25 Maggio 2021 Sinistra classe rivoluzione Bologna

Primarie a Bologna – Non abbiamo niente da scegliere

Le elezioni comunali a Bologna saranno celebrate con ogni probabilità il prossimo ottobre. Dopo l’assalto fallito alla guida della regione, nel gennaio 2020, il centro destra sembra non essersi risollevato dalla batosta (Bonaccini arrivò al 65%).

Tutte le attenzioni si sono concentrate nel campo del centrosinistra, le cui primarie sono previste per il 20 giugno. Il Partito Democratico sembrava disporre di una candidatura solida, quella di Matteo Lepore, assessore alla Cultura, Sport e turismo a palazzo d’Accursio, sostenuta dal sindaco uscente, Merola, e da Bonaccini stesso.

L’arrivo del governo Draghi, con le dimissioni di Zingaretti a cui Lepore faceva riferimento, ha cambiato le carte in tavola. Nella partita si è inserito Matteo Renzi, che ha candidato alle primarie del centrosinistra Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro di Savena, popoloso comune alle porte di Bologna.

La candidatura ha aperto una diga nel Partito Democratico. Il segretario cittadino (poi dimessosi), tre assessori comunali, europarlamentari, deputati, senatori… tutti hanno rotto la “disciplina” di partito e hanno annunciato il sostegno alla Conti. Sostegno che non ha fatto mancare il presidente dell’Ascom cittadina, Tonelli, e Gianluca Galletti, ex ministro dell’ambiente ai tempi di Renzi, vicino a Casini.

La sindaca di San Lazzaro è poi appoggiata in maniera discreta ma presente anche dai media cittadini: “Finalmente primarie vere”, è il coro unanime degli editoriali. Molti non nascondono di puntare nel colpaccio – la vittoria della renziana – che porterebbe a una crisi senza precedenti nel Pd. Ad oggi non sembra l’opzione più probabile. Anche nel caso di sconfitta, pensano tuttavia i poteri forti della città, la Conti potrà spostare su contenuti più moderati la candidatura di Lepore, considerata troppo a sinistra.

Il candidato ufficiale del Pd è infatti appoggiato da Coalizione Civica (Sinistra Italiana e area dei disobbedienti, presente nel consiglio comunale attuale con due seggi) e da Coraggiosa di Elly Schlein. Anche Cgil, Fiom e Arci non nascondono le loro simpatie per Lepore.

Coalizione Civica, oggi all’opposizione della giunta Pd, ha concluso con Lepore un vero e proprio accordo di governo per avere “la città meno diseguale d’Europa”.

Nei punti dell’accordo ci sono pagine di buone intenzioni. Per la città che vedeva 3mila appartamenti affittati con Airbnb o simili, 5mila sfratti e 7mila case sfitte prima della pandemia, il programma chiede “regole in grado di contenere gli effetti negativi degli affitti turistici di breve durata”. Piccolo particolare: Lepore è da 10 anni l’assessore al turismo, vale a dire il principale responsabile di questa situazione e uno degli artefici della creazione dell’enorme ristopub a cielo aperto che è diventato il centro di Bologna!

Sul lavoro, nessuna lotta al precariato, ma una raccomandazione: “privilegiare le forme contrattuali più stabili e garantite”. A Bologna e provincia sono stati persi 11mila posti di lavoro nel 2020, la camera di commercio stima che altri 7-8 mila lo saranno nei primi sei mesi del 2021; un paio di mesi fa l’assessore al lavoro del Comune parlava di 37mila posti a rischio nella Città metropolitana quando sarà tolto il blocco dei licenziamenti.

Qual è la ricetta di Lepore? Lo apprendiamo da una recente prima pagina del Corriere di Bologna: “Gli imprenditori voteranno per me” spiega il candidato. Forse quando i migliaia di senza lavoro manifesteranno in piazza maggiore tutta la loro rabbia il prossimo autunno il neosindaco si affaccerà dalla finestra con Vacchi e la famiglia Seragnoli a chiedere calma e comprensione…

La realtà è che la strategia delle amministrazioni regionale e metropolitana è stata completamente fallimentare nell’affrontare le crisi occupazionali. Il tentativo di conciliare gli interessi dei padroni e dei lavoratori ha finito per tutelare solo i primi.

