15 ottobre 2018

Presidenziali in Brasile – Per una posizione di classe al secondo turno

Bolsonaro ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali e potrebbe essere il prossimo presidente della repubblica. Ha ricevuto il sostegno da circa il 33% dei 147 milioni di votanti. Haddad (il candidato del PT) ha ricevuto il sostegno da circa il 21% degli elettori. Di tutti gli elettori, il 27,32% (più di 40 milioni) ha deciso di non votare per nessun candidato. Questa è un’espressione del sentimento che attraversa le piazze.
I cosiddetti “voti validi” contati dalla Corte Elettorale producono la falsa impressione che il vincitore abbia la maggioranza della popolazione dalla sua parte.
Il PSDB è stato spazzato via: è passato da 54 deputati eletti nel 2014 ai 29 ora. L’MDB è sceso da 66 a 34 (PSDB e MDB sono ambedue partiti borghesi, ndt). Il maggior numero di deputati lo conquista il PT, nonostante sia diminuito da 88 eletti nel 2010, a 69 nel 2014 e ora a 56.
Il PSL di Bolsonaro è passato da uno a 52 deputati. Il PSOL è cresciuto da 6 a 10 deputati, nonostante il pessimo risultato del suo candidato presidente. Sono stati rieletti solo 240 deputati su un totale di 513. Con questi risultati – e l’aumento della polarizzazione politica – si è aperta una nuova situazione in Brasile.

Il proletariato è senza una rappresentanza politica

Quando noi marxisti abbiamo lasciato il PT nel 2015, spiegavamo che il partito aveva rotto con la sua base storica di lavoratori e con i giovani. Abbiamo anche sostenuto che il PSOL poteva diventare l’alternativa per la ricostruzione della rappresentanza politica della classe operaia. Dopo più di tre anni, il voto in questo prima tornata elettorale ha confermato la nostra analisi sul PT. Tuttavia, il PSOL è molto lontano dall’essere un partito di massa.
Il PT ha perso in tutti i centri operai, come aveva perso nelle elezioni comunali di due anni fa. Ha anche perso voti nei quartieri popolari di San Paolo, Rio de Janeiro, Minas Gerais e, in effetti, praticamente in tutte le principali città. È diventato un partito che sopravvive sempre più sul sostegno che mantiene nelle aree remote del paese, piuttosto che essere un partito dei lavoratori e dei giovani – un partito che rappresenta il proletariato. La mappa del risultato elettorale, incluso il Nordest, mostra questo.

Il PSOL, nel frattempo, ha aumentato il numero dei deputati, ma è lontano dall’essere un partito di massa. Boulos, il suo candidato alla presidenza, ha ottenuto il voto peggiore di un candidato presidente nella storia del partito. Questo dice molto sulla “tattica” adottata, quella di essere “l’altro PT”, piuttosto che difendere un programma per il socialismo. Se il candidato del partito al parlamento è riuscito a ottenere a San Paolo il maggior numero di voti rispetto a qualsiasi altro deputato della “sinistra”, ciò è dovuto più alla bancarotta del PT che alla fiducia nel PSOL.
La bancarotta politica dei rappresentanti dei lavoratori ha portato a quello che giornalisti e commentatori hanno definito una “ondata conservatrice” o “ondata di destra”, che per poco non ha visto Bolsonaro vincere al primo turno.
Questa è una situazione critica. Con l’attuale politica del PT, questo scenario difficilmente si invertirà al secondo turno. La domanda per i marxisti, per i socialisti in generale e per coloro che vogliono combattere a fianco del proletariato, è: qual è il modo migliore per combattere Bolsonaro?

Cosa rappresenta Bolsonaro?

