaganda sulla situazione a Ghouta est controllata dai ribelli. “Sappiamo che la situazione umanitaria in Siria è terribile e richiede l’adozione di misure urgenti”, ha affermato. “È importante impegnarsi non solo a Ghouta est”, ha aggiunto, “gli aiuti devono arrivare in tutte le regioni della Siria”.

Durante dibattiti lunghi e infuocati, i russi hanno insistito affinché il testo della risoluzione fosse modificato in modo tale che Damasco non fosse presentata come l’unica fazione da incolpare per la violenza. Così alla fine i russi hanno firmato la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che impone un cessate il fuoco di 30 giorni in Siria. Ma cosa hanno firmato esattamente? Questa cosiddetta risoluzione di cessate il fuoco era talmente vaga e generica da non specificare nemmeno una data in cui dovrebbe partire. Non si riferiva specificamente a Ghouta est, ma alla Siria nel suo insieme.

Rendendosi conto che gli Stati Uniti erano stati ancora una volta completamente sconfitti dalle astuzie della diplomazia russa, l’ambasciatore statunitense all’ONU, Nikki Haley, ha chiesto che il cessate il fuoco venisse attuato immediatamente, ma ha detto di essere scettica sul fatto che la Siria si sarebbe adeguata. Su questo aveva, ovviamente, totalmente ragione.
Alla fine il “cessate il fuoco” ammontava a sole cinque ore durante le quali l’ONU avrebbe dovuto fornire gli aiuti promessi e si supponeva che la popolazione potesse evacuare dalle zone assediate. Niente di tutto ciò è successo. I jihadisti hanno continuato a bombardare Damasco e l’aviazione siriana ha continuato a sganciare bombe. Nessun aiuto è stato consegnato, e coloro che hanno cercato di fuggire da Ghouta est sono stati colpiti da proiettili di mortaio sparati dai jihadisti per impedire loro di andarsene.

 

Cosa si cela dietro un nome?

Gli americani sostengono di stare combattendo al fianco dei ribelli delle “correnti principali”, che ora vengono collocati sotto lo pseudonimo di “attivisti siriani”. Attivi lo sono di sicuro, specialmente nel regno di internet e della propaganda. Ma come forza di combattimento sono insignificanti. I gruppi che detengono realmente il potere nell’enclave sono i combattenti jihadisti che condividono la stessa ideologia velenosa dell’ISIS e di al Qaeda, a cui il principale gruppo jihadista è affiliato.
I cosiddetti islamisti moderati sono un’invenzione. Sono semplicemente una comoda foglia di fico volta a nascondere il fatto che la CIA sta appoggiando i mostri jihadisti in Siria come mezzo cinico di risoluzione dei conti con Assad. Sfortunatamente per loro, è Assad, con l’appoggio di Russia e Iran, che sta saldando i conti con i ribelli.

Il gruppo jihadista jihadista Jabhat Fateh al-Sham (JFS, “Fronte per la conquista del Levante”), che era noto come Fronte al-Nusra fino a quando non ha rotto i legami formali con al-Qaeda lo scorso luglio, ha cambiato nome in più di un’occasione. Ma questi cambiamenti camaleontici non hanno alterato la natura reazionaria di questa organizzazione jihadista di una sola virgola. Come dicono i francesi: plus ça change, plus c’est la même chose (“più cambia, più è la stessa cosa”).

I jihadisti impediscono deliberatamente l’arrivo di aiuti umanitari a Ghouta est e impediscono ai civili di lasciare il sobborgo. Proprio come ad Aleppo e Mosul, impediscono il rilascio di centinaia di ostaggi, tra cui donne e bambini. Continuano anche il bombardamento di Damasco, in violazione della “pausa umanitaria”, anche se a ciò è stata data molta poca attenzione dai media occidentali.

