Rojava – No all’aggressione turca! Autodeterminazione e socialismo per il Kurdistan e per tutti i popoli del Medio Oriente!

Da una settimana è iniziata l’invasione del Kurdistan siriano da parte del regime reazionario di Erdogan. L’obbiettivo è spazzare via le milizie curde dal Rojava e creare una zona di “sicurezza” occupando parte del nord della Siria. La seconda potenza dell’alleanza Nato, la Turchia, con il sostegno delle milizie mercenarie jihadiste, si propone di portare avanti una vera e propria pulizia etnica. Stupri, violenza, assassini sono all’ordine del giorno, sono il carattere distintivo di questa invasione, stime ufficiali parlano già di centinaia di morti, migliaia di feriti e oltre 400mila sfollati.

 

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Cancellare i curdi è per Erdogan un obbiettivo necessario. Con la resistenza e la vittoria contro l’Isis, i combattenti di Kobane hanno lanciato a tutto il mondo arabo e internazionale un messaggio di ribellione per tutti i popoli oppressi.

In Turchia, la crisi economica, il crollo della moneta, la disoccupazione, hanno eroso il consenso a Erdogan. In questi anni sono aumentati gli scioperi nell’industria, le mobilitazioni dei giovani. Lo scorso anno il partito di Erdogan è stato sconfitto per due volte consecutive nelle elezioni amministrative di Istanbul. L’invasione della Siria è anche un tentativo dare una nuova stretta repressiva interna, paventando la “minaccia terroristica”.

Ancora una volta il popolo curdo è stato ingannato e tradito dai governi occidentali, che prima li hanno sfruttati per combattere l’Isis e poi li hanno abbandonati al loro destino. Le reazioni ufficiali di condanna sono poco più di parole piene di ipocrisia.

Di Maio prima parla di sospendere le forniture di armi alla Turchia, poi si rimangia tutto affermando che gli impegni presi vanno rispettati. Ovviamente non una parola sul fatto che l’Italia ha venduto alla Turchia dal 2014 a oggi armi per quasi un miliardo di euro, oltre a concedere numerose licenze di fabbricazione.

Minacciano sanzioni economiche, ma all’ora dei fatti saranno spiccioli, e come la storia ci insegna il prezzo delle sanzioni lo pagheranno le fasce più deboli.

Ridicolo poi è il solito appello all’intervento della “comunità internazionale”. Di quale comunità internazionale stiamo parlando? Dell’Unione europea che paga fior di miliardi a Erdogan per tenere ammassati in campi indecenti centinaia di migliaia di profughi siriani? Della Nato che lo scorso 11 ottobre per bocca del segretario generale Jens Stoltenberg ha avallato l’intervento turco?

Cosa ha fatto la “comunità internazionale” in Yemen, in Libia, nella stessa Siria, se non promuovere interventi militari e sostenere le forze più reazionarie?

In questi giorni vediamo nel mondo e in Italia una forte reazione di piazza contro questa guerra criminale. Ma se non vogliamo limitarci a una semplice protesta, per quanto importante, dobbiamo porci il problema di quali obiettivi porci e come perseguirli.

Crediamo che la Cgil, che è tra i principali promotori delle mobilitazioni di questi giorni, debba porre la centro la necessità di una mobilitazione dei lavoratori non solo nelle piazze, ma anche con scioperi che colpiscano le aziende pubbliche e private che lucrano su questa guerra, sostenuti da un’azione di solidarietà dell’insieme di lavoratori. L’esempio sono gli scioperi internazionai dei portuali, fra i quali quelli di Genova che pochi mesi fa hanno colpito l’export di armi per la guerra in Yemen.

Rivendichiamo:

• che il Pkk venga tolto dalla lista delle “organizzazioni terroriste” dove è stato inserito non solo dagli Usa ma anche dall’Unione europea.

• il blocco immediato dell’export di armi alla Turchia e la revoca delle licenze.

• il ritiro delle batterie antiaeree oggi schierate dall’Italia come parte degli accordi presi dalla Nato, all’interno della Turchia.

Dobbiamo rimettere al centro la lotta contro la Nato, altro che rivendicare i rapporti “euroatlantici” come ancora in queste ore ha fatto il presidente Mattarella!

Il popolo curdo sta pagando un prezzo altissimo per l’illusione dei suoi dirigenti politici di poter arrivare all’autonomia con l’aiuto dell’imperialismo statunitense. È da un secolo che le potenze imperialiste ingannano i curdi, usando le loro aspirazioni nazionali come moneta di scambio, cosa che fanno con qualsiasi altro popolo.

La soluzione non è rinunciare all’autodeterminazione, ma porre questa lotta sull’unico terreno possibile, quello del rovesciamento rivoluzionario dei regimi che in tutto il Medio Oriente opprimono i propri popoli e negano i diritti, compresi i diritti delle diverse nazionalità.

Ancora in queste settimane abbiamo visto una nuova mobilitazione in Egitto contro il regime militare.
In Iraq un movimento di massa contro la povertà, la corruzione e la miseria è stato represso nel sangue con 100 morti e 3.000 feriti. In tutto il mondo arabo e mediorientale le masse non ne possono più di una borghesia sempre più marcia e fallimentare.

Lottiamo per una federazione socialista del Medio Oriente, unica soluzione capace di garantire a tutti
i popoli una convivenza pacifica e rispettosa dei diritti di tutti.

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