5 Novembre 2019

Rivoluzione mondiale

“Uno spettro si aggira per l’Europa”. Gli autori del Manifesto del Partito Comunista proclamavano con questa frase celebre l’alba di una nuova fase per la storia dell’umanità. Questo avveniva nel 1848, un anno di insurrezioni rivoluzionarie in Europa. Ma ora questo spettro si aggira, non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo. È lo spettro della rivoluzione mondiale.

Rivoluzione mondiale non è solo un modo di dire. Descrive con precisione la fase nuova in cui stiamo entrando. Se prendiamo soltanto gli eventi degli ultimi 12 mesi. Insurrezioni rivoluzionarie sono scoppiate in Francia, Iran, Sudan, Algeria, Tunisia, Hong Kong e Cile, Haiti, Ecuador, Iraq, il Libano, in Catalogna, dove proteste di massa e scioperi generali hanno paralizzato il paese.

In Francia il movimento dei Gilet Gialli ha sorpreso tutti. Prima di questa insurrezione di massa tutto sembrava andare secondo i piani per il “Centro politico” nella persona di Emmanuel Macron. Le sue riforme (in realtà controriforme) stavano passando facilmente. I dirigenti dei sindacati si stavano comportando in maniera responsabile (ossia capitolavano). Questo è stato bruscamente interrotto quando le masse sono scese nelle strade della Francia secondo le migliori tradizioni rivoluzionari di questo paese, e hanno scosso il governo alle fondamenta. Questo movimento di milioni di persone sembrava uscito fuori dal nulla, come un fulmine in ciel sereno.

Esattamente lo stesso è successo a Hong Kong. Chiunque nutra qualche dubbio riguardo il potenziale rivoluzionario che esiste oggi dovrebbe studiare attentamente tali eventi. Prima di questi avvenimenti, gli uomini a Pechino e i loro agenti locali sembravano in controllo completo. Eppure ecco arrivare un movimento di massa enorme di milioni di persone, che sfida una dittatura formidabile per le strade. E come il movimento in Francia, sembrava apparso dal nulla.

Lo stesso è avvenuto con tutti i movimenti di massa che sono esplosi in un paese dopo l’altro. Se fosse una questione di uno o due paesi, si avrebbe potuto dire che fossero fenomeni accidentali, episodi passeggeri da cui non si potrebbero trarre alcuna conclusione generali. Ma quando vediamo accadere lo stesso esatto processo in un paese dopo l’altro, non abbiamo più il diritto di minimizzarlo come un caso. Piuttosto, questi sviluppi sono una manifestazione dello stesso processo generale, che riflette le stesse leggi e tendenze sotto la superficie.

Sviluppi rivoluzionari in America Latina

Quando Mauricio Macri ha vinto le elezioni presidenziali in Argentina nel 2015, questo era stato annunciato come ulteriore prova di “Un’onda conservatrice” che si stava propagando per l’America Latina. Ma le ultime elezioni mettono fine ai sogni economici di Macri e della sua banda filopadronale.

L’uomo che prometteva “zero povertà” ha concluso il proprio mandato con un peso in caduta libera, e un tasso di inflazione del 56%. Il numero di persone che vivono sotto il livello di povertà è cresciuto dal 29% al 35%. Un prestito di emergenza del Fondo Monetario Internazionale non è stato sufficiente per riportare la situazione in equilibrio.

Se ci fosse stata una direzione del movimento operaio con le idee chiare, il governo di Macri sarebbe potuto essere rovesciato da un movimento rivoluzionario dal basso. Questo è stato dimostrato di recente dagli eventi di un paese confinante come il Cile.

Questo movimento è iniziato quando gli studenti medi hanno lanciato una protesta contro l’aumento del biglietto della Metro a Santiago. Ma una volta che è iniziata, è stata rapidamente trasformata in un movimento nazionale che punta a rovesciare l’intero regime. Rappresenta il culmine di 30 anni di tagli, privatizzazioni, attacchi alla classe operaia, deregolamentazione e iniquità crescente.

Venerdì 25 ottobre, più di un milione di persone hanno protestato nella capitale. Questa mobilitazione si è ripetuta in città grandi e piccole in tutto il paese.

