14 maggio 2018

Rivolta contro l’ambasciata Usa a Gerusalemme – Palestina libera, Palestina rossa!

Decine di morti e migliaia di feriti palestinesi sotto il piombo e le bombe israeliane nelle manifestazioni contro la provocazione dello spostamento a Gerusalemme dell’ambasciata Usa. Tutto nel silenzio ipocrita ed assordante dei governi “democratici” europei. Anzi da Londra si invita alla “calma” e a non cedere alle provocazioni degli estremisti… palestinesi!
Siamo a fianco del popolo palestinese, per una federazione socialista nel mondo arabo e in tutto il Medio oriente!

Di seguito, il testo del volantino che abbiamo diffuso due giorni fa a Roma nel corteo in solidarietà col popolo palestinese

La lotta per uno Stato palestinese è forse la lotta più tradita e mistificata di questi decenni. La farsa propagandistica del Giro d’Italia inaugurato a Gerusalemme è solo un esempio particolarmente squallido della macchina propagandistica israeliana. La “libera stampa” nostrana, nella persona del gruppo Corriere-Gazzetta dello Sport, ha ritenuto che 16 milioni di sponsorizzazione fossero un prezzo equo per questa operazione.

Ma la “narrazione” sionista appare vincente non solo per gli interessi che muove e per la forza delle armi che la sostengono, ma perché la lotta per l’autodeterminazione in Palestina è caduta, da anni, in un vicolo cieco del quale non si vede l’uscita. 25 anni di trattative, dagli accordi di Madrid-Oslo in poi, non hanno prodotto altro che inganni, oppressione, ulteriore colonizzazione in Cisgiordania e l’assedio ormai decennale di Gaza. Parlare di “processo di pace” è solo una ipocrisia rivoltante.

La leadership politica palestinese nelle sue due forze principali (Fatah e Hamas) è completamente incapace di indicare una strategia al suo popolo. Se le “trattative di pace” hanno solo prodotto una Autorità nazionale priva di qualsiasi reale potere, sempre più corrotta e asservita all’occupante, la “resistenza” proclamata da Hamas (ossia il periodico lancio di ordigni da Gaza verso Israele) non ha scalfito neppure di un millimetro la forza militare di Israele e ne consolida invece la presa politica sulla popolazione ebraica.

La “Marcia per il ritorno” rappresenta un giusto tentativo di rilanciare una mobilitazione che veda al centro le masse palestinesi. È compito della sinistra in Italia e ovunque sostenere questa mobilitazione. La violenza della risposta israeliana, che ha fatto ad oggi oltre 50 morti in un clima di impunità e compiacenza a livello internazionale, dimostra che questo movimento spaventa per la sua determinazione.

Il popolo palestinese non ha amici nelle diplomazie internazionali e neppure nelle capitali del mondo arabo. Le rampanti borghesie del Golfo, Arabia Saudita in testa, sono pienamente allineate a Washington e Tel Aviv (Bahrein ed Emirati Arabi Uniti sono arrivati a inviare loro atleti al Giro d’Italia, suscitando la protesta dei palestinesi). I nuovi venti di guerra che si preannunciano, con Trump che rompe l’accordo sul nucleare iraniano e Israele che interviene sempre più pesantemente in Siria, non lasciano certo spazio per “piccolezze” come il diritto all’autodeterminazione di palestinesi, o dei curdi, o di qualsiasi altro popolo oppresso. In Egitto la dittatura di Al-Sisi contribuisce attivamente allo strangolamento di Gaza.

Da internazionalisti ribadiamo che la questione palestinese è parte essenziale del programma della rivoluzione araba e internazionale. Non esiste soluzione equa al conflitto in Palestina sulla base del capitalismo. Solo rovesciando il potere economico e politico delle classi dominanti tanto israeliana quanto araba, e lottando contro l’intromissione delle potenze imperialiste nella regione sarà possibile garantire il diritto a un vero Stato palestinese. Questo può sorgere solo da un processo rivoluzionario che porti alla costituzione di una federazione socialista nel mondo arabo e in tutto il Medio oriente, all’interno della quale siano rispettati i diritti di tutte le popolazioni (arabi, ebrei, curdi…); solo su una base economica socialista è possibile garantire la sostenibilità e una soluzione equa al conflitto per la terra, l’acqua, le risorse economiche.

È per questo fine che lotta la Tendenza marxista internazionale, in Italia e in tutto il mondo.

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