Preparare subito il conflitto! – Intervento di Paolo Brini al CC FIOM (20 febbraio 2020)

Compagne e compagni,

credo che noi si debba uscire da questa discussione avendo chiaro due questioni di fondo. La prima è che, anche a fronte dell’ennesimo incontro inutile avuto ieri con Federmeccanica, risulta evidente che i padroni non vogliono concedere nulla. L’unico lato positivo della discussione di ieri è che stavolta sono stati chiari ed espliciti. Loro vogliono una trattativa che resti nei limiti di quanto previsto dal precedente CCNL.

La seconda questione è che non possiamo aspettare la fine della moratoria, che sarà a fine aprile, per iniziare la mobilitazione. Una ipotesi del genere significherebbe di fatto continuare a farsi portare a spasso dalla controparte e rimandare la vertenza a dopo l’estate impantanandola senza prospettive.

E’ vero che nella compagine padronale ci sono forti contraddizioni e divisioni frutto di pressioni opposte di differenti comparti con interessi diversi, ma questo non fa altro che complicare ulteriormente la situazione. La paura di Federmeccanica di perdere pezzi implica che i margini di trattativa sono ancora più ristretti. Pertanto la portata dello scontro che siamo chiamati a mettere in campo per imporre il nostro contratto sarà davvero senza precedenti da molti anni. Uno scontro che non possiamo posticipare e di cui soprattutto dobbiamo essere noi a tenere in mano il pallino, perché le contraddizioni come ampiamente illustrato anche nella relazione non sono solo nel campo avverso ma anche tra noi, Fim e Uilm. Sappiamo bene che anche la nostra piattaforma è il frutto della somma di richieste diverse e contraddittorie. Il rischio di vedere la trattativa instradata su binari pericolosi è tutt’altro che peregrina. E’ stata esplicito il riferimento di Franchi all’ipotesi di soluzioni che si basino sulle finestre contrattuali previste nella nostra piattaforma. Se si tiene presente che, data la firma anche nostra dello scorso CCNL, sono sdoganate le deroghe (cosiddette intese modificative) è evidente che Confindustria pensa anche a soluzioni tipo CCNL multiservizi. Ovvero condizioni differenziate per settore merceologico, il che significherebbe la fine del contratto nazionale dei metalmeccanici.

Pertanto, data la situazione, al prossimo incontro tra le parti dell’11 marzo noi dobbiamo far precipitare la situazione imponendo la discussione sul salario sapendo perfettamente che le risposte saranno negative. In base a questo dobbiamo iniziare dal giorno dopo la mobilitazione. Campagna di assemblee di fabbrica, riunioni di delegati e poi partiamo con gli scioperi. Troviamo le modalità formali per aggirare la moratoria ma iniziamo immediatamente; sono state fatte proposte di articolazione della lotta interessanti negli interventi che mi hanno preceduto. Dobbiamo iniziare a fare paura ai padroni costringendo Fim e Uilm a seguirci dato che in ogni caso ad oggi Federmeccanica non dà margini di trattativa, oltre a non essere interessata ad accordi separati.

La partita per questo rinnovo si gioca su due temi: il salario e i diritti per i lavoratori precari. Si parlava prima della possibilità che la controparte proponga uno scambio tra salario e diritti. Questo è assolutamente vero ma oltre ad essere per noi irricevibile per principio, ha anche limiti quantitativi per noi inaccettabili. Noi abbiamo chiesto un aumento sui minimi di circa 145 euro ed è evidente che non possiamo accettare una mediazione a 90 euro, magari in cambio di un modello di relazioni sindacali stile FCA (ipotesi che sta circolando). D’altro canto i padroni di certo non possono permettersi di riconoscere un aumento salariale vicino alle nostre richieste. Non solo per ragioni strettamente economiche ma anche e soprattutto politiche. E’ evidente infatti che, a maggior ragione a fronte dei dati Oxfam di qualche giorno fa sulla situazione disastrosa dei salari italiani in proporzione ai profitti, se accettassero il modello salariale che noi rivendichiamo, questo avrebbe un significato politico generale sull’insieme delle condizioni della classe lavoratrice. Pertanto non si scappa, non c’è possibilità di scorciatoia. Siamo chiamati a mettere in campo una battaglia durissima, sapendo che questo creerà problemi in termini di relazioni. Non mi riferisco solo ai rapporti con i padroni, cosa scontata, e nemmeno solo a quelli con Fim e
Uilm ma a quelli confederali, penso a partire dal patto per la fabbrica. Ma dobbiamo essere consapevoli che data la portata della vertenza, questo è inevitabile. Quello che non possiamo permetterci di fare è comportarci come ci siamo comportati fino ad ora in alcune vertenze importanti quali FCA, Ilva e Whirlpool. Vertenze in cui abbiamo lasciato in mano il pallino ad una Cgil totalmente succube di un governo in perfetta continuità con i precedenti al servizio del grande capitale. Una sudditanza che sarà ancora più accentuata ora dopo le elezioni in Emilia Romagna il cui epilogo è stata la nomina del n°2 della Cgil ad assessore al lavoro. Il fatto che all’ultimo direttivo regionale Cgil in Emilia sia venuto Bonaccini a fare un’ora e mezza di relazione introduttiva la dice veramente lunga!

In una parola, la Fiom deve tornare ad assumere quel ruolo di protagonista e a riprendere il pallino della vertenza e della situazione come avveniva in passato e preparare immediatamente il conflitto.

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