La risoluzione delle Nazioni Unite non riguardava i membri dello Stato islamico (IS, ex ISIS / ISIL) o al-Nusra. Per sicurezza, la Russia ha chiesto che la risoluzione includesse altri gruppi “che cooperassero con loro”. E così il testo finale ha specificato che le operazioni militari possono continuare contro “individui, gruppi, imprese ed entità” associati all’Isis, al-Qaeda o ad altri gruppi classificati come terroristi dal Consiglio di sicurezza. È difficile vedere a quale dei gruppi “ribelli” non si applica tale definizione!
I gruppi ribelli più grandi e più importanti – cioè i jihadisti e i loro alleati – non erano considerati nella tregua. Il Fronte Al-Nusra è affiliato ad al Qaeda, nonostante i loro tentativi di negare l’evidenza. E poiché conducono tutti i combattimenti e possiedono tutte le armi da guerra, e quindi detengono il potere reale nel territorio occupato di Ghouta est, il cosiddetto cessate il fuoco non valeva nemmeno il pezzo di carta su cui è stato stampato.

 

Mosul e Aleppo: una storia di due città

I media occidentali stanno facendo un gran clamore rispetto a Ghouta est, proprio come hanno fatto un grande clamore su Aleppo. Ma sono stati stranamente silenziosi riguardo al destino di Mosul, una città di due milioni di persone, rispetto alla quale sono stati commessi crimini molto più grandi. Ci sono voluti circa nove mesi alle forze sostenute dagli Stati Uniti per strappare Mosul allo Stato islamico. La città è stata finalmente “liberata” il 10 luglio scorso. Ma il presso è stato veramente terribile. Oggi tutto ciò che rimane della maggior parte di questa città, un tempo grandiosa, sono cumuli di macerie e pietre che coprono un numero imprecisato di morti, uomini, donne e bambini.

Migliaia di famiglie sono rimaste senza casa. Le scuole sono e le reti di servizi sono state distrutte, le autostrade sono state ridotte a strade sterrate. Tutti e cinque i ponti della città che attraversano il fiume Tigri sono stati danneggiati. Il principale complesso ospedaliero in cui è infuriata una battaglia per oltre un mese è un guscio vuoto . L’elenco delle devastazioni include:

  • nove dei 10 principali ospedali

  • 76 dei 98 ambulatori medici

  • 6 grandi ponti attraverso il Tigri

  • Tre quarti delle strade di Mosul

  • 400 istituzioni educative, tra cui scuole, università e centri educativi

  • 11.000 unità abitative residenziali

  • 4 centrali elettriche e il 65 percento della rete elettrica

  • 6 sistemi di depurazione dell’acqua e gran parte dell’infrastruttura idrica della città sono stati intrappolati

  • Il complesso industriale farmaceutico

  • Tutti i negozi di cereali

  • Due grandi caseifici

  • 212 fra raffinerie di petrolio e stazioni di servizio

  • Tutti gli edifici pubblici

  • Tutte le banche statali e private

  • 63 centri religiosi (chiese e moschee), la maggior parte dei quali preziosi siti storici

  • 250 officine, fabbriche e piccole fabbriche, comprese gli stabilimenti agro-industriali

  • 29 hotel

  • Più di 40.000 vittime civili

  • 38 su 54 aree residenziali a Mosul ovest sono distrutte

Un direttore del personale nell’ufficio del governatorato di Ninive ha detto che “mentre Mosul est è semidistrutta, la devastazione nella metà occidentale è molto maggiore”. Un membro di un gruppo di volontari locali ha affermato che la distruzione Mosul ovest è vicina al “99 percento”.
Questa terribile distruzione, pari alla liquidazione fisica di una grande città, è stata effettuata principalmente da bombe, missili e artiglieria americani e l’utilizzo da parte dell’esercito americano di fosforo bianco, un’arma che è proibita a livello internazionale per l’uso in aree popolate. La distruzione di Mosul si aggiunge agli altri gravi crimini di guerra degli Stati Uniti.

Ma mentre ad Aleppo (e ora a Ghouta est) siamo stati letteralmente bombardati da denunce quotidiane dei crimini – reali o immaginari – del regime siriano e dei suoi alleati russi, i terribili crimini perpetrati contro il popolo di Mosul sono stati nascosti sotto uno spesso tappeto di silenzio, menzogne e mezze verità.