Un totale di oltre 2 milioni di persone sono scese in strada. Questa esplosione di rabbia popolare è scoppiata solo una settimana dopo che l’odiato governo di Piñera ha dichiarato lo stato di emergenza, la militarizzazione delle strade e il coprifuoco. Ma né la repressione brutale, né la tortura, né il coprifuoco, né le false concessioni hanno fermato un movimento che sta assumendo caratteristiche insurrezionali.

Non è un caso isolato. Poco prima abbiamo assistito a un’esplosione rivoluzionaria simile in Ecuador, dove il movimento, che è cominciato come una protesta contro il pacchetto, imposto dal Fmi, del presidente Lenin Moreno, ha assunto le dimensioni di un’insurrezione nazionale che ha costretto il governo a scappare dalla capitale Quito e a trasferire l’assemblea nazionale.

Come in Cile, questo movimento ha raggiunto proporzioni insurrezionali che pongono in primo piano la questione del potere. La domanda centrale in tali situazioni non è questa o quella riforma, ma: chi comanda? Il governo centrale ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha ordinato alla polizia e all’esercito di sopprimere la rivolta, lasciando sulle strade un morto, dozzine di feriti e centinaia di arresti. Ma davanti alla sollevazione delle masse, tutti gli strumenti soliti della repressione statale si sono rivelati impotenti.

La capitale Quito è stata abbandonata dal governo. Mercoledì 9 ottobre uno sciopero generale potente ha paralizzato il paese e un corteo enorme composto da 50-100mila manifestanti si stava dirigendo di nuovo al palazzo presidenziale di Carondelet, evacuato frettolosamente da Moreno il giorno prima. Per qualche istante, il movimento ha preso il controllo dell’Assemblea Nazionale, anch’essa evacuata, con l’intenzione di installare un’assemblea del Popolo.

Qui vediamo una prova lampante del potenziale rivoluzionario colossale che esiste, non solo in Cile e in Ecuador, ma su scala mondiale.

Libano

Dall’altra parte del mondo, nel Medioriente, pareva che la reazione avesse trionfato ovunque. La rivoluzione araba sembrava morta e sepolta. Eppure, le forze della grande rivoluzione sono nuovamente in marcia.

Nel Libano, un paese di non più di 6 milioni di abitanti, oltre due milioni di persone sono scesi in piazza. Anche nell’Iraq distrutto dalla guerra, decine di migliaia stanno lottando contro l’esercito e le milizie paramilitari in strada. Nei due paesi proteste di massa di grande portata hanno condotto alla caduta dei rispettivi primi ministri dopo sole poche settimane di lotta.

Per anni, i regimi reazionari si sono appoggiati sulle divisioni settarie della società per frenare la lotta di classe, ma questa tattica non sta più funzionando. I movimenti stanno portando alla ribalta le contraddizioni di classe. Le rivendicazioni della piazza sono lavoro, istruzione, sanità e la fine delle ruberie e della corruzione scandalosa ai vertici. In Giordania nel 2018, uno sciopero generale e una protesta di massa generalizzata hanno portato alla caduta del primo ministro Hani Mulki.

Lenin disse che la politica è economia concentrata. Questa frase è confermata chiaramente dagli eventi di cui stiamo parlando in questo articolo. Certo, i problemi economici non sono i soli elementi sul tavolo. Però non c’è alcun dubbio ragionevole che la combinazione di crisi economiche acute e decenni di mal governo corrotto di una classe di ricchi sanguisughe e dei loro tirapiedi è ciò che ha portato la società al suo limite.

Il Libano è un buon esempio. Ha uno dei rapporti debito-PIL più alti del mondo. La disoccupazione si attesta vicino al 25% e decine di migliaia di giovani persone con un istruzione superiore sono costrette a lasciare il paese ogni anno a causa di un’assenza di opportunità di lavoro. Tutte queste cose sono una ricetta per l’esplosione sociale.

I partiti politici principali che hanno diviso il paese secondo linee settarie durante la guerra civile sono ancora al potere oggi, sottraendo fondi pubblici e accumulando deficit di bilancio anno dopo anno. Sembrava che questo non sarebbe mai cambiato, ma adesso un movimento rivoluzionario potente sta erompendo in Libano, si sta diffondendo in tutto il paese e sta drammaticamente cambiando la situazione politica.

