Proteste studentesche straordinarie in Sud Africa: un’avvisaglia di sviluppi rivoluzionari

Questa settimana ha visto un marcato crescendo delle proteste studentesche che sono divampate su scala nazionale nel corso degli ultimi quattro anni. Il movimento di protesta si sta diffondendo in tutto il paese e non sembra placarsi. Proteste di questa portata non si vedevano dall’insurrezione studentesca di metà anni ’80.

Al campus dell’università di KwaZulo-Natal Howard a Durban, sono in corso continue battaglie tra manifestanti e polizia. L’università ha reagito sospendendo il programma accademico a causa della situazione “instabile”. Anche al campus di Westville della UKZN le lezioni sono state sospese dopo gli scontri tra  i manifestanti e le guardie di sicurezza di lunedì 10 ottobre. La polizia è tornata al campus per correre in aiuto alle guardie di sicurezza e ha seguito gli studenti fino ai dormitori del college, dove gli scontri si sono intensificati. La polizia ha sparato proiettili di gomma e granate stordenti. I manifestanti hanno reagito lanciando tavoli, sedie ed altri oggetti. Episodi simili sono andati in scena all’università di Wits a Johannesburg, alla CPUT a Città del Capo, all’università del Nord Ovest a Mafikeng. Sono in corso scontri anche alla UWC a Città del Capo, alla NMMU a Port Elizabeth, alla DUT a Durban, alla UFS di Bloemfontein, all’università di Johannesburg e all’università di Stellenbosch nella provincia del Capo Occidentale. L’università di Città del Capo è chiusa dall’inizio della settimana. In un’incredibile serie di eventi, mercoledì 12 ottobre gli studenti hanno portato la capitale alla paralisi. La polizia ha sparato proiettili di gomma contro i manifestanti che hanno trovato un modo ingegnoso di difendersi dai proiettili in arrivo: farsi scudo con le assi da stiro!
In alcuni dei campus il clima predominante può essere descritto solo come insurrezionale. In università come quella di Witwatersrand, la Cape Peninsula University of Technology e quella di Kwazulu-Natal le scene ricordano le situazioni insurrezionali del 1976 e del 1985. Lo stato ha risposto dispiegando la polizia su una scala mai vista nelle università dai giorni dell’odiato regime dell’apartheid.

Le continue battaglie tra studenti e polizia, un episodio comune da anni nelle township (quartieri neri, n.d.t.), sono straripate nelle periferie, come Braamfontein a Johannesburg. La vista di squadre antisommossa, manifestanti, barricate, e i rumori dei proiettili di gomma e lacrimogeni sparati nelle aree più benestanti ha scosso le classi medie. Improvvisamente, episodi che avevano visto per anni in TV nelle università “nere” come la TUT e la CPUT stanno avvenendo proprio davanti alla loro porta. Parole come “anarchia” e “criminalità” vengono pronunciate con terrore, assieme a riferimenti alla cosiddetta “rivoluzione violenta” e anche alla “primavera araba”.

La classe dominante, attraverso il suo controllo dei media, sta usando tutte i mezzi a propria disposizione per demonizzare la lotta legittima degli studenti. Improvvisamente la “violenza” viene deplorata solo perché gli studenti, che si stanno difendendo, vengono visti come una minaccia all’assoluto monopolio della violenza dello stato borghese.

Il capo della Polizia, Khomotso Phahlane, ha escluso “per ora” di dichiarare lo stato di emergenza. Ma è chiaro che alcuni settori dello stato stanno considerando questa possibilità. In un incontro con i media a Pretoria, Phahlane ha fornito un’idea del ragionamento che sta dietro a ciò: “Quando e non appena ne sorgerà la necessità, ci saranno processi da attivare, ma crediamo che siamo troppo lontani da uno stato di emergenza. Questa è una questione con cui ce la stiamo vedendo in spazi confinati – gli istituti educativi.”

