Sanità pubblica sotto attacco: il gioco delle tre carte di Zingaretti

Quale sia lo stato di salute della sanità pubblica in Italia è tristemente noto: liste d’attesa interminabili, aumento dei ticket, sottorganico, carichi di lavoro estenuanti, servizi inadeguati.
Tra il 2015 e il 2018 si stimano circa undici miliardi di euro di tagli al Servizio Sanitario Nazionale con una diminuzione della spesa per il lavoro che si traduce in mancate assunzioni e aumento dei carichi di lavoro, con una ripercussione qualitativa e quantitativa sui servizi.

La parabola discendente della sanità pubblica trova radici nelle politiche di tagli allo stato sociale che, con l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, diventano lo strumento della classe dirigente per far quadrare conti che non tornano mai.
In dieci anni di crisi abbiamo assistito al lento e progressivo smantellamento della sanità pubblica attraverso un’azione ramificata i cui effetti sono ormai visibili ad occhio nudo.

La battaglia in difesa del servizio di Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva (T.S.M.R.E.E.) della ASL RM2, nel quartiere di Pietralata a Roma, è l’esempio di come questi processi si articolino in maniera diluita e sottotraccia, tanto da risultare difficili da smascherare.
Il servizio interessato forma parte di un presidio storico che dal 1979 svolge attività rivolte a minori disabili, offrendo numerosi servizi, tra cui trattamenti riabilitativi.

Per comprendere la portata del fenomeno ricordiamo che nel Lazio la riabilitazione è, per la quasi totalità, appannaggio di strutture private accreditate.
Il settore riabilitativo è stato pionieristico nel progetto che prevede una sanità pubblica ridotta all’osso e porte spalancate ai privati che fanno profitto sulla salute. Una linea ulteriormente approfondita dall’ampio spazio che l’assistenza sanitaria integrativa ha trovato nei contratti nazionali di categoria.
Il T.S.M.R.E.E. di Pietralata rappresenta, nel desolante panorama descritto, una virtuosa eccezione, essendo tra le poche strutture pubbliche in grado di offrire il servizio diagnostico, ma anche quello riabilitativo con un elevato numero di prestazioni erogate.
Ma l’eccellenza si può sacrificare sull’altare del risparmio.

Come era prevedibile, i lunghi tentacoli dello smantellamento della sanità pubblica sono arrivati anche qui: la dirigenza aziendale sta valutando, infatti, la possibilità di realizzare, al posto del T.S.M.R.E.E., una nuova Casa della Salute, struttura deputata a gestire codici bianchi e verdi al fine di decongestionare i pronto soccorso.
Un progetto, quello delle Case della Salute di Zingaretti, di puro marketing (solo 15 CdS sono state realizzate, rispetto alle 48 annunciate dalla giunta Zingaretti nel 2013), se consideriamo che l’apertura di questi presidi è stata tristemente controbilanciata da chiusure e depotenziamenti di numerosi ospedali, reparti e servizi. Resta poi il problema del grave sotto organico: come si pensa di gestire queste strutture senza nuove assunzioni?

Il rischio è che la stessa sorte tocchi al T.S.M.R.E.E. di Pietralata che, probabilmente, verrà smembrato (già si ventilano trasferimenti del personale) in piccole unità distribuite sul territorio, assolutamente insufficienti a soddisfare la richiesta di trattamenti riabilitativi, con il rischio che al pubblico sia lasciata solo la parte diagnostica.
Questo è il modello predominante, nonchè quello che garantisce il maggior risparmio.
Fortunatamente queste manovre non sono passate inosservate e gli utenti si sono organizzati in un coordinamento, avviando una battaglia in difesa del servizio, a dimostrazione che il livello di coscienza rispetto a determinati fenomeni sta aumentando e che la salvaguardia della sanità pubblica non può che realizzarsi attraverso un’azione di controllo popolare e di protagonismo di utenti e lavoratori.

 

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