15 Dicembre 2021 Marksistička organizacija Crveni

Serbia: i manifestanti respingono la legge reazionaria – La lotta deve continuare!

Il 27 novembre scorso sono scoppiate le proteste contro gli emendamenti alla legge sul referendum – che eliminano il quorum del 50% dei cittadini adulti per garantire la validità di un referendum – e a quella sugli espropri – che rende più facile per lo stato espropriare la proprietà privata della famiglie della classe operaia. Tutto ciò viene dichiarato “nell’interesse pubblico” – con cui, ovviamente, si intendono gli interessi delle grandi imprese.

La maggior parte dei cittadini teme che queste modifiche alla legge siano strettamente legate all’arrivo annunciato della multinazionale Rio Tinto, che ha intenzione di estrarre il litio nella Serbia occidentale. Questa azienda è nota in tutto il mondo per le devastazioni all’ambiente che ha causato ovunque abbia operato. Dall’annuncio dell’arrivo della multinazionale , ci sono state mobilitazioni a livello locale nella Serbia occidentale e oltre, ma l’adozione di questi emendamenti alla legge, che è stata portata avanti senza dibattito pubblico, ha scatenato mobilitazioni di massa nelle piazze sabato 27 novembre.

In diverse città, queste proteste hanno preso la forma di blocchi stradali. Il blocco che ha ricevuto la maggiore attenzione dei media è stato quello di Šabac. A un certo punto, la polizia si è fatta da parte e poco dopo è apparsa una scavatrice che ha cercato di sfondare il blocco dei manifestanti, in totale disprezzo della loro sicurezza. L’escavatore è stato fermato dopo uno scontro fisico tra i manifestanti da una parte, e l’autista e una guardia privata mascherata, che si è rivelato essere un membro del Partito progressista serbo (SNS) al potere, dall’altra. Diversi sgherri che erano nelle auto dietro l’escavatore si sono poi uniti alla mischia, attaccando i manifestanti con bastoni e martelli. Questa è stata comunque una grande vittoria morale per i manifestanti. Per una volta, gli sgherri al soldo della SNS non l’hanno fatta franca con la loro violenza, e hanno dovuto affrontare una risposta all’altezza.

Un’altra immagine delle proteste a Belgrado

La SNS ha fatto di tutto per far passare l’accaduto come la violenza di alcuni manifestanti contro passanti innocenti che transitavano da quelle parti per partecipare alle celebrazioni dell’anniversario della fondazione del partito quello stesso giorno. Il partito ha dato il suo pieno appoggio a chi manovrava gli escavatori e ha tenuto una manifestazione chiedendo “giustizia” per loro – anche se avevano già ricevuto la vera giustizia sotto forma dei pugni ricevuti quando hanno tentato di sfondare il blocco.

L’incidente ha causato un disgusto diffuso tra l’opinione pubblica serba in generale. La gente che solitamente si sarebbe espressa contro la violenza, questa volta ha accolto con favore l’opposizione fisica alla feccia della SNS. A causa dell’arroganza del regime, un numero molto maggiore di persone in un numero molto maggiore di città hanno protestato di nuovo il 4 dicembre. Le masse hanno mostrato una crescente volontà di rispondere alle provocazioni degli sgherri di Vučić. A Novi Sad, dopo le loro provocazioni iniziali, una ventina di sgherri di Vučić se la sono data a gambe quando un centinaio di manifestanti li ha cacciati.

Oltre a questo esempio di combattività delle masse, il livello di critica sull’arrivo di Rio Tinto si fa sempre più aspra, ed è sempre più visto come un assalto del grande business. Anche se questa è una svolta positiva, è essenzialmente ancora solo un primo passo, dato che non mette ancora il sistema capitalista stesso al centro dei problemi.

Di fronte al potere delle masse nelle strade, Vučić ha fatto marcia indietro sui suoi progetti di modifica delle leggi sull’espropriazione e sul referendum e ha ammesso la sconfitta. Gli attivisti la considerano una vittoria, ma non è ancora una vittoria completa. È una vittoria alle condizioni di Vučić. Il regime sta cercando di battere una ritirata tattica per assicurarsi che la popolarità di Vučić non sia intaccata troppo gravemente prima delle elezioni politiche previste per aprile. La politica bonapartista di Aleksandar Vučić, che ha accuratamente coltivato la sua immagine di uomo di governo severo ma giusto, si basa sull’azione dell’ “uomo forte” che si eleva al di sopra delle istituzioni, del governo e anche del suo stesso partito. Con tale manovra cerca di consolidare una posizione di “arbitro supremo” che “capisce il popolo” e che è pronto ad applicare misure disciplinari dall’alto contro lo stesso apparato statale in nome del “bene pubblico”.

È importante prendere nota delle modalità con cui ha fatto queste concessioni. Nel mezzo dei blocchi, ha visitato la regione del fiume Jadar, una zona particolarmente minacciata dal potenziale arrivo di Rio Tinto. Un gran numero di contadini della regione si erano uniti al movimento contro la multinazionale. L’apparato del SNS ha poi organizzato un incontro tra i contadini locali e Vučić, ampiamente seguito dai media. Vučić si è assicurato così una via di fuga. Ha cercato di rappresentare la sua decisione di fate un passo indietro come l’azione di un leader misericordioso che ha ascoltato gli appelli della popolazione locale, piuttosto che essere stato costretto dalla pressione delle proteste di massa nelle strade. Giorni dopo, in un’ammissione di sconfitta, è stato costretto ad ammettere ipocritamente la legittimità delle manifestazioni, dicendo che ci sono molte persone di animo sincero a sostegno delle proteste, e che era persino personalmente preoccupato che alcune celebrità avessero mostrato il loro appoggio

Dopo questa parziale vittoria, la lotta continuerà in varie forme, con la richiesta principale di cancellare tutti i contratti del governo con Rio Tinto. E infatti il regime continuerà a cercare nuovi modi per portare l’azienda in Serbia.

L’arrivo annunciato di Rio Tinto e l’asservimento di Vučić all’imperialismo, al quale vende non solo le nostre ricchezze naturali ma anche la nostra forza lavoro, sono la conseguenza di un sistema che si basa solo sul profitto. Queste proteste dimostrano che una parte delle masse sta perdendo la paura. Tuttavia, finché il sistema rimarrà intatto, con o senza Vučić, i capitalisti come quelli dietro Rio Tinto continueranno a sfruttare la classe operaia e le risorse naturali del paese, in un modo o nell’altro. Il modo migliore per intensificare queste proteste sarebbe quello di connettersi con il movimento operaio, perché sono i lavoratori che possono colpire le fondamenta di questo sistema basato sul profitto attraverso lo sciopero generale – questo minaccerebbe più efficacemente il governo di Vučić, mentre impedirebbe nuovi attacchi da parte del grande business.

Rio Tinto fuori dalla Serbia!

Abbasso Vučić!

Abbasso il capitalismo!

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