Il fatto stesso che ne stiano addirittura parlando dice molto sulla situazione. Implica che si tratta solo di una questione di tempistica e di circostanze che saranno “considerate” non appena i manifestanti andranno oltre gli “spazi confinati” delle università. Ironicamente, mentre il capo della polizia diceva questo, i disordini a Wits hanno inondato le strade di Johannesburg. Al governo vengono fatte richieste dettate dal panico di “fare qualcosa!”. Il governo ha risposto a questo coro schierando la polizia dei campus a un livello che non si vedeva dai giorni del regime dell’apartheid di P.W. Botha. Ma quest’enorme dimostrazione di forza da parte del governo è in realtà il segno più grande della sua debolezza. Il fatto che il governo dell’ANC, che non molto tempo fa suscitava l’appoggio soverchiante delle masse, si trovi rispondere alle richieste legittime degli studenti proletari attraverso la forza bruta è solo una conferma del tracollo della sua autorità morale e politica.

Crisi della classe dominante

Questo è il problema che l’intera classe dominante deve affrontare: il declino di consensi clamoroso dell’ANC nell’ultimo periodo. Inoltre, la classe dominante non ha un secondo partito con l’autorità necessaria per dirigere in canali “sicuri” la rabbia e le frustrazioni che si sono riversate nelle strade. Questa è una crisi di proporzioni colossali per la borghesia. L’unica soluzione per loro da questo punto di vista è questa sorta di “mano pesante” che stiamo osservando attualmente. Ma, in una spirale discendente, questo non farà che erodere ulteriormente l’autorità del governo.

Questa crisi della classe dominante era in incubatrice fin dalla cosiddetta “transizione” del 1994. Per gli ultimi vent’anni la classe dominante ha cercato di superarla governando la società indirettamente tramite l’ANC. In un tentativo di legare a sé i leader dell’ANC, la classe capitalista bianca ha concesso un controllo statale diretto ai parvenu dell’élite nera. Fu instaurato un elaborato sistema di corruzione legale e illegale. Nel tempo, ciò ha introdotto contraddizioni nella stessa classe dominante perché ha generato un mostro di Frankenstein sotto forma di nuovi capitalisti che facevano i propri profitti saccheggiando la macchina statale. Le contraddizioni all’interno della classe dominante sono diventate una lotta aperta, una questione di vita o di morte. Questo ha dato origine a profonde battaglie di frazione all’interno dell’ANC e nel cuore dello stesso governo. Nelle parole del Presidente dei Deputati, Cyril Ramaphosa, il governo è “in guerra con se stesso”.

Il ruolo dei leader dell’ANC dal punto di vista della borghesia era di trattenere le masse e di portare avanti le politiche capitaliste che un governo apertamente borghese non avrebbe mai potuto fare a causa dei rapporti di forza tra le classi. Ma l’effettivo successo dell’ANC nel portare avanti queste politiche, assieme al saccheggio delle risorse statali, ha eroso la stessa legittimità e autorità dei dirigenti del partito. Questo è il motivo per cui la “vecchia/tradizionale” grande borghesia si oppone alla cricca di Zuma. Non sono contrari alla corruzione e al nepotismo – che sono un aspetto naturale del funzionamento del sistema capitalista – ma al modo rozzo e sfacciato con cui la cricca di Zuma porta avanti tutto ciò, che a sua volta destabilizza l’intero sistema.

Ironicamente, mentre le proteste studentesche si intensificavano questa settimana, anche la “guerra nel governo” si è intensificata. Dopo mesi di lotta intestina, la National Prosecuting Authority (autorità giudiziaria nazionale, n.d.t.), una delle istituzioni statali utilizzata dalla fazione di Zuma in questa battaglia da ladruncoli di bottega, ha accusato il ministro delle finanze di frode. La stessa NPA sta lottando con le unghie e con i denti per evitare di formulare contro il presidente Zuma 783 accuse, tra cui corruzione, frode, riciclaggio e crimine organizzato, che prendono sulla sua testa dagli ultimi 7 anni. Tutto ciò sta solamente intensificando le battaglie di fazione che infuriano nell’ANC. Le marachelle delle élite dominanti confermano che questi attori non hanno né la necessaria coesione interna, né la credibilità per risolvere la crisi dell’istruzione superiore, che è parte della crisi più ampia del sistema capitalista. Quello che stiamo osservando è una crisi di regime.