 

Un disastro umanitario ignorato dall’Occidente

Molto più grave della devastazione di una città è la devastazione delle vite umane. L’entità delle vittime civili rimane sconosciuta fino ad oggi, dal momento che né gli Stati Uniti né i loro alleati a Baghdad si sono minimamente impegnati a contare i cadaveri, molti dei quali sono ancora sotto le macerie. Si ritiene che più di 40.000 civili siano stati uccisi a causa della massiccia potenza di fuoco che è stata utilizzata nei loro confronti, in particolare dalla polizia nazionale e tramite gli attacchi aerei, a parte le numerose vittime ad opera dello stesso ISIS.

Eppure questo enorme disastro umanitario è stato ampiamente ignorato dai media occidentali. Il numero veramente catastrofico di vittime civili a Mosul ottiene poca copertura internazionale nei media o una attenzione minima da parte di politici e giornalisti. Si confronti tutto ciò con l’indignazione internazionale per il bombardamento di Aleppo est da parte del governo siriano e delle forze russe alla fine del 2016.
Nessuna delle forze coinvolte, l’ISIS, la coalizione internazionale, il governo iracheno, nemmeno le Nazioni Unite, hanno fornito informazioni sul numero reale delle vittime. Airwars, basandosi sui comunicati stampa, stima che 5.805 civili siano stati uccisi tra il 19 febbraio e il 19 giugno 2017. Ma, come sappiamo, i comunicati stampa coprono solo una piccola parte del numero effettivo di morti.

Perché la cifra delle morti civili a Mosul è stata così clamorosamente alta? La spiegazione può essere letta in un rapporto di Amnesty International (AI): At Any Cost: The Civilian Catastrophe in West Mosul.
Sebbene questo rapporto non fornisca una cifra precisa del numero di morti, conferma i danni terribili causati dal continuo uso dell’artiglieria per un periodo di cinque mesi in un’area chiusa con all’interno civili impossibilitati a fuggire. Molti abitanti di Mosul sono rimasti nelle loro case perché l’ISIS uccideva le persone che cercarono di fuggire. Ma molti altri sono rimasti perché il governo ha chiesto loro di farlo. L’esercito ha lanciato volantini dagli elicotteri chiedendo ai residenti di non fuggire. Ciò equivaleva a una condanna a morte.

I bombardamenti indiscriminati, in particolare nel corso dell’assalto finale alla città vecchia, hanno provocato un bagno di sangue in cui la maggior parte delle vittime erano donne e bambini. Si ritiene che oltre 4.000 corpi siano sepolti sotto le macerie nella sola Mosul ovest , dove il fetore di cadaveri putrefatti impregna ancora l’aria. La brutalità delle truppe irachene è confermata da molti racconti di testimoni oculari. Una testimonianza in un articolo del sito di notizie online Middleeasteye cita un soldato iracheno: “Li abbiamo uccisi tutti, Daesh, uomini, donne e bambini. Abbiamo ucciso tutti.

“Ci sono molti cittadini di Mosul tra i corpi”, afferma un maggiore iracheno. “Dopo che è stata annunciata la liberazione, ci è stato dato l’ordine di uccidere tutto ciò che si muoveva”. Protetto dall’anonimato, il maggiore diceche quegli ordini erano sbagliati, ma i soldati dovevano eseguirli a prescindere. “Non era affatto giusto”, ha detto. “La maggior parte dei combattenti Daesh si è arresa e li abbiamo comunque uccisi”.

