6 Febbraio 2021 Artyom Sandakov, di Marksistskaya tendentsiya (Russia)

Russia: l’inverno dello scontento è iniziato

Siamo entrati solo da un mese nel 2021 e quest’anno sembra già diventare, se non un punto di svolta nella storia moderna della Russia, sicuramente un anno di enorme importanza. Non importa quanto le autorità l’abbiano desiderato o meno, l’inizio di un nuovo anno non preannuncia un nuovo inizio o nuovi programmi per quanto riguarda le contraddizioni accumulate del capitalismo russo. Al contrario, queste contraddizioni si acuiscono di giorno in giorno, sollevando sempre più nettamente la domanda, “socialismo o barbarie?”

La tempesta dell’inverno del 2021

Il blogger liberale dell’opposizione e anti-corruzione Alexey Navalny, la cui popolarità era diminuita dal 2018, è rimbalzato in testa agli onori delle cronache tra la fine del 2020 e l’inizio di quest’anno. Diversi eventi hanno contribuito a questo suo nuovo successo di popolarità. Nell’agosto 2020, Navalny è stato avvelenato con l’agente nervino Novichok. Quindi, il 14 dicembre 2020, dopo il successo del trattamento in una clinica tedesca, Navalny e il suo team (in collaborazione con Bellingcat, The Insider, CNN e Der Spiegel) hanno pubblicato un filmato investigativo contro i suoi avvelenatori. Il video ha ricevuto ampia popolarità in Russia.

Il 17 gennaio 2021, Alexey è tornato in Russia e, all’arrivo, è stato immediatamente arrestato. Il 19 gennaio il suo staff ha risposto pubblicando un secondo filmato investigativo, questa volta su un palazzo a Gelendzhik, sul Mar Nero, di proprietà del presidente russo Vladimir Putin. Finora il video è stato visto più di cento milioni di volte, contribuendo a galvanizzare uno stato d’animo di malcontento nella società. Inutile dire che anche Navalny e la sua organizzazione, la Fondazione anti-corruzione (FBK), hanno guadagnato popolarità grazie a ciò.

Le proteste di gennaio e la loro natura

Le proteste scoppiate di conseguenza non possono essere descritte come proteste a sostegno di Alexei Navalny. La sua detenzione è stata, insieme alla repressione politica in tutto il paese, solo un catalizzatore del malcontento popolare.

Va notato che la repressione contro gli attivisti di sinistra ha giocato un fattore importante nell’esplosione della rabbia popolare. Nel febbraio 2020 è stata emessa la condanna del famigerato caso “Set”, (la Rete) in cui lo Stato ha condannato alcuni antifascisti di Penza da 6 a 18 anni di reclusione per appartenenza a un’organizzazione inesistente. Dall’inizio del 2020 abbiamo assistito a un marcato aumento della repressione da parte del regime.

Parallelamente alla detenzione di Navalny, il 18 gennaio 2021, è stata emessa una condanna a uno studente anarchico dell’Università statale di Mosca, Azat Miftakhov, accusato di un attacco terrorista a una sede del partito al governo Russia Unita a Mosca. Azat è stato condannato a sei anni di reclusione in una colonia penale.

In generale, le masse di persone che si sono riversate nelle strade il 23 e poi il 31 gennaio 2021 in manifestazioni e cortei non coordinati in tutto il paese, stavano portando avanti la rivendicazione democratica di libertà per i prigionieri politici. Mentre le proteste del 23 gennaio sono state in gran parte, anche se non esclusivamente, pacifiche, quelle del 31 gennaio 2021 hanno stabilito un record per il numero di persone detenute negli ultimi nove anni: 5.754 persone sono state arrestate in 84 città della Russia. Secondo le stime del portale sui diritti umani OVD-Info, almeno 63 manifestanti sono stati picchiati dalla polizia antisommossa durante il loro arresto.

Solo due giorni dopo, il 2 febbraio 2021, il tribunale Simonovsky di Mosca ha condannato Alexei Navalny a 3 anni e mezzo di carcere. Formalmente, Navalny è stato condannato in relazione a un caso di frode legato alla società Yves Rocher, divampato nel periodo dal 2012 al 2014, senza alcun collegamento con le proteste. Ciò nonostante il fatto che il verdetto nel caso Yves Rocher fosse stato invalidato dalla Corte europea del diritti dell’uomo e che le autorità russe avessero accolto favorevolmente il provvedimento, avendo concesso un risarcimento a Navalny! È il massimo dell’assurdità che lo stesso caso venga ora utilizzato per mandarlo in prigione.