Sulla scuola, non mancano rassicurazioni sulla centralità della scuola pubblica. Piccolo particolare: nel 2013 ci fu un referendum consultivo contro i finanziamenti comunali alle scuole private, referendum vinto dai sostenitori del pubblico. Come si schierò Lepore? A favore delle scuole private!

Ma forse il passaggio più clamoroso è sul nuovo passante autostradale. Bologna, crocevia del traffico da nord a sud del paese e viceversa, è strangolata dall’inquinamento e dal traffico, con autostrada e tangenziale che scorrono in parallelo in mezzo alla città. Come pensano le istituzioni nazionali e locali di risolvere il problema? Semplicemente aumentando le corsie, che passeranno da dodici a sedici (e 18 nel tratto centrale): la carreggiata sarebbe più larga di piazza Maggiore! Un’opera faraonica da 1,8 miliardi di euro e 20mila veicoli in transito in più al giorno, che peserà per il 50% sull’inquinamento della città, come sottolinea il comitato di cittadini Aria Pesa.

Per chi ha fatto (a parole) della questione ambientale un cavallo di battaglia, non disertando nemmeno un Friday for future, era un boccone un po’ troppo grosso da ingoiare. Ebbene Lepore ha rassicurato: il passante diventerà “simbolo della transizione ecologica”. Applausi di Coalizione civica e della sinistra istituzionale. Resta il mistero su come sia possibile credere che una colata simile di cemento e catrame possa essere considerata “green”…

Il Comune di Bologna non è nuovo a dichiarazioni (sulla carta) ambientaliste, esaltate nei loro volantini e siti web dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni ecologiste, mentre nei fatti aumenta sistematicamente il consumo di suolo e l’inquinamento, nonché i mostri urbani costruiti in ogni quartiere.

Sul Passante non è possibile alcuna mediazione: l’opera va fermata, non può essere migliorata. Si devono sviluppare investimenti cospicui per togliere le merci dalla strada e portarle su rotaia, evitando semplicemente il transito degli autotreni. Ma questo mal si concilia con gli interessi privati che dominano il settore autostradale, ferroviario e del trasporto merci.

Più in generale, la vicenda delle primarie evidenzia ancora una volta il vicolo cieco in cui si è infilata la sinistra riformista. Credere che possa arrivare una svolta progressista dal partito che ha governato ininterrottamente la città negli ultimi decenni (salvo la breve parentesi di Guazzaloca a cavallo del nuovo millennio) a favore dei padroni e delle banche, con una verniciata di rosso alle proprie politiche che si è via via inesorabilmente scolorito, è pura e semplice illusione.

Una sinistra che voglia difendere gli interessi dei lavoratori deve porsi all’opposizione del Partito Democratico e non partecipare alle primarie.

Il dibattito di queste settimane è totalmente falso. Mancano gli attori principali e le loro istanze: i lavoratori, le loro famiglie, i giovani e i settori sociali subalterni.

Questo nonostante siano stati questi settori i protagonisti delle mobilitazioni di questi mesi. Dall’eroica lotta degli operai e delle operaie della Fiac (sconfitta per la pavidità dei vertici sindacali), agli scioperi dei lavoratori della sanità privata e dello spettacolo, passando per i cortei dei riders e lo storico sciopero dei lavoratori Amazon, fino agli studenti scesi in piazza per una scuola in sicurezza: nessuno si pone l’obiettivo o è in grado di rappresentarli nel dibattito elettorale.

I vertici sindacali hanno abdicato a questo compito, preferendo scegliere ancora una volta il male minore.

Di ben altro hanno bisogno i lavoratori e i giovani qui a Bologna, di un’alternativa di classe, di un’organizzazione che unisca gli attivisti attorno a un programma che rompa con le compatibilità del sistema e intervenga nei conflitti di massa che si stanno preparando.

A chi è interessato a questa prospettiva si rivolge Sinistra classe rivoluzione.

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