12 Ottobre 2020

Metalmeccanici: rotte le trattative. I padroni non danno un euro, è ora di lottare!

Il 7 ottobre Federmeccanica ha rotto le trattative per il contratto nazionale dei metalmeccanici. Pubblichiamo questa nota di Paolo Brini (Comitato centrale Fiom) dal sito dell’area d’alternativa in Cgil “Giornate di marzo”, seguiranno a breve ulteriori aggiornamenti.

Dopo i primi 4 incontri dalla fine del lockdown, sul tavolo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici i padroni scoprono le carte. Se fino ad ora Federmeccanica aveva fatto melina parlando di tutto senza dire nulla, nell’incontro del 7 ottobre, incalzata in particolare dalla Fiom, ha dovuto confermare quello che già Bonomi aveva ampiamente annunciato. Non si dà un euro di aumento salariale. Senza alcun tipo di vergogna lorsignori si sono addirittura permessi di giustificare questo loro rifiuto affermando che la parte di ricchezza prodotta andata ai salari nel 2019 è aumentata rispetto al 2018 (dal 65% al 68%) riducendosi quindi quella verso i profitti. Inoltre i metalmeccanici, sempre secondo loro, hanno salari di 6000 euro più alti rispetto al resto dell’industria. Insomma questi miliardari ci stanno dicendo:  cari operai ma cosa pretendete di più? State talmente bene che addirittura volete degli aumenti? Siete proprio incontentabili!

Per rispondere a queste scemenze non servono dati (pur essendo anni che si denuncia l’emergenza salariale e la non redistribuzione della ricchezza), basta chiedere a chiunque si svegli alle 4 di mattina per andare su una linea di montaggio o una macchina a controllo numerico.

Di fronte alla proclamazione da parte sindacale dello stato di agitazione, Federmeccanica e Assistal hanno interrotto le trattative.

L’arroganza, l’ipocrisia e l’ingordigia padronale non hanno davvero limiti.

Mentre scriviamo ancora non sappiamo quali decisioni verranno assunte dai vertici sindacali. Sono già stati convocati alcuni scioperi. Per parte nostre crediamo sia finito il tempo delle chiacchiere. È tempo di organizzare la lotta in ogni fabbrica e piegare i padroni a suon di scioperi. Sono decenni che lorsignori mangiano sulle nostre spalle. Sono anni che hanno reso la nostra vita un inferno e hanno pure il coraggio di dire che i metalmeccanici guadagnano troppo. La Fiom deve spingere sull’acceleratore e mettersi alla testa di una mobilitazione il cui significato va ben oltre il semplice contratto nazionale. È una battaglia epocale per invertire la rotta imposta da 40 anni di sconfitte e arretramenti, sia in termini salariali che di diritti. Abbandoniamo logiche fallimentari come il patto per la fabbrica e riportiamo al centro il salario come variabile indipendente e la salute e qualità della vita condizioni imprescindibili per lavorare!

È tempo di scioperi!

È tempo di riprendere il filo delle mobilitazioni delle giornate di marzo!

È tempo di lotta di classe!

8 ottobre 2020

 

 

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