Quebec, tassa novax: il nuovo stratagemma del governo per distogliere l’attenzione dal proprio disastro

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Quebec, tassa novax: il nuovo stratagemma del governo per distogliere l’attenzione dal proprio disastro

L’11 gennaio, François Legault (il primo ministro del Quebec) ha annunciato l’intenzione del governo di imporre un “contributo sanitario” per le persone che rifiutano di farsi vaccinare senza controindicazione medica. In un momento in cui la pandemia raggiunge delle proporzioni incontrollabili nella regione, non serve un genio per capire il modus operandi della CAQ (Coalizione per l’Avvenire del Québec, guidata dal Parti Québécois, di stampo conservatore, al governo): distogliere l’attenzione dalla sua gestione criminale della pandemia per concentrarla sul capro espiatorio per eccellenza, i “novax”.

 

I capri espiatori

Da un po’ di tempo a questa parte, la pressione sul governo aumenta a causa dell’impennata dei contagi in seguito all’arrivo della variante Omicron. I media, che da mesi non stavano quasi più criticando la gestione della pandemia, hanno cominciato a mettere in dubbio il governo della CAQ. Tutto ciò ha spinto, all’inizio della settimana, alle dimissioni del dott. Horacio Arruda, il direttore nazionale della Sanità Pubblica, che si assume la responsabilità della situazione. Poco dopo, Legault annuncia la sua intenzione di far pagare i non vaccinati.

Il governo, trovandosi alle strette, cerca in ogni modo di deresponsabilizzarsi. Legault, infatti, sta applicando lo stesso metodo di “gestione” della sanità pubblica che ha applicato durante tutta la pandemia, ovvero fare il meno possibile riversando la responsabilità sul singolo individuo. Non dimentichiamoci di quella volta in cui aveva dato tutta la colpa della seconda ondata ai giovani e ai festaioli. Grazie al suo inutile coprifuoco era riuscito a far finta di star facendo qualcosa, mentre dei nuovi focolai continuavano a emergere nei luoghi di lavoro. Dopo i festaioli, i novax sono diventati il nuovo capro espiatorio di Legault.

Ma come abbiamo potuto vedere con l’instaurazione del coprifuoco, la CAQ non si preoccupa di sapere se queste misure sono veramente efficaci contro il virus. Il suo obiettivo principale è di distogliere l’attenzione dal modo in cui la pandemia è gestita, riversando la responsabilità sul singolo individuo.

E questo contributo sanitario, anche se potrebbe spingere una parte dei non vaccinati a vaccinarsi, rischia soprattutto di rinforzare l’opinione per cui le misure adottate dalla sanità pubblica sono arbitrarie e autoritarie e creano così ancor più diffidenza nei confronti del governo. Bisogna dunque prevedere una consolidamento e un’estensione dell’opposizione al vaccino, alla mascherina e agli isolamenti, piuttosto che una più grande adesione alla vaccinazione.

Soprattutto se consideriamo che, anche se i novax fanno molto rumore, i non vaccinati non sono tutti dei “covidioti individualisti”. Nel 10% delle persone che non hanno ancora ricevuto la prima dose, si possono trovare delle persone vulnerabili, come anziani, senzatetto o persone affette da problemi di salute mentale. È difficile immaginare che una tale tassa possa convincere delle persone relegate ai margini, con stipendi bassi e già lasciati a sé stessi dall’inizio della pandemia, a vaccinarsi. Rendere i poveri ancor più poveri non ha mai portato a nulla di buono! Nella fattispecie è proprio l’opposto ciò di cui abbiamo bisogno: più risorse in case popolari e sostegno psicosociale aiuterebbero a rompere l’esclusione di colori che sono ai margini, ancora non sono vaccinati.

Il governo insiste sul fatto che una piccola minoranza non vaccinata è responsabile del problema. Ma questa retorica serve a nascondere il vero problema. Al momento ci sono solo 21 000 letti d’ospedale in Québec, ovvero 2,5 ogni 1000 abitanti. Ben al di sotto di quanto raccomandato dall’OMS: almeno 5 ogni 1000 abitanti. C’erano 54 741 letti in Québec nel 1986. Non è alla minoranza novax che bisogna dare la colpa per la crisi, bensì alla distruzione sistematica della sanità durante trent’anni di austerità, combinata alla completa inazione della CAQ su questo fronte da due anni. Non bisogna permettere alla CAQ di distogliere l’attenzione dal suo rifiuto di investire per rinforzare il sistema della sanità. È proprio questa inazione che ha portato alla catastrofe attuale.

 

La minoranza che ci mette in pericolo

Dopo quasi due anni di pandemia, non tutti i lavoratori della sanità hanno ancora accesso alle maschere FFP2 e, di questo passo, le scuole saranno dotate di un buon sistema di ventilazione solo dopo la fine della pandemia! Ma nulla deve più sorprenderci. Come è stato rivelato recentemente, la CAQ sapeva già prima che il virus arrivasse in Québec che ci si preparava a un disastro nei centri ospedalieri, eppure non ha fatto nulla a parte far finta di non sapere! E poi, già dai primi giorni della pandemia, nel marzo 2020, è stato soprattutto per favorire le imprese che il governo si è sbrigato a sborsare 2,5 miliardi di dollari a loro appannaggio, senza destinare nulla per la sanità. Da quel momento, si sente lo stesso ritornello: il profitto prima di tutto, per il resto si vedrà.

Se vogliamo davvero far pagare quelli che impongono un fardello sulla sanità pubblica e mettono in pericolo il resto della popolazione, è dalla CAQ che bisogna cominciare. E dopo di loro, dai governi liberali e del Parti Québécois degli ultimi decenni che devono pagare per l’austerità che hanno imposto alla sanità. Ai signori Bouchard, Couillard e Barrette (importanti politici e ministri del Quebec) bisognerebbe aggiungere una voce apposta sulla loro dichiarazione dei redditi! E se si tratta davvero di una “questione di equità”, come l’afferma Legault, bisognerebbe svuotare le casse dei padroni, che obbligano i lavoratori in situazioni a rischio e a volte perfino ad andare a lavorare pur avendo il covid, semplicemente per i loro profitti.

Infine, qui come altrove, la minoranza che minaccia la maggioranza, è la classe capitalista con i suoi governi, che danno più importanza al profitto che alla salute della popolazione. Sono loro che portano i nostri servizi sanitari in cura intensiva. E, se li lasciamo fare, li spingeranno fino all’obitorio.

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