Razzismo – sfruttamento – repressione – crisi – precarietà: Ribellarsi è giusto!

Verso il No Salvini day del 16 novembre

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

 

Matteo Salvini è un cane da guardia e ci tiene a sottolinearlo: la pacchia è finita, pugno di ferro, tolleranza zero, sono tra i suoi motti ricorrenti.

La domanda importante allora è: a chi e a cosa fa la guardia dalla sua poltrona di ministro? E qui conviene non fermarsi all’etichetta (“prima gli italiani”) e guardare attentamente al contenuto.

Salvini e il suo partito si sono distinti, in questi primi mesi di governo, per essere la forza che ha sempre vigilato sulla difesa dei privilegi, dei profitti, dei ricchi. Si parla di nazionalizzare le autostrade togliendole a dei privati che hanno fatto miliardi senza garantire sicurezza? Il primo a tirare il freno a mano è Salvini. Sempre lui ha fatto sì che il timidissimo “decreto dignità” venisse ridotto a una scatola vuota.

Il condono fiscale, grazioso regalino che può arrivare a far risparmiare quasi 50mila euro agli evasori fiscali, è sempre farina del sacco leghista.

Lo spread fa tremare le banche italiane? È sempre dalla Lega, in questo caso dal viceministro dell’economia Garavaglia, che arrivano rassicurazioni: “Le banche sono parte del sistema e finanziano le famiglie e soprattutto le imprese; ove mai ci fosse una necessità bisogna intervenire in maniera rapida, veloce ed efficace”.

E la guerra all’Unione europea tanto sbandierata in campagna elettorale, si riduce a una pantomima: “Non vogliamo uscire dall’euro ma stare in questa Unione cambiando le regole che non ci piacciono.” Campa cavallo…

Il pugno di ferro viene brandito solo contro chi non può difendersi: l’immigrato, il senzacasa, il sindaco di un paese di 2400 anime che ha provato a creare una politica di integrazione, lo studente che fuma uno spinello, contro chi è costretto a occupare per non finire sotto un ponte.

Pochi giorni fa per i fascisti di Casa Pound, che da anni occupano un enorme stabile nel centro di Roma, la procedura di sgombero non è neanche iniziata e il ridicolo “blitz” delle forze dell’ordine (neppure uno sgombero ma una semplice ispezione che è stata impedita) si è concluso tra sorrisi e strette di mano. Interrogato in proposito il ministro ha detto che “non è una priorità”. Le “emergenze” non sono quindi tutte uguali. Per Salvini sono un’emergenza un centinaio di immobili occupati a Roma. Non lo sono invece i 200mila immobili tenuti sfitti nella capitale, in gran parte dalle immobiliari e dai costruttori che speculano sul mercato.

Priorità invece è stato il gesto di puro sciacallaggio con cui si è recato nel quartiere San Lorenzo a strumentalizzare il cadavere di una ragazzina di 16 anni. Al ministro non interessa il fatto che in Italia si consumi uno stupro ogni ora, o che ogni tre giorni venga uccisa una donna. Così come non gli interessa che dopo anni di politiche repressive e proibizioniste ci siano ragazzi e ragazze di 16 anni che cadono vittime dell’eroina. Interessa solo che si possano incolpare i “clandestini”, di cui peraltro il cosiddetto Decreto sicurezza e immigrazione sarà una fabbrica inesauribile.

A cascata seguono i sindaci leghisti che fanno a gara per trovare cavilli burocratici per vessare ed emarginare gli immigrati: comuni che negano la mensa scolastica, lo scuolabus, addirittura di formare le classi nelle elementari in quanto ci sono “troppi stranieri”.

Questo marciume fascistoide va combattuto a viso aperto, nelle piazze, e per questo ci mobiliteremo il 16 novembre raccogliendo la data del No Salvini Day, e invitiamo tutti a scendere in campo. Ma per combatterlo va capito, non ci si può limitare ai piagnistei democratici, a invocare i buoni sentimenti e una solidarietà astratta.

L’ascesa di Matteo Salvini e di tutti i suoi omologhi in campo internazionale non è casuale. Non è la conseguenza dell’ignoranza delle masse o della loro arretratezza, anche se è vero che tutti i demagoghi reazionari applicano sempre il massimo sforzo per alimentare ogni pregiudizio, ogni egoismo, ogni vigliaccheria.

No, il razzismo, la reazione non nascono nei bassifondi della società, ma esattamente al capo opposto. Il pugno di ferro che oggi si agita contro i settori più deboli ed emarginati della società serve a blindare il privilegio, la ricchezza e lo sfruttamento di una minoranza sempre più ristretta. In un mondo sempre più diseguale, in un sistema che nella sua crisi alimenta incessantemente le ingiustizie sociali, che cancella ogni diritto conquistato nel passato, che ci spinge a un futuro di povertà, sfruttamento, precarietà permanente, le vecchie ideologie liberali e democratiche vanno sempre più strette.

La borghesia ricca e illuminata, – le famose élites – può magari storcere il naso di fronte agli eccessi verbali dei vari Trump, Le Pen, Salvini e compagnia, ma sa benissimo che nella crisi capitalistica promettere a tutti un futuro meraviglioso non è più possibile e che il potere dovrà mandare alle masse un altro messaggio: ordine, disciplina, rassegnazione, caccia al capro espiatorio.

Per questo nel combattere Salvini non dimentichiamo mai che in fin dei conti è solo un piccolo cane da guardia del capitalismo, che è quello il vero nemico da abbattere.

27 ottobre 2018

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