Se poniamo Bolsonaro in un contesto internazionale, è inevitabile confrontarlo con la crescita di altri politici e partiti di estrema destra: Trump negli Stati Uniti; Marine Le Pen in Francia, la lega in Italia, l’AfD in Germania e così via. Allo stesso tempo, ci sono delle differenze. Ad esempio, Trump difende misure protezionistiche e la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti. Bolsonaro e il suo consigliere economico, Paulo Guedes, difendono una politica economica ultraliberale, di sottomissione al mercato internazionale (con Bolsonaro che rende persino omaggio alla bandiera degli Stati Uniti), la privatizzazione di tutto ciò che è attualmente di proprietà statale, la fine dei diritti dei lavotratori che ancora esistono – come la tredicesima, le ferie, le pensioni, ecc. Ovviamente, la sua posizione demagogica di armare la popolazione contro i “criminali” è una sfacciata menzogna, che viene utilizzata per estendere licenza di uccidere che la polizia ha già e incoraggiare la repressione contro le organizzazioni operaie e giovanili.
Ciò che è simile tra i casi internazionali citati e Bolsonaro è che tutti cavalcano un’onda anti-establishment che attraversa la base della società. Tali fenomeni hanno un’origine comune: la profonda crisi del capitalismo, che è la radice dell’instabilità politica internazionale e la demoralizzazione delle cosiddette formazioni “moderate” della “sinistra” e della destra, che si sono alternate al potere per gestire questo sistema.
Mettere Bolsonaro in questa prospettiva globale ci aiuta a capire che una buona parte dei suoi elettori non è composta da sessisti, razzisti, sostenitori della dittatura, fascisti – sebbene goda del sostegno dei gruppi fascisti. Tra i suoi elettori ci sono alcuni proletari, schiacciati tra la violenza dei narcotrafficanti e quella della polizia, che vogliono avere la possibilità di difendere le loro famiglie. Ci sono anche settori di gioventù, arrabbiati con la politica, che vogliono mettere al potere qualcuno che distrugga dalle fondamenta tutto l’edificio marcio del sistema. Inoltre, naturalmente ci sono elementi piccolo-borghesi, spaventati dalla crisi, che vogliono abbassare il proprio costo della vita con agevolazioni fiscali e tagli ai diritti dei lavoratori.

Tuttavia, oggi non esiste un partito fascista organizzato con una base di massa in grado di aggregare battaglioni di attivisti per attaccare le organizzazioni dei lavoratori, anche se i gruppi fascisti oggi sono molto più a loro agio in questo clima di polarizzazione sociale. Non esiste una base sociale di massa che oggi sia disponibile a sostenere una dittatura aperta. I sostenitori della dittatura militare possono fare molto rumore, ma sono una minoranza.
La necessità della borghesia di promuovere un’offensiva dell’apparato statale rispetto alla repressione e criminalizzazione delle lotte dei giovani e dei lavoratori è indiscutibile. Tuttavia, una dittatura o un regime fascista avrebbe il compito di schiacciare la classe operaia, che al momento è disorientata ma non sconfitta.
Bolsonaro è, infatti, l’espressione deformata e degenerata dell’odio di vari strati sociali contro l’establishment e i politici. Le sue politiche comprendono la repressione violenta, la distruzione dei servizi pubblici, le privatizzazioni senza limiti e, pertanto, porteranno ad ulteriore disoccupazione e sofferenza. Bolsonaro non ha un partito fascista alle spalle, ma può certamente usare gli strumenti repressivi e le leve del potere statale per imporre il suo programma reazionario. Ciò non può essere escluso, ma richiederebbe, in primo luogo, la sconfitta e la distruzione delle organizzazioni dei lavoratori che li renda incapaci di rivendicare anche le conquiste minime.
Inoltre, Bolsonaro non aveva (fino a poco tempo fa) il sostegno della grande borghesia nazionale e internazionale. Il sostegno più entusiasta che ha ricevuto nel primo turno proveniva dagli strati ultra-reazionari del Brasile rurale, degli ex poliziotti e delle sette evangeliche più degenerate. I settori della borghesia locale che si sono uniti a Bolsonaro sono ancora marginali. Il fatto che i politici borghesi lo sostengano nel secondo turno rappresenta un tentativo di controllare Bolsonaro, mentre continuano a incrementare i loro affari.

