24 Aprile 2020

Procavi (Spagna): né licenziamenti né sanzioni a chi rivendica solo diritti

La Procavi è una grande azienda spagnola, leader nel settore della lavorazione della carne. È stata protagonista di azioni antisindacali sin dall’inizio della pandemia, il cui culmine è stato il licenziamento di due attivisti sindacali. Facciamo nostra la campagna lanciata dalla locale sezione sindacale del SAT e dai compagni di Lucha de Clases, la sezione spagnola della TMI.

Solo pochi giorni fa abbiamo denunciato che Adecco (la principale azienda che somministra lavoratori a Procavi) ha licenziato due compagni iscritti al SAT (Sindacato Andaluso dei lavoratori, ndt) che hanno denunciato la mancanza di adeguate misure di sicurezza in un momento in cui queste sono indispensabili per minimizzare il rischio di contagio da Coronavirus.

Ieri la direzione aziendale ha fatto un passo ulteriore lungo la strada della persecuzione sindacale aprendo un procedimento sanzionatorio contro Nadia Garcia, membro di primo piano del Consiglio di fabbrica nonchè Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, “colpevole” di aver denunciato la mancanza di misure di sicurezza, di aver chiesto informazioni sul rischio di contagio e per aver rivendicato un bonus salariale del 30%. Una follia, con la ciliegina sulla torta di aver aggiunto come ulteriore prova “delittuale” due volantini informativi firmati da questa organizzazione sindacale.

Perché la direzione aziendale ha preso questi provvedimenti?

Il giorno dopo aver comunicato l’apertura del procedimento sanzionatorio, la direzione aziendale ha informato il Consiglio di fabbrica rispetto a un fantomatico calo produttivo (stupefacente ai nostri occhi considerati i ritmi di lavoro a cui siamo sottoposti) che imporrebbe una riorganizzazione della produzione.

Tutto ciò ci riporta al febbraio del 2019 quando uno sciopero riuscito sventò il licenziamento di 150 lavoratrici/ori dovuto sempre ad un presunto calo produttivo. 150 posti di lavoro salvati e nessun segnale di questo calo, solo una menzogna grossolana.

Giustificato quindi il timore che vogliano ripetere la stessa storia, questa volta nel bel mezzo di una pandemia e cercando di intimidire con licenziamenti e sanzioni chiunque decida di organizzarsi sindacalmente per difendere i diritti dei lavoratori e i posti di lavoro, calpestando diritti fondamentali quali la libertà di azione sindacale.

 

A quattro mesi dalle elezioni sindacali

Tutte queste misure sono già gravi ma non si può trascurare nemmeno il fatto che tra quattro mesi sono previste le elezioni sindacali in azienda. Con questi licenziamenti e sanzioni non stanno cercando solo di limitare l’azione sindacale ma anche di negarci il diritto a presentarci a queste elezioni. In che epoca credono di vivere?

Anche se a loro piacerebbe, in Procavi non c’è una dittatura

Nessuna misura repressiva fermerà la nostra organizzazione sindacale. Non siamo mai stati zitti di fronte alle ingiustizie a cui abbiamo assistito nel mattatoio in questi anni.

Non abbiamo taciuto di fronte a corsi truffaldini, alla somministrazione illegale di lavoratori, ai riposi non rispettati, ai ritmi produttivi insopportabili, ai tentativi di peggiorare le nostre condizioni di lavoro. E non staremo in silenzio di fronte a questi licenziamenti e alle misure contro i diritti fondamentali.

Oggi più che mai dobbiamo organizzarci, presentarci alle elezioni sindacali di agosto ed ottenere ciò che l’azienda sta tentando, senza successo, di evitare: un consiglio di fabbrica combattivo che lotti per condizioni lavorative degne in Procavi.

COLLABORA CON LA CAMPAGNA DI DENUNCIA, FIRMA LA RISOLUZIONE DI PROTESTA

 

Articoli correlati

Le elezioni in Spagna – Un colpo al sistema

Uno dei portavoce del Partido popular, il partito di destra che era al governo in Spagna fino a ieri, appena sono stati resi noti i risultati elettorali ha descritto la Spagna come “ingovernabile”. È una definizione appropriata del paese, in questo momento.

Catalogna – Lo sciopero generale del 3 ottobre e il discorso reazionario del Re

La sospensione della seduta del Parlamento catalano, decretata ieri, conferma la nostra analisi. Nel contesto del regime spagnolo del 1978, il compito dell’autodeterminazione nazionale diventa un compito rivoluzionario e pertanto non può essere raggiunto dai politici borghesi catalani, ma solo tramite mezzi rivoluzionari e tramite la conquista della classe operaia catalana nel suo complesso alla causa repubblicana. Pubblichiamo l’ultima dichiarazione dei nostri compagni di Lucha de clases, scritta mercoledì 4 ottobre.

Elezioni in Catalogna: sconfitta la strategia di Rajoy

Le elezioni catalane del 21 dicembre rappresentano uno schiaffo in faccia alla strategia del governo spagnolo: l’introduzione del controllo diretto della Catalogna da parte di Madrid, volto a distruggere il movimento indipendentista. Il partito di governo in Spagna, il Partito popolare, è stato ridotto a 3 seggi in Catalogna e il blocco a favore dell’indipendenza ha ancora una volta ottenuto la maggioranza assoluta nel parlamento catalano.

Il regime spagnolo utilizza tutti i mezzi a disposizione per impedire l’insediamento del presidente in Catalogna

Il regime spagnolo sta utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione per impedire a Carles Puigdemont di essere eletto come presidente catalano. In questa situazione si sta rivelando la natura profondamente antidemocratica del regime che è stato istituito nel 1978.

Catalogna – Liberazione nazionale e lotta di classe: intervista a Vidal Aragonés

Intervistiamo Vidal Aragonés, consigliere comunale di Cornellà de Llobregat (città operaia dell’hinterland di Barcellona. NdT) per Cornellà en Comù-Crida per Cornellà, avvocato del lavoro che collabora con differenti sindacati di classe tra i più combattivi, in particolare i portuali; professore di diritto del lavoro alla UAB (Università autonoma di Barcellona), uno dei difensori più conseguenti dell’indipendenza catalana da un punto di vista marxista.

Spagna – Sciopero per il giorno della donna: “quasi una rivoluzione”

Quello che è successo in Spagna durante la giornata internazionale della donna lavoratrice è stato significativo. Un commentatore del quotidiano di Barcellona el Periodico lo ha definito “più che uno sciopero, quasi una rivoluzione”. Oltre 6 milioni di lavoratori, principalmente donne ma anche uomini, sono scesi in sciopero.