L’eredità del 2020

L’epidemia di coronavirus che si è diffusa in tutto il mondo ha innescato una delle più grandi crisi finanziarie globali nella storia dell’umanità. La Russia, ovviamente, non è stata uno spettatore immune a questi eventi. Gli economisti borghesi possono piangere tante lacrime amare quante sono le perdite subite dalle imprese, grandi e piccole. Sappiamo bene che nello scontro con tre parti in causa: imprese, virus e classe operaia, le perdite maggiori sono state subite dalla classe operaia.

La disoccupazione in Russia ora è al 6,4 per cento, ovvero quasi 5 milioni di persone. Questa è la cifra più alta da otto anni. Il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è aumentato notevolmente, di 1,8 milioni, raggiungendo un totale di 20 milioni, pari al 13,5% della popolazione del paese.

Da gennaio a settembre 2020, il reddito disponibile reale dei russi è diminuito del 4,3%. Nel secondo trimestre del 2020 addirittura dell’8,4% (percentuale annualizzata)! L’ultima volta che i redditi sono diminuiti così drasticamente è stato nel 1999, quando ci fu un calo record del 12,3%.

La pandemia non è affatto scomparsa e le contraddizioni sociali nella società russa continuano ad aumentare. Questi numeri tenderanno solo a continuare la loro crescita.

Parallelamente al calo del tenore di vita del cittadino russo comune, gli oligarchi hanno continuato ad arricchirsi. Nonostante la crisi economica globale, le fortune delle più grandi famiglie capitaliste russe sono cresciute di 1,5 miliardi di dollari arrivando a un totale di 26,8 miliardi, collocando la Federazione Russa al primo posto nella classifica della disuguaglianza globale. È la classe lavoratrice che ha pagato per la crisi del capitalismo e per l’incapacità della classe dominante di risolvere la pandemia COVID-19.

Opposizione e governo

Insieme all’arricchimento delle classi agiate e all’impoverimento delle classi oppresse, abbiamo assistito al simultaneo rafforzamento dell’apparato repressivo del potere. Il regime bonapartista di Putin ha continuato a rafforzare i pilastri chiave su cui poggia: le forze di sicurezza tra cui l’OMON (polizia speciale), la guardia nazionale e l’FSB (servizi segreti).

La legge di bilancio federale per il 2021 prevede un aumento della spesa per la difesa e la “sicurezza nazionale”, che, tenendo conto sia dei fondi ufficiali sia di quelli segreti a questo settore, vedrebbe i costi delle forze di sicurezza salire a 5,82 migliaia di miliardi di rubli (76 miliardi di dollari)! Di conseguenza, l’esercito, la guardia nazionale, il ministero degli Interni e le agenzie di sicurezza divoreranno tra di loro circa il 27% del bilancio federale!

Non è difficile indovinare a spese di chi tutto questo sarà pagato, per quanto riguarda il regime. Le spese per la “politica sociale” saranno ridotte di 192 miliardi di rubli; gli stanziamenti per sostenere le famiglie e l’infanzia vedranno tagli di 600 milioni di rubli; il sostegno alle regioni diminuirà del 17% o di 200 miliardi di rubli; la spesa sanitaria sarà ridotta di 162 miliardi di rubli. In breve, gli operai saranno nuovamente costretti a pagare per il miglioramento del tenore di vita e delle uniformi dei capi della polizia, dei generali e dei capi dell’intelligence. Allo stesso tempo verranno aumentate le tasse e i prezzi!

Dato questo quadro, è naturale che crescano proteste, scioperi e manifestazioni, così come l’ambiente che li nutre. Tuttavia, in assenza di una direzione rivoluzionaria della classe operaia, le forze liberali populiste sono state le prime a guadagnare dalle mobilitazioni. Ovviamente non sono in grado di risolvere le contraddizioni del capitalismo, che sono alla radice di questi problemi.