Durante l’assedio durato nove mesi 1.048.044 persone sono state costrette a fuggire. Ben poche hanno fatto ritorno. Uomini, donne e bambini sfuggiti alla distruzione di Mosul sono tuttora alloggiati in tendopoli, spesso vere e proprie prigioni virtuali. Donne e bambini sospettati di essere familiari di combattenti dell’ISIS uccisi durante l’assedio vengono reindirizzati ai “campi di riabilitazione”.
Prima hanno dovuto sopportare i tormenti inflitti dall’ISIS. Ora subiscono crimini e abusi per mano delle truppe irachene. Ma nessuno è mai responsabile. Il Premier Al Abadi ha spesso criticato le organizzazioni per i diritti umani che indagano sui crimini di guerra. La tortura e gli abusi sono istituzionalizzati all’interno delle forze armate irachene e comunque sono tollerati dalla magistratura.

Baghdad valuta che siano necessari 100 miliardi di dollari a livello nazionale per la ricostruzione. Gli amministratori locali a Mosul, la più grande città controllata dall’IS, dicono che tale somma è necessaria per ricostruire solo la loro città. Secondo le stime delle Nazioni Unite, 40.000 case devono essere ricostruite o restaurate e per circa 600mila residenti non è ancora possibile fare ritorno in città, in cui un tempo risiedevano circa 2 milioni di persone.
Finora nessuno si offre di pagare il conto. L’amministrazione Trump ha detto agli iracheni che non è disponibile a contribuire alla ricostruzione. L’Iraq spera che l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo intervengano, e che l’Iran faccia altrettanto. L’ONU sta ripristinando alcune infrastrutture in quasi due dozzine di città e villaggi nel resto dell’Iraq, ma i finanziamenti attuali ammontano sono una piccola parte di ciò che sarebbe necessario. Di conseguenza, gran parte della ricostruzione in atto è compiuta grazie a persone che usano risparmi personali per ricostruire al meglio case e negozi.
E mentre ogni singolo dettaglio dell’assedio di Aleppo veniva esaminato, ripetuto e ingigantito dalla nostra “stampa libera”, quasi nessuna attenzione veniva prestata agli orrori subiti dal popolo di Mosul. Abbiamo il diritto di chiedere perché.

 

Ancora un altro “attacco con i gas”

Il completo fallimento dell’offensiva diplomatica americana alle Nazioni Unite ha provocato rabbia e disperazione tra le fila dei ribelli, che hanno risposto con un fiume di rabbia. Ma è una rabbia nata dall’impotenza. Senza un diretto appoggio americano, i ribelli siriani non contano nulla. Sono stati sistematicamente ridotti in polvere dalle forze di Assad. Ma gli americani non hanno molta voglia di impegnare una forza militare significativa nel pantano siriano. Come si può costringerli ad intervenire?
La risposta dei jihadisti è stata immediata e, di nuovo, del tutto prevedibile. Hanno intensificato la campagna di propaganda, ma questa volta hanno introdotto una nuova (ma per nulla innovativa) svolta. Durante l’assedio di Aleppo i media occidentali hanno dato molta pubblicità ai cosiddetti Caschi bianche (anche noti come “Difesa civile siriana”), un gruppo che sostiene di essere una ONG umanitaria imparziale dedicata a salvare vite in Siria. In realtà, questa “ONG” è un’organizzazione jihadista il cui unico scopo è quello di produrre video scioccanti di vittime civili (di certo non un compito difficile nelle condizioni odierne in Siria) al fine di ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica mondiale.

Questa manovra ha avuto talmente successo che i Caschi bianchi hanno ricevuto un Oscar per il “Miglior cortometraggio documentario” che mostra le loro attività quotidiana nel 2017. Ciò nonostante il fatto che siano stati ripetutamente accusati di falsificare resoconti e aver messo in scena di falsi tentativi di “salvataggio” Si dice ora che diverse persone siano state ricoverata nell’ospedale della vicina Al-Shifoniyah, mostrando sintomi quali “dispnea, irritazione intensiva della membrana del muco, irritazione degli occhi e vertigini”. Diverse donne e bambini avevano difficoltà a respirare, secondo i Caschi bianchi s e che “almeno un bambino” è morto a causa del soffocamento.