Le manifestazioni di massa hanno sconvolto il paese dal 17 ottobre sulla base di una litania di problemi che avevano radici lontane, come la corruzione rampante, l’assenza di servizi pubblici e il peggioramento della crisi economica. Le banche hanno chiuso a causa del timore di un crollo finanziario, mentre centiania di manifestanti sono scesi in piazza, riempiendo e bloccando le strade.

Le proteste erano spontanee e completamente disorganizzate; nessuna organizzazione ha reclamato le proteste come proprie perché è veramente la rivoluzione del popolo.

Persone da credi religiosi, classi sociali e passato politico differenti sono scese in strada per esprimere la loro rabbia contro la gestione disastrosa dell’economia e hanno rivendicato la caduta del regime cleptocratico.

Nonostante i manifestanti provengano da diversi passati politici, la cosa in comune che li ha uniti era la loro indignazione davanti all’attacco contro il tenore di vita. Questa rabbia alla fine si origina, secondo me, da una crescente disuguaglianza economica fra il 10% più ricco del Libano (che guarda caso comprendei politici al governo e le elites delle grandi aziende) e la classe operaia.

Lo scontento crescente ha raggiunto il limite tramite un movimento di massa enorme di 2 milioni di persone che ha coinvolto ogni provincia, superando tutte le divisioni settarie. Persone di tutte le religioni si sono unite al movimento. Senza alcuna organizzazione o direzione, le masse rivoluzionarie stanno dimostrando coraggio di fronte all’oppressione violenta per lottare contro i ladri al potere.

Come in Ecuador e in Cile, il governo ha provato a resistere contro le proteste, usando le forze armate e i gas lacrimogeni, e sono apparse svariate immagini e video della violenza della polizia contro i manifestanti sui social network. Sostenitori del movimento di Hezbollah e del partito alleato, Amal, hanno attaccato i protestanti nel centro di Beirut.

Per molti anni, il movimento sciita appoggiato dall’Iran ha potuto nascondersi dietro lo scontro con gli Stati Uniti e l’opposizione all’imperialismo saudita e israeliano. Ma pure loro adesso fanno parte della élites della classe dominante. Trovatosi di fronte al movimento rivoluzionario in ascesa ha serrato le fila per difendere i propri interessi di classe.

Gli attacchi contro i manifestanti sono serviti a smascherare finalmente la sua vera natura reazionaria. Perciò, la rabbia delle masse in Libano è anche diretta contro Hazbollah, il “Partito di Dio” sciita che si presentava come difensore dei poveri e oppressi. Quando il suo capo, Hassan Nasrallah, ha sostenuto il governo libanese, le parole d’ordine nelle strade erano “Tutti significa tutti, Nasrallah è uno di loro!”.

Infine, il primo ministro, Saad Hariri, è stato costretto a dimettersi, dicendo che si trovava in un vicolo cieco dopo 13 giorni di mobilitazione. L’Independent ha commentato:

“Le proteste hanno gettato la classe politica del Libano nel caos. Per la prima volta, l’ordine politico settaria che ha governato la nazione del Mediterraneo orientale dalla fine della guerra civile nel 1990 sta affrontando un movimento di massa mirato al suo rovesciamento”.

Continua:

“Quella che è cominciato come un’esplosione di rabbia spontanea causata dall’imposta di nuove tasse si è presto trasformata in qualcosa di più grande. Più che prendere di mira il governo o qualsiasi altro leader politico, i protestanti hanno denunciato la classe politica corrotta del Libano nel suo complesso.”

Vi ricorda qualcosa? Certo! Questo è esattamente lo stesso processo che abbiamo visto in Ecuador e in Cile. Iniziando come una protesta di massa per richieste economiche immediate, concrete, il movimento si è rapidamente trasformato in “qualcosa di più grande”.

Ossia le masse, basandosi su loro stesse e la loro propria esperienza, stanno iniziando ad arrivare a conclusioni rivoluzionarie. Ciò che è necessario non è questa o quella piccola riforma, ma un cambiamento alle fondamenta: per rovesciare “la classe politica nel suo complesso”. Ma questo è proprio quello che significa una rivoluzione!