Alcuni attivisti di sinistra – spaventati dall’idea di un colpo di stato, dall’arrivo imminente del fascismo e della dittatura – cominceranno a vedere aspetti positivi che non sono mai esistite nel PT e nei governi di Lula e Dilma. Sotto la pressione degli eventi, stanno capitolando. Altri non riescono a capire la differenza tra un Bolsonaro all’estrema destra e il partito operaio borghese (come Lenin caratterizzava la socialdemocrazia) costituito dal PT. Questi sono i settari che dichiarano che non importa se il vincitore sarà Bolsonaro o Haddad e annulleranno la scheda al secondo turno (il voto in Brasile è obbligatorio, ndt).
L’attuale situazione politica è un campo minato. La borghesia sa che un passo sbagliato potrebbe portare a esplosioni di lotta con un carattere rivoluzionario. Il fantasma del giugno 2013 li perseguita ancora.

Il PT

Il PT e i suoi governi hanno tradito la classe operaia, compiuto attacchi feroci contro di essa e l’hanno sottomessa agli interessi del capitale internazionale. Lula e altri leader del PT hanno distrutto politicamente un partito di massa, uno strumento di lotta costruito dalla classe lavoratrice. La conseguenza è stata una disorganizzazione delle lotte e la confusione che è culminata nella situazione attuale.
Per questo motivo, il PT ha perso la sua base nel proletariato urbano, nelle fabbriche e tra i giovani e mantiene la sua base elettorale principalmente sul ricordo del passato, quando c’era una crescita economica che permetteva più posti di lavoro e un maggior consumo basato su credito facile. Il fatto è che, oggi, la situazione economica oggettiva, sia a livello nazionale che internazionale, è cambiata. Non c’è altra scelta che attaccare i lavoratori. Il proletariato deve affrontare la sfida della riorganizzazione, della resistenza e della lotta, del superamento degli ostacoli che continuano a bloccare e deviare il suo percorso.

Il risultato del PSOL

 

Il candidato del Psol, Boulos

Quello che abbiamo visto in queste elezioni è stato un candidato presidenziale del PSOL con una retorica riformista e un approccio piccolo- borghese, guidato dall’opportunismo elettorale. Ciò ha impedito al partito di presentarsi come alternativa al PT, che vorrebbe dire essere contro all’attuale sistema e essere visto come punto di espressione organizzativo per la classe lavoratrice. Emblematico della loro politica completamente sbagliata, dal punto di vista della classe operaia e dei giovani, è stata la pubblicazione del programma elettorale: “le 50 ricette di Boulos”. Questo è stato presentato nel formato di un libro di cucina, cercando di imitare Pablo Iglesias, che ha pubblicato il suo programma nel formato di un catalogo di mobili IKEA. Nel suo programma, Boulos ha elogiato e offerto incentivi al “l’imprenditorialità”: molto simile ala propaganda del PT che dice di voler sviluppare il capitalismo.
Di fronte al fallimento politico della sua campagna, nelle settimane finali Boulos ha fatto dichiarazioni “contro il sistema”. Ma questo era già diventato inutile viste le 50 ricette che aveva sostenuto e la mancanza di mezzi per differenziarsi dal PT e da Lula.
Tutto ciò ha impedito al PSOL di ottenere l’appoggio di coloro che non credono più nell’attuale sistema politico, proprio come hanno potuto fare Podemos in Spagna, Francia Insoumise, Corbyn in Gran Bretagna e persino Bernie Sanders negli Stati Uniti, nonostante tutti i loro limiti .
La candidatura e la campagna di Boulos hanno mostrato errori enormi da parte della dirigenza del PSOL. Hanno impedito al partito di presentarsi come possibile alternativa, disarmato la sua militanza e portato a un arretramento elettorale enorme in relazione ai risultati precedenti. È stata una campagna senza identità, senza personalità e con un programma riformista di destra che difendeva persino “l’imprenditorialità”. Cioè: incoraggiare i giovani e la classe lavoratrice a percorrere la strada del successo nel capitalismo. Di conseguenza, Boulos ha avuto il peggior voto nella storia di PSOL, che contrasta con la crescita dei deputati eletti del partito.
il PSOL deve prendere le distanze dalle politiche che hanno portato al crollo del PT o non potrà svilupparsi come un vero partito socialista. Tutti gli sforzi di Esquerda marxista devono essere diretti alla promozione della costruzione di un partito socialista di massa indipendente.
Era con questi obiettivi che Esquerda marxista ha partecipato alle elezioni, concentrando la sua campagna sull’impegno attivo dei propri attivisti e sostenitori. Nello spirito dell’indipendenza di classe abbiamo rifiutato di toccare anche un solo centesimo del denaro dello Stato borghese offerto attraverso i contributi per la campagna elettorale. La nostra campagna è stata interamente finanziata dai nostri sostenitori, che ha garantito la completa indipendenza politica.