Sebbene non ci sia stata assolutamente alcuna verifica indipendente di queste affermazioni, ciò non ha impedito alla “stampa libera” del mondo occidentale di rilanciarle quotidianamente come se fossero dati di fatto. Un classico titolo era quello di Sky News, che gridava: il regime siriano “coinvolto in un micidiale attacco di gas al cloro sui civili”.
Non sarebbe la prima volta che i jihadisti utilizzano l’accusa di un attacco con i gas su Ghouta est per provocare un intervento militare americano. Hanno fatto esattamente la stessa cosa nel 2013, quando una campagna internazionale dal grande clamore su un presunto attacco al gas di cloro è stata usata da Obama per giustificare l’invio di aerei da guerra statunitensi e bombardare le postazioni dell’esercito siriano.

L’amministrazione Obama ha assicurato di aver intercettato le comunicazioni di un alto funzionario siriano sull’uso di armi chimiche, ma ha negato l’accesso alle registrazioni, come ha respinto una richiesta dell’Associated Press di vedere una trascrizione di una comunicazione che presumibilmente ordinava al personale militare siriano di prepararsi per un attacco di armi chimiche con maschere antigas.
Nonostante tutto il chiasso fatto dai media, non è stata portata una briciola di prove per questi presunti attacchi, ad eccezione di alcune immagini video sgranate che non provavano nulla. Le incoerenze sul numero delle vittime e altri dettagli relativi all’attacco hanno alimentato dubbi tra gli scettici. Due giorni dopo il presunto attacco, la televisione di stato ha trasmesso immagini di contenitori di plastica, maschere antigas, fiale di medicinali, esplosivi e altri oggetti che si diceva fossero stati sequestrati dai nascondigli dei ribelli. Un barile aveva scritto “made in Saudi Arabia” su di esso.

Lo scetticismo si rifletteva anche in un luogo così improbabile come il quotidiano “Times of Israel”. In un articolo pubblicato l’8 settembre 2013, Charles Heyman, un ex ufficiale militare britannico che pubblica The Armed Forces of the UK, un’autorevole rivista semestrale e delle forze britanniche, rilascia le seguenti dichiarazioni:
“Non riusciamo a capirci qualcosa – perché mai un comandante sarebbe d’accordo nel lanciare un sobborgo di Damasco con armi chimiche solo per un guadagno tattico a brevissimo termine per quello che è un disastro a lungo termine?”
Appunto, perchè! E la stessa domanda deve essere posta oggi. A gennaio, poco prima che varie fazioni della società siriana si riunissero per il Congresso nazionale siriano a Sochi, in Russia, il Segretario di Stato Usa ha usato le relazioni ricevute per incolpare la Russia di tutti i casi di utilizzo presunto di armi chimiche in Siria, indipendentemente da chi le avesse usate.

In ogni inchiesta su un omicidio, la prima domanda che gli avvocati si fanno è: Cui bono?, letteralmente “A chi giova?” Quale beneficio potrebbe ottenere Assad o il suo esercito dall’uso di un’arma che attirerà inevitabilmente le ritorsioni dagli Stati Uniti? La domanda si risponde da sola. Assad non aveva alcun interesse a commettere un errore così stupido da danneggiare seriamente i suoi interessi. Si può accusare Assad di molte cose, ma la stupidità non è sicuramente tra queste.
L’esercito siriano insiste sul fatto che non possiede alcun gas al cloro, dal momento che è stato tutto consegnato come parte di un accordo concordato con americani e russi alcuni anni fa. Ciò è stato confermato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC).

Anche se così non fosse, l’esercito siriano non ha bisogno di usare armi ulteriori rispetto alla forza letale e schiacciante che stanno già schierando al fine di schiacciare i ribelli.
Le forze del governo siriano stanno portando avanti l’operazione Damasco, per spazzare le unità islamiste, che hanno terrorizzato la popolazione locale per anni, da Ghouta est e che hanno respinto ogni appello a deporre le armi e lasciare l’area. Poiché l’esercito siriano sta lanciando un’offensiva di terra decisiva contro i jihadisti, l’ultima cosa di cui ha bisogno è impiegare un’arma così inaffidabile come il gas al cloro, che potrebbe rapidamente volgersi contro le proprie truppe se il vento cambia direzione.