Iraq, Tunisia, Sudan…

Anche in Iraq, diverse ondate di proteste di massa, iniziate dalle aree sciite, hanno scosso tutto l’ordine politico costituito. Dal primo ottobre, proteste enormi e radicali hanno sconvolto il paese. Partendo questa volta a Baghdad, si sono diffuse velocemente in tutto il paese. Le forze armate e le forze di polizia irachene hanno risposto con violenza estrema, causando la morte di almeno 150 persone (con qualche fonte che dice che siano oltre 300) e ferendone più di 6000. Tuttavia, la risposta brutale non ha fermato le proteste.

In Tunisia, ondata dopo ondata di proteste di massa hanno scosso il paese. E in Algeria un potente movimento rivoluzionario ha rovesciato il presidente Bouteflika, da tempo malato e fatto tremare il regime dalla testa ai piedi. In Algeria il regime pensava di aver comprato la pace sociale nel 2011 dopo che aveva incrementato drasticamente le spese statali.

In Sudan abbiamo visto un movimento delle masse che hanno mostrato un tremendo potenziale rivoluzionario, che ha fatto tremare i circoli delle classi dominanti in tutta la regione. Il coraggio e la determinazione dei giovani, e specialmente delle ragazze e donne sudanesi sono state una grande fonte di ispirazione. La classe operaia sudanese si è fatta largo e ha sfidato il regime convocando scioperi generali che hanno posto il problema del potere.

Lo stesso si può dire dell’Algeria. Tutto ciò dimostra che la rivoluzione araba possiede ancora enormi riserve sociali. Ma come si spiegano questi fenomeni? E cosa rappresentano? Osservatori superficiali e empirici sono ammutoliti da eventi che non hanno previsto e per cui non hanno alcuna spiegazione. Questi esponenti empirici e superficiali della borghesia guardano soltanto alla superficie degli eventi (i “fatti”). Non si spingono a osservare sotto la superficie per scoprire i processi più profondi che stanno lavorando ovunque.

Il processo molecolare della rivoluzione

Trotskij una volta disse che la teoria è la superiorità della previsione sullo stupore.

Le improvvise manifestazioni violente dello scontento popolare prendono sempre di sorpresa la borghesia e i loro presunti “esperti”. Questo è perché gli “esperti” della borghesia non possiedono una teoria (se non quella che tutta la teoria è inutile) e perciò sono costantemente stupiti quando eventi esplodono davanti ai loro occhi.

Al fine di arrivare a una reale comprensione di questi processi sottotraccia, il metodo di analisi dialettico è assolutamente necessario. La borghesia naturalmente non ha alcuna comprensione della dialettica; i riformisti ne hanno ancora meno, se possibile. Non c’è bisogno di menzionare i settari a riguardo, poiché non capiscono proprio niente. La loro completa mancanza di qualsiasi prospettiva è la ragione principale per cui sono tutti in crisi.

Trotskij ha coniato una frase veramente degna di nota: “Il processo molecolare della rivoluzione”. Vale la pena ragionare su questa frase. Trotskij si stava riferendo alla dialettica, e senza una comprensione di essa, non si può capire nulla. Il processo di cambiamento della coscienza di massa ha naturalmente luogo gradualmente. Cresce lentamente, impercettibilmente, ma anche inesorabilmente, fino a quando raggiunge un punto critico in cui la quantità diventa qualità e le cose si trasformano nel loro opposto.

Per lunghi periodi, si esprime come un lento accumulo di scontento, rabbia, ira e soprattutto frustrazione sotto la superficie. Qua e là ci sono sintomi, piccoli segnali, che possono essere compresi soltanto da un osservatore esperte che comprende il loro significato. Ma questo è un libro ermeticamente sigillato dagli empirici testardi che, mentre insistono sempre sui “fatti” sono ciechi rispetto ai profondi processi sottostanti.

Il filosofo Eraclito esprimeva il suo disprezzo contro i filosofi empirici quando scrisse sarcasticamente: “Gli occhi e le orecchie sono cattivi testimoni per gli uomini che hanno anime barbare.”. La Bibbia esprime la stessa idea con parole diverse “Hanno occhi ma non vedono”. Non importanti quanti fatti e statistiche accumulino, non arrivano mai al punto.