Il vicolo cieco del capitalismo

La lotta degli studenti riflette la sensazione radicata che il governo non abbia nulla da offrire se non false promesse. In ultima analisi, gli studenti stanno riflettendo il profondo scontento e risentimento nei confronti della distribuzione della ricchezza dopo il 1994. L’ANC è arrivata al potere in quell’anno, sulla base di un movimento di massa, promettendo case, lavori migliori, sistema sanitario, riforma agraria ed educazione. Ma ora, vent’anni dopo, la nuova generazione dei “nati liberi” deve combattere le stesse battaglie delle generazioni passate.

Dal 2008 le rette universitarie sono cresciute dell’80%, come diretto risultato dei tagli dei finanziamenti governativi all’istruzione superiore. Il governo ha introdotto tagli nel tentativo di tappare il deficit di bilancio, che in questo momento è al 4% del PIL. Con la crescita ferma al di sotto dell’1% e l’economia colpita dalla crisi di sovrapproduzione su scala globale, il governo ha introdotto un programma di pesanti tagli e di attacchi alle condizioni di vita. Questo mostra il completo vicolo cieco del capitalismo sudafricano, che è incapace di risolvere le necessità e i problemi più basilari delle masse.

La crisi dell’istruzione superiore è solo la punta dell’iceberg. In realtà, la lotta è già andata oltre la questione dei costi e dell’istruzione in sé. Il clima tra i giovani riflette una rabbia e una frustrazione diffuse contro la stessa classe dominante.

Nonostante le recenti scissioni e crisi nel movimento sindacale avrebbero potuto avere un effetto di depressione temporanea sulle lotte sindacali, la classe lavoratrice è molto forte e sicura di sé, arrivando da un periodo in cui ha conquistato importanti vittorie. Ma le proteste studentesche possono darci un’idea preziosa del clima delle masse lavoratrici. Come sempre, i giovani sono un barometro della direzione in cui il vento della lotta di classe soffia, e anticipano sviluppi più grandi nel prossimo periodo.

La mancanza della partecipazione diretta della classe lavoratrice in questa lotta si riflette nel carattere del movimento. I più grandi numeri, la disciplina, le capacità organizzative assieme al ruolo della classe lavoratrice nel processo produttivo, avrebbero potuto dare alle proteste un carattere completamente differente. Nonostante la chiusura delle università sembri molto drammatica, e causi sicuramente gravi mal di testa al governo e alle direzioni delle università, non bloccano o paralizzano l’economia come farebbe uno sciopero dei lavoratori.

Gli studenti in tutto il paese sono arrivati istintivamente a questa conclusione, come si è visto dal sostegno dato ai lavoratori durante la lotta contro le esternalizzazioni. Gli studenti di Wits il 23 settembre hanno marciato fino alla sede del COSATU per chiedere solidarietà alla federazione del lavoro. Questo mostra un istinto corretto nel collegarsi con i lavoratori. In ogni caso, la direzione di destra del COSATU non è all’altezza della sfida. Non hanno portato avanti nessun programma che potesse unire le lotte degli studenti e dei lavoratori. L’unico impegno che hanno preso con gli studenti è stato quello di marciare con loro il 14 ottobre. Se gli studenti avesse accettato e rimandato le proteste di tre settimane, avrebbero potuto uccidere il movimento. Fortunatamente, la pressione tra le fila del movimento  è stata sufficientemente forte da superare questa manovra senza ritegno dei funzionari del COSATU. Di conseguenza, il passaggio cruciale di collegare i lavoratori e il movimento degli studenti è stato bloccato dai dirigenti del movimento operaio.