In realtà, gli unici a guadagnare dall’uso del gas cloro sono i jihadisti, che sono noti per possederlo e sarebbero certamente disposti a usarlo per incolpare il governo siriano e preparare così il terreno agli attacchi aerei degli americani .
Gli Stati Uniti hanno ripetutamente avvertito che potrebbero lanciare un numero maggiore di attacchi aerei diretti contro le forze siriane se venissero utilizzate armi chimiche nel paese. Lo scorso aprile il presidente Donald Trump ha ordinato attacchi missilistici Tomahawk sulla base aerea di Shayrat, in risposta a un attacco chimico a Idlib, di cui gli Stati Uniti, senza un singolo brandello di prove, hanno immediatamente incolpato il presidente Bashar Assad. Il presidente francese Emmanuel Macron ha anche promesso di “colpire” la Siria se emergesse qualche prova che armi chimiche vengano usate contro i civili. L’unico scopo di questa campagna mediatica è di seminare confusione nell’opinione pubblica mondiale, infangare il nome dei nemici dell’America e fornire una giustificazione morale per ulteriori ingerenze imperialiste negli affari del Medio Oriente. Tuttavia, la guerra di propaganda in corso non otterrà il risultato desiderato. La guerra finirà con la vittoria delle forze governative siriane sul campo di battaglia. In ultima analisi, questo è tutto ciò che conta.

 

La rabbia impotente di Washington

In realtà, l’imperialismo statunitense non ha il diritto di puntare il dito accusatore contro nessuno. È stata l’invasione criminale americana dell’Iraq la causa principale dell’attuale sanguinoso caos che ha causato tante morti, distruzione e miseria per milioni di uomini, donne e bambini innocenti.
Nel tentativo di ottenere il totale dominio della regione, Washington ha sostenuto direttamente o indirettamente le forze più reazionarie in Medio Oriente. Non c’era bisogno di dirci che Saddam Hussein era un mostro sanguinario, o che Assad sia un dittatore. Ma come fa Washington a proclamare il suo “amore per la democrazia” e poi a sostenere l’Arabia Saudita, quel rifugio del terrorismo wahabita, che basa il suo dominio sulla tortura, le esecuzioni pubbliche, le decapitazioni, le crocifissioni e le lapidazioni a morte per mantenere il popolo in uno stato di sottomissione?

È di dominio pubblico che l’Arabia Saudita è stata dietro ad ogni gruppo di criminali jihadisti dai talebani e da al Qaeda, da Bin Laden all’ISIS. Gli estremisti sauditi erano dietro l’attacco alle Twin Towers di New York. Saddam Hussein non aveva niente a che fare con esso. Eppure è stato l’Iraq e non l’Arabia Saudita che è stata invasa e distrutta. E Washington, nella persona di Donald Trump, mantiene ancora le relazioni più cordiali con i mostri di Riyadh.
Alcune persone mal consigliate a sinistra si sono lasciate ingannare dalla propaganda fuorviante nei media. Immaginano che i “ribelli” siano i veri eredi dell’ondata rivoluzionaria che aveva travolto la Siria sette anni fa. Ma quel movimento fu rapidamente distrutto, non tanto da Assad quanto dai sauditi controrivoluzionari che lo sostituirono con la loro variante reazionaria di islamismo.

I sauditi (e anche i Qatarioti) hanno armato e finanziato le bande reazionarie dei jihadisti che hanno scorrazzato in lungo e in l,argo per tutta la Siria negli ultimi sei anni, massacrando, violentando, torturando, bruciando e distruggendo tutto ciò che incontravano. Queste bande hanno nomi diversi, ma condividono la stessa ideologia e la stessa pratica politica islamista. Sono anche sostenuti dalla CIA e dal Pentagono, che abitualmente descrivono questi macellai come “ribelli” o, per usare il recente eufemismo “attivisti siriani”.