Gran Bretagna e Francia

Cambiamenti bruschi e repentini sono sottintesi nella situazione. Tali esplosioni improvvise sono un sintomo della corrente sottotraccia di rabbia e scontento accumulati di milioni di persone, che è realmente diretta contro il sistema. Sono sintomi chiari di come il sistema capitalista abbia raggiunto il suo vicolo cieco su scala globale.

Qualcuno potrebbe tentare di affermare che gli sviluppi rivoluzionari, come quelli che abbiamo citato qui, sono soltanto possibili in nazioni povere ed economicamente sottosviluppate. Ma questo è totalmente falso. La dialettica ci insegna che, prima o poi, le cose si trasformano nel loro contrario.

Un ottimo esempio di questo è la Gran Bretagna. Solo quattro anni fa era considerata come il paese più stabile in Europa, forse al mondo. Adesso la situazione è completamente capovolta ed è probabilmente il paese più instabile in Europa. La “Madre di tutti i parlamenti” una volta era famoso per la sua placida serenità, ma è in preda a crisi e divisioni. Al posto della serenità, si verificano scene di caos assoluto.

La società britannica si è polarizzata acutamente in una maniera che non si vedeva da molto tempo. È questa polarizzazione che allarma di più la classe capitalista e i suoi apologetici ideologici. Sono allarmati perché si rendono vagamente conto del fatto che questa polarizzazione contiene i semi di futuri sviluppi rivoluzionari.

Fin dalla crisi del 2008-09 c’è stato un processo lento, un accumulo graduale di scontento, che rappresenta una rottura fondamentale nell’intera situazione internazionale. Ed è stata una rottura in tutti i sensi. Adesso possiamo vedere il processo molecolare della rivoluzione di cui parlava Trotskij. Questo è un processo silenzioso, invisibile. È qualcosa di intangibile. Non si può definire precisamente perché ha luogo sotto la superficie. Ma è sempre presente, scavando come una talpa.

In passato il popolo britannico era considerato come intrinsecamente conservatore e poco incline organicamente a ogni tipo di impulso rivoluzionario. Aveva istituzioni solide che agivano come un baluardo inespugnabile contro la rivoluzione. La popolazione nutriva rispetto per queste istituzioni che garantivano la pace sociale e la stabilità politica.

Adesso tutte queste illusioni rassicuranti sono state distrutte. La vecchia fiducia nella democrazia parlamentare è stata fatalmente minata. C’è una crescente sfiducia nei politici e disprezzo per la élite di Westminster. Questo è molto pericoloso per la classe dominante. Se la popolazione non si accontenta più di affidare la loro vita e il loro destino alle caste di politici e burocrati di professione (“le persone che sanno cosa fare”), potrebbe decidere un giorno di prendere in mano la situazione. Questo è precisamente cosa è successo, non troppo tempo fa, in Francia.

Nel novembre 2018 il movimento dei Gilet Gialli è emerso all’improvviso, apparentemente dal nulla, quando un enorme numero di persone comuni sono scese in piazza. Questo ha dimostrato chiaramente che esiste un potenziale rivoluzionario. Anche la Brexit, in una maniera peculiare, dimostra lo stesso processo. In molti altri paesi esiste la stessa sensazione: un ambiente profondamente radicato contro l’ordine costituito. Ma abbiamo anche visto come la cosiddetta sinistra ha fallito completamente nel fornire qualsiasi forma organizzata di espressione di questo umore rivoluzionario.

La Catalogna ha anche visto un movimento di protesta di massa esplosivo lo scorso ottobre dopo la sentenza nei confronti dei prigionieri politici, i quali sono tuttora in carcere per via del loro ruolo nell’organizzazione del referendum per l’indipendenza del 2017. Le condanne severe (In totale sono oltre i 100 anni) per il “crimine” di voler esercitare un diritto democratico, sono state accolte con un esternazione di furia e rabbia, con centinaia di migliaia di persone scese in piazza, bloccando le strade, ferrovie e l’aeroporto di Barcellona.

Affrontando la repressione brutale della polizia, centinaia di migliaia di protestanti, principalmente giovani, si sono difesi e hanno contrattaccato, con barricate in fiamme e battaglia quotidiane durante tutta la settimana. Uno sciopero generale si è tenuto il 18 ottobre in cui una folla enorme è confluita a Barcellona, organizzata in 5 cortei differenti che hanno marciato da diverse parti della Catalogna. I partiti nazionalisti piccolo-borghesi che sono stati in prima linea del movimento per una repubblica catalana sono sempre più screditati, ma nessuna direzione alternativa è stata costruita.