Qui il NUMSA e gli altri sindacati espulsi dal COSATU hanno una grande responsabilità. La direzione del NUMSA si è correttamente schierata con gli studenti, ha richiesto l’abolizione delle rette universitarie e ha condannato la violenza contro gli studenti. In una dichiarazione ha chiaramente identificato le implicazioni più ampie della lotta degli studenti: “Il sindacato reitera il suo pieno sostegno alla lotta degli studenti per l’istruzione gratuita e li sollecita a unirsi agli allievi delle scuole primarie e superiori, e ai giovani lavoratori, occupati o disoccupati, per combattere il nemico comune – le politiche economiche neoliberali caldeggiate dal governo dell’ANC per conto del capitalismo monopolista bianco, che hanno perpetuato e peggiorato i livelli di disoccupazione, povertà e diseguaglianza”. Questo è assolutamente corretto. Quando gli studenti pretendono l’istruzione gratuità, la domanda ovvia è: chi pagherà per questo? E l’unica risposta è: l’espropriazione delle miniere, delle banche e dei monopoli è l’unico modo per garantire un’istruzione gratuita, un lavoro per tutti, case dignitose, etc.

Il NUMSA dovrebbe fare un passo ulteriore e dichiarare un giorno nazionale d’azione in sostegno alla lotta degli studenti, con assemblee di massa nei luoghi di lavoro, blocchi del lavoro e manifestazioni organizzate, unitarie e di massa.

Gli studenti sono determinati e la repressione, a questo punto, li sta solo rendendo più arrabbiati e decisi. Come dichiara la pagina Facebook di Fees Must Fall (le rette devono diminuire, n.d.t.) della provincia del Capo Occidentale: “Mentre ci mettiamo in salvo dalle guardie private e dai proiettili di gomma della polizia, non dimentichiamoci le parole di Blade Nzimande quando disse “Student Must Fall” (gli studenti devono cedere, n.d.t.). Infatti gli studenti stanno cedendo. Ma come i soldati che noi siamo, ci rialzeremo, e marceremo fino alla vittoria, perché è l’unica conclusione logica.” Il governo è debole ed è all’angolo, deve affrontare proteste di massa ed è zeppo di scandali di corruzione. Ma sarà necessaria una prolungata azione di massa e l’unità tra studenti e lavoratori per farlo ritirare.

Qualunque sia l’esito immediato di questa battaglia, la crisi del capitalismo sta aprendo un periodo di feroce lotta di classe e di rivoluzione in Sud Africa. La classe dominante è in una crisi profonda ed è incapace di governare com’era abituata; le classi medie sono in agitazione e stanno venendo gradualmente attratte nelle lotte di massa e le masse povere e lavoratrici si stanno radicalizzato. Il movimento degli studenti è un’anticipazione delle lotte rivoluzionarie di massa che avverranno su una scala molto più grande nel prossimo periodo.

È necessario prepararsi a ciò costruendo una direzione realmente rivoluzionaria per collegare tutte le lotte e metterle a fuoco. Una direzione rivoluzionaria indipendente della classe lavoratrice, dedita a combattere per il rovesciamento del sistema capitalismo, che è la radice dei problemi delle masse.

Ma una direzione del genere non si può semplicemente proclamare e non scende dal cielo. È compito dei giovani e dei lavoratori rivoluzionari costruire pazientemente una tale forza, basandosi sulle idee fondamentali del marxismo. Una volta che il nucleo di questa forza sarà stabilito, potrà crescere rapidamente nelle condizioni di crisi e lotta di classe che esistono attualmente in Sud Africa. Il capitalismo non ha nulla da offrire alle masse sudafricane, l’unica soluzione è il rovesciamento di questo sistema marcio e la costruzione di una nuova società socialista. Facciamo appello a tutti i lavoratori rivoluzionari e ai giovani affinché si uniscano alla Tendenza Marxista Internazionale in Sud Africa per prepararsi per le lotte rivoluzionarie che verranno.

 

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