Questi gruppi sono sostenuti dall’imperialismo per i propri cinici interessi. Ricevono enormi appoggi finanziari dai sauditi al fine di far prevalere della regione il loro wahhabismo ultra-reazionario . Qualunque cosa si possa pensare di Assad, è piuttosto mostruoso suggerire che la vittoria di questi gangster reazionari costituirebbe un incubo meno sanguinoso per il popolo della Siria. È necessario squarciare la fitta nebbia della propaganda e della disinformazione e svelare i veri interessi delle diverse forze in campo. Dobbiamo parire dai fondamentali. L’imperialismo americano è la forza più controrivoluzionaria del pianeta. La sinistra non può dargli alcun sostegno né in forma diretta né indiretta.

Per quanto riguarda le cosiddette Nazioni Unite, ancora una volta è stata svelata la loro natura farsesca e truffaldina. Durante una delle ultime riunioni, il rappresentante francese delle Nazioni Unite, François Delattre, ha lamentato che la risoluzione è stata molto “tardiva”. Ha dichiarato drammaticamente che la mancata azione potrebbe significare la fine delle Nazioni Unite. Ma l’impatto drammatico di questa affermazione è stato in qualche modo attenuato dal fatto che tutti i presenti erano ben consapevoli che le Nazioni (dis)Unite erano finite da molto tempo.
L’ONU in realtà è solo un parlatorio in cui alle nazioni più piccole è permesso di raccontare storie e fare discorsi pomposi e quindi per farle sentire importanti, mentre le grandi potenze prendono le vere decisioni. Solo un cretino come M. Delattre crede che le Nazioni Unite possano effettivamente decidere qualcosa di importante – sempre presumendo che creda alle sue stesse parole.

 

La Turchia e i curdi

L’intervento russo in Siria ha decisamente spostato gli equilibri a favore di Assad. La caduta di Aleppo ha segnato una svolta decisiva e una sconfitta devastante e umiliante non solo per gli Stati Uniti, ma anche per i suoi alleati, in particolare l’Arabia Saudita. I rappresentanti di Washington urlano e strepitano nei dibattiti del Consiglio di sicurezza. Ma in realtà questa è una rabbia impotente che ha lo scopo di nascondere una completa incapacità di passare all’azioni dove conta – sul campo di battaglia.

Una parte della classe dominante degli Stati Uniti voleva continuare la guerra, ma questa ipotesi era destinata a fallire. Putin li ha superati in astuzia in ogni momento. Quando i russi hanno convocato una conferenza di pace in Kazakistan (uno stato vassallo della Russia), gli americani e gli europei non sono stati nemmeno invitati. Alla fine, nonostante tutta la retorica data in pasto all’opinione pubblica, gli americani sono stati costretti, pur riluttanti, ad accettare il fatto compiuto da parte di Mosca.
Nessuno oggi può dubitare che i russi siano la potenza dominante in Siria. Gli Stati Uniti non decidono nulla. Questa è una pillola molto amara da ingoiare per gli americani, ma lo devono fare. Stanno cercando di fare buon viso a cattivo gioco, sfruttando al massimo la possibilità fare un po di propaganda a basso costo facendo proteste ipocrite sulla condotta di Assad e dei russi quando la loro stessa condotta non è certo una lezione meravigliosa di moralità e di umanitarismo.

L’ISIS è stato sconfitto sia in Siria che in Iraq. Ed è solo una questione di tempo prima che le forze di Assad, con il sostegno della Russia e dell’Iran, spazzeranno via i restanti focolai di opposizione in un battito di ciglia. Naturalmente, non si può escludere che gli americani possano usare propagandisticamente un presunto attacco di gas al cloro per lanciare qualche tipo di attacco aereo. Ma tali azioni non possono determinato e non determineranno il risultato finale della guerra, che sarà deciso dalle truppe sul terreno.
Tuttavia, nonostante tutto, il problema alla radice non è stato risolto. Cosa accadrà ora? L’Iraq e la Siria sono divisi e frammentati e rimarranno nell’instabilità nel prossimo periodo. Gli iraniani hanno aumentato la loro influenza su tutta l’area mettendo in allarme gli americani, i sauditi e Israele. I turchi hanno lanciato un’offensiva contro le forze curde in Africa per impossessarsi di tutto ciò che possono.