 

La campagna elettorale dei nostri compagni di Esquerda marxista

Nulla è ancora deciso. Inizia una battaglia aperta per conquistare quel 27,32% che non ha votato per nessun candidato, così come gli elettori di tutti gli altri candidati. Nel secondo turno, ci batteremo per sconfiggere Bolsonaro.

Esquerda marxista invita tutti i suoi sostenitori a votare contro Bolsonaro in questo secondo turno elettorale. Voteremo per il PT, senza alcuna fiducia nel programma di Haddad. L’unico obiettivo è fermare Bolsonaro. La nostra lotta è per spazzare via tutto questo sistema capitalista marcio e per costituire un vero governo operaio, per espropriare i padroni e pianificare democraticamente l’economia.
I bolscevichi hanno imparato nell’agosto del 1917, sotto la guida di Lenin e Trotskij, a contrastare il colpo di stato controrivoluzionario di Kornilov, senza dare alcun sostegno al governo di Kerensky, che a luglio reprimeva i bolscevichi, arrestò Trotskij e costrinse Lenin all’esilio. In Germania, all’inizio degli anni ’30, il partito comunista, sotto la direzione di Stalin, rifiutò di schierarsi con il partito socialdemocratico tedesco – che definivano “social-fascisti” – contro il nazismo. Questa sinistra criminale ha permesso l’avvento al potere del nazismo che ha poi massacrato di comunisti e socialdemocratici. Trotskij, in una lettera del 1932 sulla situazione in Germania, scriveva:

“Ci sono sette note sulla scala musicale: la domanda di quale di queste note sia la ‘migliore’: Do, Re o Sol, è una domanda senza senso, ma il musicista deve sapere quando suonare e quali note suonare. Anche chi è il male minore – Brüning o Hitler – manca di significato. Avete bisogno di sapere quale chiave suonare. È chiaro? Per coloro che non capiscono, citiamo un altro esempio: se uno dei miei nemici mi obbliga a ingoiare piccole porzioni quotidiane di veleno, e un altro nemico, in agguato in un vicolo, mi sta per sparare direttamente, allora per prima cosa fermerò la mano del mio secondo nemico, questo mi darà l’opportunità di sbarazzarmi del primo. Ma ciò non significa affatto che il veleno sia un “male minore” rispetto al revolver”.
La questione in questa seconda fase è quella di “togliere la pistola” dalle mani di Bolsonaro e continuare la lotta contro il “veleno”: ovvero gli attacchi che anche un governo del PT porterebbe avanti. Tra le due opzioni possibili, è meglio che la classe operaia riorganizzi le sue forze e si prepari per le vittorie future.

In tutti quegli stati in cui nel secondo turno si terranno le elezioni per la carica di governatori statali tra partiti borghesi, Esquerda marxista invita tutti i suoi attivisti e sostenitori ad annullare la scheda o astenersi.
Non c’è sconfitta, non c’è demoralizzazione e non c’è il fascismo dietro l’angolo. Ciò che esiste è la polarizzazione sociale, il fallimento di un regime, una mancanza di leadership rivoluzionaria e il tradimento da parte dei dirigenti tradizionali della classe operaia. Tuttavia, c’è anche una massa di persone disposte a lottare, e lo faranno quando troveranno un canale per esprimere la loro indignazione. Un’intensificazione della lotta di classe è all’orizzonte; ed è nelle strade, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e nelle scuole che i nostri nemici dovranno essere sconfitti.

Esquerda Marxista invita tutti a discutere di questi problemi nelle riunioni pubbliche che stiamo organizzando sui risultati del primo turno elettorale. Invitiamo tutti gli attivisti e i simpatizzanti ad unirsi alla nostra organizzazione, a lottare insieme, per aiutare a costruire il partito proletario di cui la classe operaia ha bisogno.

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