Navalny è tra quelli che ora stanno riguadagnando una certa popolarità. Ci sono due ragioni principali per questo: il deterioramento del tenore di vita della popolazione da un lato e la repressione politica contro Navalny dall’altro, che lo ha trasformato in una sorta di “martire” agli occhi della gente. Allo stesso tempo Navalny beneficia di un apparato professionale a suo servizio così come del sostegno di ampi settori della piccola borghesia. È stato in grado di presentarsi come l’unico disposto a prendere l’iniziativa nell’organizzare proteste di massa.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, riformista, ha mostrato estrema debolezza e mancanza di decisione di fronte al malcontento di massa. Ha completamente fallito nello sfruttare al meglio l’ascesa delle contraddizioni di classe nella società. Una paura di perdere il sostegno dello Stato; un esplicito opportunismo da parte della direzione del partito; e il desiderio di tenere il piede in più staffe: queste sono solo alcune delle ragioni per cui il PCRF, nei momenti più cruciali, non è stato in grado di prendere l’iniziativa in queste proteste.

I compagni della sezione russa della Tmi nelle proteste del 31 gennaio a san Pietroburgo

Nella base del Partito Comunista, tuttavia, ciò sta aumentando l’instabilità e le turbolenze. La fiducia nei confronti della direzione centrale del partito e di G.A. Zyuganov in particolare, raggiunge nuovi minimi ogni anno tra i militanti di base del partito. Questa sfiducia si estende anche ai vertici delle federazioni regionali, con la linea “ufficiale” del partito non più percepita come qualcosa di vero e irremovibile. Nella pratica, le federazioni regionali stanno cercando di sviluppare politiche indipendenti. Allo stesso modo, vale la pena notare il membro del Comitato Centrale del Partito Comunista, Levchenko (un tecnocrate di sinistra), che si è schierato apertamente a sostegno dei manifestanti, nonostante la linea ufficiale del partito.

L’andamento delle proteste e la tattica della sinistra

Tuttavia, il Partito Comunista nel suo insieme si è tenuto distante dalle proteste, mentre i liberali hanno cercato di prenderne la guida Ciò non significa, tuttavia, che le proteste siano state dominate dai liberali. Grazie a Internet, la notizia dell’azione di protesta non coordinata del 23 gennaio si è diffusa all’istante letteralmente in ogni parte della società: lavoratori, studenti universitari e medie pensionati. Piuttosto che essere “a sostegno di Navalny”, le proteste hanno assunto quasi immediatamente il carattere di sostegno alla libertà per i prigionieri politici in generale.

Nonostante gli slogan che chiedono una democratizzazione generale del regime di Putin, che si inseriscono nel programma politico della sinistra, il Partito Comunista ha tuttavia dichiarato di non appoggiare le proteste in se stesse, piuttosto che rifiutare semplicemente di esprimere la solidarietà con Navalny. Almeno questa è stata la posizione della base del partito. I base del partito e le federazioni regionali, sentendo l’ondata di proteste, hanno agito in modo indipendente. C’è stato, ovviamente, chi ha continuato a seguire la linea generale del partito. Tuttavia, molti sono andati alle proteste in maniera silenziosa, mentre altri hanno dichiarato in modo chiaro e netto la loro adesione a dispetto della posizione del partito.

Inutile dire che nessuna organizzazione di sinistra sana di mente sosterrebbe il programma economico e politico di Navalny e della FBK. Tuttavia, sosteniamo pienamente il più ampio programma di difesa dei diritti democratici. Nel gennaio 1905, i bolscevichi, proprio come i rivoluzionari di oggi, erano una minoranza e non una forza trainante nelle proteste contro lo zar guidate dal pope Gapon. Tuttavia, si sono uniti alle persone affamate e arrabbiate nella piazza della città. Hanno sviluppato l’agitazione politica nelle loro fila e hanno spiegato perché solo il programma bolscevico poteva risolvere i loro problemi e perché il pope Gapon stava guidando i manifestanti su una strada che portava a morte certa. Allo stesso modo oggi è dovere dei rivoluzionari sostenere la lotta dei lavoratori e dei giovani russi per i diritti democratici, spiegando allo stesso tempo il fatto che i liberali non sono in grado e non vogliono portare avanti una lotta determinata per queste rivendicazioni.

Cosa dovrebbe fare la sinistra allora?

È difficile dire come si svilupperanno le proteste. Con ogni probabilità, diminuiranno nel breve periodo, per poi crescere più avanti nel corso dell’anno. In questo periodo, tuttavia, le contraddizioni nella società non faranno che aumentare e la disuguaglianza continuerà a crescere. Il capitalismo non è in grado di risolvere nessuno dei nostri problemi.

L’incapacità del capitalismo di risolvere queste contraddizioni costringe la classe dominante ad attaccare i lavoratori e privarli dei loro diritti democratici. Quindi, l’unica soluzione è rovesciare questo sistema e lottare per una vera democrazia, per la democrazia dei lavoratori!

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