Referendum sul Ccnl metalmeccanici – Vince il Sì ma a perdere è solo la linea di Landini

Con il voto certificato dei lavoratori è stato alla fine approvato il contratto dei metalmeccanici. Ovviamente Landini e la quasi totalità dell’apparato Fiom esultano per aver “riconquistato” un contratto unitario e per la “grande lezione di democrazia” che ha dato la categoria portando l’accordo tra le tre sigle e sindacali e Federmeccanica davanti ai lavoratori.

Passa ovviamente in secondo piano il fatto che dalla Fiom nazionale sia stata fatta passare una circolare in cui si esplicitava che le strutture e i funzionari fossero vincolati a dare giudizio positivo all’accordo, così che alle assemblee dei lavoratori non sono state presentate le ragioni del NO.

Ma se il SI passa con l’80,11% dei voti, dando uno sguardo ai dati a livello nazionale, vediamo come questo contratto non sia stato visto nei luoghi di lavoro in maniera molto positiva.

Per prima cosa dei 678.328 aventi diritto, votano solo in 350.749 ovvero il 51,7%. Certo, visto il periodo di consultazione a ridosso delle feste molte aziende erano già chiuse e a questo vanno aggiunti i lavoratori in cassa e in solidarietà. Ma il numero rimane molto basso e infatti i dati ufficiali abbelliscono il dato con il 63% dei presenti il giorno della votazione che è comunque un indicatore di disinteresse o di perdita di fiducia.

Del resto anche molti funzionari Fiom erano e sono coscienti che il contratto firmato non solo consegna aumenti salariali minini e peraltro neppure certi, ma anche peggioramenti notevoli dal punto di vista normativo. Del resto in tanti attivi e assemblee la posizione portata avanti dall’apparato non era di certo esaltante: “anche se è brutto, o questo o niente”. Una cosa difficilmente digeribile da un gran numero di lavoratori.

Proprio per questa ragione si è voluto eliminare i contraddittori. Nelle aziende dove i delegati hanno portato avanti le ragioni del opporsi a tale contratto, sfidando così il blocco sindacale e padronale, il NO ha vinto o almeno c’è stata discussione e ha ottenuto buoni risultati. Soprattutto nelle grandi aziende, come STMicroelectronix, Electrolux, Dalmine, AvioAero, Continental, Motovario, tanto per dirne alcune.

Non è una questione secondaria. I voti vanno pesati e sono proprio queste aziende che danno numeri e vigore nelle mobilitazioni e nei momenti decisivi. Perdere il contatto con questi lavoratori è molto pericoloso per un sindacato.

Significativi anche il fatto che a Genova dove il direttivo Fiom aveva preso posizione contro vinca il NO con il 66.51% e il caso di delegati che di fronte alla rabbia dei lavoratori hanno preferito schierarsi con il NO e sfidare l’apparato.

Questi sono sintomi di un clima che, seppur lentamente, sta cambiando rispetto a poco tempo fa quando ancora l’autorità dei dirigenti Fiom era alta e la si utilizzava davanti ai lavoratori.

Oggi quello che esce sconfitto dal voto non è il NO al contratto, ma è proprio la linea di Landini, che ottiene dei Sì poco convinti al contratto e che deve difendere e aggrapparsi proprio a quel Testo Unico che solo tre anni fa criticava apertamente alla Camusso.

Ma se in Cgil sparisce l’anomalia della Fiom, anche tra i padroni passa l’idea che quel sindacato che per anni ha difeso in modo intransigente i diritti dei lavoratori, oggi è molto più malleabile. Del resto l‘esigibilità degli accordi e le clausole di raffreddamento rafforzano il fronte padronale, che incassa un contratto che recepisce tutto quello che avevano chiesto, “cedendo” solo sulla certificazione del voto, cosa certamente positiva, ma che è un’esagerazione sbandierarla come fa Landini, fancedola passare come una grande conquista, quando non sfugge a nessuno che è stata concessa solo a fronte del blocco monolitico del Sì.

Allo stesso tempo, a parte alcune differenze, la logica che sta sotto a questo Ccnl è molto simile a quella del Ccls applicato in Fca. Non stupirebbe quindi un tentativo della Fiom di rientrare nei giochi anche nel gruppo Fca.

Questo porterebbe un’ulteriore colpo alla credibilità della Fiom, visto che ciò che l’ha sostenuta per anni e che ne ha fatto un punto di riferimento è stata proprio la sua fermezza di fronte ai diritti sui posti di lavoro.

Indubbiamente molti lavoratori e delegate saranno frustrati di fronte alla capitolazione della Fiom. Ma questo non ci deve fermare.

Nonostante le difficoltà i NO sono stati quasi 69 mila, a breve inizieremo a vedere i risultati di questo contratto e sarà una doccia fredda anche per quelli che magari hanno creduto che fosse meglio avere un brutto contratto piuttosto che non averlo.

Dobbiamo ripartire con fiducia da questo risultato del NO per batterci contro questa linea perdente e la dirigenza che la sta portando avanti.

 

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