8 Giugno 2018 Roberto Sarti

Rivoluzione e liberazione! La verità sulla rivoluzione d’Ottobre e i diritti di gay e lesbiche

In che misura le battaglie dei comunisti sono legate a quelle per i diritti civili e del movimento Lgbt? È presente una propaganda, non certo disinteressata, secondo la quale il marxismo considera solo la lotta di classe e nega, anzi osteggia, gli altri conflitti esistenti nella società capitalista.

Non ci potrebbe essere una falsificazione storica più grande. La prova può essere verificata nel comportamento tenuto quando, per la prima volta nella storia, i comunisti in Russia abbatterono il capitalismo e presero il potere.

Sul sito marxist.com è in corso di pubblicazione una serie di articoli che sviluppano in dettaglio la posizione dei bolscevichi in relazione ai diritti delle donne e all’omosessualità, che a breve saranno pubblicati in italiano su marxismo.net (vedi qui il primo articolo della serie).

Qui, sulle pagine e sul sito di Rivoluzione, ne segnaliamo i punti essenziali.

La rivoluzione d’Ottobre cambiò radicalmente la situazione per gli omosessuali in Russia. Sotto lo zar la sodomia, come era definita dal codice penale, era classificata come crimine dal 1835. Gli omosessuali potevano essere arrestati e condannati ad anni di prigione o di lavori forzati, anche se la giustizia era molto più clemente per coloro che provenivano dalle classi più agiate.

Dal punto di vista culturale, la Russia prima del 1917 era un paese fra i più arretrati, dove il tasso di analfabetismo arrivava al settanta per cento e con un ruolo pervasivo della Chiesa ortodossa.

I progressi fatti nei primi anni della rivoluzione furono enormi. Nel 1918 la vecchia legislazione zarista venne abolita. Fu legalizzato il divorzio e il diritto all’aborto (l’Urss fu il primo paese al mondo a garantirlo!). Le coppie conviventi godevano degli stessi diritti di quelle legalmente sposate. I bambini ritenuti “illegittimi” sotto la legge zarista, cioè nati da madri non sposate, erano ora considerati per il diritto uguali ai figli “legittimi”. Veniva dichiarata la “piena uguaglianza politica ed economica tra i sessi”, ponendo fine alla posizione subordinata della donna.

 

1918: la rivoluzione depenalizza l’omossessualità

Nel 1918 venne depenalizzata anche l’omosessualità. Dopo la Francia rivoluzionaria del 1789, la Russia bolscevica fu il primo paese a farlo.

Nel Codice penale della Repubblica socialista della federazione russa, approvato nel 1922, era prevista una pena per gli atti sessuali (sia etero che omo) con i minori o nei casi di violenza e di coercizione. L’impostazione data dal governo dei soviet è descritta da un testo del dottor Grigory Baktis (Direttore dell’Istituto di Igiene sessuale di Mosca), La rivoluzione sessuale in Russia, del 1925.

“La legislazione non interviene in alcuna relazione sessuale tra due individui adulti che non sia forzata e che sia libera da pressioni. Un rapporto sessuale di questo tipo viene trattato come una questione di interesse privato delle persone coinvolte. La questione della moralità pubblica è quindi irrilevante per la legislazione.

Gli atti di omosessualità, sodomia e ogni altra forma di piacere sessuale hanno lo stesso status giuridico di cui sopra. Mentre la legislazione europea definisce tutto questo come una violazione della moralità pubblica, la legislazione sovietica non fa alcuna differenza tra l’omosessualità e il cosiddetto rapporto ‘naturale’. Tutte le forme di rapporto sono trattate come una questione personale. Il procedimento penale viene attivato solo in casi di violenza, abuso o violazione degli interessi altrui.”

Nonostante la cultura dominante considerasse l’omosessualità una pratica sessuale depravata e deprecabile, la direzione bolscevica portò avanti, nei fatti, una politica contro ogni discriminazione.

Essere omosessuali non era più un reato nella neonata Unione Sovietica. Cosa succedeva invece negli altri paesi? Per decenni gay e lesbiche continuarono a rischiare la prigione. L’omosessualità cessò di essere un reato nel 1967 in Gran Bretagna, nel 1971 in Germania, nel 1980 in Italia e nel… 2003 in tutto il territorio degli Usa, “faro della democrazia”!

Lo Stato bolscevico era avanti anche su altri terreni. Basti vedere come l’Organizzazione mondiale della Sanità abbia cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali solo nel 1990!

I primi anni della rivoluzione russa furono caratterizzati anche dal tentativo di operare un cambiamento radicale nelle relazioni sociali, familiari, culturali e nei costumi. Tuttavia, data l’arretratezza dell’Unione Sovietica e il suo isolamento, dopo la sconfitta della rivoluzione in Europa dalla metà degli anni Venti si produsse una controrivoluzione burocratica, capeggiata da Stalin.

Con la conquista del controllo statale da parte di una burocrazia che era in buona parte la stessa dell’epoca zarista, tutta una serie di tendenze conservatrici presero il sopravvento anche nel campo culturale e delle relazioni sociali e familiari. La repressione delle vecchia guardia bolscevica e dell’Opposizione di sinistra, guidata da Trotskij nella seconda metà degli anni Venti, era un’anticipazione dell’attacco a ogni dissenso e a ogni minoranza.

La famiglia tradizionale diveniva un pilastro della controrivoluzione sociale. L’aborto veniva proibito e il diritto al divorzio reso sempre più difficile. Iniziava la persecuzione dei gay (già nel 1933 si verificavano centinaia di arresti), come “minaccia alla famiglia” e nel 1934 il reato di omosessualità veniva introdotto nel Codice penale. Fu lo stesso Jagoda, capo della Gpu, la polizia segreta, a redigere il testo della legge.

Ma non era abbastanza: negli anni successivi si sviluppò una campagna feroce che bollava gli omosessuali come elementi “criminali”, “nemici di classe” e “controrivoluzionari”, come li definì Krilenko, Commissario alla giustizia, nel 1936.

Fu in questo ambiente che l’omofobia si diffuse in tutta l’Internazionale comunista stalinizzata; più tardi l’omosessualità verrà perseguitata anche nei regimi che nacquero prendendo a modello l’Urss in Europa orientale, in Cina o a Cuba. L’omosessualità nella maggior parte dei partiti comunisti ufficiali venne vista come un comportamento
degenerato, emanazione della società borghese. Ciò ha avuto un impatto enormemente negativo sulla lotta contro l’oppressione di gay e lesbiche e ha contribuito a separare il movimento Lgbt dal marxismo e dal vero comunismo nei decenni a seguire. È un altro crimine dello stalinismo.

È nostro compito ristabilire le vere tradizioni del comunismo nella lotta contro ogni discriminazione di natura sessuale, religiosa o etnica. Lottiamo contro la morale patriarcale e borghese come parte dell’ideologia dominante, incompatibile con la costruzione di una società costituita da persone libere e uguali, una società socialista.

Come dimostra la rivoluzione d’Ottobre, l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e il rovesciamento del capitalismo forniscono la base materiale per la possibilità di vivere una vita sessuale e affettiva veramente libera.

L’esempio dei bolscevichi è l’eredità storica che difendiamo e chiediamo di seguire a tutti coloro che lottano contro ogni discriminazione!

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