Militanti jihadisti e membri di gruppi classificati come organizzazioni terroristiche negli Stati Uniti e in Europa svolgono un ruolo di primo piano nelle operazioni delle forze armate turche contro i curdi, mentre le milizie iraniane pro-Assad hanno unito le loro forze a quelle dell’esercito siriano e dei curdi per resistere agli invasori turchi.
Da parte sua, Mosca sta anche giocando una partita sporca in Siria. Sta cercando di mantenersi in equilibrio tra le diverse forze, perseguendo sempre i propri cinici. interessi Ha salvato Assad, ma ha anche cercato un accordo con la Turchia. Senza il permesso della Russia, è molto improbabile che Erdogan avrebbe mandato il suo esercito in Siria per attaccare i curdi. Senza dubbio Putin ha stipulato un accordo da Erdogan affinche quest’ultimo non si opponesse alle operazioni delle forze siriane e russe contro i jihadisti a Idlib, che erano stati sostenuti dalla Turchia. Se i turchi resteranno o meno fedeli all’accordo è una domanda aperta.

La Russia ha stretto un’alleanza di fatto con l’Iran nella guerra in Siria. Ma Mosca non vuole che l’influenza dell’Iran cresca troppo in Siria, che è un’altra ragione per cui la sua politica si è recentemente orientata verso la Turchia. La Russia aveva appoggiato i curdi, ma non ha esitato a pugnalarli alle spalle non appena questo era in linea con i suoi interessi. Probabilmente Putin ha calcolato che un assalto turco alle YPG avrebbe portato a uno scontro tra Ankara e gli americani. Si suppone che la Turchia sia un alleato degli Stati Uniti ed è un membro chiave della NATO, ma sempre più spesso i turchi e gli Stati Uniti si sono trovati a sostenere forze tra loro in conflitto in Siria. Ciò provoca ulteriori dilemmi per Washington, che non può rischiare di inimicarsi i turchi, spingendoli più vicini alla Russia. Ancora una volta, i curdi scopriranno che è sciocco cercare la propria liberazione facendo affidamento sui favori dell’imperialismo.

Le YPG sono in possesso di armi pesanti. Ciò ha aumentato il fattore di rischio per l’esercito turco. Erdogan non può correre il rischio di avere un numero elevato di perdite fra le fila del suo esercito poiché ciò causerebbe una reazione all’interno della Turchia. Ecco perché la Turchia ora fa affidamento sui gruppi jihadisti. Gli aerei turchi preparano il terreno eseguendo raid aerei,a cui fanno seguito gli attacchi di questi gruppi da terra. E le truppe turche poi li seguono a loro volta.

Ma questa volta i turchi hanno probabilmente commesso un errore di sopravvalutare le loro forze. La Turchia ha affermato inizialmente che ci sarebbero voluti solo pochi giorni per prendere Afrin. Ma si è rivelato un osso duro da piegare. I curdi sono combattenti temprati che lottano per la loro sopravvivenza. Con il sostegno delle forze siriane e iraniane, potrebbero essere in grado di dare una lezione a Erdogan . Ciò spingerà a sua volta i curdi siriani nelle braccia di Assad, che probabilmente saranno pronti ad offrire loro un accordo sull’autonomia, a condizione che rimangano parte della Siria. Che in ogni caso è meglio di quello che possono aspettarsi da Erdogan.

La guerra in Siria ha raggiunto quindi un nuovo stadio: quello in cui l’intero corso degli avvenimenti sarà dettato da forze e interessi che si trovano fuori dai suoi confini. Le alleanze tra le diverse potenze sono in continuo cambiamento e muteranno nuovamente in futuro. La guerra può durare ancora per tutto un periodo. Solo una cosa è certa. La vittima principale, come sempre, sarà la popolazione che soffre in Siria.

 27 febbraio 2018

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