2 Luglio 2021 Chiara Gravisi e Serena Capodicasa

“Questa legge non s’ha da fare!” – Il diktat Vaticano contro il ddl Zan

A fine maggio è iniziato l’iter nella commissione Giustizia del disegno di legge Zan, che andrebbe a integrare la Legge Mancino (che punisce l’incitamento all’odio e alla discriminazione sulla base di razza, etnia, religione e nazionalità) aggiungendo sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

Un percorso ad ostacoli

Mentre scriviamo, le audizioni non sono ancora finite ma si è già scesi nella farsa. Non era un mistero che la Lega e il centrodestra volessero fare ostruzionismo: se qualcuno avesse ancora dei dubbi, basta dare un’occhiata alle dichiarazioni degli “esperti” invitati a parlare. Tra questi figurano una lunga lista di realtà ultracattoliche, tra cui suor Anna Maria Alfieri, consiglio nazionale della Cei, che ritiene che “non ci sia alcuna normativa da colmare”, nonostante gran parte degli altri paesi europei si sia già dotato da anni di leggi equivalenti. Motivazione opposta ma medesima conclusione per un altro invitato, lo scrittore omosessuale Giorgio Ponte, che al contrario si dice “felice di non avere gli stessi diritti degli altri”, in quanto considera la sua omosessualità di origine psicologica.

A complicare le cose da “sinistra” ci pensano alcune esponenti del movimento femminista impegnate a discutere la sostituzione di “identità di genere” con “transessualità”. Un cambiamento che forse sembra solo estetico e inopportuno vista l’impasse in cui è fermo il decreto, ma che escluderebbe dalla protezione della legge le persone transgender che non hanno iniziato un percorso di transizione. Tra queste, le persone transgender giovanissime, ad alto rischio di subire atti di discriminazione ma spesso impossibilitate ad iniziare un percorso di transizione, e tutte quelle che per motivi economici, sociali o di salute non sono in grado di iniziarlo o sono bloccate nell’iter da anni.

Mentre la farsa si trascinava è arrivata la “bomba” del Vaticano, che ritiene che il ddl colpisca i diritti di espressione della Chiesa. Una Chiesa che, ricordiamolo, nomina 25mila insegnanti pagati dalle nostre tasse per indottrinare tutte le settimane milioni di studenti nella scuola pubblica e che riceve fior di contributi pubblici per le sue scuole private confessionali oltre all’8 per mille delle dichiarazioni dei redditi. Uno scandalo assoluto.

Chiacchiere nelle aule, rabbia nelle piazze

Mentre i 5 Stelle si agitano confusamente, il Pd, che di questa campagna ha fatto una bandiera, fa la voce grossa e chiede che il testo sia portato direttamente in Aula così com’è. Ma è più che dubbio che tanta determinazione resista di fronte al rischio di mettere a rischio la tenuta del governo Draghi. Italia Viva è completamente prona alla Lega, e ha cercato e accettato volentieri il tavolo di Ostellari per discutere ulteriormente del ddl. Non è chiaro che tipo di compromesso si possa trovare con simili posizioni, ma è noto a tutti che un cambiamento del testo, rinviando la legge al Senato, segnerebbe il suo affossamento.

All’inerzia parlamentare si è contrapposta invece nelle ultime settimane la vitalità delle piazze convocate in diverse città, che hanno raccolto migliaia di giovani giustamente arrabbiati per il vergognoso ritardo di una legge che dovrebbe essere stata approvata già da mesi. Al di là dei numeri spesso condizionati dalle restrizioni anti-covid, quello che colpisce dei presidi sul ddl Zan è l’età media, giovanissima, e l’ambiente estremamente radicale, caratterizzato da una rabbia che, a partire dall’indignazione su questo specifico tema, si rivolge a tutte le ingiustizie prodotte dal sistema in cui viviamo: il razzismo, l’oppressione delle donne, la devastazione ambientale.

A Torino il presidio ha raccolto oltre mille persone, perlopiù giovanissimi, tra le quali abbiamo incontrato molti desiderosi di ampliare i propri orizzonti discutendo della situazione politica ed economica, degli avvenimenti internazionali, come gli sviluppi in Palestina, e cogliendo positivamente la nostra alternativa anticapitalista.

Anche laddove non è stato convocato nulla e siamo stati noi militanti di Sinistra Classe Rivoluzione a lanciare l’iniziativa, come a Crema, abbiamo avuto la conferma di questo sentimento, in un presidio in cui oltre la metà dei presenti avevano meno di 16 anni. Un sentimento che in queste settimane si sta riversando nelle tradizionali manifestazioni dei Pride, convocate da qui alla fine dell’estate in tutta Italia.

Difendere i diritti combattendo il sistema

Sono questi giovani e questa radicalità, non i battibecchi parlamentari, il principale motore che può conquistare un cambiamento che vada oltre il, seppur sacrosanto, terreno dei diritti minimi che il ddl Zan punta a coprire. Tra i giovani si va facendo sempre più strada la consapevolezza che la lotta non può fermarsi qui, che ogni conquista sarà sotto attacco e che l’unico modo per difenderla è lanciare un’offensiva a tutto campo per riprenderci tutto quello che ci viene tolto sia in termini di diritti che di condizioni materiali di vita e di lavoro.

I capitalisti, al di là dell’ipocrisia delle campagne che si tingono del colore del momento, rosa, verde o arcobaleno, hanno tutto l’interesse a mantenere le discriminazioni, perché funzionali alla divisione e a un più efficace sfruttamento di tutta la classe lavoratrice. Il modo migliore per proteggere e garantire un’esistenza dignitosa a migliaia di oppressi è di accompagnare la condanna legale della discriminazione alla possibilità concreta di eliminarla dalla quotidianità delle persone lgbt. Ad esempio, con una rete di consultori pubblici e di strutture in grado di accogliere chi necessita di cure mediche o è stato sfrattato dalla sua famiglia dopo un coming-out; o ancora, garantendo a tutti un lavoro sicuro con uno stipendio dignitoso che permetta di essere indipendenti.

E invece dall’altra parte, indipendentemente dal gruppo parlamentare, lorsignori ci offrono, sblocco dei licenziamenti, disoccupazione o, quando va bene, lavori precari e sottopagati, e manco ti puoi lamentare! I consultori anziché aumentare ed essere rafforzati vengono chiusi e, quando ci sono, sono spesso in mano alla Chiesa e alle associazioni pro vita.

Conquistiamoci i nostri diritti, conquistiamoli con la lotta per una vita migliore!

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