Senzachiederepermesso, di Pietro Perotti

Senzachiederepermesso è il film documentario di Pietro Perotti che abbiamo presentato con l’autore quest’estate alla festa rossa di Modena.

Ricco di materiali inediti, ripercorre il lungo ciclo di lotte operaie in FIAT che dalla fine degli anni sessanta giunge fino al drammatico autunno del 1980. Perotti-che di quelle lotte è stato protagonista-ci riporta al quel clima infuocato.Dall’esplosione dell’ “autunno caldo” alle grandi conquiste degli anni settanta, frutto della lotta dei lavoratori che prendono in mano la scena politica italiana, senza chiedere permesso appunto.

Perotti arriva a Torino per lavorare alla FIAT a Mirafiori, la fabbrica più grande d’Europa, da un piccolo paese della provincia di Novara, sull’onda dei movimenti sociali che stanno radicalmente trasformando la coscienza politica di milioni di giovani in Italia e nel mondo dopo il ‘68.Si trova così nel bel mezzo dello scontro sociale che segna il secondo dopo guerra.E lì, nel vivo del conflitto, dà sfogo a tutto il suo talento artistico.Attraverso il materiale filmato e fotografato dall’autore, ritroviamo infatti tutta l’esplosione creativa di un periodo rivoluzionario: i cortei, gli slogan, gli sberleffi al padrone e ai crumiri.

Quella fabbrica, cuore pulsante dell’industria italiana, era una caserma piena di sorveglianti, di rumori infernali e fattori di nocività.Si riassumeva in essa tutta l’essenza disumana del capitalismo.Ma oltre a questo, fu un luogo di aggregazione e soprattutto di fondamentale maturazione politica.Soltanto la lotta dura di quei lavoratori è riuscita a cambiare le cose, a conquistare diritti e salario, fino a sfiorare l’”assalto al cielo”.

Alla mancata svolta rivoluzionaria degli anni settanta segue però la controffensiva padronale.E arriviamo così all’autunno ’80.La FIAT non può più tollerare la presenza di un’avanguardia tanto combattiva, capace di dirigere imponenti lotte di massa; decide quindi di imporre la cassa integrazione per 24.000 lavoratori(in pratica dei licenziamenti mascherati). Inizia uno scontro decisivo per le sorti di tutto il movimento operaio.Le dirigenze sindacali capitolano clamorosamente.”O la FIAT molla o molla la FIAT”, è la celebre frase di Benvenuto, allora segretario della UIL nel sindacato unitario, mentre saranno proprio i vertici del sindacato a mollare firmando un accordo truffa.Dopo 35 giorni di mobilitazione e la famosa “marcia dei 40 mila” (che non erano affatto tali, come dimostra il documentario. La leggenda fu alimentata da stampa e televisione), la FIAT vince su tutta la linea.Grazie all’accordo- che la burocrazia sindacale fa passare a tutti i costi- e ai processi di ristrutturazione già in atto, riesce a spezzare i legami tra le avanguardie e il resto dei lavoratori.Prende avvio un ciclo di arretramento che ci porta diretti al presente.

Nel finale emerge chiaramente la contraddizione tra la lucida consapevolezza dei compagni temprati da anni di scontri col padrone, i veri dirigenti del movimento operaio, e il cinismo dei burocrati che hanno svenduto le ragioni di una battaglia di portata storica.La sconfitta non era scritta in un destino inesorabile, ma avvenne con la responsabilità decisiva di chi scelse di abbandonare il campo.Questo film è quindi importante perché ci restituisce la memoria autentica di un’intera stagione della lotta per l’emancipazione dei lavoratori.Una memoria che è proprio quello che la classe dominante intende cancellare.

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