26 Ottobre 2015

Portogallo – Partito Comunista e Bloco de Esquerda ad un passo dal sostegno al governo socialista

In Portogallo, dopo le elezioni del 4 ottobre che hanno tolto alla destra la maggioranza parlamentare i negoziati per formare un governo socialista con l’appoggio del Partito Comunista Portoghese e del Bloco de Esquerda, sono in pieno svolgimento.

La stampa portoghese è unanime nel giudicare che tutto può marciare molto rapidamente e, nella giornata di Venerdì 23 ottobre, in incontri bilaterali al vertice tra i partiti coinvolti, si è arrivati alla stesura di un documento che entra nel dettaglio della tattica parlamentare da seguire per arrivare a dama.

L’editoriale del 22 ottobre dell’Avante titola, molto significativamente, ‘Si può contare sul PCP’. Nel testo viene espresso un concetto che i dirigenti del partito comunista avevano già tratteggiato, a caldo, nella notte elettorale: ‘c’è una base parlamentare per soluzioni che impediscano il governo di minoranza della destra’. Compito facile per il traduttore: ‘siamo disponibili ad appoggiare il governo del partito socialista’.

Il segretario generale del Partito comunista, Jeronimo De Sousa

Il piano (diabolico, veramente) è quello di scrivere e votare una mozione unificata che sancisca il fallimento del tentativo del premier di destra uscente, Passos Coelho, di formare un governo di destra di minoranza su mandato del Presidente della Repubblica; dare il mandato al Partito Socialista e concedere, da parte del PCP e del Bloco, la fiducia in parlamento.

In questo momento non si parla di coalizione di governo ma di appoggio esterno. Ci tremano i polsi a ricordare il patto di desistenza con l’Ulivo e l’esperienza dell’appoggio esterno di Rifondazione al primo governo Prodi. Un’epoca fa, però oggi in Portogallo i dirigenti comunisti ripresentano quella stessa retorica sulla possibilità di influenzare da sinistra un governo borghese, oggi come allora una tragica illusione.

Nel documento approvato venerdì c’è l’impegno del PCP e del Bloco a non mettere in discussione la politica internazionale dei socialisti e i trattati con la UE, con l’inserimento di una ‘clausola di salvaguardia’ secondo la quale, appena si dovessero applicare politiche di austerità che possano ridurre salari e pensioni, i due partiti di sinistra staccano la spina.

Se qualcuno avesse dubbi su che piega stanno prendendo gli eventi in Portogallo, basta leggere il documento licenziato dalla commissione politica del Partito Socialista, infarcito di mille dichiarazione di buone intenzioni al Presidente della Repubblica. Il PS ribadisce più volte che non cambierà gli accordi presi in sede europea, che nessuno può mettere in discussione l’opzione strategica europea del partito e che vi sarà una rigida osservanza dei compromessi raggiunti nel quadro delle politiche della zona euro.

Il sudore freddo aumenta se si pensa agli accordi firmati da Tsipras; a che fine ha fatto Syriza che si è resa disponibile a non toccare il perimetro delle politiche imposte dai trattati con la UE.

Ci sono ancora pochi giorni per evitare il suicidio della sinistra portoghese.

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