3 Dicembre 2018

Bologna – RCM: a pagare deve essere il padrone, non i lavoratori

Il volantino che distribuiremo oggi al presidio dei lavoratori Rcm, azienda a rischio di chiusura di Monteveglio (Bo).

E’ normale che i lavoratori di una fabbrica che produce vogliano rinnovare il contratto interno per avere più salario e più diritti. Succede anche in questi anni di crisi.

Non è accettabile che la risposta del padrone sia la comunicazione dell’avvio della procedura di concordato preventivo, ovvero del percorso verso il fallimento o la vendita a prezzi di saldo della fabbrica.

Così è stato a giugno in RCM. All’apertura del percorso per il rinnovo del contratto aziendale padron Tacconi ha informato le Rsu e la Fiom del buco di bilancio di 200 milioni di euro.

Un vero e proprio paradosso dato che oggi come negli ultimi anni ci sono commesse dai principali marchi dell’automotive del territorio (Ferrari, Maserati e Ducati Motor) e internazionali (BMW).

Una vera e propria presa in giro per il centinaio di lavoratori RCM a cui magari si continua a richiedere il lavoro straordinario. Dove sono i soldi fatti con la loro fatica?

Bisogna obbligare Tacconi ad aprire i libri contabili ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali, e non solo in tribunale. I lavoratori non devono pagare i debiti del padrone, sia i dipendenti della RCM, che quelli delle Fonderie Umbre di Assisi sempre di proprietà di Tacconi e dove si sta aprendo un’altra procedura di concordato preventivo.

RCM deve continuare ad esistere, la produzione c’è, e ci sono i lavoratori in grado di portarla avanti.

Ci sarà un nuovo acquirente? Ma non deve essere a scapito delle condizioni di miglior favore su salario e diritti della contrattazione aziendale esistente.

Per mantenere il lavoro e migliorare le proprie condizioni dentro e fuori la fabbrica i lavoratori della RCM devono contare innanzitutto sulle loro forze e quelle dei lavoratori delle altre fabbriche, a partire da quelle per cui produce RCM e quelle del territorio dove – crisi o non crisi – sono a rischio posti di lavoro o chiusure. Basta ricordare la ex-BredaMenarinibus

Il metodo è la lotta, gli strumenti sono gli scioperi, il blocco degli straordinari e delle merci.

Non si tratta di un problema dei solo lavoratori RCM, ma di una lotta che deve essere di tutti, dobbiamo spingere il sindacato a costruire una vertenza generale contro licenziamentie ristrutturazioni.

NO ALLA CHIUSURA DI RCM. I LAVORATORI NON DEVONO PAGARE PER I DEBITI DEI PADRONI

PER UNO SCIOPERO E MANIFESTAZIONE TERRITORIALE CONTRO LICENZIAMENTI E RISTRUTTURAZIONI

Articoli correlati

Ieri in Dema, domani tutta Finmeccanica

L’azienda dell’indotto aeronautico di Finmeccanica nel 2013, dopo denuncia della FIOM, ha dovuto ammettere debiti per 130 milioni, per mala gestione clientelare. Da allora la Dema cercato di scaricare i costi dei debiti accumulati sulla pelle dei lavoratori, con un metodo ormai molto diffuso nella classe padronale: i tagli al personale.

IMA (Bologna) – L’emergenza non sia a carico dei lavoratori!

Il COVID 19 allontana i clienti stranieri dall’Italia mentre all’estero i lavoratori italiani in trasferta spesso sono visti con diffidenza e rischiano di finire in quarantena. È la situazione tipica delle aziende del packaging bolognese.

Trieste – Con le lavoratrici e i lavoratori delle mense scolastiche

Sono circa 150 i lavoratori dei servizi mensa comunali che rischiano di ritrovarsi un salario sotto la soglia di povertà.
Di questi 150, 143 sono lavoratrici tra cuoche, aiuto cuoche, personale di servizio, ecc.

Dopo Pasqua, un test e si torna in fabbrica! La fame di profitto dei padroni a Bologna

La regione Emilia Romagna ha deciso di avviare una strategia di campionamento della popolazione a cui sottoporre il test sierologico in modo tale da permettere la graduale riapertura delle attività economiche. L’impazienza dei padroni per una celere riapertura è palese.

Almaviva: la resa dei conti tra azienda e lavoratori è solo rimandata

Dopo oltre due mesi e mezzo di lotta la vertenza Almaviva si chiude con un accordo firmato dall’azienda con il governo e i sindacati. Quello firmato all’alba del 31 maggio non è una vittoria per i lavoratori, è un accordo che non risolve del tutto e strutturalmente la crisi del settore

Come si lavora alle Poste dopo Amazon

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lavoratore precario di Poste Italiane