Queste sono le scosse che annunciano l’arrivo di un terremoto. L’ambiente di scontento della masse, non trovando alcun riflesso nelle organizzazioni di massa tradizionali, si esprime in maniere differenti in differenti paesi. Ma quello che è fondamentale è l’irresistibile processo di radicalizzazione della masse su scala globale, che si è espresso attraverso violente oscillazioni a sinistra e destra. Il processo di radicalizzazione si intensificherà nel momento in cui la crisi si dipana, provocando una polarizzazione ancora più acuta tra le classi e preparando la strada per esplosioni rivoluzionarie ancora maggiori.

La situazione attuale e il compito dei marxisti

I marxisti sono ottimisti per via della loro stessa natura, ma il nostro ottimismo non è qualcosa di falso o artificiale. È basato su un’analisi e prospettive solide. Noi ci basiamo sulle solide fondamenta della teoria Marxista. La nostra organizzazione può andare fiera del fatto che siamo rimasti assolutamente fermi sui principi fondamentali e il metodo dialettico, che ci permette di penetrare sotto la superficie e osservare i processi in profondità.

Il periodo che stiamo attraversando sarà considerato un momento di cambiamento fondamentale, un punto critico dell’intera situazione. Fino a poco fa questa dichiarazione appariva contraddetta dai fatti. L’economia mondiale sembrava crescere, e infatti, gli economisti borghesi sottolineano che questa è la ripresa più duratura della storia. Ma adesso gli eventi stanno accelerando a perdifiato. Solo il metodo dialettico del Marxismo può dare una spiegazione razionale dei processi impossibile da vedere per gli empirici borghesi, disperati.

Per molti versi la situazione attuale ricorda il declino e la caduta dell’Impero romano. I banchieri e i capitalisti ostentano continuamente ricchezza e lusso. L’uno per cento più ricco del mondo sarà vicino a controllare fino a due terzi di tutta la ricchezza del mondo entro il 2030: siedono su trilioni di dollari, non investiti in alcuna attività produttiva. La classe dominante gioca un ruolo parassitario ed è completamente degenerata. Questo sta alimentando focolai di rabbia e risentimento ovunque.

Esiste un enorme potenziale per la diffusione delle idee marxiste. Questa è la questione principale su cui dobbiamo concentrarci. Dobbiamo discutere delle linee fondamentali: non gli avvenimenti secondari, ma la tendenza generale. Qual è il filo conduttore in tutte queste situazioni? Polarizzazione politica e sociale estrema. La lotta di classe è in aumento ovunque.

Stiamo crescendo e sviluppando le nostre forze, ma siamo troppo piccoli per essere un fattore decisivo nello sviluppo degli eventi nell’immediato futuro. Dal nostro punto di vista, non sarebbe male se le situazioni rivoluzionarie decisive fossero ritardate per un po’, per la semplice ragione che non siamo ancora pronti. Abbiamo bisogno di tempo per costruire l’alternativa rivoluzionaria.

La storia si muove al proprio ritmo e non aspetterà nessuno. In un periodo come quello attuale, possono accadere eventi giganteschi prima che noi siamo pronti. Svolte brusche e repentine sono implicite nella situazione. Dobbiamo essere pronti ad affrontare grandi sfide. I migliori elementi fra i lavoratori e i giovani sono già aperti alle nostre idee. Dobbiamo trovare la strada per questi settori e voltare decisamente le spalle agli elementi vecchi, stanchi e demoralizzati. Tutte le tracce di scetticismo e routine devono essere eliminate dalle nostre fila, che devono essere imbevute da uno spirito di urgenza da cima a fondo.

Questa è davvero una corsa contro il tempo. Grandi eventi possono travolgerci e dobbiamo essere preparati. Pertanto, dobbiamo costruire la nostra organizzazione e reclutare e formare le persone il prima possibile. Questa è l’unica strada per il successo. Stiamo già percorrendo questa strada e non possiamo permettere che nulla ci distragga da questo compito. Che il nostro slogan sia:

Viva la rivoluzione socialista mondiale!

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