28 aprile 2015

Primo maggio 1945, chi ha liberato Trieste?

L’esercito partigiano di Tito il Primo maggio del 1945, liberò o occupò Trieste? Sulla risposta a questa domanda, dopo 70 anni, a Trieste si sta giocando una partita che più che storica è tutta politica.
Ultimo, in ordine di tempo, il tentativo di sfiduciare il presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanič (Prc) a causa di un’intervista nella quale sosteneva che a liberare la città fossero stati i partigiani a maggio e non le truppe alleate che, in seguito all’accordo di Belgrado del 9 giugno 1945, subentrarono all’amministrazione jugoslava il 12 dello stesso mese.
Non manca mai occasione infatti che, appena si sollevi un dubbio di qualsiasi sorta sulla “storiografia” ufficiale del Confine orientale, si levino pronti gli scudi del centro-destra triestino, seguito dalle associazioni degli esuli e dai gruppetti della destra fascista, al grido “e allora le foibe?”, cancellando in un solo colpo vent’anni di regime, una guerra, la snazionalizzazione dei popoli slavi, l’invasione della Jugoslavia che causò migliaia di vittime tra i civili e l’appoggio diretto
ai regimi nazionalisti croati e serbi.
È interessante notare come sulla resistenza nella Venezia Giulia e sui 40 giorni di amministrazione jugoslava, si sia creato un vero e proprio tabù. Infrangerlo significa porsi immediatamente nel campo del titoismo, l’accusa più pesante che in questa città possa gravare su di uno storico.
Accusa che noi, eredi di una storia critica nei confronti dei regimi di socialismo reale, rigettiamo. Un rigetto che ci permette di riannodare i fili che la propaganda post-fascista e la codardia politica del centro-sinistra hanno provato a cancellare: la natura popolare, operaia e rivoluzionaria che la resistenza e la liberazione di Trieste hanno innegabilmente avuto. Quelli che entrarono in città quel Primo maggio di 70 anni fa e che – lo ribadiamo – la liberarono erano partigiani, donne e uomini cacciati dalle loro terre dalla brutalità dell’imperialismo fascista, contadini poveri, operai dei Cantieri San Marco, dell’Arsenale di Pola, dei Battaglioni proletari di unità operaia, delle miniere di Albona. D’altronde, l’insurrezione non poteva certo realizzarla il Cln locale, infarcito da collaborazionisti e che aveva rifiutato la presenza del Pc al suo interno. 
Ritenere questa un’“occupazione” jugoslava significa non comprendere la natura fortemente plurinazionale non solo di Trieste e del litorale adriatico, ma nemmeno dell’esercito popolare jugoslavo, attorno al quale erano inquadrati battaglioni interi di partigiani italiani che combatterono il nazifascismo spalla a spalla con i loro fratelli sloveni e croati.
La tensione rivoluzionaria a sbarazzarsi non solo del fascismo ma anche del capitalismo che l’aveva finanziato, si espresse nel tentativo della classe operaia giuliana di risolvere la “questione triestina” con gli strumenti più avanzati della lotta di classe: l’esproprio dei latifondi, delle fabbriche, la socializzazione e l’autogestione della produzione nelle fabbriche. Derubricare tutto questo ad “invasione” serve solo a chi, dalla normalizzazione di Trieste guadagnò profitti e potere.
Ai rancori anti-comunisti, anti-partigiani e anti-slavi delle élite triestine e al loro tentativo di riabilitare pezzi di regime, rispondiamo che il giudizio storico sul fascismo è già stato dato dai lavoratori di queste terre: si chiama Resistenza. E non può essere riscritto.

Articoli correlati

I crimini dell’Esercito italiano in Jugoslavia

A proposito del “giorno del ricordo”, ripubblichiamo questo articolo, scritto nel 2013, che conserva tutta la sua validità.

Alan Woods e Esteban Volkov presentano la nuova edizione di Stalin, di Lev Trotskij

Città del Messico, sabato 20 agosto: presso la Casa museo Leon Trotskij Alan Woods, direttore di www. marxist.com e Esteban Volkov, nipote di Lev Trotskij, presenteranno l’edizione più completa mai pubblicata di “Stalin», l’ultima opera di Trotskij.

Per non dimenticare: quando erano gli italiani ad emigrare

“Gli immigrati si prendono il lavoro e le case, mentre gli italiani non hanno nulla! Il governo dovrebbe pensare prima agli italiani.” Quante volte sentiamo queste frasi, sbandierate da televisione e stampa, soprattutto da quella più bieca, e dai demagoghi di destra? Quelli che diffondono queste idee però non spiegano che, immigrati o no, il governo non aiuterà gli italiani, e che l’innalzamento dell’età pensionabile e i tagli al welfare non avvengono per colpa degli immigrati. La disoccupazione e la povertà non sono un prodotto dell’immigrazione; la verità è che la borghesia italiana ha per anni “importato” nel paese la forza lavoro a buon mercato per trarne vantaggio, allo stesso modo in cui, in passato, la esportava, creando grande fonte di reddito per lo Stato italiano.

Orazione funebre per Karl Marx

Il 14 marzo 1883, 134 anni fa, moriva a Londra Karl Marx. Pubblichiamo l’orazione funebre che Engeks, amico e compagno di lotta di tutta la vita, pronunciò al suo funerale.

In memoria di Guido Picelli

Il 5 gennaio 1937 Guido Picelli moriva sul fronte di Guadalajara, mentre era al comando di un battaglione di repubblicani durante la guerra civile spagnola. In suo ricordo ripubblichiamo un articolo scritto due anni fa, in occasione dell’uscita di un documentario a lui dedicato

Ungheria ’56 – Una rivolta operaia contro lo stalinismo

Sono passati sessanta anni dagli eventi della rivoluzione ungherese, un evento che conserva lezioni decisive per il movimento operaio. Riproponiamo l’esempio dei lavoratori ungheresi, la correttezza delle loro rivendicazioni, la loro organizzazione nei consigli operai, la rapidità con cui giunsero a comprendere i compiti storici loro affidati, contrapponendo un autentico programma rivoluzionario e operaio alla degenerazione burocratica dello stalinismo.